mercoledì 24 novembre 2021

DINO DI LUCA e TRIO LESCANO - Giovanotti (1938)

Dino Di Luca e Trio Lescano - Giovanotti 

Artisti: Dino Di Luca e Trio Lescano 

Brano: Giovanotti (valzer di Mascheroni)

Anno: 1938

TERREMOTO 1980/81 "Una passeggiata nelle frazioni" (1981) - Prima Parte | VIDEO

Terremoto 1980/81 
"Una passeggiata nelle frazioni" 

Terremoto 1980/81 - Un giro in auto per Cervinara post terremoto, con il commento del Prof. Angelo Renna, notizie storiche dei palazzi, dei personaggi e anche critiche dell'operato, riguardo gli abbattimenti di edifici storici, dell'amministrazione comunale del tempo. Riprese tratte dall'archivio storico del signor Antonio Musto. (Prima Parte)

Holly e Benji - Episodio 8 | Yamato Video

 Holly e Benji キャプテン翼 
Episodio 8 | Yamato Video

EROTICA FUTURISTA - Canzoniere futurista e “il grande Amore sintetico futuro” | CULTURA

15 gennaio 1943La guerra sta cambiando ed è la data in cui viene pubblicato il Canzoniere futurista amoroso guerriero, a cura di F.T. Marinetti, Farfa, Giovanni Acquaviva e Aldo Giuntini (Savona, Istituto Grafico Brizio).

Che la guerra stesse cambiando era nell’evidenza dei fatti in Africa e in Russia, nonostante il trionfalismo della propaganda. Questo libro fatto di canzoni, invenzioni grafiche, slogan e sogni è quasi un addio all’utopia futurista di ricostruire l’universo. E’ una esplosione di creatività collettiva che coinvolge poesia musica pittura e arte grafica: un vero e proprio libro d’artista, testimonianza di quel che sarebbe stato possibile.

 La copertina è di Osvaldo Peruzzi, Enrico Prampolini è presente con un disegno a piena pagina «Creattività di Marinetti», Francesco Cangiullo con una tavola parolibera. Poi ci sono le tavole musicali di Aldo Giuntini, Primo Fonario e Ferrato disegnate da Acquaviva, Dall’Asta e Vercelli.

Creattività di marinetti

L’introduzione di Marinetti è una esaltazione della radio come mezzo ideale di comunicazione e conseguente abolizione del “bel canto” banale con aerocanzoni futuriste cariche di voluttà, velocità, stati d’animo, attualità – da cui il patriottismo e la guerra. Per questo vengono riprodotti i due manifesti di Marinetti sull’estetica futurista della guerra e il Manifesto dell’amore mediterraneo di Antonino Tullier, già pubblicato in AUTORI E SCRITTORI, Anno VI n. 9, 1941. Seguono infine una serie di slogan, fra cui spicca:

 CHI NON INVENTA MUORE

Le poesie e le canzoni, Marinetti a parte, sono dei giovani dell’ultima generazione. La grafica, curata da Giovanni Acquaviva (come dichiara Marinetti nell’introduzione) è di impostazione razionalista con una novità: brevi note compaiono spesso in piccoli riquadri al margine delle pagine.

Dulcis in fundo c’è un foglietto di errata con una nota di Marinetti: “…ma cosa vuoi gli errori balzan su col piombo dalle stesse cassette dei compositori…“.

Canzone dell’aviatore

Il manifesto di Tullier sintetizza l’esperienza futurista: “il grande Amore sintetico futuro” è una sintesi di voluttà e fecondità, pudore ed esibizione, carezze e ostilità, un incontro e una collisione, evidenza e mistero, il piacere semplice e naturale capace di accogliere e contaminare – non di respingere – il male e il brutto.

 “Ridi ridi pur del Futurismo o passatista a zonzo sopra un istmo di mediocrità…” (Marinetti).

http://www.arengario.it/futurismo/erotica-futurista-33-canzoniere-futurista-e-il-grande-amore-sintetico-futuro/

ROGO SAPA - Tredici sindaci invitano ad un atteggiamento di massimo equilibrio | AMBIENTE

i sindaci: clamoroso errore di fondo della Muscarà

Continua il botta e risposta sulla questione ambientale post incendio Sapa in Valle Caudina. Le dichiarazioni della consigliera regionale campana, Marì Muscarà, hanno spinto ben tredici Sindaci a replicare con fermezza alle esternazioni della Pentastellata disobbediente. Riportiamo per le lettrici ed i lettori de Lo Schiaffo 321 la dura nota unitaria firmata dai primi cittadini di Airola, Arienzo, Arpaia, Bonea, Bucciano, Cervinara, Forchia, Moiano, Montesarchio, Paolisi, San Martino Valle Caudina, Santa Maria a Vico e Sant’Agata de’ Goti, diffusa ieri sera agli organi di stampa.

“Invitiamo tutti ad un atteggiamento di massimo equilibrio. Senza minimizzare, ma senza neppure scivolare nell’allarmismo. L’incendio occorso nella zona industriale di Airola è stato un colpo duro per il territorio dal momento che, in attesa dei necessari approfondimenti, piccoli e grandi produttori dell’agricoltura e dell’allevamento hanno dovuto congelare le rispettive attività. 

Il ruolo dell'Arpac in caso di incendi

Gli accertamenti sono stati posti in essere dagli Organi deputati con risultati tranquillizzanti, cosa che, quindi, seppur lentamente, può consentire di intraprendere un percorso di normalità. Il territorio intero, nella percezione dei consumatori, deve scrollarsi di dosso la scia di questo doloroso incidente. 

beppe Grillo e la Muscarà

Invitiamo tutti, perciò, alla prudenza ritenendo inaccettabili uscite come quelle della consigliera regionale Muscarà che fonda la sua uscita su un clamoroso errore di fondo: nel deposito (che non è sito di produzione) non vi era materiale alcuno in nanotubi di carbonio, come da lei affermato. 

La sua esternazione, quindi, si basa su un dato non reale. Ma reale è l’effetto deleterio che essa può generare sul territorio e su persone che, dopo tante sofferenza e preoccupazione, stanno tentando di rimettersi in piedi”.

Per dire la Vostra, contattateci all'indirizzo di posta elettronica caudiumpatrianostra@gmail.com oppure tramite Twitter @SchiaffoLo

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martedì 23 novembre 2021

PENZAMM 'A SALUTE il video messaggio di Marì Muscarà: «I cittadini devono sapere cosa stanno respirando» | AMBIENTE

Marì Muscarà: PENZAMM 'A SALUTE!

Non si è fatta attendere la replica dell'esponente regionale campana Marì Muscarà, eletta nel Movimento 5 Stelle. La delicata questione del rogo Caudino continua a tenere banco. L'incidente che ha divorato la Sapa sfortunatamente riuscì a sprigionare nell'aria una mastodontica e tenebrosa nube nera, capace di sfruttare i venti ed arrivare fino a Napoli. L'ex Pentastellata ha abbandonato il M5S da pochissimo, riuscendo a ritagliarsi uno spazio sulle pagine della politica italiana per essersi scagliata contro Beppe Grillo con le stesse armi politiche e dissacranti usate proprio del comico genovese: «E la consigliera di Napoli, ex M5S, rispolvera il 'vaffa'» si legge sull'agenzia di stampa Adnkronos.

RESA DEI CONTI M5S?

L'ex insegnante di Educazione Fisica, dal 1977 fino al 2014, ha registrato da poche ore un video di appena due minuti dove ribadisce le perplessità sulla questione Airola. L'invito lanciato in queste ore per un tavolo di lavoro, aperto a tutti i protagonisti, potrebbe mettere la parola fine, una volta per tutte, ad una storia abbastanza nebulosa, grottesca e angosciante. Riportiamo per le lettrici ed i lettori de Lo Schiaffo 321 le parole della professoressa Marì Muscarà.

«Quando il cittadino denuncia, e quando i cittadini sono certi di quello che sta succedendo sul proprio territorio, e quando prende fuoco una azienda a fianco alle loro case, e quando temono che sia bruciato materiale pericoloso è dovere della politica, garantire che ci sia certezza delle analisi delle indagini, per non lasciare nessun dubbio NESSUNO...SPERO DI ESSERE STATA CHIARA con tutti».


Il video su fb

«Un brevissimo chiarimento - dichiara Marì nel video - sull'incendio di Airola che ha devastato, qualche mese fa,  un'azienda florida ed importante e che ha creato preoccupazione nei cittadini che abitano nella zona. La preoccupazione grossa, legittima, che mi è stata presentata da cittadini e associazioni e che questa industria, ripeto, eccellenza nel mondo, che lavora le fibre di carbonio per la componentistica di auto, abbia visto bruciare proprio questa sostanza, una sostanza pericolosa, volatile paragonabile da alcuni tecnici come l'amianto».

Marì Muscarà

«Ogni volta che il cittadino si preoccupa o il cittadino denuncia va rassicurato con i fatti e non soltanto con le parole. Non può bastare la dichiarazione della ditta che dice "non c'erano fibre di carbonio". E' necessario che i cittadini vengano rassicurati sul loro stato di salute e sulla salute della loro terra. Le analisi che ha fatto l'Arpac sono state le solite analisi che si fanno dopo un incendio che poteva interessare, allo stesso modo, un impianto di rifiuti, una discarica, un'azienda che produce materiale plastico o altre tipologie di azienda. Per questa tipologia d'incendio era necessario intervenire facendo analisi sulle fibre di carbonio, per scongiurare con delle prove provate che fibra di carbonio non c'era e non si è bruciata. 

ex pentastellati

A seguito di queste sollecitazioni mi hanno chiesto di chiedere la convocazione di una commissione ambiente cosa che ho fatto in queste ore e tra qualche giorno, spero, riusciremo ad avere intorno al tavolo tutti gli attori di questa vicenda, in modo che i cittadini vadano a casa con la sicurezza di poter continuare a respirare a finestre aperte e continuare a mangiare i prodotti della terra con la sicurezza che è doveroso che abbiano». 

Per dire la Vostra, contattateci all'indirizzo di posta elettronica caudiumpatrianostra@gmail.com oppure tramite Twitter @SchiaffoLo

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NICOLA DI BARI - Sai che bevo, sai che fumo (1975)

Nicola Di Bari - Sai che bevo, sai che fumo

Artista: Nicola Di Bari 

Brano: Sai che bevo, sai che fumo

Anno: 1975

LEGGI LO SCHIAFFO 321!


 LEGGI LO SCHIAFFO 321!

AIROLA - La replica della SAPA alla Muscarà (M5S) | AMBIENTE

 replica della sapa alla muscara'

In merito alle ultime notizie uscite sulla stampa, dal titolo “M5s, Muscarà: ‘Rogo Airola, in fumo materiale letale come l’amianto. Ma l’Arpac non lo sa’” riguardo l’incendio avvenuto presso l’HUB logistico di Airola, l’azienda SAPA S.p.A desidera chiarire al meglio i fatti mediante questa nota stampa. All’interno dell’HUB logistico di Airola non erano presenti componenti realizzati in nanotubi di carbonio: non è un materiale utilizzato per le nostre produzioni. Non sono state, pertanto, rilasciate nell’aria polveri riconducibili alla fibra di carbonio. SAPA non è un produttore di materiali e compound termoplastici, ma è principalmente un trasformatore.

Pertanto, non acquista nanotubi di carbonio e non possiede la tecnologia di compounding che attraverso l’utilizzo di un estrusore bivite permette di aggiungere alla massa polimerica fusa degli additivi sotto forma di polveri (esempio nanoparticelle di carbonio).

È una tecnologia non presente nel Gruppo SAPA. 

SPECIALE 23 NOVEMBRE 1980 - I RICORDI DEL POPOLO | TERREMOTO IRPINIA

23 NOVEMBRE 1980

Lo Schiaffo 321 ricorda la tragedia provocata dal fortissimo terremoto in Irpinia del 23 novembre 1980 alle 19 e 35. Attraverso le testimonianze dei sopravvissuti abbiamo allacciato un filo diretto con il passato per non dimenticare il dolore straziante ed il sangue che hanno macchiato, in maniera indelebile, i ricordi di un’intera provincia, unita dalla sofferenza e dai tanti lutti. 
2.998 morti e 8.245 feriti. L’Irpinia si rialzò, da sola.
Per non dimenticare. Mai.

Ore 19.35 - 23.11.80. L’Irpinia crolla. Cosa ricordi di quella maledetta domenica?

Giovanni: paura, tanta paura. Avevo appena 5 anni e mezzo, però me lo ricordo come se fosse ieri. Le pareti della casa sembravano che da un momento all'altro mi venissero addosso. Poi il caos totale. Era domenica stavamo tutti a casa alle 19 e 35 per la cena, dopo che mio padre nel pomeriggio mi aveva portato al Partenio, come tutte le domeniche, a vedere l’Avellino contro l’Ascoli, partita terminata 4 a 2. Mentre stavamo a tavola per cenare, non si capì più nulla. Panico assoluto e tutti a scappare senza rendersi conto di quello che stava accadendo. Solo quando finì di tremare tutto ci catapultammo tutti in strada e ci rendemmo conto che si trattava del terremoto. Sono ricordi che porterò sempre impressi nella mente fino alla morte!

Gennaro: poco e niente tranne che mia madre mi prese in braccio e scappò fuori. Avevo circa due anni. Dormì nella macchina. Era freddo. Papà la lasciò in moto per tutta la notte, per tenermi al caldo.

Giacomo: avevo 14 anni stavo guardando la sintesi di Juve - Inter, ad un tratto un rombo forte e scappai in Via Maranni a Cervinara e vidi tanta gente in strada. Da quel momento in poi sembravamo tutti una sola famiglia.

Antonio: Io ricordo poco avevo 30 mesi, ma ho impresso quel cielo rosso, i cornicioni cadere e la gente in strada.

Giovanni: ero a casa con mio padre a vedere 90° minuto trasmettevano un tempo di una partita di serie A, era il massimo per quei tempi, quando la casa iniziò a tremare. Mio padre si rese subito conto della gravità e mi prese in braccio, mettendoci al riparo sotto dei pilastri della nostra abitazione. Ricordo bene quel giorno e i giorni successivi passati nel giardino di mia nonna paterna Giovanna con la paura che l’incubo potesse tornare. Diciamo che quello è stato il giorno del mio compleanno più agitato della mia vita. Io sono nato il 23 novembre 1970 a Cervinara, ma registrato il 25.


Nello: ricordo le "piccole canaglie" in TV, le urla della gente e il mondo che si sbatte. Nei giorni e nei mesi successivi c’era una forte solidarietà tra la gente. Ognuno ospitava, se poteva, qualcuno restato senza tetto in casa propria. Insomma, tanta solidarietà. Poi la corsa alla ricostruzione e gli interessi economici che hanno spazzato via solidarietà per far posto agli intrallazzini.

Francesco Maria: il terremoto lo ricordo ancora bene. Avevo otto anni, ma la sensazione di terrore è stata unica. Soprattutto la sensazione di impotenza dinanzi ad un evento così catastrofico. Si pregava che finisse presto per salvarti la vita.

Sergio: Guardavo la partita di pallone alla TV mi pare Juve Inter. Una sosta forzata con mio padre e mia madre sotto un arco di casa e l'assenza di mia sorella. Il terremoto lo conosco da allora.

Gianluca: ricordi sempre vivi, di un adolescente che pian piano capiva cosa stesse succedendo intorno a lui, a poco a poco quando la paura del "boato" era passata e andava sbiadendosi anche "l'allegria" di noi bambini che adoravamo dormire e mangiare tutti insieme. Nella mia mente iniziavano a farsi largo le domande e i perché, gli occhi tristi dei genitori, la disperazione di chi aveva perso un suo caro, la paura negli occhi dei grandi che pian piano andava trasformandosi in voglia di ricominciare. Forse solo dopo un po’ di anni mi son reso conto di cosa ho e abbiamo passato in quel giorno, nei mesi e negli anni a seguire, ma la cosa che più mi è rimasta impressa, è stata la compostezza e la dignità con cui la gente d'Irpinia ha portato avanti questa ferita, la voglia di rialzarsi, quella cicatrice rimarrà per sempre, ma la mia terra, la mia gente ha saputo rialzarsi. Sì, siamo TERREMOTATI e lo dico con orgoglio: IRPINIA TERRA MIA!


Enzo: mio padre mi prese per mano, ma la porta non si apriva. Giù per le scale e i calcinacci. Finalmente fuori. Luna piena. Una vecchietta a terra inginocchiata che pregava con braccia larghe Santo Stefano patrono di Baiano affinché tutto terminasse. Ricordi chiarissimi. Avevo appena dieci anni.

Gianfranco: ero in cucina a guardare la partita della Juve, non ho subito realizzato perché non avevo mai vissuto un'esperienza del genere. Fu mia madre che gridò di scappare, cosa sbagliatissima perché ci riversammo tutti per le scale del palazzo dal terzo piano. Fortunatamente l'edificio non ebbe grossi danni, solo qualche lesione superficiale ma la paura fu tanta e per qualche notte dormimmo fuori con tutti gli altri inquilini...

Massimiliano: giocavo a calcio in strada e la strada si stringeva cadevano calcinacci... Avevo 6 anni.

Franco: i miei ricordi sono legati alla mia età. Avevo 15 anni e la domenica era tutto. Si stava in villa si giocava si cercava la prima ragazza e a quell'ora si tornava a casa perché la Rai dava il secondo tempo di una partita di serie A e mentre tornavo vicino alla Madonnina sul ponte tutto iniziò a tremare. Sembrava che i palazzi si baciassero e poi ci fu generale fuggifuggi per tornare a casa dalla propria famiglia e di lì iniziò il calvario. Paure continue, la neve, i soldati, un ricordo triste anche se in verità rispetto ad altri centri noi avevamo solo danni strutturali.



Bruno: ricordo il bancone del bar di mio padre che sembrava una barca.

Pina: ancora lo ricordo. E’ stato spaventoso. Avevo 9 anni. A noi è crollata casa. Eravamo a San Rocco di Ferrari sulla macelleria di Ciccio. Così abbiamo passato la notte in macchina girando un poco poi è scesa una fitta nebbia e siamo rimasti vicino alle scuole elementari a Ferrari. La mattina seguente papà ha forzato le porte della scuola e siamo stati lì un bel po’ di mesi.

Gennaro: mamma a pranzo ha detto che nella strade i lampioni toccavano terra e si rialzavano. Poi nonna cercava di accendere le luci, ma non ci riuscì talmente che tremava tutto e fuori oltre al boato il rumore più brutto era quello dei vetri che si frantumavano. Dopo la scossa corsero in casa presero il possibile e si accamparono nelle auto e all'una e trenta con un'altra scossa cadde parte della casa. Il giorno dopo papà andò in Alta Irpina con i soccorritori e lo misero in un ufficio di emergenza a distribuire soldi alle famiglie che avevano perso dei familiari. Ha detto papà che è stato atroce sentire tutte quelle persone che gli elencavano i morti subiti. I soldi erano insignificanti per loro e, tra l’altro, erano anche una miseria.


Alberto: avevo 6 anni stavo da mia nonna ai Salomoni. Ricordo un gran rumore persone che gridavano. Uscimmo, davanti c'era il camion di mio zio che andava avanti e dietro, e andammo tutti sulla piazza c'era tantissima gente, era strapiena. Della piazza ricordo Monsignore che con un cappello tipo don Camillo rasserenava le persone e in particolare ho in mente un lampione che era stortissimo, pendeva!

Mario: ero allo Stadio Partenio a vedere Avellino - Ascoli. Metaforicamente Antonio Sibilia nominò Costantino Rozzi presidente ad honorem dell'Avellino e l'atmosfera era di fratellanza. Quello che accadde, purtroppo, dopo un paio d'ore lo sanno tutti.

Mauro: stavo cenando, vedendo la mia grande Inter. Ad un certo punto il finimondo e mia nonna che gridava "scappate il terremoto". Non ho capito quasi niente. La cosa che mi è rimasta impressa era che tutti i grandi e i vecchi piangevano. Poi il 14 febbraio 1981 ho conosciuto il terremoto e la paura. Ricordo che scappammo fuori e in quel lunghissimo minuto e mezzo andò via la luce. Ci trovammo in strada senza capire come e mia madre si rese conto che sopra era rimasta mia sorella che dormiva nella culla. Al che mio padre risalì sopra prendendo mia sorella tra le coperte e il materasso della culla. C'era una stufa a cherosene che riscaldava la stanza mio padre ci passò sopra provocando quasi un incendio. Era un casino di persone che gridano e piangevano.

Angelo: tanta confusione. Ero piccolo avevo 9 anni e non mi spiegavo perché le pareti della casa si muovessero da sole. Rimasi fermo a guardare e poi ho sentito le braccia di mio padre. Ecco questo ricordo.


Luca: avevo appena due anni e ricordo solo di essere stato strappato dai miei giochi (pentole) e portato di corsa giù per le scale.

Gianni: ricordo una domenica di sole, caldo anomalo e una bellissima giornata di sport. Ricordo che verso sera salutai la mia ragazza con maggiore affetto, forse incoraggiato dalla splendida luna piena e rossa come mai vista. Ricordo che salii in una stanza di un amico nel sottotetto del palazzo di fronte al mio, al quinto piano dove in compagnia di un altro amico mi stavano aspettando per la consueta partita a carambola con un arrangiato tavolo di subbuteo, adibito a biliardo. Insomma, tutti bei ricordi. Fino alle 19.35. Quello che però non dimenticherò mai è ciò che nei secondi, minuti, ore, giorni e mesi successivi accadde. Non toccava a me tirare di stecca e stavo seduto su una poltrona di fronte alla porta d'uscita, quando il mio amico mi urlò addosso dicendomi di stare fermo e non muovere il tavolo. Le palline saltavano come palline magiche. Io gridai immediatamente che era il terremoto e mi lanciai verso la porta, ma la forte oscillazione del palazzo fece in modo da scaraventarmi di nuovo sulla poltrona. E così ancora per un paio di volte. Finalmente riuscimmo a scappare nel buio giù per le scale. Cinque piani scesi come non mai. Sembrava che non toccassi con i piedi a terra. Correvo come fossi ubriaco, ma in realtà erano le oscillazioni della tromba delle scale. Arrivammo primi al portone del palazzo che purtroppo era chiuso e senza corrente non si poteva aprire. Restammo intrappolati e schiacciati dal resto dei condomini che nel frattempo giunsero tutti. Per fortuna ci fu uno che aveva le chiavi del portone di servizio sul retro del condominio e così uscimmo tutti da quell'inferno, dove echeggiano ancora in me le urla di paura delle persone. Fuggimmo tutti verso il Campo Coni ad Avellino. Per strada ancora pochissime persone. Decisi di girarmi e tornare nella traversa verso il mio palazzo per verificare che i miei fossero usciti da casa. Mi ritrovai ad attraversare, solo, quella buia stradina. La terra non tremava più. C'era un silenzio di tomba. Ogni tanto si udiva il pianto di qualcuno che mi incrociava per strada e ci abbracciavamo come fossimo parenti. Finalmente giunto sotto al palazzo iniziai a vedere famiglie che conoscevo e soprattutto una porzione della mia. Mancava ancora mio padre e mia madre con mia sorella, purtroppo disabile. Furono gli ultimi ad uscire con papà che aveva in braccio mia sorella. Poi mi hanno raccontato che, fatto uscire gli altri miei due fratelli, si erano stretti sul lettino con mia sorella pregando il Signore!!! Con molto coraggio mio padre scese giù nei garage a prendere la macchina per andarcene di fretta al paese d'origine, Montemarano. Tutto questo al buio totale e accecati da un polverone che poi si capì provenisse dal centro storico di Avellino. C'era molto traffico sulla strada per raggiungere Montemarano. Tutta gente che scappava da Avellino che come noi cercavano di raggiungere i rispettivi paesi d'origine preoccupati delle sorti dei parenti. A Montemarano nessun danno, ma tanti feriti. Casa mia è ubicata accanto alla canonica e li fu allestita una guardia medica e successivamente il centro di smistamento viveri. Le prime notti dormimmo in macchina poi nella tenda condivisa con altre famiglie e infine in una roulotte che ci fu consegnata per la disabilità di mia sorella. Non sono restato impassibile di fronte a quella tragedia. Ho avuto subito il buon senso di rendermi utile e allora mi occupavo dello scarico dei viveri che di tanto in tanto giungevano anche a noi. Preparavo i sacchi e poi su un camion aperto, sotto la pioggia e la neve andavamo a distribuirli nelle contrade del paese. Andammo anche a Lioni per aiutare a scavare come volontari, ma ciò che ho visto mi turberà per il resto della mia vita!!! Ecco cosa ricordo.


Carlo: mi stavo ritirando a casa con mia moglie e i miei due figli piccoli. Una paura tremenda. Abbiamo dormito in macchina per 15 giorni. Io sono infermiere e ricordo che stavo in servizio al reparto di ortopedia. Arrivavano feriti da Morra de Sanctis. Ne ricordo uno in particolare che ancora mi commuove. Un bambino di sei anni che aveva perso i genitori. Le mie emozioni ancora oggi sono molto forti. Io stavo sempre vicino a quel bambino e trattenevo le lacrime per non farlo impressionare.

Pasquale: camminavo in via Roma a Cervinara e ad un tratto sentì muovere la terra sotto i piedi e cadere dal tetto le tegole. Il primo pensiero andò a mia madre che stava sola a casa. Posso raccontarti che dopo quella sera con i miei compagni siamo rimasti in tenda nella Villa Comunale per una settimana.

Fiore: eravamo in un cinema, la scossa improvvisa sembrava uno scherzo dei gestori della sala. Ricordo la disperazione dei paesi dell'Alta Irpinia, soprattutto Lioni e Sant'Angelo dei Lombardi. La solidarietà e la fratellanza che si scorse da parte del nostro popolo verso i nostri sfortunati fratelli rimarrà un ricordo indelebile. La voglia di riprendersi fu encomiabile, attorno a tutto quel dolore chiunque si sarebbe arreso. Loro no, noi non ci arrendemmo e non lo faremo mai.


Tonino: ero a casa, con due dei miei più cari amici e Camerati. La Donna di uno dei due e la sorella (della Donna), stavano per scendere. Loro mi aspettavano, mentre io mi stavo facendo una doccia e le pareti del bagno parvero fare una sorta di balletto improvviso. Uscimmo precipitosamente in strada, io in accappatoio, ma all'epoca c'era un'altra età ed un altro fisico. Così andammo in un piazzale dove si era spontaneamente riunita altra gente, con cui ci intrattenemmo, prima di tornare a casa, se non altro per indossare qualche altro indumento e togliere l'accappatoio. Eravamo a Caserta e intorno a noi la situazione non era apparsa ancora nella sua gravità. Altrove non sapevamo neanche che cosa fosse successo. Lo scoprimmo poi.

Franco: allora avevo circa 12 anni e stavamo quasi per cenare. Ricordo benissimo che volevo dalla mia mamma delle uova fritte al tegamino con le patate sulla stufa a legna. Sentimmo un boato e la terra che ci faceva traballare. Mio padre si recò verso l’uscio della porta per farci uscire. All’improvviso vedemmo cadere la balconata circostante alla nostra abitazione e ci ostruì il passaggio. Io e mio fratello e altre due amichette di vicinato piangevamo perché non capivamo cosa stesse accadendo. Sembrava che non finisse mai. Poi la notte passata in auto che cominciava quasi come un gioco con delle coperte. Ricordo che faceva un freddo da ghiaccio.

Antonello: è stato un boato incredibile. Poi la corsa per le scale. I rumori. La paura. La prima e altre notti a stare fuori. E’ una tragedia vista da un bambino. Avevo dieci anni.

Maria Paola: non ero ancora nata e vidi la luce un mese dopo. Ma sono cresciuta con la presenza costante di questo spettro chiamato terremoto. Dopo la sciagura naturale, tantissimi altri danni li hanno provocati gli uomini.

Daniele: le lanterne di casa che si muovevano maledettamente e la porta incastrata che non si apriva. Ricordo che nelle scosse successive, il palazzo Ciaramella oscillava da paura. Pensa che io avevo solo sei anni.


Antonio: due minuti prima ero salito in macchina con Pasquale Cioffi ('o cularone) e stavamo facendo manovra dalla via che va alla ragioneria per il “Pont'o'campo", non appena messi in carreggiata, abbiamo visto un lampo all'altezza della colonnina di benzina (un corto circuito dei fili dell'Enel) e la gente scappare verso la villa. Allora dissi a Pasqualino di fermare l'auto e andare a vedere cosa stava succedendo. Mentre stavamo salendo per la prima strada che costeggia la villa, per parcheggiare, l'auto iniziò a ballare parecchio, tanto è vero che avevamo pensato ad una bucatura. Nello stesso tempo abbiamo visto, anche da questo lato, tutta la gente correre verso la villa urlando e piangendo; solo allora abbiamo realizzato che era il terremoto. Scendendo dall'auto, nell'aria c'era un "non so che" di spaventoso e in noi la consapevolezza di essere impotenti per quella forza della natura. Andammo a casa di Pasqualino e trovammo i genitori spaventatissimi e il lampadario che oscillava ancora. Telefonai a casa mia e attesi quasi 5 minuti prima che qualcuno rispondesse. Rispose mio padre che tutto spaventato mi disse che aveva sentito un forte boato nel piano di sopra e che forse era caduto tutto il tetto. Mi feci accompagnare a casa e per fortuna al piano di sopra erano cadute solo le bottiglie e tutto quello che stava nei mobili. Questi sono i ricordi di quei primi momenti che difficilmente dimenticherò!

Massimo: per i più giovani è difficile immaginare come noi, ragazzini alla fine degli anni '70 del secolo scorso, aspettassimo con ansia i 'riflessi filmati' di una gara del massimo campionato di calcio, che andava in onda a partire dalle 19, dopo 90° Minuto condotto in studio da Paolo Valenti. Quel giorno di novembre la Rai mandò in onda una sintesi del big match: al Comunale di Torino si disputava il derby d'Italia fra la Juventus, destinata a vincere lo scudetto nell'anno del famoso goal annullato a Turone, e i campioni d'Italia dell'Inter. Se la memoria non m'inganna, il boato si avvertì quando la Juventus era in vantaggio per le reti di Brady e del povero Scirea. Telecronista era il mitico Nando Martellini; per l'Inter accorciò, poi, le distanze il giovane Ambu, appena gettato nella mischia. Quella domenica in un Partenio soleggiato l'Avellino di Vinicio aveva battuto l'Ascoli lanciandosi verso una difficile rincorsa alla salvezza (era la stagione del -5 per gli irpini, penalizzati a seguito dello scandalo-scommesse). Penso che quasi tutti a Cervinara erano sintonizzati su Rai1 quando, poco dopo le 19:30, la terra tremò per più d'un minuto, in un movimento che – si seppe poi – era stato sia sussultorio che ondulatorio. Andò via la luce e caddero in strada alcune tegole ('irmici' le chiamavano gli anziani). Solo più tardi si seppe che interi paesi dell'Alta Irpinia e della Lucania erano stati rasi al suolo e che c'erano molte vittime. La mia fu una serata diversa: in giardino - quel giardino poi distrutto dall'alluvione del 1999 - si ritrovarono in un'auto due vecchietti, entrambi ammalati, che non uscivano di casa ormai da anni e, pur abitando a pochi passi, non si vedevano mai: fu un siparietto quasi comico in una serata tragica. Dopo mezzanotte andai a dormire al piano terra di casa, ma per tutta la notte, e anche nei giorni seguenti, la terra tremò: erano scosse di assestamento. La scuola rimase chiusa per molti giorni, continuammo a fare qualche ricerca in casa consultando enciclopedie appena acquistate. Quando pensavamo di esserne fuori, ci fu un nuovo rovinoso sisma, un sabato, il 14 febbraio 1981. Durò pochi secondi, fu un boato e ci sembrò di ripiombare nel dramma.

Annalisa: la sera del 23 Novembre 1980 ero con mio figlio Valerio, di 1 anno e 4 mesi. Eravamo appena tornati da casa a Squillani dove abitava la nonna Maria. Abitavamo al terzo piano del palazzo sopra all’attuale Conad in Via Maranni a Cervinara. Era di domenica, Valerio si era addormentato in macchina tornando da Squillani. Il papà era andato a posare la macchina nel garage, un po’ distante da dove abitavamo. Io ero salita con Valerio ancora addormentato al terzo piano e lo avevo deposto nella culla; avevo acceso la televisione era appena iniziata la partita alle 7 e 30, Inter – Juventus. Io ero sul letto, col bambino in culla, e mi facevo un cruciverba. Poco prima avevo chiuso le imposte e avevo notato una luna grandissima e rossa, di uno strano colore rosso e nel chiudere le finestre avevo sentito una calma così strana in giro. In quel momento erano passate le ragazze che uscivano a piedi e le sentivo. Era una serata estremamente calma, ma quello che mi aveva colpito di più, era questa luna di fuoco! E comunque dopo aver chiuso le persiane mi ero messa a fare il cruciverba, ad un certo punto sentii questo forte boato e attraverso le tapparelle che erano chiuse, solo dagli spiragli vidi una forte luce, contemporaneamente al boato! Poi iniziò a ondeggiare il palazzo, roba di secondi. Iniziò a fare un movimento oscillatorio: palazzo di tre piani, antisismico, ma io non sapevo che cosa stesse succedendo. In un momento, tra il boato, la luce forte, il palazzo che iniziava a ondeggiare, pensai: ecco hanno sganciato una bomba: siamo in guerra! Non avendo esperienza di terremoto (solo a Napoli quando ero molto piccola), pensai: “E’ la terza guerra mondiale, gli Stati Uniti d'America hanno dichiarato guerra all'Unione Sovietica, o viceversa”. In una frazione di secondo ragionai, ma presa dal panico strappai Valerio dalla culletta che dormiva; ripeto, ero convinta che fosse scoppiata la guerra. Andò via la corrente immediatamente. Io per salvare il bambino, scesi velocemente i tre piani delle scale, con le mura che oscillavano. La scala, che non era illuminata, divenne un vero e proprio dondolio. Si muoveva tutto, ma io per salvarlo ho fatto novanta scalini, senza luce e con la disperazione di salvare mio figlio. Non sapevo cosa fosse successo. Di quel giorno, domenica, non c'era nessuno nel palazzo. Arrivai giù al portone che non si aprì perché non c’era elettricità. Sfondai con una mano il vetro del portone, ferendomi, per chiedere aiuto poiché sentivo la gente correre in strada. Mi feci un varco nel vetro. Urlai: prendete il bambino, salvatelo. Ero da sola e la mia scossa l’ho avvertita sulle scale maledette. Così mi feci questo varco nel portone con la mano sanguinante. Valerio dormiva ancora e chiesi ancora aiuto dal vetro. Le persone non mi sentivano e scappavano all’impazzata. Nessuno mi ascoltava. Fino a che arrivò il padrone di casa sentendo le mie grida e con la chiave, essendo il proprietario, aprì il benedetto portone dall’ esterno; io sanguinavo ma non me ne importavo e chiesi alla gente che correva senza meta, cosa diavolo fosse successo. Il terremoto, fu la risposta. In Alta Irpinia è stato peggio. Una signora anziana prese uno scialle e avvolse il piccolo Valerio: “Signora –disse- il bambino prende freddo. Lui continuava a dormire. Io a questo punto mi rasserenai perché non ero a conoscenza della tragedia in corso. La calma si impossessò di me. Non era scoppiata la guerra mondiale e il bambino lo avevo salvato! Dopo un po’ arrivò mio marito, di corsa, da piazza Trescine. Siamo stati un mese fuori all’addiaccio. Dieci giorni nelle macchine. Nessuno osò tornare dentro. Fu un momento di aggregazione, nonostante tutto. Si stava fuori, si cucinava all’aperto, accampati. Ci fu tanta solidarietà. Fu solo attraverso la radio che apprendemmo l’amara realtà del terremoto e le migliaia di morti che c’erano stati. Oggi il mio ricordo va a tutte quelle vittime.

Per dire la Vostra, contattateci all'indirizzo di posta elettronica caudiumpatrianostra@gmail.com oppure tramite Twitter @SchiaffoLo

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AIROLA - Focolaio di polemiche tra Maglione, Muscarà, l'Arpac ed il Comitato Ambientalista | AMBIENTE

Focolaio di polemiche tra Maglione, Muscarà, l'Arpac ed il Comitato Ambientalista

La Valle Caudina non trova pace dopo l'incendio. Ad Airola, Arpaia, Bucciano, Forchia, Moiano e Paolisi sono decaduti i divieti e le sospensioni del 14 ottobre dovute al rogo della Saba, ma infuriano le polemiche legate alle pesanti dichiarazioni di Marì Muscarà, esponente regionale del Movimento 5 Stelle. 

La Pentastellata, però, viene clamorosamente smentita e attaccata dall'Onorevole Pasquale Maglione, anche lui eletto nel M5S. Per una corretta informazione riportiamo la nota integralmente:

Apprendo da una nota stampa, comparsa sul Corriere del Mezzogiorno, che la consigliere regionale Marì Muscarà ha rilasciato delle dichiarazioni relative all’incendio che ha interessato l’area industriale di Airola. 

Ho fatto subito i necessari approfondimenti con l’azienda per valutare se fossero fondate le dichiarazioni della Muscarà e NON lo sono.

L’azienda non lavora le materie prime denunciate nell’articolo e quindi la ricostruzione fatta dalla segretaria della commissione Ambiente del consiglio regionale della Campania sono prive di fondamento. La mia comunità ha subito un duro colpo dall’evento incendiario delle scorse settimane e quindi non permetto a nessuno di avviare speculazione che possano ancora generare panico.

Giorno dopo giorno stiamo cercando di ritrovare una normalità che, purtroppo, non sarà più quella che ci ha sempre contraddistinto. In questo momento, quindi, le Istituzioni tutte, e coloro che le rappresentano, devono starci vicini con i fatti e non con le boutade giornalistiche. Tutte le verifiche continuano ad andare avanti e personalmente sono in contatto con gli Enti preposti affinché ci sia la massima attenzione sulla questione. 

L’ARPAC, l’ASL e tutti gli organi regionali competenti stanno fornendo dati e le dovute rassicurazioni affinché i cittadini possano ritrovare la perduta tranquillità. 

Non serve a nessuno il sensazionalismo e nemmeno le speculazioni. Adesso ci vuole solo il tempo necessario per far rimarginare la ferita nella consapevolezza che la stessa dovrà essere da monito per evitare eventi disastrosi simili.


Il Comitato Salute & Ambiente Airola e V.C. è disorientato:

Ha destato preoccupazione la nota stampa, comparsa oggi sul Corriere del Mezzogiorno, in cui la consigliere regionale Marì Muscarà del Movimento cinque stelle ha rilasciato delle dichiarazioni relative all’incendio che ha interessato l’area industriale di Airola.

Nella nota la consigliera faceva riferimento ad un presunto inquinamento aggiuntivo e grave dovuto si cita "alla combustione di materiali in fibra di carbonio particolarmente volatile e i cui effetti sono del tutto simili a quelli delle fibre di amianto, provocando danni cellulari e sviluppo di patologie tumorali. Un disastro ambientale i cui effetti resteranno sconosciuti".

Come cittadini siamo chiaramente disorientati visto che la notizia proviene da fonti istituzionali autorevoli come la segreteria della commissione Ambiente del consiglio regionale della Campania.

Pare che il deputato Pasquale Maglione, del "medesimo" Movimento 5 Stelle, abbia definito la notizia una boutade giornalistica, avendo verificato in approfondimenti personali con l’azienda che quel materiale non era presente evidentemente nel sito.

Si vuole ricordare che il Comitato, in data 29.10.21 in sede di Consiglio comunale aperto, aveva sollecitato il Comune, tra le altre  cose al punto n. 5, affinché richiedesse alla Ditta inquinante "l'elenco dettagliato del materiale combusto (tipo di materiale con relativa scheda tecnica, quantità, provenienza del materiale) e della temperatura di combustione massima raggiunta." (si allega richiesta ufficiale)

Ovviamente l'istanza non è stata raccolta, né dal Comune né dalle altre AUTORITA' presenti. CONOSCERE cosa era presente in quel sito nel momento dell'incendio è un DIRITTO di tutti i cittadini.

Come sempre la mancanza di informazione genera incertezza e confusione! Si registra con sommesso stupore che la conoscenza e la trasparenza siano un dato accessorio, strano soprattutto da parte di chi calcava il carro dell'antipolitica e le brandiva come vessillo. 

Per chi ama la democrazia invece, la trasparenza e la conoscenza sono SEMPRE valori FONDAMENTALI! Il Comitato rivolgerà un'ulteriore istanza alla Ditta Sapa per conoscere quanto invocato da quasi un mese, ovvero l'elenco di tutti i materiali combusti.


Riflessioni

Vi terremo aggiornati sugli sviluppi di queste tarantelle abbastanza grottesche. In gioco, ahinoi, ci sono la salute, l'economia e l'ecosistema di Airola e dintorni. A questo punto potrebbero essere necessari ulteriori controlli ed approfondimenti sulle cause e gli effetti di un rogo che sta tenendo sulle spine la Popolazione Caudina.

Per dire la Vostra, contattateci all'indirizzo di posta elettronica caudiumpatrianostra@gmail.com oppure tramite Twitter @SchiaffoLo

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