giovedì 3 marzo 2022

Vladimiro Putin, la sua realpolitik, la sua difesa dei popoli | POLITICA

Vladimiro Putin, la sua realpolitik, la sua difesa dei popoli.

Comunque vi diranno che vada, l’intervento della Russia nella vicina Ucraina, si risolverà in una vittoria di Mosca, in un successo di Washington, in una risata di Pechino e in una disastrosa sconfitta dell’Unione europea.

In un Paese che non ha confini certificati dalle Nazioni Unite (Ban ki Moon, segretario generale dell’Onu, 2014) l’ “intervento speciale” eseguito dai russi non potrà infatti che risolvere la guerra che fino ad oggi, per otto anni, è costata ai russi che vivono nelle regioni orientali di Donetsk, Lugansk  e Kharkov, oltre 14 mila morti. 

Nei primi giorni dell’operazione bellica, mentre i corvi della propaganda occidentale amplificavano inesistenti attacchi nelle “cuore dell’Europa”, ovvero nelle città ucraine a ovest del Nipro (Dnepr), in realtà la cosiddetta (da Putin) “denazificazione” dell’Ucraina si è concentrata proprio nel vasto territorio russofono ucraino orientale e del sud (Novorossija, coste occidentali del Mar Nero). 

Già dopo appena sei giorni di intervento, l’intera regione è stata posta sotto il pieno controllo delle forze armate russe salvo alcune sacche di resistenza nazionaliste-ucraine  barricate in particolare in alcuni quartieri di Kharkov e di Mariupol.

L’Ucraina, inoltre, non potrà che accettare, naturalmente nel caso di un trattato ufficiale nel breve termine, senza tergiversazioni che condurrebbero inevitabilmente a più dure penalità territoriali, sia la forte autonomia delle repubbliche orientali e meridionali in uno Stato federale (non accenniamo neanche alla Crimea, la cui riunificazione con la Russia è un atto irreversibile dal 2014) il suo rifiuto formale ad un ingresso nella NATO, e un suo stato di formale neutralità militare.

Escludiamo, al momento, l’ipotesi di provocazioni militari dei Paesi Nato. Né semplici forniture di armamenti (come sbandierato dall’Occidente), né chiusure dello spazio aereo ucraino all’aviazione russa né, tantomeno, incursioni o pretesti provocatori costruiti a tavolino, potrebbero essere digeriti da Mosca, che già ha ricordato agli atlantici la consistenza del proprio arsenale bellico e nucleare.

Per l’altra parte dell’Atlantico – gli USA e l’anglosfera coordinata da Londra: Canada, Australia e Nuova Zelanda – è conseguente il successo, nel breve termine. 

Gli Stati Uniti, in specie, godranno notevoli vantaggi. Aumentando l’isteria antirussa, agitando lo Stoltenberg  – forse, lessicalmente, omen nomen – e la possibilità di ingresso di Kiev nella NATO,  fino a far scatenare l’intervento armato del Cremlino arruolando nella campagna di propaganda quella stupida accozzaglia di suoi fantocci chiamata eufemisticamente “Unione Europea”, hanno raggiunto vari obiettivi.

Il primo, e maggiore, è quello di bloccare la graduale autonomia tedesca dal dominio atlantico, attraverso la rescissione delle buone relazioni economico-finanziarie tra Germania e Russia, viste dagli ultimi tre inquilini della Casa Bianca (Obama, Trump e Biden) come fumo negli occhi. E far rientrare la RFT (con l’Italia e il Giappone subito accanto – toh: l’Asse sconfitta nella 2GM…-  e con gli altri satelliti a seguire) nel cortile di casa del dominio atlantico.

Non soltanto la cancellazione del North Stream 2 (che pur rappresentando un danno per la Shell, ad esempio, potrà essere riequilibrata con un maggiore flusso di forniture di gas da Norvegia o dagli stessi Usa) ma anche e soprattutto alla Germania vengono tolti gli attributi di “locomotiva” indipendente, riducendone il ruolo di grande potenza economica produttiva e la competitività internazionale. 

Le stupide decisioni “sanzionatorie” del braccio politico della NATO, e cioè dell’Ue, a cominciare dal blocco dell’export e dall’esclusione della Russia dal rothschildiano swift interbancario, con il congelamento dei pagamenti dei beni e degli investimenti occidentali – non soltanto europei – nella più grande Nazione del mondo, che si sviluppa dall’Atlantico al Pacifico, si traducono infatti in altrettanti colpi di pistola che “per fare dispetto al nemico”, l’Europa occidentale sta dirigendo contro le proprie più delicate parti basse. Ed è un ben misero contentino conteggiare gli inutili voti di condanna nell’Assemblea dell’Onu contro la guerra della Russia” in Ucraina in un bollettino di “vittoria” diffuso dai compiacenti mezzi di comunicazione di massa.

La crisi indotta della ”locomotiva” tedesca – ormai costretta a impegnare le sue riserve per contrastare quanto possibile  gli aumenti delle materie prime e la prevedibile enorme  riduzione nella produzione industriale – prelude ovviamente ad una drastica crisi economica e finanziaria di tutta la cosiddetta UE. 

Il  pugno all’economia finanziaria russa si traduce in un gravissimo declino di ogni produzione manifatturiera, di ogni programma industriale e commerciale per i cosiddetti G7, salvo che per gli USA, per il momento usufruttuari delle rendite di posizione economica così ottenute. 

Per il momento. Perché quella atlantica si presenta già comunque come una classica vittoria di Pirro, delle cui conseguenze nessuno ha ancora informato le rispettive capitali. 

Perché al declino economico tedesco, europeo, nipponico, già si intravvede un corrispondente incremento delle capacità di ricchezza degli altri “Grandi” del mondo, quelli racchiusi nell’acronimo BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica + Iran), sia come potenziale produttivo che come alternativa finanziaria – in particolare monetaria – globale. In fondo la Terra non è abitata da meno di un miliardo di abitanti…, no?

Ed è la Cina, al momento, quella che più sorride.

Anche perché, si badi bene, alle isteriche grida di guerra dell’Occidente non si è aggiunto, nemmeno con un cenno, alcun atto realmente, militarmente, ostile, dell’anglosfera e dei sui strumenti di alleanza-dominio bellici, la Nato o, mettiamo, l’Aukus. E questa autodichiarazione di manifesta debolezza militare, verrà ben misurata, soppesata e catalogata dalle cancellerie di Pechino e Mosca. E, alla lunga, anche, testata.

La guerra sul terreno

Psicopatologi e virologi-attori, cronisti rosa e arcobaleno, economisti da droghiere e generali da operetta, politologi e analisti “cibernetici” da lettera 22… tutto il mondo virtuale d’Occidente si è agitato e lanciato in narrazioni pacifinte sul conflitto in Ucraina, soffocando sul nascere le rare voci più equilibrate e le analisi concrete sulle motivazioni e sullo stato dell’intervento bellico russo.

Per demonizzare “lo zar Putin”, il maligno aggressore, il “dittatore”, il “criminale di guerra”, il caravanserraglio atlantico ha mobilitato tutto il suo apparato di propaganda, i suoi agenti palesi e nell’ombra, i suoi intendenti coloniali, in Europa e altrove, le masse colorate, passeggiatrici e saltatrici, i suoi clown e i suoi “sondaggisti”, le sue organizzazioni umanitarie e diritto-umaniste governative e non governative, la sua macchina da guerra – come dicono loro – resiliente e ibrida.

A dispetto del reale sviluppo dell’intervento militare sul terreno e senza alcuna vergogna, media, inviati “di guerra” nelle cantine di Kiev o ben lontano dal fronte ed “esperti” atlantici, come un sol uomo hanno via via informato il volgo occidentale sull’eroica resistenza ucraina “strada per strada”, sulle “infiltrazioni russe sventate”, sull’ “eroismo di Zelenski”, sulle coraggiosissime sanzioni – suicide per tutta l’economia europea, italiana e tedesca in particolare - decise dal braccio politico della Nato sul nostro continente, la cosiddetta UE, e, quindi, in un crescendo agitatissimo  sfornato titoli e commenti come:  

“La guerra nel cuore dell’Europa. I russi respinti dalle città. Mosca umiliata. Vacilla il potere di Putin. Lo zar furioso. Follia nucleare”, et cetera, et cetera.

Nessuna parola sulle stragi nel Donbass o a Lugansk o a Odessa. Nessun ricordo delle vittime, civili, bambini – gli “angeli” ricordati da un monumento di fronte al quale sono stati fatti sostare i prigionieri ucraini catturati dai militari delle repubbliche indipendenti – nessun accenno ai battaglioni nazionalisti e alla loro guerra civile contro i loro connazionali russofoni con bandiere pro Nato, pro Israele, pro Ucraina (e pro CP!),e, al contrario, nessun riferimento alla propaganda dei golpisti di Maidan (2014), i governativi di Kiev, contro “le repubbliche di Salò” di Donetsk e Lugansk…  (In un modo o nell’altro, o da una parte o dall’altra, dunque, il fascismo resta presente ovunque e immutabile, grazie al lavaggio del cervello operato dallo stalinismo…)

Eppure il Cremlino era stato ben chiaro. L’intervento era volto a farla finita con la strage – 14.000 morti in otto anni - di cittadini ucraino-russi degli oblast orientali (ora riconosciuti indipendenti) assediati e bombardati da forze regolari e milizia nazionalista e per non permettere l’insediamento di missili nucleari Nato ai suoi confini – a trecento chilometri da Mosca - con la neutralizzazione dei dispositivi bellici ucraini (circa millecinquecento le postazioni, le forze aeree, i depositi di armamenti e le unità produttive i agenti chimici e di presidii bellici distrutti dai missili già soltanto nelle prime 94 ore).  

Né occupazione permanente del territorio, né ingresso nelle città, né taglio delle risorse energetiche (servizi elettrici, idrici, trasporti, forniture di beni essenziali) ma apertura di “corridoi” per l’esodo dei civili dai centri urbani.

Strana tenaglia disumana quella applicata dal Satanico Zar. Che si è permesso addirittura di definire – ohibò, che mancanza di tatto…- “drogato” il magnifico guerriero Volodymir Zelenski, il comico lgbtq (guardatevi il video youtube “Cosacchi”…), presidente eletto dai partiti post-Maidan (il golpe del 2014) alla guida dell’Ucraina.

In realtà il teatro di guerra, già al sesto giorno dall’inizio delle ostilità era ben chiaro e limitato. Naturalmente nessuna grave distruzione urbana, nessuna guerra casa per casa, nessun bombardamento  (pratiche peraltro più “consone” – dalla caduta del muro di Berlino in poi – alle linee militari guida angloamericane, della Nato, dei sionisti e dei satelliti-colonia tipo Italia ma anche Turchia o petromonarchie del Golfo: vedi Bosnia, Serbia, Iraq, Siria, Yemen).  

Le forze armate russe sono riuscite a isolare in quasi completa sicurezza i territori in maggioranza russofoni  orientali e meridionali. Non soltanto tagliando dalle regioni ucraine occidentali quasi per intero gli oblast di Kharkov, Lugansk e Donetsk, ma anche gran parte della regione della Novorossiya lungo le coste del Mar nero, costringendo i battaglioni nazionalisti (Azov e miliziani Pravi Sektor) in una sacca nei pressi di Mariupol e, più a ovest, di Kherson anche con il blocco totale del Mar nero fino ad Odessa. Nonché a cingere d’assedio vari centri urbani tra la frontiera settentrionale con Russia e Bielorussia fino ai sobborghi di Kiev.

Le provocazioni atlantiche

Chiunque abbia seguito - anche dal divano di casa - lo scenario internazionale negli ultimi mesi, diciamo dalla fuga USA dall’Afghanistan a oggi – non può non aver osservato  vari fattori di crisi e di mutamento degli equilibri. In ordine sparso:

la debacle militare americana o comunque occidentale non soltanto a Kabul ma anche in un neo-”protettorato” come quello di Tripoli (ovest della Libia), nello Yemen (gli Huti sciiti non sono stati sopraffatti dalle forze saudite-wahabite sostenute dagli angloamericani), nel Sahel africano (di fatto quasi totalmente liberato dal protettorato francese).

Per non parlare del disastroso raccolto angloamericano dalle “rivoluzioni colorate” trasformatesi per lo più in boomerang, oppure frutto delle aggressioni militari all’Iraq (ormai zona di influenza iraniana), alla stessa Libia e alla Siria, anche indirette, attraverso la costruzione ex nihilo del fondamentalismo islamico. 

Peraltro un frutto delle lezioni anti-afghane e anti-russe del defunto consigliere per la Sicurezza Nazionale Zbignew Brzezinski, non a caso teorico sia della strategia della “Grande scacchiera” di pauperizzazione e predazione della Russia che, quale promotore Bilderberg, della globalizzazione, con elites sempre più ricche e popoli del pianeta sempre più poveri, le cui possibili reazioni e ribellioni dovevano essere prevenute da un “tittainment globale” (un “allattamento” generale) attraverso elargizioni a man bassa di elemosine assistenziali e di pensiero unico analfabetizzante e consumista, fatto di spettacoli e divertimenti:  

rivisitazione atlantica del “panem et circenses” da distribuire alla plebe.  Lezioni di globalizzazioni e di sradicamento culturale e sociale sventate, si badi bene, da un unico Paese, la Russia, ricostruita, a dispetto dell’iniziale colonizzazione angloamericana, da Vladimiro Putin. 

Negli USA, in particolare, si è assistito al crollo del consenso che ha travolto la presidenza a stelle e strisce di Joe Biden, con le elezioni di mezzo mandato (mid-term) quasi alle porte (che si annunciano una debacle per i “democratici”), e a vertiginosi squilibri in rosso dell’economia, stretta dalla concorrenza commerciale di Pechino, da un’accelerata ripresa dell’inflazione e da una sempre più pronunciata fragilità del dollaro. 

Estrema debolezza del biglietto di carta verde oggetto di una graduale e incessante  svalutazione reale dovuta sia agli investimenti  ovunque nel mondo  - con l’utilizzo di questa valuta per l’acquisto di assets strategici industriali, produttivi e finanziari – di gran parte delle riserve monetarie cinesi, e sia alla incessante corsa di russi e cinese alla sostituzione delle proprie riserve in dollari con massicci acquisti di oro. 

E’ a Washington che serviva qualche pretesto (per loro una guerra è sempre il massimo dell’investimento possibile: la lista delle guerre atlantiche è lunghissima, anche non comprendendo nemmeno tutte le guerre indotte sulla pelle di tanti popoli del mondo) per allontanare per qualche tempo il declino. Magari riesumando una divisione del mondo in 2+1 sfere di influenza. 

Facendo calare una nuova cortina di ferro tra la propria colonia euro-occidentale e il resto del pianeta. Così da vendicare anche i Rothschild e l’intera comunità di banksters al suo seguito, che a Mosca fanno pochi affari (a Giorgio Soros è comunque andato peggio: in Russia è persona non gradita). 

Ricordatevi, fra qualche tempo, i nomi dei veri criminali e dei loro vassalli. Per noi italiani identificarli è facile, elementare: tutti i teorici uomini di potere, governativi e d’opposizione, con i loro media e i loro “intellettuali”, più che altro dei servi della gleba.

Scritto da Ugo Gaudenzi

Tutta la verità sulla FIAT 850 | documentario

Tutta la verità sulla FIAT 850

La 850 è una di quelle auto che passano inosservate ma in realtà racchiude in sé molte innovazioni, modifiche, specialità ed elaborazioni. Prodotta in quasi 2 milioni di esemplari, ha avuto un grande successo. In questa puntata ne analizzeremo come sempre storia, pregi e difetti per farvela conoscere!(Canale R.C.)

mercoledì 2 marzo 2022

FRANCO E CICCIO - I Due Assi del Guantone | CINEMA

I Due Assi del Guantone

Franco Marsala e Ciccio Trapani sono due poveri truffatori che cercano ogni giorno di sbarcare il lunario compiendo piccoli raggiri. Addirittura per potersi assicurare un pasto, sono arrivati ad architettare un metodo molto ingegnoso: dopo essersi rimpinzati di ogni ben di Dio presso la trattoria-ristorante di turno, ordinano dei funghi e chi li mangia fra i due simula un malore, un pretesto per svignarsela senza pagare. 

LEGGI LO SCHIAFFO 321!


 

 SENZA pubblicità

I CORVI - Un ragazzo di strada (1966)

I Corvi - Un ragazzo di strada 
Gruppo: I Corvi

Brano: Un ragazzo di strada

Anno: 1966

UCRAINA è UCRAINA! #goliardia

UCRAINA è UCRAINA!#goliardia

TESORI CAUDINI - Il lascito di inestimabile valore del Duca di Cervinara | PERLE

Dimitri Sursock fu il Duca di Cervinara per soli diciassette anni, grazie al titolo nobiliare concessogli nel 1943. Morì scapolo a Roma in un freddo 10 di gennaio del 1960. Il Duca di Cervinara, sconosciuto ai più, era il fratello della Principessa Isabelle Colonna, detta la “Regina Supplente”, l’”Arcipapessa” e la “Quinta Colonna" per la sua posizione influente nella società europea del secolo scorso. 

Dimitri ricevette l'onore di essere nominato Duca della cittadina Cervinarese durante la terribile Seconda Guerra mondiale. Cresciuto in una famiglia nobile e potente, conosciuta per il piglio di ferro combinato con la grazia ed il gusto del vicino oriente francese. 

I Sursock appartenevano all’alta borghesia, quella colta e sicura di sé. In pratica erano di una ricca famiglia di banchieri libanesi immersi nella tradizione ed il lustro della più autentica nobiltà romana. Due anime che si fusero perfettamente, ma non hanno mai incontrato quella "famosa" Cervinara, nominata da tutti e visitata da pochi. 

la sorella del duca di cervinara

Il Duca di Cervinara e la sorella frequentavano solo Capi di Stato, teste coronate, alti prelati, nobili di fede papalina, finanzieri e banchieri. Valletti in polpe, “alzate di vermeil da lasciare sbalorditi”, un regno tanto perfetto, bello ed ovattato, si narra, da sembrare surreale ed in cui, per contrasto, si son cercate spesso di definire “strade alternative della storia”. 

Come quando, durante il fascismo, proprio qui il Conte Galeazzo Ciano organizzava piani ed incontri per una pace separata dell’Italia con la Gran Bretagna o negli anni Settanta l’aristocrazia si riuniva per dimostrare la propria fedeltà al Pontefice nel caso dello scisma di Lefebvre.

stemma di famiglia

Dimenticato nel suo regno, fu tuttavia ricordato per la singolare figura di amatore d'arte Dimitri Sursock aveva riunito nella sua casa londinese di Cumberland Place una sceltissima raccolta di quadri, mobili ed oggetti d'arte, in prevalenza francesi del XVIII secolo, spesso provenienti da celebri collezioni, sempre, comunque, di eccezionale qualità. 

Con atto di illuminata munificenza egli legava per testamento la maggior parte dei dipinti di sua proprietà ad una galleria romana da indicarsi ad opera di suo nipote il Principe Aspreno Colonna. Questi, consapevole dell'importanza del lascito, designava nella Galleria Nazionale di Palazzo Barberini l'Istituto romano che per la ricchezza e la varietà delle sue collezioni in continuo, progressivo incremento gli apparve il più adatto ad ospitarlo.

Non facile tuttavia si prospettava il trasferimento della collezione a Roma per gli imponenti oneri di cui la collezione stessa, data la grande entità del valore delle opere, era passibile da parte del fisco inglese. È merito personale di quell'infaticabile realizzatore che è Emilio Lavagnino (alla cui notorietà e al grande prestigio del quale egli gode va attribuita per gran parte la felice scelta della Galleria Nazionale di Palazzo Barberini come sede della Collezione del Duca di Cervinara) di aver saputo superare i gravi ostacoli di natura amministrativa che comportava la presa di possesso del lascito, inserendo la sua personale azione nelle lunghe e difficili trattative che hanno visto seriamente impegnate autorità inglesi e italiane: 

Uffici dei nostri Ministeri della Pubblica Istruzione e degli Affari Esteri e la nostra rappresentanza diplomatica a Londra da un lato e i competenti Uffici diplomatici e fiscali inglesi dall'altro.

Solo nella primavera del 1962 la collezione poteva finalmente essere trasferita a Roma dove i dipinti venivano sottoposti ad una accurata pulitura (che ha rivelato il freschissimo stato di conservazione della quasi totalità di essi, una volta liberati dalla coltre di vecchie vernici ingiallite) e quindi esposti, dal 10 luglio successivo, in Palazzo Venezia in attesa della loro definitiva sistemazione in Palazzo Barberini.

dresda incorniciata

La grandissima importanza del lascito e il conseguente cospicuo arricchimento che esso comporta del patrimonio artistico nazionale risiedono nell'essere il nucleo principale della raccolta (oltre ad una tavola giovanile di Bartolomeo Montagna, due stupende tele di Francesco Guardi e due vedute di Bernardo Bellotto di eccezionale qualità) costituito di dipinti dei maggiori pittori francesi del XVIII secolo (Lancret, Boucher, Fragonard, Hubert Robert, ecc.) vale a dire dei protagonisti di una delle più grandi stagioni dell'arte europea quasi del tutto assenti dalle nostre collezioni nazionali o presenti solo con qualche opera sporadica e che d'altronde sarebbe stato oggi altrimenti impossibile di acquisire alle pubbliche raccolte, dati l'estrema rarità sul mercato e gli altissimi prezzi raggiunti dalle loro opere.

Anche se il numero dei pezzi non è molto elevato, la qualità quasi sempre superba dei dipinti (per la maggior parte provvisti delle cornici originali) e il loro perfetto stato di conservazione, la risonanza dei nomi degli autori (manca purtroppo Watteau) sono tali da fare del lascito del Duca di Cervinara una sorta di sceltissimo florilegio - unico in Italia - del secolo d'oro della pittura francese antica, la cui presenza nella Galleria Nazionale di Palazzo Barberini rappresenterà un sensibile aumento del prestigio di questo importante Istituto. 

Dimitri aveva collezionato arte italiana e francese del diciottesimo secolo che Cervinara avrebbe potuto custodire o esporre, almeno per rendere onore al titolo nobiliare del Duca e regalare a questa terra un'opportunità unica e irripetibile. Per le lettrici ed i lettori de Lo Schiaffo 321 riportiamo l'elenco integrale delle opere:

1) Bartolomeo Montagna: "Madonna col Bambino" (tempera su tavola).

2) Francesco Guardi: "Il canale della Giudecca" (olio su tela).

3) Francesco Guardi: "Paesaggio fantastico" (olio su tela).

4) Bernardo Bellotto: "Veduta della vecchia Dresda" (olio su tela).

5) Bernardo Bellotto: "Veduta del Castello imperiale di Schlosshof" (olio su tela).

6) Antoine Le Nain: "Les petits chanteurs" (olio su tela).

7) Nicolas Lancret : "Le faucont" - (olio su rame).

8) Nicolas Lancret: "Le rendez-vous" - (olio su tavola).

9) Nicolas Lancret: "Portrait de famille"  (olio su tavola).

10) Nicolas Lancret: "Le persan et la statue" (olio su tela).

11) Nicolas Lancret: "Le feu" (olio su tela).

12) François Boucher: "La petite jardinière"  (olio su tela).

13) François Boucher: "Le matin"- (olio su tela).

14) François Boucher: "Le soir" (olio su tela). 

15) Jean-Honoré Fragonard: "Annette à vingt ans" (olio su tela). 

16) Hubert Robert: "Le débarcadère" - (olio su tavola).

17) Hubert Robert: "Le canal" - (olio su tavola).

18) Hubert Robert: "La fontaine monumentale" (olio su tela).

19) Hubert Robert: "Moine prechant dans les ruines" - (olio su tavola).

20) Hubert Robert: "Ponte con lavandaie" (olio su tela).

21) Hubert Robert: "La Maison Carrée de Nimes" (olio su tavola).

22) Hubert Robert: "Fontaine et architecture" (olio su tela).

23) Jean-Baptjste Greuze: "Ritratto di fanciulla" (olio su tela).

24) J. Frederic Schall: "Le perroquet" (olio su tela).

25) J. Frederic Schall: "L'amant caché ou le chien indiscret" (olio su tela).

26) Louis-Leopold Boilly: "La fere du Grand Père" (olio su tela).

Oh-là-là, la jardinière!

Il tesoro del Duca di Cervinara poteva a trasformare la storia artistica della Valle Caudina e non solo. A Cervinara sarebbe potuto sorgere un museo di calibro internazionale e di valore inestimabile. Una terra baciata dalla storia e dall'arte che davvero avrebbe vissuto di luce propria. 

Ora il tesoro si trova incredibilmente in un museo pubblico italiano, precisamente nell'incantevole Palazzo Barberini. Proprio lì spicca la preziosa raccolta Cervinarese di opere del Settecento francese, di cui fa parte la deliziosa “Piccola giardiniera” di Francesco Boucher. Nel 1958 Dimitri, Duca di Cervinara - cognato di un Colonna - collezionista di arte francese, nel testamento espresse la volontà di donare la maggior parte dei dipinti a una galleria romana a scelta del nipote Aspreno Colonna

Il nipote del Duca di Cervinara individuò nella neonata Galleria di Palazzo Barberini la sede ideale ad accoglierli per sempre, anziché rendere, magari, il Palazzo Marchesale di Cervinara lo scrigno di pietra di un tesoro artistico da far rabbrividire gli esperti del settore.

"Tempio Antico. La Maison Carrée a Nimes"

Il Duca Dimitri donando alla "sua terra" alcune di quelle perle dell'arte francese e nazionale avrebbe scritto a caratteri cubitali il suo nome nella storia di Cervinara, come benefattore artistico e creatore di una città d'arte unica, ricca di capolavori.

Chissà che faccia avrebbero fatto i signorotti paladini della severità e del fisco inglese per ottenere il trasferimento delle opere in Valle Caudina. All'epoca solo grazie all’impegno di Emilio Lavagnino - già eroico “signore dei monumenti” nostrano e protagonista fondamentale della riforma dei musei romani - i dipinti, nel 1962, giunsero finalmente a Roma

In quell'anno vide la luce il Catalogo della mostra tenutasi a Roma nella Galleria Nazionale, Palazzo Barberini. L'attento Emilio Lavagninio pubblicò le 26 tavole in bianco e nero, riproducendo minuziosamente il tesoro del Duca di Cervinara che porta le firme di Bernando Bellotto, Luigi Leopoldo Boilly, Franço Boucher, Gianni Onore Fragonard, Giambattista Greuze, Francesco Guardi, Nicola Lancret, Antonio Le Nain, Bartolomeo Montagna, Umberto Robert e Federico Schall. Restano tanti punti interrogativi e qualche mistero da risolvere sulla storia Duca di Cervinara, l'ultimo aristocratico Caudino di spessore.

Per dire la Vostra, contattateci all'indirizzo di posta elettronica caudiumpatrianostra@gmail.com oppure tramite Twitter @SchiaffoLo

immagini tratte dalla rete. In copertina: François Boucher (Parigi 1703 - 1770), La piccola giardiniera, olio su tela


martedì 1 marzo 2022

René Guénon - Le tappe dell'azione antitradizionale - Audiolettura 3/5


Le tappe dell'azione antitradizionale

xXvIII capitolo

Ventottesimo capitolo de Il Regno della Quantità e i Segni dei tempi.
Questa lettura e le prossime, vogliono essere uno stimolo ad approfondire e leggere il libro in questione scritto nel 1945. Seguiranno a questa lettura le seguenti letture dei capitoli:

XXIX Deviazione e sovversione

XXXIX La grande parodia o spiritualità alla rovescia

 tratto da Vyāsa Audioletture

LEGGI LO SCHIAFFO 321!


 SENZA pubblicità

270 BIS - C'é in te (1981)

 270 bis - C'é in te

Gruppo: 270 Bis

Brano: C'é in te

Anno: 1981

Guerra in Ucraina: il punto di non ritorno | POLITICA

Riassumo con la massima brevità il decorso degli eventi passati e propongo una ipotesi interpretativa degli eventi futuri.

1- Causa profonda della guerra è la decisione strategica USA di espandere a Est la NATO. L’espansione inizia con l’Amministrazione Clinton, dopo il crollo dell’URSS. Giorgio Kennan, Enrico Kissinger, Gianni Mearsheimer – per citare soltanto le maggiori personalità USA nel campo delle relazioni internazionali– la ritengono un errore di prima grandezza, foriero di gravi conseguenze. 

2- Il Summit NATO di Bucarest 2008 dichiara che Georgia e Ucraina entreranno nella NATO. Francia e Germania sono contrarie, ma cedono alla pressione americana. Ne risulta un compromesso: non viene specificata la data dell’ingresso.


3- La Russia chiarisce immediatamente che l’ingresso di Georgia e Ucraina nella NATO è inaccettabile. La ragione di fondo è che Georgia e Ucraina nella NATO diventerebbero bastioni militari occidentali alla frontiera russa. Immediatamente dopo il Summit di Bucarest la Russia invade la Georgia per impedire che entri nella NATO. Non è in grado né politicamente né militarmente di fare lo stesso con l’Ucraina.

4- Nel 2014 gli USA orchestrano un colpo di Stato in Ucraina e vi insediano un governo a loro gradito che inserisce in Costituzione la volontà di associarsi alla NATO.

5- Nel 2021 gli Stati Uniti e i paesi UE iniziano ad armare seriamente le FFAA ucraine.

6- A fine 2021 la Russia apre una trattativa diplomatica con gli Stati Uniti. Il punto chiave della proposta russa è la firma di un trattato a garanzia che l’Ucraina non entrerà nella NATO. Contro il costume diplomatico, la Russia rende pubblica la bozza di trattato.

7- Gli Stati Uniti si rifiutano di garantire per iscritto che l’Ucraina non entrerà nella NATO, perché facendolo rinuncerebbero al ruolo di decisore “superiorem non recognoscens” dell’ordine internazionale unipolare, che rivestono da dopo il crollo dell’URSS. Chiariscono immediatamente che NON interverranno militarmente a difesa dell’Ucraina in caso di attacco russo. Una grande potenza nucleare affronta sul campo un’altra grande potenza nucleare solo quando la posta in gioco è un interesse vitale di entrambe. L’Ucraina è un interesse vitale russo, NON è un interesse vitale USA.

8- Alla conferenza di Monaco, il capo del governo ucraino annuncia che l’Ucraina medita di acquisire armi atomiche tattiche. Le armi atomiche tattiche più piccole possono cancellare dalla faccia della terra una divisione corazzata.

9- Forse a causa di questo annuncio, la Russia accelera i tempi. Riconosce le Repubbliche del Donbass, invade l’Ucraina. Conduce la guerra nelle modalità più adeguate a risparmiare la vita dei civili, in vista di una riconciliazione/stabilizzazione dell’Ucraina. L’obiettivo strategico russo NON prevede la conquista totale o parziale del paese, ma la sua neutralizzazione, il riconoscimento delle Repubbliche del Donbass e della Crimea, la smilitarizzazione dell’Ucraina.

10- Gli USA – più precisamente, l’establishment che ne dirige la politica estera, che è in grado di influenzare pesantemente qualsiasi Amministrazione – decidono di attuare una strategia bellica indiretta, con l’obiettivo di provocare il “regime change” in Russia, e utilizzano come strumento politico i paesi UE, che assumono il ruolo di “NATO politico-economica”.

11- Vengono decise dagli USA e dai paesi UE importanti sanzioni economiche alla Russia, compreso il congelamento ossia il sequestro degli attivi della Banca Nazionale russa detenuti in paesi occidentali (un atto di guerra).

12- Vengono altresì decise dai paesi UE draconiane misure che anch’esse risultano in veri e propri atti di guerra: finanziamento UE e invio in Ucraina di sistemi d’arma, non solo difensivi ma offensivi (aerei da combattimento). La distinzione tra sistemi d’arma offensivi e difensivi, che sul campo di battaglia non ha valore alcuno, è invece legalmente rilevante. L’invio di sistemi d’arma difensivi a un paese in guerra non costituisce un atto di guerra contro il suo nemico, l’invio di sistemi d’arma offensivi sì.

13- Svezia e Finlandia, paesi neutrali confinanti con la Russia, annunciano di prendere in considerazione il proprio ingresso nella NATO.

14- La Germania annuncia un vasto programma di riarmo.

15- L’invio di sistemi d’arma all’Ucraina non cambia l’esito del conflitto in Ucraina, perché non muta i rapporti di forza tra i contendenti, fortemente sbilanciati a favore della Russia. È una provocazione rivolta alla Russia. La sfida a reagire ad atti di guerra veri e propri, sapendo che una reazione militare russa contro i paesi UE, che sono anche paesi NATO, causerebbe un conflitto aperto NATO-Russia. L’intento della provocazione è dimostrare l’impotenza russa: “Hai morso un boccone troppo grosso per te”, e così destabilizzare il governo della Federazione russa.

16- Il governo russo eleva l’allerta nucleare. Si tratta di un caso di “to escalate for de-escalation”. Con l’escalation, si manda un messaggio all’avversario: “Sappiate che siamo disposti ad arrivare fino in fondo, conflitto nucleare compreso. De-escalate o ne subirete le conseguenze”.

17- Sono annunciati per stamattina i primi colloqui tra rappresentanti del governo ucraino e del governo russo.

18- L’operazione “regime change” in Russia fa leva su tutte le faglie di conflitto presenti in Russia, anzitutto sui nazionalismi degli Stati che compongono la Federazione. Lo scenario previsto dai pianificatori è analogo a quello già attuato nella ex-Jugoslavia: guerra civile, frammentazione della Federazione russa, implosione dello Stato federale, nuovi governi diretti da personale politico gradito all’Occidente, e il Presidente federale russo V. Putin, già descritto dai media occidentali come gangster mentalmente squilibrato, come il Presidente jugoslavo Milosevic imputato davanti al Tribunale internazionale dell’Aja.  

19- Da quanto precede risulta molto chiaro che la Russia NON può fare marcia indietro. Se lo fa, il governo si destabilizza e si innesca la seconda fase dell’operazione “regime change”: rivoluzioni colorate negli Stati componenti la Federazione russa. Inoltre, l’Ucraina è l’ultima linea di difesa militare e politica della Federazione russa, che ha le spalle al muro e difende la sua sopravvivenza.  

20- Ricordo che per evitare la presente, pericolosissima situazione, bastava una di queste due cose: a) garantire per iscritto che l’Ucraina non avrebbe aderito alla NATO; b) che un solo paese UE proponesse, prima dell’inizio delle ostilità, una revisione del sistema di sicurezza europeo che tenesse conto degli interessi russi, orientata alla neutralizzazione dell’Ucraina.  

21- Prevedo che i colloqui tra Ucraina e Russia non sortiranno risultati. Il governo ucraino è guidato dagli USA. È interesse USA, in vista dell’operazione “regime change”, guadagnare tempo e far salire la pressione sul governo russo.

22- Il presente atteggiamento dei paesi UE non è nell’interesse di alcuno dei paesi europei, compresi i paesi confinanti con la Russia. Infatti, la Russia NON ha intenzione di espandersi, né in Ucraina, né altrove (non ne ha la capacità politico-militare). La Russia sta difendendo la sua integrità politica e la sua sopravvivenza come Stato unitario.

23- Il presente atteggiamento dei paesi UE mette a grave rischio tutti i paesi europei. Esso è dettato dagli USA, che così possono fare una politica “short of war” contro la Russia a costo zero. Il costo, economico e politico, lo pagano i popoli europei.

24- Il presente atteggiamento dei paesi UE fa sospettare che i loro dirigenti non si rendano conto della gravità degli atti che stanno compiendo, né delle loro possibili conseguenze.

25- Ripeto infatti che la Russia NON può fare marcia indietro, e che i suoi obiettivi non sono espansionistici o imperialistici, ma strettamente difensivi. La Russia li ritiene interessi vitali, che è necessario garantirsi per sopravvivere.

26- La Russia è una grande potenza nucleare. Nessuno al mondo tranne Dio o il senno di poi sa quali conseguenze potrebbe avere un eventuale successo dell’operazione “regime change” in Russia, perché nessuno può sapere a chi andrebbe il controllo dell’arsenale nucleare russo, o di porzioni di esso, più che sufficienti a provocare distruzioni catastrofiche.  

27- Inoltre, un conclusivo fallimento dell’operazione “regime change” seguente a un suo parziale, temporaneo successo, potrebbe favorire comportamenti disperati e irrazionali della direzione politica russa, che, lo ricordo ancora, sente di stare lottando per la sopravvivenza della Russia.

28- La decisione tedesca di riarmare, e di inviare in Ucraina armi che uccideranno soldati russi, unita alla presenza in Ucraina di formazioni che si richiamano al nazional-socialismo, non può non richiamare alla mente dei russi quanto è accaduto nella IIGM, quando i tedeschi uccisero 22 MLN di civili russi, e una parte degli ucraini si schierò contro l’URSS al fianco dei nazionalsocialisti. I russi chiamano la IIGM “Grande Guerra Patriottica”, ne celebrano solennemente il ricordo, si riuniscono intorno ad esso. Patriottismo e nazionalismo sono una forza molto potente, in Russia. Le emozioni che essi suscitano quando si ritenga in pericolo la sopravvivenza della nazione possono travolgere la razionalità.

29- Molto importante: d’ora in poi, è assolutamente necessario prendere alla lettera, e credere dalla prima parola all’ultima, i moniti e le minacce ufficiali rivolti all’Occidente dalla dirigenza russa. Il centro direttivo politico russo, infatti, non solo non ha alcuna ragione di mentire o di minacciare a vuoto, ma ha l’assoluta necessità di essere chiaro, sincero e coerente nelle proprie dichiarazioni ufficiali rivolte all’occidente. È infatti questo l’unico strumento a sua disposizione per controllare razionalmente il decorso degli eventi, ed evitare che essi sfuggano di mano e precipitino nella catastrofe. Pensare che la direzione russa stia bluffando è la ricetta per il disastro.

30- È molto importante, per chi condividesse questa lettura degli eventi, far giungere, come può, ai parlamentari italiani, il proprio preoccupato dissenso per l’atteggiamento del nostro governo e della UE. Si rammenti che solo il Parlamento può decidere legittimamente atti di guerra, e che l’art. 11 della Costituzione italiana “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Questa in corso è una controversia internazionale, che può comporsi rapidamente garantendo la neutralità ucraina.

31- Per concludere, ricordiamo che un atteggiamento aggressivo e intransigente, e, peggio, la collaborazione all’operazione “regime change” in Russia, può gettare nel baratro l’Ucraina. L’esito militare del conflitto, stanti le forze in campo e l’impossibilità russa di fare marcia indietro, è predeterminato. L’unico effetto reale dell’aggressività intransigente potrebbe essere un aumento della pressione militare russa, al fine di concludere rapidamente le operazioni. Questo implicherebbe l’adozione di uno stile bellico molto più violento, e un aumento vertiginoso di caduti civili. Se poi gli eventi sfuggissero di mano, e dessero luogo a uno scontro diretto NATO-Russia, un atteggiamento aggressivo e intransigente potrebbe gettare nel baratro anche le nazioni europee.

32- Molte persone assistono allo svolgersi di questa vicenda come se fosse una serie TV. Non è una serie TV, è la realtà. Non siamo a Disneyland, non siamo nel Paese delle Meraviglie. Non siamo bambini: non è vero che Papà USA, che è tanto forte e tanto giusto, ci protegge e saprà far sì che tutto finisca nel migliore dei modi. Cerchiamo di essere adulti responsabili. Risolta questa crisi, discuteremo di nuovo dei valori, dei modelli di società, delle ragioni e dei torti: che sono molto importanti. Però, prima di discutere dei valori e dei modelli di società bisogna saper vivere, e sopravvivere.

Scritto da Roberto Buffagni

Per dire la Vostra, contattateci all'indirizzo di posta elettronica caudiumpatrianostra@gmail.com oppure tramite Twitter @SchiaffoLo. Quelle espresse in questo articolo sono le opinioni dell’autore, che non corrispondono necessariamente a quelle de "Lo Schiaffo 321".