domenica 9 luglio 2023

René Guénon - La crisi del mondo moderno | Cap. 7 parte II - Una civiltà materiale

La crisi del mondo moderno

Cap. 7 - Una civiltà materiale

I moderni, in generale, non concepiscono altra scienza che quella delle cose che si misurano, si contano e si pesano, e cioè insomma delle cose materiali, poiché sono le sole a cui si possa applicare il punto di vista quantitativo; 

mentre la pretesa di ridurre la qualità alla quantità è del tutto caratteristica della scienza moderna. In questa ottica, si è giunti a credere che non vi possono essere delle scienze propriamente dette laddove non è possibile introdurre la misura, e che le leggi scientifiche sono solo quelle che esprimono delle relazioni quantitative; il «meccanicismo» di Cartesio ha segnato l’inizio di questa tendenza, che si è poi accentuata nonostante lo scacco della fisica cartesiana, ed infatti tale tendenza non è legata ad una determinata teoria, bensì ad una concezione generale della conoscenza scientifica. 

Renato Cartesio

Ed oggi si vede applicata la misura fin nel dominio psicologico, che tuttavia le sfugge per la sua stessa natura, finendo col non comprendere più che la possibilità della misura si fonda solo su una proprietà inerente alla materia, proprietà che è quella della sua divisibilità indefinita, a meno che non si pensi che essa si estenda a tutto ciò che esiste, giungendo così a materializzare ogni cosa. 

È la materia, lo abbiamo già detto, il principio di divisione e della pura molteplicità; ed allora, la predominanza attribuita al punto di vista della quantità, che come abbiamo già visto si ritrova fin nel dominio sociale, è esattamente del materialismo inteso nel senso da noi prima indicato, quantunque essa non sia necessariamente legata al materialismo filosofico, che ha peraltro preceduto nello sviluppo delle tendenze dello spirito moderno.

Non insisteremo ulteriormente su ciò che vi è di illegittimo nel voler ridurre la qualità alla quantità, né su quanto vi è di insufficiente in tutti i tentativi di spiegazione che più o meno si riallacciano alla tipologia «meccanicista»; non è questo che ci proponiamo, e noteremo semplicemente che, nello stesso ordine sensibile, una scienza di questo genere ha pochissimi rapporti con la realtà, la cui parte più considerevole ad essa sfugge necessariamente.

A proposito di «realtà» siamo indotti a menzionare un altro fatto, che rischia di passare inosservato agli occhi di molti, ma che è assai degno di nota come segno della condizione di spirito di cui parliamo: ed è che questo termine, nell’uso corrente, è esclusivamente riservato alla sola realtà sensibile. Ora, dal momento che il linguaggio è l’espressione della mentalità di un popolo e di un’epoca, se ne deve concludere che, per coloro che si esprimono così, tutto ciò che non cade sotto i propri sensi è «irreale», vale a dire illusorio o perfino del tutto inesistente; 

è possibile che essi non ne siano chiaramente coscienti, ma ciò non toglie che questa convinzione negativa è pur sempre la loro, ed anche quando affermassero il contrario si può star certi, benché essi stessi non se ne rendano conto, che una tale affermazione corrisponderebbe per loro solo a qualcosa di molto più esteriore, se non addirittura ad una pura espressione verbale. 

Se si fosse tentati di credere che noi esageriamo, si dovrebbe solo cercare di vedere, per esempio, a cosa si riducono le pretese convinzioni religiose di molta gente: alcune nozioni apprese a memoria, in maniera tutta scolastica e meccanica, che non hanno per niente assimilato, sulle quali non hanno neanche riflettuto un po’, ma che conservano nella loro memoria e che ripetono per l’occasione in quanto facenti parte di un certo formalismo, di un’attitudine convenzionale che è tutto quello che essi possono comprendere col nome di religione. Abbiamo già parlato di questa «minimizzazione» della religione, di cui il «verbalismo» in questione rappresenta uno degli ultimi gradi; e questo spiega il fatto che dei sedicenti «credenti», in quanto a materialismo pratico, non sono secondi in niente ai «non credenti»; e ritorneremo ancora su questo punto; ma per adesso dobbiamo completare le considerazioni relative al carattere materialista della scienza moderna, poiché si tratta di una questione che necessita di essere considerata sotto diversi aspetti.

Ci serve ricordare ancora, quantunque lo avessimo già indicato, che le scienze moderne non hanno il carattere di una conoscenza disinteressata, e perfino in coloro stessi che credono al loro valore speculativo, quest’ultimo è solo una maschera sotto cui si nascondono delle preoccupazioni del tutto pratiche, ma che consente di conservare l’illusione di una falsa intellettualità. 

Lo stesso Cartesio, nel costituire la sua fisica, pensava soprattutto a farne un meccanismo, una medicina ed una morale; e con la diffusione dell’empirismo anglosassone si giunse a ben altro ancora; del resto, agli occhi del grande pubblico, ciò che costituisce il prestigio della scienza è dato quasi unicamente dai risultati pratici che essa permette di realizzare, poiché anche qui si tratta di cose che si possono vedere e toccare. 

Dicevamo che il «pragmatismo» rappresenta lo sbocco di tutta la filosofia moderna ed il suo ultimo grado di abbassamento; ma vi è anche, e da molto più tempo, al di fuori della filosofia, un «pragmatismo» diffuso e non sistematico che sta al primo come il materialismo pratico sta al materialismo teorico, e che si confonde con ciò che il volgo chiama il «buon senso». 

Questo utilitarismo quasi istintivo è, peraltro, inseparabile dalla tendenza materialista: il «buon senso» consiste nel non oltrepassare l’orizzonte terreno, al pari del non occuparsi di tutto ciò che non ha un interesse pratico immediato; è soprattutto per tale «buon senso» che il mondo sensibile è il solo mondo «reale» e che non vi è conoscenza che non venga dai sensi; ed è anche per esso che questa stessa conoscenza ristretta non vale che nella misura in cui permette di soddisfare dei bisogni materiali, e talvolta anche un certo sentimentalismo; 

poiché il sentimento è in realtà del tutto prossimo alla materia, e questo va detto chiaramente anche a costo di scioccare il «moralismo» contemporaneo. In tutto ciò, non resta alcun posto per l’intelligenza, se non in quanto essa acconsenta a servire per la realizzazione dei fini pratici, a non essere più che un semplice strumento sottomesso alle esigenze della parte inferiore e corporea dell’individuo umano, o, secondo una singolare espressione di Bergson, «un utensile per fare degli utensili». Ciò che costituisce il «pragmatismo» in tutte le sue forme è la totale indifferenza nei confronti della verità.

In queste condizioni, l’industria non è più solamente un’applicazione della scienza, applicazione da cui dovrebbe essere, di per sé, totalmente indipendente, ma è divenuta come la sua ragion d’essere e la sua giustificazione; di modo che, anche qui, i rapporti normali si trovano invertiti. 

Ciò a cui il mondo moderno ha dedicato tutte le sue forze, persino quando ha preteso di fare della scienza alla sua maniera, è in realtà nient’altro che lo sviluppo dell’industria e del «macchinismo»; e nel voler dominare la materia in tal modo e nel volerla piegare a proprio uso, gli uomini sono solo riusciti a diventarne gli schiavi, come dicevamo all’inizio: non solo hanno limitato le loro ambizioni intellettuali, se è ancora permesso servirsi di questa parola in un caso del genere, coll’inventare e col costruire delle macchine, ma sono giunti fino a diventare veramente essi stessi delle macchine. 

In effetti, la «specializzazione», così osannata da certi sociologi col nome di «divisione del lavoro», non si è imposta solo agli scienziati, ma anche ai tecnici e perfino agli operai, e per questi ultimi ogni lavoro intelligente è divenuto impossibile; ben diversamente dagli artigiani d’un tempo, essi non sono più che i servitori delle macchine, fanno, per così dire, un corpo solo con esse; devono ripetere incessantemente, in maniera del tutto meccanica, certi precisi movimenti, sempre gli stessi e sempre effettuati allo stesso modo, al fine di evitare la minima perdita di tempo; così almeno pretendono i metodi americani, che sono considerati come il grado più alto del «progresso». 

In effetti, si tratta unicamente di produrre il più possibile; ci si cura poco della qualità ed è solo la quantità che importa; ed eccoci ancora una volta di fronte alla constatazione che abbiamo già fatto in relazione ad altri ambiti: la civiltà moderna è veramente ciò che si può chiamare una civiltà quantitativa, e questo è un altro modo per dire che è una civiltà materiale.

Se ci si vuole convincere ancora meglio di questa verità, basta solo guardare al ruolo immenso che svolgono oggigiorno, nell’esistenza dei popoli ed in quella degli individui, gli elementi di ordine economico: industria, commercio, finanze; sembra che non vi sia altro che conti; il che si accorda con il fatto già segnalato che la sola distinzione sociale rimasta è quella fondata sulla ricchezza materiale.

 Sembra che il potere finanziario domini tutta la politica e che la concorrenza commerciale eserciti un’influenza preponderante sulle relazioni fra i popoli; forse si tratta solo di un’apparenza e queste cose non sono tanto delle vere cause quanto dei semplici mezzi d’azione; ma la scelta di tali mezzi indica bene il carattere dell’epoca alla quale essi si addicono. 

D’altronde, i nostri contemporanei sono persuasi che le circostanze economiche sono quasi gli unici fattori degli avvenimenti storici, ed immaginano perfino che è sempre stato così; ed in questa convinzione ci si è spinti fino ad inventare una teoria che pretende di spiegare tutto esclusivamente con l’economia, teoria che ha ricevuto il significativo appellativo di «materialismo storico». Anche qui è possibile notare l’effetto di una di quelle suggestioni di cui abbiamo parlato prima, suggestioni che agiscono tanto meglio per quanto più corrispondono alle tendenze della mentalità generale; e l’effetto di questa suggestione è che i mezzi economici finiscono per determinare realmente quasi tutto ciò che si produce nel dominio sociale. 

Senza dubbio, la massa è sempre stata guidata, in una maniera o in un’altra, e si potrebbe dire che il suo ruolo storico consiste soprattutto nel lasciarsi guidare, poiché essa non rappresenta che un elemento passivo, una «materia» in senso aristotelico; ma oggigiorno, per guidarla, basta disporre di mezzi puramente materiali, questa volta nel senso ordinario del termine; il che dimostra bene il grado di abbassamento della nostra epoca; e, al tempo stesso, si fa credere a questa stessa massa che non è guidata, che essa agisce spontaneamente e si governa da sé, ed il fatto che essa lo creda permette di comprendere fino a che punto possa arrivare la sua intelligenza.

Visto che stiamo parlando di fattori economici, ne approfittiamo per segnalare una illusione molto diffusa in proposito, che consiste nell’immaginare che le relazioni stabilite sul piano degli scambi commerciali, possano servire per un avvicinamento ed un’intesa fra i popoli, mentre invece esse sortiscono realmente l’effetto contrario.

La materia, lo abbiamo già detto più volte, è essenzialmente molteplicità e divisione, dunque fonte di lotte e di conflitti; di modo che, si tratti di popoli o di individui, il dominio economico non è, e non può essere, che quello delle rivalità d’interessi. 

In particolare, l’Occidente non può contare sull’industria né sulla scienza moderna, da cui la prima è inseparabile, per trovare un terreno d’intesa con l’Oriente; se gli Orientali finiscono con l’accettare questa industria come una necessità fastidiosa e peraltro transitoria, poiché per essi questa non potrebbe essere niente di più, ciò è da loro considerato come un’arma che permette di resistere all’invasione occidentale e di salvaguardare la propria esistenza; è importante che si sappia con esattezza che non può essere diversamente da così: gli Orientali che si rassegnano a prendere in considerazione una concorrenza economica con l’Occidente, malgrado la ripugnanza che provano per questo genere di attività, possono farlo con una sola intenzione, quella di sbarazzarsi di una dominazione straniera che si basa solo sulla forza bruta, sulla potenza materiale che proprio l’industria mette a sua disposizione; la violenza chiama la violenza, ma si dovrà riconoscere che non sono stati certo gli Orientali che hanno cercato la lotta su questo terreno.

Del resto, al di fuori della questione dei rapporti fra Oriente ed Occidente, è facile constatare che una delle conseguenze più notevoli dello sviluppo industriale è il perfezionamento incessante dei congegni di guerra e l’aumento del loro potere distruttivo in proporzioni formidabili. Dovrebbe bastare solo questo per ridurre a niente le fantasticherie «pacifiste» di certi ammiratori del «progresso» moderno; ma i sognatori e gli «idealisti» sono incorreggibili e la loro ingenuità sembra non conoscere limiti. L’«umanitarismo» che va tanto di moda non merita sicuramente di essere preso sul serio; ma è strano che si parli tanto della fine delle guerre in un’epoca in cui esse hanno arrecato devastazioni senza precedenti, non solo a causa della moltiplicazione dei mezzi di distruzione, ma anche perché, invece di svolgersi fra eserciti poco numerosi e composti unicamente da soldati di mestiere, mettono tutti gli individui indistintamente gli uni contro gli altri, ivi compresi i meno qualificati per assolvere ad una simile funzione. 

Ed ancora si tratta di un esempio lampante della confusione moderna, mentre è veramente prodigioso, per chi voglia rifletterci su, che si sia giunti a considerare come del tutto naturale una «leva di massa» o una «mobilitazione generale», e che abbia potuto imporsi su tutti, salvo poche eccezioni, l’idea di una «nazione in armi». 

Anche qui è possibile vedere un effetto della credenza nella sola forza del numero: è conforme al carattere quantitativo della civiltà moderna mettere in movimento delle masse enormi di combattenti; al tempo stesso, anche l’«egualitarismo» vi trova il suo tornaconto, esattamente come nelle istituzioni dell’«istruzione obbligatoria» e del «suffragio universale». Aggiungiamo anche che queste guerre generalizzate sono state rese possibili da un altro fenomeno specificamente moderno, che è la costituzione delle «nazionalità», conseguenza della distruzione del regime feudale, da una parte, e della rottura simultanea dell’unità superiore della «Cristianità» del Medio Evo, dall’altra; e, senza soffermarci troppo su delle considerazioni che ci condurrebbero troppo lontano, notiamo anche, come circostanza aggravante, la misconoscenza di una autorità spirituale superiore, la sola che potesse esercitare normalmente un efficace arbitrato, in quanto che essa è, per la sua stessa natura, al di sopra di tutti i conflitti di ordine politico. 

La negazione dell’autorità spirituale è anch’essa del materialismo pratico; e coloro stessi che pretendono di riconoscere una tale autorità in linea di principio, le negano di fatto ogni influenza reale ed ogni potere d’intervento nel dominio sociale, esattamente allo stesso modo con cui stabiliscono una paratia stagna fra la religione e le preoccupazioni ordinarie della loro esistenza; che si tratti della vita pubblica o della vita privata, è sempre la stessa condizione di spirito che si afferma in entrambi i casi.

Pur ammettendo che lo sviluppo materiale comporti qualche vantaggio, peraltro da un punto di vista molto relativo, allorché si considerano delle conseguenze come quelle che abbiamo appena segnalato, ci si può chiedere se tali vantaggi non siano ampiamente superati dagli inconvenienti. 

Non ci riferiamo a tutto ciò che è stato sacrificato a questo sviluppo esclusivo, e che valeva incomparabilmente di più, non parliamo delle conoscenze superiori dimenticate, dell’intellettualità distrutta, della spiritualità scomparsa, ma consideriamo semplicemente la civiltà moderna com’essa è, e diciamo che se si mettessero a confronto i vantaggi e gli inconvenienti che essa ha prodotto, il risultato rischierebbe fortemente di essere negativo. 

Le invenzioni che attualmente vanno moltiplicandosi con una rapidità sempre crescente, sono tanto più pericolose per quanto mettono in giuoco delle forze la cui vera natura è interamente sconosciuta da coloro stessi che le utilizzano; e questa ignoranza è la miglior prova della nullità della scienza moderna in relazione al suo valore esplicativo, quindi in quanto conoscenza perfino limitata al solo dominio fisico; al tempo stesso, il fatto che le applicazioni pratiche non sono minimamente intralciate da detta ignoranza, dimostra che questa scienza è ben orientata unicamente in un senso interessato e che il solo scopo reale di tutte le sue ricerche è l’industria. 


Ora, dal momento che il pericolo delle invenzioni, perfino di quelle che non sono espressamente destinate a svolgere un ruolo funesto per l’umanità e che causano ugualmente tante catastrofi, senza parlare degli scompensi insospettati che provocano nell’ambiente terrestre, che tale pericolo, dicevamo, andrà indubbiamente aumentando secondo proporzioni difficili da determinare, è lecito pensare, senza troppa inverosimiglianza e come abbiamo accennato prima, che è forse a causa loro che il mondo moderno finirà col distruggersi da sé, se non sarà in grado di fermarsi finché è ancora in tempo.

Ma, per quanto riguarda le invenzioni moderne, non basta esprimere le riserve che scaturiscono inevitabilmente dal loro essere pericolose, è necessario spingersi oltre: i pretesi «benefici» di ciò che si è ritenuto di chiamare «progresso», appellativo che in effetti si potrebbe condividere se si avesse cura di specificare bene che si tratta solo di un progresso tutto materiale, tali «benefici» così tanto vantati, non sono in gran parte illusori? 

Gli uomini della nostra epoca pretendono di accrescere con ciò il loro «benessere»; noi pensiamo, per quanto ci riguarda, che lo scopo che essi si propongono in tal modo, anche nel caso si raggiungesse realmente, non merita che vi si dedichino così tanti sforzi; per di più ci sembra alquanto contestabile che tale scopo possa essere raggiunto. 

In primo luogo, occorrerebbe tener conto del fatto che non tutti gli uomini hanno gli stessi gusti né gli stessi bisogni, che ve ne sono ancora, malgrado tutto, di quelli che vorrebbero sfuggire all’agitazione moderna, alla follia della velocità, e che non possono farlo più; si oserebbe forse sostenere che l’imporre loro ciò che è contrario alla loro stessa natura equivalga sempre ad un «beneficio»? 

Si dirà che, al giorno d’oggi, questi uomini sono poco numerosi e per questo ci si riterrà autorizzati a considerarli una quantità trascurabile; e qui, come nel dominio politico, la maggioranza si arroga il diritto di schiacciare le minoranze, le quali, ai suoi occhi, hanno evidentemente il torto di esistere, poiché questa esistenza stessa si scontra con la mania «egualitaria» dell’uniformità. 

Ma, se si considera l’insieme dell’umanità, invece di limitarsi al solo mondo occidentale, la questione cambia aspetto: la tanto decantata maggioranza non diviene allora una minoranza? 

Ma ecco che, in questo caso, non si fa valere più lo stesso argomento e, per una strana contraddizione, è in nome della loro «superiorità» che gli «egualitari» vogliono imporre la loro civiltà al resto del mondo e che vanno a portare il disordine in seno a delle genti che non han chiesto loro niente; e siccome questa «superiorità» esiste solo dal punto di vista materiale, è del tutto naturale che essa si imponga con dei mezzi fra i più brutali. 

Non ci si illuda, peraltro: se la massa ammette in buona fede tali pretesti di «civilizzazione», vi sono di quelli per i quali si tratta solo di una semplice ipocrisia «moralista», di una maschera per coprire desideri di conquista ed interessi economici; che epoca singolare quella in cui tanti uomini si lasciano convincere che si possa fare la felicità di un popolo asservendolo, togliendogli ciò che ha di più prezioso, e cioè la propria civiltà, obbligandolo ad adottare dei costumi e delle istituzioni concepite per un’altra razza, costringendolo ai lavori più penosi per fargli acquisire delle cose che per lui sono perfettamente inutili! 

Eppure è così: l’Occidente moderno non può tollerare che degli uomini preferiscano lavorare meno e si accontentino di poco per vivere; dal momento che conta solo la quantità e visto che ciò che non cade sotto i sensi viene considerato come inesistente, si ammette che colui che non si agita e che non produce materialmente non può essere che un «perdigiorno»; non volendo tenere in conto gli apprezzamenti espressi comunemente nei confronti dei popoli orientali, basta vedere come vengono giudicati gli ordini contemplativi, perfino in seno agli ambienti sedicenti religiosi.

In un tal mondo, non v’è più posto alcuno per l’intelligenza né per tutto quello che è puramente interiore, poiché si tratta di cose che non si vedono né si toccano, che non si contano né si pesano; vi è posto solo per l’azione esteriore sotto tutte le sue forme, ivi comprese le più sprovviste di ogni significato. In tal modo, non v’è da stupirsi che la mania anglosassone per lo «sport» guadagni terreno ogni giorno: l’ideale di questo mondo è l’«animale umano» che ha sviluppato al massimo la sua forza muscolare; i suoi eroi sono gli atleti, fossero anche dei bruti; sono costoro che suscitano l’entusiasmo popolare, è per i loro successi che si appassionano le folle; un mondo in cui si vedono cose del genere è veramente caduto ben in basso e sembra molto prossimo alla fine.

Scritto da René Guénon

La crisi del mondo moderno

Duello sulla femminilità #goliardia

Duello sulla femminilità #goliardia

venerdì 7 luglio 2023

Il Libro Perduto del Dio Enki - Tavoletta Nona - Parte Seconda | AUDIOLIBRO

Nona Tavoletta - Parte Seconda

Zaccaria Sitchin è stato uno scrittore azero naturalizzato statunitense. 

È stato autore di molti libri sulla cosiddetta archeologia misteriosa o pseudoarcheologia, e sostenitore della "teoria degli antichi astronauti" come spiegazione dell'origine dell'uomo. Le speculazioni di Sitchin, basate sulla sua personale interpretazione dei testi sumeri, vengono considerate pseudoscienza e pseudostoria dalla comunità scientifica, rifiutate da scienziati, storici e accademici.

Inoltre le teorie e i libri di Sitchin sono stati fortemente criticati per ragioni quali la mancanza di conoscenze o studi specifici sull'archeologia mesopotamica e sulla storia del Vicino Oriente antico, congiunta ad una metodologia difettosa nello studio dei testi antichi sumerici, traduzioni errate di tali testi e affermazioni astronomiche e scientifiche che non corrispondono alla realtà.

Egli attribuisce la creazione dell'antica cultura dei Sumeri ad una presunta razza aliena, detta Elohim (in ebraico) o Anunnaki (in sumero), proveniente dal pianeta Nibiru nei testi Sumeri e in quelli Babilonesi Marduk, un ipotetico pianeta del sistema solare dal periodo di rivoluzione di circa 3600 anni presente nella mitologia babilonese. L'esistenza di corpi celesti oltre Nettuno, di grandi dimensioni è comunque tuttora oggetto di dibattito, specialmente dopo la scoperta di Sedna.

La fine della democrazia e l’affermazione del pensiero unico | CULTURA


La fine della democrazia e l’affermazione del pensiero unico

Si definisce stato etico quella forma istituzionalizzata dai filosofi Hobbes ed Hegel in cui l’istituzione statale è il fine ultimo a cui dovrebbero tendere le azioni dei singoli per la realizzazione di un bene-universale.

Tommaso Hobbes

Nel tempo tuttavia il concetto di stato etico ha assunto composizione diversa ed è arrivato oggi ad assumere una dimensione totalitaria in cui il bene ed il male sono il risultato di un’imposizione indipendente da quello che dovrebbe essere il contratto di base tra stato e cittadini. Tommaso Hobbes viene considerato il padre della filosofia politica moderna con la sua presa di distanza dalla riflessione del mondo classico sulla socialità e politica dell’uomo; 

Hobbes inaugura il metodo contrattualista dove gli uomini troveranno regole comuni sacrificando parte della libertà in cambio della tutela e del rispetto delle regole stabilite e faranno riferimento ad un unico grande rappresentante istituzionale che definisce come Leviatano, in questo senso Hobbes viene definito il principale teorico dello stato assoluto o assolutismo in cui il sovrano è considerato al di sopra della legge universale.

Il Leviatano

Dopo Hobbes, Hegel filosofo idealista definisce lo Stato come sostanza etica consapevole in sé; lo Stato è l’espressione più elevata dell’eticità, teoria in netto contrasto con il giusnaturalismo ed il contrattualismo della filosofia politica moderna. Lo Stato, affermava Hegel è fonte di libertà e norma etica per il singolo e si pone come fine supremo ed arbitro assoluto del bene e del male. 

Tuttavia lo stato hegeliano non è uno stato assolutista  e totalitario vero e proprio ma un ‘unità organica vivente che si deve adattare alle naturali circostanze evolutive della società umana. Lo Stato etico per Hegel è l’ultimo momento dello spirito soggettivo e di spirito oggettivo, Hegel afferma che la libertà è e resta in ogni tempo la condizione storica della filosofia a partire dall’antica Grecia. Per Hegel nello Stato si dovrebbe trovare una combinazione tra bene comune e bene personale nei limiti dovuti dall’interazione dei singoli individui. Alla posizione di Hegel si contrappone poi la critica di Carlo Popper che definisce lo stato etico come società chiusa rispetto allo stato di diritto che è proprio di una società aperta.

Carlo Popper

La teoria dello Stato etico fu poi ripresa nel Novecento ed usata per spiegare lo Stato Fascista e quello Comunista che di fatto furono stati totalitari in cui le libertà personali venivano represse in funzione della regole sovraordinate del "Leviatano" di Hobbes.

Le successive costituzioni democratiche che hanno governato fino al secolo scorso le regole dello stato di diritto fondano il loro essere su un fragile equilibrio fra diritto e libertà, fra interesse pubblico e tutela delle minoranze che si oppone al pensiero unico .

Oggi ci troviamo in uno Stato etico oppressivo perché se la Democrazia liberale riconosce e difende la libertà di espressione ponendo come limite la tutela della dignità umana l’estremismo progressista vorrebbe al contrario la censura di tutto ciò che non è in linea con il pensiero unico che viene proposto da un’èlite che sembra avere una governance globale ed impone le sue regole del bene e del male  da lei stessa definita in funzione di un cambiamento culturale tale da rispondere ad interessi superiori. 

La Cancel culture è la rappresentazione più distruttiva di un monopolio culturale che cancella la libertà di espressione e della Democrazia reale sempre più in bilico per la sua sopravvivenza . La Cancel culture dilaga nelle università dove ai docenti non allineati viene vietato di parlare, nelle piazze dove vengono abbattute statue come quella di Churchill dichiarato fascista e quella di Lincoln come razzista e di Colombo come razzista ed ancora nel giornalismo dove si impongono modalità espressive che non offendono la sensibilità di alcuno, poi nella politica che cavalca il pensiero unico ed il dibattito sul gender e sull’economia green diventano i cavalli di battaglia di un pensiero unico che nel non pensiero della società diventano una Monarchia culturale senza freni. 

Sentire la segretaria del Partito Democratico che inneggia ad una società libera senza freni al gender inanellando più di dieci sigle a cui potrebbe aggiungere gli indiani Apache, i Mescaleros, gli Hutu, i pigmei del Borneo senza fare una piega ma mostrandosi come esempio di universalità tanto tutto fa brodo. Ci si dimentica dei problemi veri come la disuguaglianza, la povertà, la disoccupazione il degrado morale dei giovani spinti all’ideologia del cambio di gender

E così che si passa dallo stato di diritto allo Stato etico assolutista dove censura, dimissioni, repressione e gogna pubblica sono la fine dei non allineati; il fenomeni dilaga nei paesi anglosassoni senza più un punto di riferimento etico e morale, fanno alla svelta a cancellare la poca cultura che hanno. L’attacco alla Democrazia liberale è basato su un populismo securitario che riscopre lo Stato forte che protegge il cittadino sempre più solo , indifeso e confuso ma anche più facile da dominare e governare e così lo Stato etico entra di forza nella vita dei privati proponendo modelli assoluti da seguire ordinatamente scardinando il sistema sociale che si trova alla mercé del pensiero unico.

Accanto al gender fa da mito e da bibbia l’economia green funzionale ad interessi superiori ma che rischia di mandare in rovina la classe media e scardina la gerarchia sociale dove i super-ricchi impongono la loro “Cancel culture“ indifferenti ai drammi sociali che stanno creando. Il mondo Occidentale si sta costruendo la sua pietra tombale con una forma di nichilismo estremo e senza speranza che sposa un globalismo senza regole morali, il globalismo è un’ideologia complessa che contrappone un’apparente libertà smisurata con i social invasivi e talora criminali ed un controllo sempre più profondo ed invasivo delle opinioni espresse dai social

Viviamo in una libertà effimera che diventa da condannare se usciamo dalle opinioni consentite e dalle idee politicamente corrette, viviamo in un’illusione di libertà sconfinata, edonistica senza limiti morali che siano espressione di una minima decenza ma governati da una ristretta oligarchia che controlla , guida e punisce senza pietà i poveri ed innocenti trasgressori.

Siamo in un mondo etereo fatto di giochi ed illusioni ma preda di un pensiero unico che si è posto l’obiettivo di cambiare il mondo; eppure di fronte a questa discesa nell’inferno non sembra che ci sia una sola voce di protesta ma un infinito gregge di lemming che si stanno gettando nel burrone.  

Le opinioni espresse nei contributi degli ospiti riflettono esclusivamente l'opinione del rispettivo autore e non corrispondono necessariamente a quelle della redazione de Lo Schiaffo 321. fonte: Arianna Editrice*

martedì 4 luglio 2023

GIANNI VEZZOSI - Un cuore diviso in due (2023)

Gianni Vezzosi Un cuore diviso in due

Artista: Gianni Vezzosi

Brano: Un cuore diviso in due

Anno: 2023

PRO LOCO CAUDINE, la classifica del gradimento aggiornata al 2023

LA PRO LOCO SAN MARTINO REGNA in valle cAUDINA
 La Pro Loco di San Martino Valle Caudina conquista per la quarta volta consecutiva il primo posto nella classifica stilata da Lo Schiaffo 321 in base ai "mi piace" delle pagine ufficiali delle Pro Loco Caudine. Una sfida costruttiva che nasce per sensibilizzare le Caudine ed i Caudini verso le attività culturali, ricreative e sociali che vedono impegnate le Pielle in quasi tutti i Comuni della Valle.  

L’apporto socioeconomico delle PL Caudine è essenziale per lo sviluppo turistico della Nuova Caudium. Ricordiamo che la promozione delle aree interne è un imperativo categorico per la gioventù del Servizio Civile Universale. Il volontariato e l'associazionismo con le Pro Loco attive sono delle esperienze di crescita personale, servono per valorizzare i nostri territori e sono il fulcro dello scambio e del ricambio generazionale in seno ai vari direttivi e tesserati. Insomma, cultura, enogastronomia e divertimento e amore per la Comunità sono le basi dell'Unpli in ogni angolo d'Italia.

egemonia

Attiva da cinquantuno anni, con un ventennio dagli anni Settanta ai Novanta di assoluto spessore qualitativo e quantitativo, la Pro Loco di San Martino Valle Caudina guida la classifica sfiorando quota 6mila mi piace. Molte le attività messe in campo dai Sammartinesi, tra tutte l'ultimo convegno sulla menopausa, il concorso artistico "dalla penna al fumetto" che si concluderà il 5 agosto e la partecipazione attiva per il coordinamento contro i crimini ambientali, insieme alle altre realtà impegnate nelle scuole a difesa dell'ambiente. Pur essendo lontani i tempi della super-gestione del grande Gianni Raviele, resta in vetta senza grattacapi. A San Martino il direttivo garantisce continuità ed impegno sul territorio, senza vivere di facili nostalgie. Una gestione esemplare per l'Associazione di Promozione Sociale (APS) che merita la corona e lo scettro della Pro Loco più seguita e pimpante dell'intera Valle.

PODIO
La Angelo Renna di Cervinara ha da pochissimo tagliato il traguardo del mezzo secolo di attività. Un risultato importante per una realtà che si conferma al secondo posto da ben quattro edizioni della classifica delle Pro Loco in salsa Caudium.  Per i 50 anni della Pro Loco Angelo Renna è apparso sulla pagina ufficiale il seguente messaggio: 
«Un grandissimo traguardo - dicono da Via Rettifilo a Cervinara - che ha visto tanti momenti susseguirsi in questi lunghi anni tante difficoltà, tante soddisfazioni, tantissimi soci hanno collaborato essendo membri attivi per la realizzazione di manifestazioni, eventi, giornate, tutte dedicate tutte al nostro territorio e sempre con lo stesso comune denominatore: la promozione della nostra Cervinara. Grazie a tutti».
La Pielle Cervinarese con ben 4mila seguaci è tallonata solo dai rivali storici di Montesarchio, capaci di rosicchiare il distacco tra secondo e terzo posto, soprattutto grazie ai quasi 400 "mi piace" in più rispetto alla scorsa edizione. In Villa Comunale i Cervinaresi hanno allestito una mostra per ripercorrere le tappe principali e i tantissimi momenti vissuti all'ombra del Partenio. Vivace il dibattito culturale con le varie testimonianze, riuscito lo spettacolo musicale dei gruppi locali e discreta l'offerta di prodotti locali. Ecco la classifica aggiornata per l'edizione 2023:
  1. Pro Loco San Martino V. C.   5908  (6135) +118
  2. Pro Loco Cervinara 3799  (4011) +151
  3. Pro Loco Montesarchio 3707  (gruppo) +390 
  4. Pro Loco Airola 2784 (2985) +172
  5. Pro Loco Forchia 1185   (1189) +14
  6. Pro Loco Moiano 1070 (1122) +37 
  7. Pro Loco Pannarano 855  (889) -2
  8. Pro Loco Roccabascerana 773  (825) +20
  9. Pro Loco Rotondi 603  (gruppo) +30
  10. Pro Loco Arpaia 581  (624) +8
  11. Pro Loco Paolisi 50  (57) +6
In rosso sono riportati i "mi piace", mentre tra parentesi i "seguaci" delle pagine. L'ultima cifra è la differenza rispetto alla precedente edizione.  

Metà classifica 
La Pro Loco della Città di Airola continua la sua rincorsa al podio, anche se staccata da un migliaio di "mi piace" dal duo Cervinara-Montesarchio. Molto bello il cortometraggio "Dalla luce al lustro", presentato appena tre giorni fa. La pellicola è il frutto del progetto “scuola viva, la mia scuola a regola d’arte", messo in piedi dall’istituto dedicato al grande Luigi Vanvitelli. La Pro loco di Airola, da sempre legata al Casertano, ha collaborato a stretto contatto con la Reggia di Caserta insieme agli altri comuni toccati dall'acquedotto Carolino. Subito dopo in classifica troviamo Forchia e Moiano, capaci di superare quota mille e guadagnare un posto di prestigio tra le Pro Loco dell'area.
Pro Loco Sannite unite
In settima posizione troviamo Pannarano con un inaspettato calo di consensi, seguita da Roccabascerana che vanta una piccola crescita rispetto ad un anno fa. Le Pro Loco di Rotondi ed Arpaia stazionano malinconicamente nei bassifondi, pur vantando attività sul territorio. Chiude la classifica stilata da Lo Schiaffo 321 la PL di Paolisi, il fanalino Caudino ha finalmente centrato i cinquanta "mi piace" dopo ben quattro anni. 


Nulla da fare, nessuna impennata d'orgoglio per i Paolisani, che purtroppo non sono stimolati in questo percorso. C'è da dire, ad onor del vero, che la Prima edizione della giornata dedicata ai bambini, "Alla ricerca dei giochi perduti", ha riscosso molti consensi in paese. Lascia ben sperare per il futuro la collaborazione con il Forum giovanile comunale e l'asd Paolisi 2000.


 Per dire la Vostra, contattateci all'indirizzo di posta elettronica caudiumpatrianostra@gmail.com oppure tramite Twitter @SchiaffoLo

immagini tratte dalla rete.

lunedì 3 luglio 2023

PARTENIO-TABURNO: «Entro metà settimana arriveranno i Porcini in Valle Caudina» | CIBO


IL SEMAFORO DEI FUNGHI DELLA CAMPANIA
Crescite in tempo reale dei funghi in Valle Caudina
Scopri dove stanno nascendo i Funghi di qualunque genere, inclusi i Funghi Porcini, in Campania grazie al lavoro di Funghi Magazine. Per sapere dove stanno nascendo i funghi, in tempo reale, puoi anche consultare la pagina iniziale dove trovi la mappa d’Italia, colorata con i colori del Semaforo, in base alle maggiori o minori probabilità di nascita di funghi.


Il Parco del Taburno ed il Parco del Partenio
L'ultimo semaforo dei funghi del 2 luglio, viste le ultime piogge, solo locali, annuncia la presenza di Galletti dov'è piovuto maggiormente. Gli amanti dei funghi, però, accolgono con grande entusiasmo la notizia dell'arrivo dei tanto amati Porcini entro metà settimana.
Invece, nel Parco Regionale del Matese e Sannio grazie alle ottime piogge recenti c'è un'impennata delle nascite. Galletti già presenti e buona nascita di Porcini, spesso adulti e piccoli in contemporanea. Sui Monti Picentini funghi in diminuzione a causa delle piogge scarse e solo locali. Purtroppo, tra il Verde dell'Irpinia i funghi "disponibili" sono spesso vecchi.

Dopo le grandi piogge, è arrivata l’ora del caldo Africano. Fungaioli in allarme per le impennate dei termometri e per il gran secco. Che ne sarà ora dei funghi Porcini? Cesseranno tutte le nascite? Se continueranno, dove si potrà andare a cercar Porcini e altri funghi questo fine settimana?

Che le grandi piogge di maggio-giugno non potessero durare ancora a lungo lo sapevamo tutti quanti, così come sapevamo perfettamente che al primo cenno di sereno, le temperature sarebbero subito impennate verso valori africani con aria sempre più secca.
Certo, la speranza era che, dopo così tanta pioggia caduta, i boschi potessero rimanere umidi ancora a lungo, magari grazie a cieli ancora frequentemente nuvolosi, pur in assenza di ulteriori piogge ma, ormai lo sappiamo tutti quanti...


Non ci sono più le mezze stagioni. Ormai da qualche anno a questa parte, la prassi è sempre la stessa: si passa dal freddo al caldo, da un giorno all’altro, o viceversa, senza vie di mezzo.

Gli eccessi di anidride carbonica e di altri gas alteranti l’atmosfera, non possono che fare il proprio dovere di “intrappolatori” di raggi infrarossi che, di fatto surriscaldano gli strati d’aria più prossimi al suolo, provocando repentina siccità.

I boschi si riscaldano rapidamente. Le chiome degli alberi, che intrappolano aria umida, creano temporanei effetti serra ma, l’arrivo di aria molto calda e secca, ancor più se supportata da Scirocco secco, disidrata rapidissimamente le lettiere ancora per poco zuppe delle pregresse piogge. Le grandi piogge pregresse sono andate rapidamente scemando e ancor più rapidamente sono scemate le zone umide con lettiere che rapidamente sono diventate “croccanti” con foglie che scrocchiamo sotto i piedi. Ora, la domanda che tutti mi stanno facendo in questi giorni è:

FINE DELLE NASCITE DI PORCINI?
No. Rallentamento delle nascite sicuramente sì ma, fine definitiva certamente no e comunque i cali saranno differenti da zona a zona. Nonostante il caldo e l’improvviso secco, c’è ancora un piccolo margine d’azione, margine per ulteriori nascite che certamente si sposteranno verso i monti e comunque su suoli meno-poco drenanti.

Che significa suolo drenante?
Significa che si tratta di suoli su cui l’acqua drena, quindi che viene assorbita dagli strati inferiori o che scivola comunque verso il basso o verso valle. Un suolo ricco di humus, soprattutto se poggia su terreno, e non su roccia o su pietrisco, può mantenere un certo tenore d’umidità pur in presenza di aria molto secca con assenza di piogge per più giorni consecutivi. Viceversa un bosco caratterizzato da sola lettiera che poggia direttamente su roccia viva o strato pietroso, perderà umidità assai velocemente, rendendo la lettiera così secca da rendere difficile l’assorbimento da parte dei miceti di sostanze nutritive.


Le opinioni espresse nei contributi degli ospiti riflettono esclusivamente l'opinione del rispettivo autore e non corrispondono necessariamente a quelle della redazione de Lo Schiaffo 321 - Immagini tratte dalla rete. Approfondimenti e fonte: Funghi Magazine

La tecnologia è una trappola? | CULTURA

La tecnologia è una trappola?
Nonostante le sue comodità, la tecnologia ha portato a una serie di cambiamenti nella nostra vita quotidiana fino a diventarne parte integrante con conseguenti nuove problematiche. (SilverNervuti)

domenica 2 luglio 2023

SKÖLL - Negli occhi di Ulisse (2023)

Sköll Negli occhi di Ulisse

Artista: Sköll

Brano: Negli occhi di Ulisse

Anno: 2023


 

TERRE DI BRIGANTI - Ciccio O' Feroce: «IL MIO ULTIMO GIORNO DI VITA!». | CAUDIUM

IL MIO ULTIMO GIORNO DI VITA!

Il feroce Ciccio annuncia la sua morte in battaglia. Il personaggio di Terre di Briganti, la pellicola storica in fase di lavorazione ambientata durante il Brigantaggio Meridionale, interpretato da Salvador Zullo. 

Ecco le parole di uno degli organizzatori che insieme ad Antonio Musto e Francesco Viola ha riproposto il fantastico romanzo Terre di Briganti del prof. Angelo Renna, portandolo al centro dell'attenzione "culturale" delle nuove generazioni e trasformandolo in un collante trans-generazionale, vista la partecipazione volontaria e popolare per le riprese di quest'opera dal valore inestimabile. Riportiamo il messaggio del Brigante Ciccio alle sue lettrici ed ai suoi lettori:

«Mi appresto a vivere le ultime ore di vita - scrive Salvador Zullo - quale interprete di Francesco, Ciccio Taddeo spregiudicato brigante cervinarese. Morirò da brigante come i tanti che si sono ribellati al "gigante" usurpatore. 

O'Feroce

A coloro che nel post-unitario hanno invaso terre floride, terre vive, terre innamorate trasformandole in "TERRE DI BRIGANTI". Ho sposato questo progetto sin dal concepimento, sin dalle prime fasi quando con Antonio Musto e Francesco Viola si parlava di riprendere un lavoro di fine anni '70. 
Un progetto ideato sull'onda dello scritto dell'indimenticabile professore Angelo Renna. Ricerca storica, riadattamento testuale, ricerca degli interpreti, cura della costumista, analisi delle location e tanto altro. Tanto lavoro disinteressato, teso solo all'amore identitario».  
Il Feroce pensieroso

L'aggregazione e la socializzazione sono due degli aspetti principali di questo progetto capace di coniugare impegno sociale, culturale e ricreativo. Ricordiamo che con "brigantaggio post-unitario italiano" nel linguaggio storiografico si identifica una forma di resistenza e rivolta un tempo attiva nei territori del Meridione, tra cui le aree del Partenio e del Taburno, in precedenza governate dal borbonico Regno delle Due Sicilie. Il brigantaggio meridionale prese forma durante il Risorgimento in seguito alla sanguinosa e articolata realizzazione dell'Unità d'Italia, percepita come un'occupazione militare, soprattutto nelle aree interne come la Valle Caudina.

O'Feroce morto

Le parole di ringraziamento di "Ciccio o' Feroce" alias Salvador Zullo, sono esemplari per spiegare il concetto vissuto dalle attrici, dagli attori, dalle costimiste, dai tecnici delle riprese, montaggio, fotografia, insomma, da tutta la Comunità nata in seno allo studio e all'interesse verso una fase storica particolarmente sentita in zona:

«Personalmente immensi ringraziamenti a tutti gli interpreti che hanno offerto parte del loro tempo, che hanno favorito la bella convivialità, a coloro che ci hanno aperto le proprie dimore private ed aristocratiche...».

O' "FEROCE" Ciccio risorge e ringrazia e invita tutti alle prossime attività di promozione Culturale, Ambientale e Territoriale.

Per informazioni, adesioni e collaborazioni: Terre di Briganti

Per dire la Vostra, contattateci all'indirizzo di posta elettronica caudiumpatrianostra@gmail.com oppure tramite Twitter @SchiaffoLo

immagini tratte dalla rete.


DISOTERIE! Le feste in onore di Zeus e Athena | CALENDARIO CAUDINO PAGANO

DISOTERIE

In Grecia si celebravano le feste in onore di Zeus Sotér e di Athena Sóteira (i salvatori). Tali epiteti non si riferivano tanto alla protezione in caso di guerre o catastrofi naturali, ma più che altro alla salute, tanto che spesso Zeus e Athena venivano associati ad Asclepio e Ygea. Durante le Disoterie venivano sacrificati alcuni buoi per chiedere alle due divinità protezione e salute per nuovo anno (che in Grecia iniziava con il novilunio successivo al solstizio d'estate).

Illustrazione di Carlo Kisicek

tratto da: https://www.calendariopagano.it/