domenica 20 giugno 2021

DIAN - Ultimo Re (2018)

Dian - Ultimo Re


Artista: Dian

Brano: Ultimo Re

Gruppo: Antica Tradizione

Anno: 2018

Dott.ssa Coccia: I semi germogliati | SALUTE

 I semi germogliati

 dott.ssa Cristina Coccia, biologa nutrizionista.

Autrice di saggi sulla demografia e la salute della popolazione italiana e di articoli divulgativi per siti web e riviste.

 

PROF. AURITI: Antitesi politica destra/sinistra. La minestra riscaldata (senza sovranità monetaria!)

 

Antitesi politica destra/sinistra. 
La minestra riscaldata 
(senza sovranità monetaria!)
prof. Giacinto Auriti


COMUNITÀ MILITANTE CAUDINA 321 | volantino


 

LA TRAGEDIA DEL 144° BATTAGLIONE IRPINO - 13 dicembre 1943, un massacro dimenticato e scomodo | STORIALTERNATIVA

Solo in su la vetta ho posa.

Il motto del Battaglione Irpino, inciso su di una medaglia commemorativa della Seconda Guerra Mondiale, dovrebbe essere completato così: Solo in su la vetta ho posa e solo con la memoria ho pace. Infatti, la storia di un massacro sconosciuto e dimenticato fa ancora più male. La Legione Irpinia girò il mondo in difesa della Patria, ma venne decimata dai bombardieri inglesi qualche mese dopo l'infame 8 settembre. Nell'elenco riportato dei caduti, purtroppo, ci sono i nomi di giovani Combattenti Irpini che, però, non trovano spazio in commemorazioni istituzionali.

L'11 dicembre del 1943 la nostra Caudium perse ben cinque valorosi combattenti sotto le bombe inglesi e i vili attacchi partigiani in terra iugoslava: 

Enrico Amato e Filistrato Maffei di San Martino Valle Caudina, Giovanbattista Miele e Michele Piccolo di Cervinara, Leopoldo Pagnozzi di Pannarano. Dimenticati perché scomodi?

Lo Schiaffo 321 aveva già parlato di Giovanbattista e Michele in un precedente articolo e la ricostruzione storica, da allora, non si è mai fermata. Purtroppo, i massacri dei vincitori non sono visti di buon occhio, specialmente quelli dell'aereonautica britannica nei Balcani e recuperare materiale è un'impresa ardua. La documentazione sulle CC.NN. del 144^ Irpino è scarsa, ma grazie alla preziosa rivista storica Acta, organo della Fondazione RSI, possiamo ricostruire dettagliatamente i fatti dell'epoca.

LE CC.NN. DEL 144° IRPINO

Il CXLIV Battaglione CC.NN., comandato da Alberto Biglieri e appartenente alla 144. Legione Irpinia di Avellino (1), quale Reparto non indivisionato inserito come altri Reparti di CC.NN. nell'11esimo Comando Guardia alla Frontiera (Carlo Viale) ha partecipato alla guerra contro la Jugoslavia con la Seconda Armata

Dopo la conquista della fascia adriatico­dalmata di competenza italiana nelle occupazioni dell'Asse in Balcania, le 409 CC.NN. irpine sono rimaste di presidio in Montenegro alle Bocche di Cattaro e al Lago di Scutari fino alle confinanti rive albanesi. 

Poste alle dipendenze operative della Divisione Taro dal termine della guerra in Grecia, il 23 aprile 1941, fino al rimpatrio dell'Unità nel luglio 1942, le CC.NN. irpine passano nella Divisione Perugia fino ai giorni che precedono la Resa di Cassibile, con un obbligato abbandono delle posizioni nel Sud albanese che per il CXLIV Btg. ha avuto il triste significato dell'inizio della dissoluzione.

Il 15 ottobre 1943 (ACTA n. 81) il ripiegato dall'Albania Btg.Irpino viene aggregato alla 181. ID (Hermann Fischer), Unità inquadrata nella II Panzer Armee (Lothar Rendulic). Insieme ad altri sei Battaglioni autonomi della MVSN di stanza tra Albania e Montenegro, Dalmazia e Croazia, rimane a presidiare quei territori adriatici con il primario intento di difenderli da sbarchi nemici.

Il 9 febbraio 1944, giorno del giuramento in RSI di tutti i Reparti dell' Esercito Nazionale Repubblicano, i resti di questi fedeli Battaglioni prestano giuramento collettivo alla Repubblica Sociale Italiana e all'alleato germanico (ACTA n.81). 

Entro il 25 luglio 1944 tutti i Battaglioni di CC.NN. della Balcania vengono incorporati della GNR. Nessuno di essi avrà un effettivo impiego a difesa del territorio della RSI, neppure i nuclei di alcuni di essi che con difficoltà rimpatriano negli ultimi mesi di guerra.

documento B

L'11 dicembre 1943 il CXLIV Irpino subisce un attacco aereo di bombardieri nemici in ripetute ondate che semidistrugge il Battaglione dislocato tra Sveti Stefan sul Mar Adriatico e Virpizar presso il Lago Scutari, ma in prevalenza a Brčeli (doc. B) anche a protezione di depositi di munizioni. 


Ad effettuarlo, dopo segnalata presenza di queste CC.NN. da parte jugoslava, sono bimotori B 25 Mitchell per attacchi al suolo del XII Comando Aereo Tattico britannico, partiti dall'aeroporto di Malta.

Il CXLIV Btg. subisce perdite tali, compresi feriti e dispersi, da non poter mantenere la propria struttura operativa. Per doverosa Memoria, dimenticati dall'Italietta e spesso dichiarati per tornaconto elettoralistico presunti morti in prigionia tedesca, in accordo con le Famiglie che sempre anelano all'erogazione della pensione di guerra che però spetta, 

elenchiamo cinquanta di questi Caduti a disdoro della criminale strage britannica.

Balkan Air Forces

Il 27 maggio 1944 la RAF, per meglio affiancare ogni terroristico bombardamento della 15esima Forza Aerea americana su Zara (cinquantuno attacchi dal 2 novembre 1943 al 31 ottobre 1944) istituisce con bombardieri anche regi e sudafricani, la Balkan Air Forces per compiere incursioni intimidatorie su territori adriatici presidiati da italiani da Trieste a Pola, dal Quarnaro fino in Dalmazia e in Albania.

medAGLIA IRPINA

Nota (1) La 144. Legione da montagna Irpinia con sede in Avellino e che incorporava molte Camicie Nere della Sicilia e della Puglia mobilitò il proprio CCXLIV Battaglione Avellino durante la Campagna in Africa Orientale 1935­-1936. Alle dipendenze dal 27 aprile 1936 della 7° Divisione speciale Cirene, avente la sede del comando a Bengasi e poi a Tobruk, ed inquadrato nella 119. Legione CC.NN. di Frosinone, il CCXLIV Battaglione agli ordini di Umberto Benedettini rimase di presidio in Cirenaica dove eseguì anche opere di fortificazione in sperdute zone desertiche o costiere.

Riportiamo i nomi di alcuni Eroi, Caduti in quel maledetto 11 dicembre 1943

Solo in su la vetta ho posa e solo con la memoria ho pace.

Allocca Sebastiano, Brusciano 2.9.15; 

Amato Emrico, San Martino V.C. 27.5.06; 

Anzalone Angelo, Sturno;

Bari Stefano, Bari 16.6.23; 

Borea Luigi, Manocalzati 11.3.08, 

Bruno Marco, Manocalzati 7.1.06; 

Carbone Giuseppe, Porto Empedocle 10.4.11; 

Caso Michele, Ariano Irpino 20.12.10, 

Cirino Stefano, Serino 22.5.10; 

Colucci Felice, Pietrastormina 20.10.09; 

Costa Angelo, Caltanissetta 3.1.11; 

D'Amico Giuseppe, Valguarnera C. 6.1.07; 

D'Apice Dionisio, Savignano Irpino 10.7.11; 

De Falco Gaetano, Benevento 27.5.14; 

De Feo Francesco, Castelvetere/Calore 5.4.12; 

De Gruttula Angelo, Ariano Irpino 13.6.14; 

De Luca Salvatore, Grottaminarda 18.12.13; 

Del Vecchio Vincenzo, Zungoli 25.12.10; 

De Vito Vincenzo, Bonito 26.8.06; 

Di Biagio Armando, Sonnino 8.1.14; 

Fabbri Nino, Ficarolo 10.3.09; 

Gentilella Leone, Calabritto 26.8.12; 

Giella Pellegrino, Torino 29.4.07; 

Graziano Gabriele, Ariano Irpino 28.8.11; 

Guerriero Nunzio, Capriglia Irpina 13.6.10, 

Iammarone Raffaello, Ariano Irpino 1.10.14; 

Iandoli Andrea, Avellino 17.3.14; 

Laddaga Angelo, Gravina di Puglia 3.3.12;

Maccarone Pietro, Adrano 23.5.05; 

Maffei Filistrato, San Martino V.C. 14.4.44; 

Maglione Luigi, Savignano Irpino 30.1.14;

Manzo Giuseppe, Avellino 23.8.09; 

Miele Giovanbattista, Cervinara 28.8.10; 

Pagnozzi Leopoldo, Pannarano 12.12.06; 

Pellegrino Antonio, Greci 23.8.16; 

Pelosi Antonio, Monteverde 31.2.09; 

Piccolo Michele, Cervinara 21.7.14; 

Planelli Emanuele, Bitonto 10.10.01;

Reale Martino, S.U.A. 6.7.09; 

Ricci Giovanni, Altavilla Irpina 6.2.08;

Rosa Angelo, Conza della Campania 21.8.07; 

Sabatini Annibale, Villa Santa Maria 10.6.07; 

Scala Mario, Mirabella Eclano 14.5.07; 

Scalavino Giovanni, Palermo 1.3.07; 

Sebastiano Antonio, Ariano Irpino 5.2.08;

Sfortunio Giuseppe, Forino, 14.2.07; 

Trevisonno Francesco, Benevento 28.2.08; 

Vezzali Ugo, Argentina 5.11.09; 

Venditti Giuseppe, Sesto Campano 18.6.18 e 

Zolli Guerrino, Udine 27.1.10

Per dire la Vostra, contattateci all'indirizzo di posta elettronica caudiumpatrianostra@gmail.com oppure tramite Twitter @SchiaffoLo

immagini tratte dalla rete

sabato 19 giugno 2021

Gigi Marzullo intervista Moana Pozzi (Integrale)

Gigi Marzullo intervista Moana Pozzi 

Il noto giornalista Irpino intervistò la mitica Moana Pozzi, un'attrice famosa soprattutto per il suo pensiero. Una rara intervista sulla sua vita privata e sulle sue esperienze nel mondo dello spettacolo, capace di sconvolgere l'Italietta borghese.

ULTIMA FRONTIERA - Sogneremo ancora (2008)

Ultima Frontiera - Sogneremo ancora


Gruppo: Ultima Frontiera

Brano: Sogneremo ancora

album: Arditi Sentieri

Anno: 2008

 

LE FORCHE CAUDINE? NON ESISTONO! Esplode una polemica internazionale tra gli storici | CAUDIUM

Giovanni Byron Kuhner è l'ex presidente del North American Institute of Living Latin Studies (SALVI) ed editore di In Medias Res, la prestigiosa rivista umanistica "per gli amanti dei classici" che analizza meticolosamente la letteratura, la lingua e la cultura classica. I Latinisti d'Oltreoceano hanno una sede a Nuova York, ma interagiscono tutti i giorni con Italia, Francia, Grecia ed il resto degli Stati Uniti. In un articolo dell'8 settembre 2020, data infausta, il classicista Kuhner ha ufficialmente affermato che:

There Are No Caudine Forks. A New Solution To A Classical Problem!

Non ci sono forchette caudine. Una nuova soluzione a un problema classico!

In Italiano la traduzione maccheronica denota, forse, un sottile sarcasmo e spinge a sorridere. In ogni caso, la tesi del prof. Gionni ha catapultato la nostra Valle Caudina al centro di una discussione tra storici di calibro internazionale. Lo studioso a stelle e strisce, addirittura, sostiene che le Forche Caudine non siano mai esistite, ma apparterrebbero alla geografia simbolica di Tito Livio, figlia della mitologia greca. Paesaggi idealizzati che fanno da sfondo ad episodi, riti o eventi essenziali per tramandare tradizioni, filosofie e perle di saggezza.

les fourches caudines

La Battaglia delle Forche Caudine torna alla ribalta mondiale con uno schiaffo storico diretto alla Nuova Caudium, lanciato dagli Stati Uniti d'America e che riportiamo integralmente per le lettrici ed i lettori de Lo Schiaffo 321.

Buona lettura e buono scontro culturale.



Non esistono le Forche Caudine!

Nel nono libro dell'Ab Urbe Condita, Livio descrive l'evento più memorabile nella storia delle guerre Sannitiche, nonché uno dei disastri più importanti della storia militare Romana: 

la battaglia delle Forche Caudine (321 a.C.)

Lo stesso Livio nel libro precedente si era lamentato, scrivendo delle guerre sannitiche, che non vi fossero autori contemporanei di questi eventi con qualche attendibilità 

(Nec quisquam aequalis temporibus illis scriptor exstat, quo satis certo auctore stetur), e che la testimonianza storica fosse stata reso inutile (vitiatam memoriam… reor) a causa delle famiglie romane che cercavano di lucidare la loro reputazione. La Battaglia delle Forche Caudine è uno dei casi più interessanti. 

Gli storici seri concordano sul fatto che la versione di Livio - in cui i Romani tesero un'imboscata in un luogo così tatticamente svantaggioso che si arrendono senza una battaglia - non rappresenti ciò che è realmente accaduto. Non solo, il buon senso suggerirebbe che almeno alcuni combattimenti abbiano avuto luogo e Cicerone lo dice in entrambi i suoi avvisi dell'evento. 

Marco Tullio Cicerone

Nel De Officiis (3.109) descrive i consoli che chiedono la pace cum male pugnatum apud Caudium esset ; nel De Senectute (41) li descrive come Caudino proelio superati, che indica contesa.

Spiegare come la memoria storica sia stata viziata nel caso della versione di Livio è tortuoso, ma non impossibile: sia il posizionamento tattico che la resa sono responsabilità dei comandanti e in questo caso la versione di Livio sembra voler assolvere il soldato romano, addebitando tutta la colpa sui capi, che furono mandati dai Sanniti quando il Senato Romano rifiutò i termini e restituirono i soldati liberati ai ranghi di battaglia.

Ma c'è un ulteriore mistero nella storia. Livio offre una descrizione piuttosto insistente e piuttosto notevole delle Forche Caudine, ossia l'ambientazione della battaglia/resa

Sfortunatamente, nonostante un po' di ricerche, nessuno è stato in grado di individuare un luogo che corrisponda alla descrizione. 

Cosa sta succedendo qui? Perché uno storico dovrebbe dare una descrizione dettagliata di un luogo che non esiste? 

I commentatori e gli studiosi hanno tutti fornito suggerimenti, ma i loro suggerimenti variano in qualche modo perché nessuno sembra avere un argomento convincente per spiegare ciò che sta accadendo nel testo di Livio. Penso di avere una soluzione migliore. Diamo subito un'occhiata alla descrizione che ci offre Livio:

Duae ad Luceriam ferebant viae, altera praeter oram superi maris, patens apertaque sed quanto tutior tanto fere longior, altera per Furculas Caudinas, brevior; sed ita natus locus est: saltus duo alti angusti silvosique sunt montibus circa perpetuis inter se iuncti; iacet inter eos satis patens clausus in medio campus herbidus aquosusque, per quem medium iter est; sed antequam venias ad eum, intrandae primae angustiae sunt, et aut eadem qua te insinuaveris retro via repetenda aut, si ire porro pergas, per alium saltum artiorem impeditioremque, evadendum.

Due strade portavano a Lucera, la prima lungo la costa adriatica, pianeggiante e senza ostacoli, ma come era la più sicura, così era anche la più lunga. L'altro attraverso le Forche Caudine - più corto. Ma il luogo è così: due passi di montagna, alti, stretti e boscosi, sono uniti da una catena di montagne senza interruzioni tra loro; tra questi passi c'è una pianura chiusa, abbastanza piatta, erbosa e ben irrigata, attraverso la quale passa il percorso. Ma prima di arrivare alla pianura, devi entrare nella prima gola, e devi o partire per la stessa strada che hai attraversato, oppure, se prosegui dritto, devi uscire per l'altro passo, ancora più stretto e difficile. (9.2)

tutte le vie portano a roma

Quali sono le vie di cui Livius parla? Il primo è l'antico percorso che attraversa la penisola, 136 miglia da Ostia ad Aternum sull'Adriatico, poi (306 aC?) chiamato Via Tiburtina e Via Valeria, passando per Roma e Tivoli; da Aternum dista altre 80 miglia lungo la costa fino a Lucera

Questo percorso non ha mai veramente avuto seguaci; l'attraversamento della Penisola comporta un giro piuttosto approfondito dell'Abruzzo (si avvicina abbastanza alla città natale di Ovidio di Sulmona) e una volta usciti dalle montagne passa per una zona sottopopolata: la sponda adriatica a nord e ad ovest di Lucera non ha mai visto lo stesso grado di sviluppo come altre parti dell'Italia antica

Il secondo percorso è quello preferito dagli antichi. Da Roma a Beneventum lungo quella che sarebbe diventata la Via Appia e da Beneventum ad est e leggermente a nord lungo quella che sarebbe poi stata la Via Appia Traiana. Nasce dall'Appennino nei pressi di un paese chiamato Troia, non lontano da Lucera. Livio dice che l'esercito romano sta seguendo quest'ultima strada, passando proprio per il Sannio.

tito livio

Tornando a Livio:

In eum campum via alia per cavam rupem Romani demisso agmine cum ad alias angustias protinus pergerent, saeptas deiectu arborum saxorumque ingentium obiacente mole invenere. Cum fraus hostilis apparuisset, praesidium etiam in summo saltu conspicitur. Citati inde retro qua venerant pergunt repetere viam; eam quoque clausam sua obice armisque inveniunt.

Mentre i Romani procedevano su una strada [la strada nella Valle chiusa] fuori formazione, attraverso una gola concava direttamente nella pianura fino all'altra gola, trovarono la gola bloccata da alberi abbattuti e un muro ostruente di enormi rocce. Quando lo stratagemma del nemico fu chiaro, viene avvistata anche una guarnigione in testa al passo. Con passo accelerato tornano da dove sono venuti; la trovano bloccata dalla sua stessa barriera e dai soldati. (9.2)


Quindi la geografia della battaglia è la seguente: i Sanniti hanno occupato i due estremi di una Valle, entrambe posizioni sicure, mentre i Romani sono presi nel mezzo, che è una posizione svantaggiosa. Infatti, Livio sostiene che la posizione fosse così svantaggiosa che i Romani non tentarono mai di combattere, ragionando con se stessi in questo modo:

Quo aut qua eamus? Num montes moliri sede sua paramus? Dum haec imminebant iuga, qua tu ad hostem venias? Armati inermes, fortes ignavi, pariter omnes capti atque victi sumus. Ne ferrum quidem ad bene moriendum oblaturus est hostis; seden bellum conficiet.

Dove andremo? E come ci arriveremo? Non cercheremo di spostare le montagne dai loro posti, vero? Finché queste creste incomberanno su di noi, come farai a raggiungere il nemico? Armati e disarmati, i coraggiosi, i codardi, siamo tutti ugualmente catturati e vinti. Il nemico non offrirà nemmeno la sua spada così possiamo morire come si deve; finirà la guerra stando seduto. (9.2)

campo di battaglia

Questo è, secondo Livio, ciò che accadde: i Sanniti lasciarono semplicemente che l'esercito romano intrappolato si sedesse nella Valle chiusa. L'esercito Romano capitolò senza combattere.

Il problema, come ho notato, è che non c'è posto sul terreno che corrisponda a questa descrizione. Il tracciato della Via Appia - e Livio dice che l'esercito romano seguiva uno dei percorsi standard - non presentava valichi che potevano essere bloccati così rapidamente ed efficacemente da intrappolare un intero esercito Romano (che era in grado di tendere assedio a città murate le cui fortificazioni erano molto più formidabili di qualsiasi cosa che potesse essere eretta in poche ore). 

Il passo di montagna tra la Campania e il Sannio, vicino alla città di Arpaia, è il luogo tradizionale della battaglia (vi è persino un villaggio italiano chiamato Forchia) e il defunto Nicola Horsfall, uno studioso che si interessò molto alla topografia nella storia romana, mette lì la battaglia anche se nota che c'è solo un passo di montagna, non due e quel passo ha un pendio dolce e non è mai meno di un terzo di miglio. 

accerchiati

Un esercito potrebbe bloccarlo e trattenerlo, ma difficilmente potrebbe intrappolare qualcuno lì: un esercito in avvicinamento potrebbe scegliere di tentare di prendere d'assalto il passo o aggirare attraverso una qualsiasi delle vie secondarie esistenti nella Valle Caudina.


Stefano P. Oakley (nella foto con la cravatta gialla), nel suo commento alla seconda pentade di Livio (2005), offre la sintesi scientifica di questo passaggio:

«Il vero problema del valico tra Arienzo e Arpaia è che non è facile vedere come i Sanniti avrebbero potuto bloccare l'uscita occidentale [l'accesso da Roma], soprattutto quando i Romani l'avevano appena attraversata. Ci si potrebbe chiedere perché i Romani non si siano lanciati lungo il dolce pendio e non siano fuggiti. Perché in nessun punto le colline si restringono veramente in quelle che potrebbero essere chiamate angustiae».

In effetti, se la narrativa di Livio fosse presa sul serio, questo sarebbe il principale problema topografico irrisolto delle Forche Caudine. È difficile, però, vedere come il racconto di Livio (e in particolare lo sconcertante blocco dell'uscita da cui erano appena passati i romani) possa essere del tutto attendibile, e 

la probabilità che le Forche Caudine si trovassero tra Arienzo e Arpaia è uno dei fattori che mettono in dubbio la storia tradizionale che i Romani furono circondati nel passo.

Quindi, se la versione di Livio non si basa su fatti militari - se i Romani non sono mai stati effettivamente catturati in una pianura tra due passi di montagna - cosa sta facendo Livio? 

guerrieri caudini

Ecco la risposta di Oakley:

«Livio, come la maggior parte degli scrittori del suo tempo, era addestrato alla retorica e la pratica nella descrizione scenica era una parte precoce e importante di questa formazione. La retorica richiedeva che le descrizioni fossero "plausibili". Gli scrittori moderni spesso lottano per la plausibilità, producendo una serie di dettagli apparentemente unici per il luogo o il fenomeno descritto; ma gli antichi preferivano usare idee standard e stereotipate, conformi alle aspettative generali dei loro lettori, che variavano per raggiungere una certa misura di originalità ed individualità. 

Pertanto gli scrittori latini tendono a descrivere in modo stilizzato e letterario, piuttosto che registrare accuratamente tutto ciò che hanno osservato con i propri occhi.

Prosegue elencando quattro aspetti della descrizione che trova stereotipati e stilizzati: 

  1. un valico formato da montagne e boschi;
  2. l'aggettivo “cava” riferito al sito;
  3. “una vasta pianura circondata da colline è uno stereotipo”;
  4. acqua corrente ed erba.

Anche Oakley riconosce che questi costituiscono un argomento piuttosto sottile: boschi, montagne, cavità, pianure, erba, acqua corrente, colline, sono caratteristiche fondamentali del paesaggio Mediterraneo, non prove di formazione retorica.

Apparendo di per sé nessuna di queste caratteristiche avrebbe molto significato: ad esempio, sebbene l'erba verde e l'acqua corrente siano caratteristiche del locus amoenus, spesso si trovano naturalmente in Italia e in Grecia. Tutto sommato, esse evidenziano che Livio abbia composto liberamente questa descrizione secondo i canoni letterari del tempo.

Il problema di questo ragionamento è che questa descrizione non è stereotipata: è in tutto e per tutto basata su “dettagli unici del luogo o del fenomeno che si sta descrivendo”. Abbiamo una sequenza di passo stretto – valle erbosa chiusa – passo stretto

Non c'è nessun altro posto simile in tutta la letteratura. La sua unicità è proprio il motivo per cui non può essere localizzato su una mappa. E per di più, la natura unica del sito è la principale, determinante, causa dell'esito della battaglia.

La conclusione di Horsfall nel suo articolo, "The Caudine Forks: Topography and Illusion", è che leggere il resoconto di Livy come effettivo, in senso militare, è "abbastanza infruttuoso". Ma i suoi vari suggerimenti mostrano che non ha una risposta particolare al problema del perché questa descrizione sia così errata. Suggerisce, come fa Oakley, che potremmo aver bisogno di "accreditare la fertile immaginazione dell'autore con dettagli topografici"; afferma anche che Livio, quando si tratta di geografia, è "prigioniero dell'ignoranza e delle convenzioni". Suggerisce, inoltre, una contaminazione letteraria, anche se non trova parallelismi particolarmente degni di nota:

«Resta da suggerire che l'immaginazione di Livio potrebbe a questo punto anche deviare verso Oriente; certamente è esercitato dalla simultaneità della Seconda guerra sannitica con le campagne di Alessandro ed il sincronismo suscita contaminazioni. In altre parole, forse, c'è una storia greca ispiratrice e sconosciuta. Essere stato catturato tra due passi di montagna è una trama basata su quel modello».

Ma c'è una risposta migliore di tutte queste. La chiave interpretativa si trova nel seguito della cattura iniziale. Una volta intrappolati i Romani, il generale Sannita Gaio Ponzio è sopraffatto dalla sua fortuna. Si sente incerto sul lasciare che i Romani, intrappolati nel passo, muoiano sia per fame, sia per il massacro; e così manda a consigliare suo padre, Erennio Ponzio, stimato come il più saggio dei Sanniti:

Is ubi accepit ad Furculas Caudinas inter duos saltus clausos esse exercitus Romanos, consultus ab nuntio filii censuit omnes inde quam primum inviolatos demittendos.

Quando l'uomo ebbe udito che gli eserciti Romani erano intrappolati tra due passi alle Forche Caudine, su domanda del messaggero di suo figlio dichiarò che tutti i Romani dovevano essere liberati subito senza subire danni.

Questa sorta di clemenza sembrava un'opinione così militarmente infondata che i Sanniti inviarono altri messaggeri una seconda volta da Erennio, il quale rispose con un nuovo consiglio: uccidere ogni singolo uomo del passo. Erennio è stato poi portato di persona sul luogo, dove spiega il suo ragionamento:

Priore se consilio, quod optimum duceret, cum potentissimo populo per ingens beneficium perpetuam firmare pacem amicitiamque; altero consilio in multas aetates, quibus amissis duobus exercitibus haud facile receptura vires Romana res esset, bellum differre; tertium nullum consilium esse.

Con il suo primo piano, che riteneva il migliore, avrebbero stabilito la pace e l'amicizia con una nazione molto potente, facendo loro una grande opera buona; col suo secondo piano avrebbero rimandato la guerra per molte generazioni, durante le quali la Repubblica Romana difficilmente avrebbe riacquistato le sue forze dopo la perdita di due interi eserciti; non c'era un terzo piano. (9.3)

Nessuno dei suoi piani viene accettato e i Sanniti decidono una via di mezzo: disarmano i Romani, li umiliano facendoli passare sotto il giogo, estorcono la promessa che i Romani abbandoneranno le loro colonie in territorio sannitico e rimandano i Romani a casa, considerando la guerra finita. 

Il Senato romano finisce per abiurare il trattato negoziato dai Consoli, riarmare le sue truppe e sconfiggere i Sanniti in una successiva battaglia. I Sanniti avevano sprecato l'occasione scegliendo una via di mezzo.

senato romano

In sintesi: 

il generale chiede consiglio. Gli viene detto di essere esageratamente generoso con il suo nemico; Gaio Ponzio rifiuta il suggerimento; Erenzio, poi, consiglia di essere spietatamente omicida, ma Gaio rifiuta anche quello. Quindi crea un approccio ibrido, che finisce per portare disastri sulla sua gente. 

Cosa abbiamo qui? Abbiamo una lezione moralizzante sui pericoli della moderazione. Erennio sostenne entrambi gli estremi: o sopraffare il nemico con generosità o essere assolutamente spietato; altrimenti c'è tertium nullum consilium. 

Questa è una lezione molto insolita del mondo antico, che in generale apprezzava la moderazione; ma in guerra come in altre cose, ci sono situazioni in cui le opzioni sicure sono solo quelle estreme; essere nel mezzo è l'opzione peggiore di tutte. 

I Caudini occupano i due punti estremi della Valle e sono salvi. I Romani sono presi nel mezzo, che significa perdere. I Caudini fanno uscire i Romani e prendono loro stessi una posizione di mezzo, il che porta su di loro un altrettanto disastro. 

I due disastri si annullano e alla fine i Romani sono nella posizione di partenza: favoriti per battere i Caudini e diventare padroni dell'Italia.

Come ci si potrebbe aspettare, Machiavelli, nei suoi Discorsi sui primi dieci libri di Tito Livio, ha colto perfettamente la morale della favola:

«Ma con la massima cura dovremmo evitare, come di tutte le cose più perniciose, le mezze misure che seguirono i Sanniti quando fecero rinchiudere i Romani nelle Forche Caudine e non ascoltiamo i consigli del vecchio che esortava o mandassero via i loro prigionieri con ogni onorevole attenzione, oppure li mettessero tutti a morte; ma adottò una via di mezzo e dopo averli disarmati, fatti passare sotto il giogo, lasciò che se ne andassero subito disonorati e adirati. E non molto tempo dopo, scoprirono con loro dispiacere che l'avvertimento del vecchio era vero e che il corso che avevano scelto era disastroso».

Machiavelli non si accorse particolarmente che la geografia della storia era stata progettata per insegnare la stessa lezione, ma per quanto ne so, nessuno se ne era accorto fino ad ora. 

Come pezzo di geografia, le Forche Caudine appartengono alla Montagna del Purgatorio di Dante, allo Slough dello sconforto di Bunyan o all'Ogigia di Ulisse: questi sono luoghi simbolici che hanno un significato morale piuttosto che geografico. Essere catturati nelle Forche Caudine significa aver scelto una via di mezzo quando solo gli estremi sono sicuri.

"Ercole al bivio" di Donato Hunerbeim (1595)

Forse l'esempio migliore - e classico - è Hercules' Crossroads Il bivio di Ercole. Senofonte in Memorabilia 2.1 dice che Socrate ha citato la storia di Prodico - e sì, le origini del racconto sono quindi un po' oscure - quando Ercole nella sua giovinezza viene avvicinato da due donne, chiamate Virtù e Vizio (per essere onesti, lei sostiene che il suo nome fosse “Felicità”, ma gli odiatori (οἱ δὲ μισοῦντές) la chiamavano Vizio). La forma italica del culto dell'eroe greco Eracle si chiedeva se dovesse scegliere la via della virtù (δι᾽ ἀρετῆς ὁδὸν) o del vizio (κακίας). 

vizi e virtù visti da giotto 

Nella prima versione che abbiamo della storia, c'è pochissima geografia coinvolta: 

le due donne potrebbero semplicemente chiedergli di decidere come nel Giudizio di Paride e la "via della virtù" potrebbe essere nient'altro che una metafora. 

La parola “bivio” non compare mai. Allo stesso modo in Cicerone traduce virtualmente le parole di Senofonte nel De Officiis, però il tutto è piuttosto astratto. Ma al tempo di Lattanzio (Divinae Institutiones 6.3, che vale la pena leggere nella sua interezza) apprendiamo che la nozione di "bivio" è presente e che i filosofi insegnano abitualmente che il bivio somigliava alla lettera ipsilon (Y). 

Al tempo di Petrarca, Dürer ed altri. la dimensione spaziale della storia è stabilita ed è proverbiale “Hercules ad bivium”. Diventerebbe un soggetto prediletto moòto elaborato per l'arte occidentale.

Il passo di Arpaia, dove va la Via Appia. Si può vedere la sua somiglianza con una furca, che ai romani sembrava una Y.

Quello che vediamo nella storia di Caudine Forks è una topografia simbolica completata. È interessante notare che anche la parola latina furca si riferisce (tipicamente; alcuni lessicografi dicono esclusivamente) a un oggetto con due rebbi, come la lingua di un serpente. In altre parole, assomiglia proprio a un upsilon (Y), la stessa immagine di scelta morale usata con Ercole

Si presume che il motivo per cui un passo di montagna potrebbe essere chiamato furca è perché i passi di montagna assomigliano anche alla lettera Y, poiché si passa attraverso la terra di mezzo bassa con altezze a sinistra e a destra. Le somiglianze sono piuttosto sorprendenti. Ma a differenza della storia di Ercole, il simbolismo non ha mai preso piede. 

Le Forche Caudine dovrebbero probabilmente essere concepite come una topografia simbolica che non ha mai raggiunto lo status proverbiale e avrebbe potuto diventare proverbiale (essere ad Furculas Caudinas, dove devi scegliere uno dei due estremi, ma non una via di mezzo) - la storia è davvero molto brava a trasmettere il pericolo della via di mezzo - ma non è mai successo prima.

Come è arrivata a Livio questa topografia moralizzante? L'ha "composta liberamente", come suggerisce Oakley? 

Ne dubito, perché non è tipico del metodo di Livio. Qualche fabulizzatore storicizzante antecedente a Livio probabilmente ha vestito la storia delle Forche Caudine come una lezione oggettiva anti-moderazione, combinando l'intuizione di Machiavelli con l'immaginazione topografica di Dante. Livio probabilmente ha trovato questa versione e con il suo solito occhio per il romantico e il moralmente prezioso, l'ha preferita a qualsiasi versione più secca, più fattuale e meno significativa che potesse aver avuto a sua disposizione. Può contenere un nocciolo di verità storica: 

i Sanniti, dopo una grande vittoria, potrebbero aver gettato tutto alle ortiche a causa del loro trattamento moderato dei vinti. Quel nucleo è stato preso da uno scrittore fantasioso e allestito come una favola anti-via-media, con tanto di geografia favolosa.

Da parte mia sono contento che Livio abbia conservato per noi questa versione, anche se gli storici hanno sbattuto la testa cercando di farne la storia. Si legge bene, e l'ho usato con gli studenti, chiedendo loro di spiegare qui la geografia simbolica di Livio, che tutti loro possono vedere non appena vengono indirizzati a cercarla. 

Lo considero una formazione preziosa nella lettura di paesaggi immaginari e un'eccellente lezione su come funziona la mitologia tipicamente Romana. Come tutti sanno, i Romani presero gran parte della loro ispirazione narrativa religiosa dai Greci; 

ma ciò che spesso manca agli studenti (e apparentemente anche agli studiosi) è quanto materiale mitologico sia nascosto sotto le spoglie della storia Romana. Anche gli eventi di fatto iniziano ad assumere elementi mitici se si ritiene che abbiano un significato.

La morte prematura di Alessandro o l'affondamento del Titanic sono buoni esempi di fatti con una dimensione mitica - e la storia Romana abbonda di tali esempi. Molti altri miti sono fondati sulla pura finzione, eppure sono rimasti bloccati negli annali e presi per fatti reali. 

Mi fiderei dei dettagli di questa storia non più di quanto mi fiderei che un uomo di nome Ercole sia stato effettivamente avvicinato da due donne di nome Virtù e Vizio. 

Ma la dimensione mitica eleva la narrativa e la rende un soggetto adatto per la riflessione. È interessante pensare alle situazioni in cui la moderazione, quella virtù più plausibile, diventa un vizio autodistruttivo. Questo è il tipo di domanda su cui puoi riflettere con Livio e Plutarco ed è per questo che a volte sono letture migliori rispetto a cronisti più sobri. Ed è per questo che dovremmo stare attenti a non essere troppo ansiosi di fare la storia - tanto meno la cartografia - degli storici Romani.

Giovanni Byron Kuhner

Riflessioni

L'articolo di Giovanni Byron Kuhner ha fatto il giro del mondo accademico internazionale. Abbiamo trovato lo stesso pezzo tradotto e pubblicato da altre riviste di settore. Secondo alcuni storici revisionisti le Forche Caudine sarebbero esclusivamente simboliche, più o meno come l'Unione dei Comuni Caudini, ossia l'ectoplasma amministrativo e politico che non ha interesse a riscoprire e difendere, davvero, la Storia della Valle Caudina

Perché?!

Per dire la Vostra, contattateci all'indirizzo di posta elettronica caudiumpatrianostra@gmail.com oppure tramite Twitter @SchiaffoLo


immagini tratte dalla rete,
In copertina Marco Carlo Gabriel Gleyre, “Les Romains Passant Sous Le Joug” (1858; Musee Cantonal des Beaux-Arts de Lausanne); 


"Il Commissario del Duce e Rino Gaetano": l'interrogazione sulla morte del cantautore | INTERVISTA

 

"Il Commissario del Duce e Rino Gaetano":
l'interrogazione sulla morte del cantautore

 Intervista a Federico Mollicone" realizzata da Lanfranco Palazzolo con Federico Mollicone (deputato, Fratelli d'Italia) registrata mercoledì 2 giugno 2021 alle ore 12 su Radio Radicale.



venerdì 18 giugno 2021

AMICI DEL VENTO - Gatto nero (1995)

 Amici del vento - Gatto nero

Artista: Amici del vento

Brano: Gatto nero

Album: Progressista Rap

Anno: 1995

CHI ERANO I SANNITI? | Documentario (2021)

CHI ERANO I SANNITI?

Probabilmente il popolo Osco-Umbro più famoso in assoluto, i Sanniti vengono ricordati per la loro strenua lotta contro Roma, partendo dalle Guerre Sannitiche, poi durante la guerra di Pirro, fino a giungere alla Guerra Sociale.

Forse fu proprio il conflitto protratto con i Romani a trasformare la realtà di questa rude gente sabellica delle montagne, fino a tramutarla in una potente confederazione in grado di ambire al controllo dell'Italia Centro-Meridionale, e a distanza di due secoli dalla conclusione delle Guerre Sannitiche ancora in grado di teorizzare per l'Italia un modello federale antitetico a quello romano.

A cura di Gioal Canestrelli

Istituto di Archeologia Sperimentale "Fianna ap Palug" di Verona


BIBLIOGRAFIA CONSIGLIATA:

E.T. Salmon, "Il Sannio e i Sanniti"

G. Tagliamonte, "I Sanniti. Caudini, Irpini, Pentri, Carricini, Frentani"

CERVINARA fra 1700 e 1800 | Prima parte

CERVINARA NEL 1753

L’arrivo dei Francesi significò l’abolizione della feudalità, delle Università e la nascita del Municipio, con degli Eletti ed un sindaco alla guida dell’amministrazione. Non mancarono le liti presso la Commissione feudale tra ex feudatario, Comune e privati cittadini per il pagamento di tasse e diritti spesso finiti in disuso.

Ritornati i Borboni, anche i cittadini di Cervinara si sentirono in dovere di partecipare ai moti del 1820-21 e a quelli del 1848, dando un valido contributo all’Unità d’Italia. 

Un servizio alla giusta causa offerto anche dopo, per la cattura delle più tremende bande guidate dai briganti Cipriano La Gala, Andrea Masi e Tommaso Romano che per molti anni avevano saccheggiato e depredato l’intera Valle Caudina.

Il paese era cresciuto, culturalmente e praticamente, divenendo capoluogo di Circondario della provincia di Avellino e arrivando a contare, a metà del 1800, oltre 7500 abitanti, fino a raggiungere numero 9.000 verso la fine del secolo scorso. Che cosa abbiano fatto i Consiglieri Provinciali del Mandamento di Cervinara, del quale Cervinara faceva parte, che si sono succeduti dal 1861 al 1901, è difficile dirlo. Sappiamo però che anche Cervinara era tenuto in considerazione dall’avvocato Giovanni Finelli (1861-62), da Alessandro Campanile Cocozza (1862-67), dal cavalier Francesco Del Balzo (1867-71) e dal barone Girolamo Del Balzo (1871-1901).

Molte le mini industrie artigianali di fine ottocento, come quelle rappresentata da Salvatore Cioffi di Pasquale e da altri negozianti vari. Ma vediamo nei particolari gli abitanti di Cervinara che esercitavano arti e professioni. Negozianti di cereali erano Pietrantonio e Raffaele Cioffi fu SigismondoOnofrio Cioffi fu LorenzoAndrea Caporaso fu SaverioRaffaele Cioffi fu DomenicoIsidoro e Giuseppe Cioffi di OnofrioMichele de Dona fu OrazioMarco de Dona fu GiovanniFrancesco Lanzillo fu AntonioAntonio Lanzillo fu Francesco e Pasquale Pitaniello fu Carmine.

Facevano parte della categoria dei negozianti di stoffe Antonio e Giacomo Cincotti fu Giuseppe. Negozianti di vino (venduto anche nella cantina di Antonio Cantone fu Pietro) erano Raffaele Milanese fu Angelandrea Saverio Marro fu Pietro; la neve, pigiata a ghiaccio nelle fosse montane, era invece una specialità di Pasquale Clemente fu Domenico che, dopo averla nascosta sotto le foglie per tutto l’inverno, aspettava i giorni più caldi per rivenderla ai caffè e alle gelaterie del napoletano, oltre che a quelle della Valle Caudina e alla caffetteria cervinarese di Felice Cincotti fu Giuseppe; il sensale autorizzato per situazioni varie era Giuseppe Cioffi fu Domenico.

Diversi i negozianti di legnami, come Filippo Ceccarelli fu Michele e Fortunato Ceccarelli fu Felice che, dopo aver disboscato le montagne lavoravano il legno in maniera artigianale; ricordiamo anche altri venditori come Pasquale Cioffi fu GregorioLuciano De Maria fu FelicePasquale Fierro fu GiuseppeFrancesco Iglio fu AngeloPasquale Miele fu CarmineGiovanni Pagnozzi fu Antonio e Luigi Ricci fu Arcangelo.

Tanti volti, tante storie, tanti mestieri, come l’appaltatore di opere di fabbrica Antonio Bianco fu Stefano, il negozio di formaggi di Andrea Taddeo fu Domenico e l’industria agraria di Nicola Tangredi di Giuseppe. Altre aziende agricole erano quelle di Giovanni de Gregorio fu Vincenzo, Luigi Lengua fu Nicola, Luigi, Nicola e Pasquale Marchese fu Gennaro, Luigi Iacchetta fu Giuseppe, Orazio e Gennaro d’Onofrio fu Giovanni, Stefano Casale di Giuseppe, Raffaele Niro fu Domenico.

Mugnaio del paese era Alessandro Cioffi fu Pasquale; Michele Schettini fu Domenico, il farmacista. Vi erano inoltre Antonio de Maria fu Felice col negozio di coloniali, Pasquale Iacchetta fu Nicola col negozio di spiriti, Francesco Mignuolo fu Pasquale, negoziante di frutti, e Giuseppe Pitaniello di Pasquale, col magazzino di cuoiami.

Di Cervinara conosciamo i nomi degli esercenti l’arte salutare che, nel 1880, risultano essere medici cerusici originari del posto: Gaspare Cecere fu Francesco, Luigi Girardi fu Vincenzo, Clemente Mercaldo fu Francesco, Giambattista De Bellis fu Bernardo, Vincenzo Cecere fu Gaspare, quest’ultimo laureatosi presso la Real Università di Napoli, tra il 1830 e il 1877.

Vi erano poi i quattro farmacisti locali con la cedola: Scipione Madonna fu Domenico, Luigi Cecere fu Gaspare, Paolo Barionovi fu Pietro, Michele Schettini fu Domenico, e la levatrice, sempre col certificato, Anna Ragalzi fu Giambattista, che aveva acquisito cedola universitaria il 27 febbraio 1871.

A quei tempi, diciamo nella seconda metà del 1800, Cervinara, compresi i villaggi di Trescine, Salamoni, Mainolfi, Mizii, Cioffi, Pie’ di Casale, Ferrari, Pantanari, San Paolino, Ioffredo, Castello, Valle e Pirozza contava 7147 abitanti.

Il paese era abbastanza grande e commerciava in vini, mele, pere, ortaggi, canape e pioppi, lungo la provinciale Irpina e la San Martino Valle Caudina propriamente detta, oltre che durante il mercato settimanale del mercoledì.

Siamo venuti a conoscenza che, nel gennaio del 1873, la pretura era retta da Teodoro Del Grosso e dal vice Gennaro Baccalone e che cancelliere e vicecancelliere erano rispettivamente Filippo Martini e Francesco De Feo. Alle liti ci pensava invece il giudice conciliatore Pasquale Simeone, assistito dal cancellerie Girolamo Piccolo.

Notizie più approfondite ne abbiamo però solo sugli ultimi anni di fine secolo, a partire dal 1889, allorquando primo cittadino del paese, nonché presidente del Circolo dell’Indipendenza, era Giovanni Barionovi, coadiuvato da Errico Pepicelli nella qualità di segretario e da Luigi De Maria che faceva l’esattore. 


Autore: Arturo Bascetta 

Editore: ABE Edizioni Napoli 

Prima parte

giovedì 17 giugno 2021

LEGGI LO SCHIAFFO 321!


 

SFIORANDO IL MURO - Mamma, ma è vero che il tuo papà è stato sparato? | DOCUMENTARIO anni 70 (2012)

Sfiorando il muro

Film documentario presentato alla 69esima mostra del Cinema di Venezia, selezione ufficiale, fuori concorso.

Soggetto e trattamento: Silvia Giralucci 

Regia: Silvia Giralucci e Luca Ricciardi 

Direttore della fotografia: Daniele Gastoldi. 

Montaggio: Enzo Pompeo

Musiche: Stefano Lentini

Produzione: Doclab 2012