mercoledì 1 luglio 2020

Julius Evola - La famiglia quale unità eroica - Audiolettura


Julius Evola - La famiglia quale unità eroica

"La famiglia è una istituzione che, erosa dall’individualismo dell’ultima civiltà cosmopolita, minata alle basi dalle premesse stesse del femminismo, dell’americanismo e del sovietismo, si vorrebbe ricostruire. [...]
Se si vuole trovare una delle non ultime cause della corruzione e della dissoluzione familiare sopravvenuta nei tempi ultimi, essa può esser indicata appunto nello stato di una società, ove la famiglia si è ridotta a non significare nulla più che questo: convenzione, borghesismo, sentimentalismo, ipocrisia, opportunismo.[...]
Secondo la concezione originaria, la famiglia non è una unità né naturalistica, né sentimentale, ma essenzialmente eroica."

Articolo tratto da Vyāsa Audioletture

domenica 21 giugno 2020

Anunnaki - Film Documentario in italiano (2019)







L'interesse verso i Sumeri ha radici in Valle Caudina almeno da un ventennio, da quando i libri sulla misteriosa e simpatica civiltà che creò la birra iniziarono a girare in una ristretta cerchia di Caudini amanti del sonoro schiaffo culturale e curiosi bevitori della bevanda divina.

Diffondiamo questo documentario in italiano dal titolo semplice: Anunnaki, ossia la civiltà protagonista della mitologia Sumera e non solo. Nei prossimi giorni lanceremo un appuntamento fisso con l'analisi delle antiche civiltà che grazie alla tecnologia moderna è diventata accessibile a chi ha fame di mitologia e religioni passate.

I Caudini sono bevitori di birra da almeno quattromila anni, vista la diffusione della birra in tutta l'area Mediterranea. Il vino ha radici territoriali, ma la birra potrebbe essere arrivata tramite scambi culturali passati e restati nascosti sotto i nostri piedi. Un po' come la storia di Caudium.

La prima testimonianza scritta la troviamo nel “Monumento Blu”, una tavoletta di argilla a caratteri cuneiformi di epoca predinastica sumerica, datata 3700 a.C. nella quale si menzionano doni a una dea, Ninkasi, consistenti in “miele, capretti e birra”.



Le parole dell'autore, Jonathan Sanfilippo, spiegano il perché di questo lavoro interessante che dura poco, appena una quarantina di minuti per parlare di milioni di anni».

«Il documentario, si basa su alcune interpretazioni teoriche di alcuni studiosi delle civiltà Sumere, Assiro/Babilonesi e del resto della Mesopotamia, ma anche confrontando le scoperte del resto del mondo ovvero quelle civiltà antiche che accomunano altri luoghi del mondo con i ritrovamenti di una civiltà globalizzata. Il film va interpretato nella maniera più personale possibile. 





«In questo racconto non si vuole offendere nessun tipo di cultura o religione.
Anunnaki vuole essere un modo di vedere una prospettiva diversa su tutti quei ritrovamenti che ancora oggi la scienza e la classe elité del mondo non riescono o non vogliono dare una spiegazione».

«Grazie a tutti spero che il video sia interessante per voi, vi prego di non lasciare commenti privi di interesse culturale, o offese varie, per ricreare il video da capo sono state impiegate circa 500 ore di lavoro. Buona visione, Jonathan».

Goliardia Caudina

Inno a Ninkasi, poesia sumera
« Ninkasi, tu sei colei che cuoce il bappir nel grande forno,Che mette in ordine le pile di cereali sbucciati,Tu sei colei che bagna il malto posto sul terreno…Tu sei colei che tiene con le due mani il grande dolce mosto di malto…Ninkasi, tu sei colei che versa la birra filtrata del tino di raccolta,È [come] l’avanzata impetuosa del Tigri e dell’Eufrate »(Inno a Ninkasi)

domenica 10 maggio 2020

ZAPPATORE, una pellicola da dedicare a tutte le Mamme.

In occasione della Festa della Mamma vi proponiamo una pellicola d'autore, una perla della sceneggiata napoletana, ma con un sottile monito contro l'emigrazione e a favore della Famiglia.
Le lacrime del figlio, che scappa negli Stati Uniti d'America, sono un'icona del cinema nazionalpopolare degli anni Ottanta. Mario Merola dà uno schiaffo a chi mette gli affetti familiari in secondo piano rispetto al Dio danaro. Una pellicola da vedere e da ascoltare.
Buona visione alle lettrici e ai lettori de Lo Schiaffo 321 e auguri a tutte le Mamme d'Italia!
Felicissima sera,

A tutte sti signure 'ncruvattate

E a chesta cummitiva accussí allèra,

D'uommene scicche e femmene pittate!
Chesta è na festa 'e ballo...
Tutte cu 'e fracchesciasse sti signure...
E i', ca só' sciso 'a coppa casa mia!
Mamma toja se ne more...
'O ssaje ca mamma toja more e te chiamma?
Meglio si te 'mparave zappatore,
Ca 'o zappatore, nun so scialle niro
Dice: "Mo torna, core 'e mamma soja,
Se vene a pigliá ll'ùrdemo suspiro..."
Chi só'?…
tratto da Film&Clips


Zappatore - Film Completo

La Trama

La storia è ambientata tra la provincia di Avellino, ad Arcella una frazione di Montefredane, Napoli e Nuova York. Il signor Francesco Esposito, interpretato da Mario Merola è un contadino che va a finire in mano agli strozzini pur di pagare gli studi al figlio. Purtroppo, la sua moglie Maddalena non è in buoni condizioni di salute e dopo mille peripezie, forse un po' grottesche, ma in fondo "da sceneggiata napoletana", il signor Esposito, senza paura, vola negli Stati Uniti per dare una lezione di vita al figlio Mario, vergognosamente ingrato, capace di dimenticarsi la mamma per la carriera e le luci luccicanti di Nuova York. 




Mario Merola in una delle scene finali afferma di venire da Arcella in provincia di Benevento, sbagliando clamorosamente, ma questo malinteso lo fa abbracciare con un tassista beneventano emigrato negli Stati Uniti. Da notare la presenza di una giovane e affascinante Mara Venier nel ruolo di Nancy, la figlia di un losco affarista italoamericano, uno di quelli che ha fatto fortuna nel dopoguerra.

Insomma, il Sangue con l'oro in salsa meridionale, con tutti i limiti e le esagerazioni, ma con tanta passione, tipa di un genere, la sceneggiata, capace di esprimere, con enfasi, alcuni aspetti della nostra società di ieri e di oggi. Nel 1980 questa pellicola riuscì ad entrare tra i primi sessanta film visti all'epoca nelle affollatissime sale cinematografiche. 

Scritto da Gennaro Veronese

MABELLO, ANIMALISTI CAUDINI LANCIANO UN APPELLO!


Lo Schiaffo 321 pubblica l'appello dell'associazione animalista Mabello, un disperato grido d'allarme per mettere al centro dell'attenzione politica la delicata situazione sul fronte del randagismo in Valle Caudina.

Salve,
a scrivere sono i volontari dell’associazione animalista Mabello Onlus, sita in Cervinara (AV) e siamo certi di parlare a nome di tutti quei cittadini che vivono con noi volontari in trincea e assistono, ormai quotidianamente, a questo abominio che si perpetra nel sud Italia e in questo caso, in Valle Caudina.



Non è più tollerabile assistere a questa orrenda mattanza che ci troviamo ad affrontare sulle strade e contro la quale combattiamo strenuamente ormai da anni. L’episodio sul quale vogliamo richiamare l’attenzione stavolta avviene a Montesarchio dove noi, ormai da anni, nonostante non sia zona di nostra pertinenza, stiamo combattendo una lunga ed estenuante battaglia per il raggiungimento dei diritti inalienabili di ogni specie vivente.
Ma ora basta, non ne possiamo più! 
L’associazione Mabello è animata e costituita da volontari che agiscono in totale autonomia, saturi dalle tante emergenze, esasperati dalle continue richieste di aiuto!
Questa è una guerra persa in partenza! Ci diamo per sconfitti! …è una sconfitta di tutti ma soprattutto è il FALLIMENTO DELLO STATO e di TUTTE LE ISTITUZIONI LOCALI! 
In particolare ci riferiamo all’AMMINISTRAZIONE di Montesarchio!!! Nonostante siano state ivi protocollate richieste di partecipazione e collaborazione alla causa, proposti tavoli d’intesa ai fini di trovare insieme strategie risolutive ad affrontare il gravissimo fenomeno del randagismo così pressante in questo Comune…nulla!



Nostro obiettivo è sempre stato quello di raggiungere i notevoli risultati faticosamente ottenuti nel comune di Cervinara dove solo con i nostri sforzi, con le DELIBERE COMUNALI emanate dall’amministrazione e, SIA CHIARO, SENZA RICHIESTE DI DENARO né di beni demaniali ma esclusivamente richieste di delibere, appunto, come la legge quadro sul randagismo prevede per la sterilizzazione e reimmissione sul territorio di tutti i cani vaganti sul territorio che non rappresentano pericolo alcuno per la popolazione ne rischi igienico sanitari.

Nonostante le tanto attese risposte non siano mai arrivate, non ci siamo, in un primo momento, né offesi né dati per vinti e abbiamo incontrato, previo appuntamento, il sindaco per far presente la difficile situazione, per sottolineare la necessità di garantire il benessere, in quanto diritto, degli animali e per cercare insieme di trovare soluzioni. Siamo stati accolti con gentilezza e disponibilità e siamo andati via soddisfatti e fiduciosi che forse la situazione degli ANIMALI poteva essere in via di miglioramento. Ma con il tempo ci siamo accorti che la nostra fiducia era mal riposta in quanto non c’è stata più alcuna risposta alle chiamate né ai solleciti. Nelle nostre richieste di intervento si è sempre fatto presente quanto la situazione fosse ormai fuori controllo ed esplosiva e che con l’estate alle porte avremmo assistito ad una autentica carneficina.

Ci rivolgiamo dunque agli organi di stampa con la speranza che il nostro messaggio possa raggiungere i cuori di tutte le persone sensibili a cui, spesso, nostro malgrado siamo stati costretti a rispondere di no quando ci chiedevano aiuto. Questi rifiuti pesano come insopportabili macigni sulla nostra coscienza la quale sente, benché non si potesse fare altrimenti perché allo strenuo delle forze, la responsabilità di quelle vite che non è riuscita a salvare.



Ma chi ci segue sulla nostra pagina Facebook sa bene che ci siamo sempre mostrati disponibili, abbiamo sempre spalancato le porte senza badare alla fatica né alle spese sostenute nonostante, lo ribadiamo con forza, non abbiamo convenzioni, non ci è stato fornito un rifugio né riceviamo finanziamenti da nessun Ente. Viviamo di autosostentamento, di libere donazioni e piccoli e sporadici contributi che solo il nostro Comune di appartenenza (Cervinara) ha erogato.



Ci auguriamo, dunque, che questo nostro ennesimo appello al buon senso, all’empatia, alla civiltà venga accolto dall’amministrazione comunale di Montesarchio, rappresentata dal sindaco Franco Damiano, che siamo certi comprenderà che non si tratta di una critica, ma di un invito, un'occasione per passare finalmente dalle parole ai fatti. Per il bene degli animali vaganti e dei cittadini, per sanare i nostri cuori e pacificare le nostre coscienze.

Per darvi contezza dello scenario che si è presentato ai nostri occhi questa mattina in Via S. Martino e del senso di esasperazione e disperazione provato vi mostriamo le immagini del recupero che ovviamente abbiamo fatto dopo aver ricevuto, all’ennesima richiesta di aiuto agli Enti preposti, una NON RISPOSTA.

Appello di Mabello 
Associazione Italiana Protezione Animali Onlus

Contatti:
https://www.facebook.com/mabelloassociazioneitalianaprotezioneanimalionlus/


Approfondimenti

giovedì 7 maggio 2020

René Guénon - La Montagna e la Caverna - Audiolibro


René Guénon - La Montagna e la Caverna 

Tratto da: "Simboli della Scienza Sacra". - Terzo audiolibro della serie: "Simbolismo della forma cosmica". Qui  Renè Guénon ci introduce al significato che rappresentano i simboli della Montagna e della Caverna.
Vyāsa Audioletture

mercoledì 6 maggio 2020

UNA PASSEGGIATA PER SERGIO RAMELLI


Vorrei a unirmi al ricordo di Sergio Ramelli che Lo Schiaffo 321 ha pubblicato nell’anniversario della sua  morte terrena. Le gentili lettrici e i gentili lettori mi scuseranno se nel farlo richiamo alla memoria un episodio della mia vita.
Come molti di voi sapranno, dopo quasi trenta anni scanditi prima dalla menzogna e poi dall’ignavia  delle istituzioni, anche nella sua Lombardia, finalmente si arrivò a tributargli un  minimo, ma pur sempre doveroso ricordo.

Le militanti del FdG 

Non senza difficoltà, viste le immancabili proteste della sinistra, l’amministrazione comasca riuscì a rendere omaggio al sacrificio di Sergio intitolandogli una porzione di quella gradevole passeggiata che accompagna il lago cittadino per alcuni tratti.

L’intitolazione doveva avvenire nel corso di una cerimonia pubblica, la quale  dopo diversi rinvii, causati  da mai meglio precisate “opportunità di ordine pubblico”, era stata finalmente prevista per la fine di un caldissimo giugno di diciassette anni fa.
Trovandomi a Parma per i miei studi universitari decisi di partecipare all’evento, sperando di poter rappresentare degnamente i militanti della Comunità Caudina che in tante occasioni, cui ero stato assente, avevano fatto echeggiare anche il mio Presente!


La mattina del 28 giugno 2003 ebbi, quindi, la gioia di poter abbracciare nuovamente simbolicamente il nome a cui era, ed è ancora oggi, legata la  lotta di una comunità. Un nome che per me significava il rifiuto di arrendersi  all'eresia materiale, alla decadenza e allo sfascio che scandirono gli anni e le sorti di quella cosa nata “dalla resistenza”, come cantilena ancora ai giorni nostri la retorica stantia di chi seppe accanirsi con feroce viltà contro tanti ragazzi come Sergio.
Il ricordo di quella giornata è vivo. La freschezza dell’alba mentre passeggiavo verso la stazione svanì presto in un  caldo, umido e appiccicoso, speso in treno verso Como.
In quei due rumorosi regionali sfogliavo pigramente gli appunti universitari e affiorava dentro  di me la gioia per quella speranza soddisfatta.  Poter finalmente commemorare Sergio in una cerimonia politicamente “laica”. Rimanevano il disagio e la rabbia mai sopite per quella storia così crudele e ingiusta nel suo epilogo.

La lapide per Sergio, sullo sfondo il Lago di Como.

Arrivato a Como non fu difficile individuare il luogo della commemorazione, mi bastò seguire i tanti camerati che nel disteso silenzio di quella giornata afosa andavano a radunarsi intorno al lenzuolo che separava il battesimo del lungolago dal nome Sergio Ramelli.

Immancabile c’era la Polizia, in livrea e imborghesita, e borghesi erano molti di quei volti che attraversavo con il mio passo timido. Faticavo a credere che quei colletti bianchi, provati dall’inclemenza del sole, avessero potuto militare trent’anni prima al fianco di Sergio.


La passeggiata dedicata a Sergio

Mi posizionai, confortevole,  tra le numerose polo nere e le teste fresche di decisa rasatura.
I Camerati milanesi, scorta la runa sulla mia maglietta, prontamente mi offrirono gli avambracci per un rassicurante saluto. La compostezza del discorso di rito, nel raccontare quella vicenda umana e politica, mi spingeva a ripetere i volti di quegli uomini e di quelle donne che avevano vissuto il fragore di quegli anni e la sofferenza per quel giovane destino spezzato.

Il ricordo dell'Associazione Culturale Mario Nicollini di Como.

Quei cuori e quelle mani che anni prima avevano difeso la memoria di Sergio in modi ben più tumultuosi, adesso bagnavano con le lacrime, a stento trattenute,  quel nome fissato nel marmo in uno scenario così gradevole e limpido.
Bandiere e simboli erano stati vietati per non compromettere una cerimonia già troppo lungamente rimandata.  Il mio timore era che le esigenze di una stupida dialettica politica (troppo frettolosamente accettata da molti militanti) avessero potuto privare Sergio del doveroso appello.
La paura venne subito sopita quando scese tra la folla, teso e greve nella sua solennità, il silenzio che precede il Presente!
Sorrisi in cuor mio, vedendo la rappresentanza governativa di Alleanza Nazionale partecipare precisa al presente. Almeno per una mattinata le comode poltrone romane erano state dimenticate…

La lapide in fondo al Lago repentinamente ripristinata.

L’odio, che aveva mosso la mano vigliacca contro Sergio, sarebbe tornato questa volta ad accanirsi contro quella targa. In anni recenti questa è stata più volte imbrattata o distrutta. Ritornato a Parma la sera provai profondo sconforto al pensiero che  gli assassini di Sergio e coloro i quali moralmente hanno vezzeggiato tanta crudeltà potessero continuare sereni a godere dell’oblio che minacciava, e minaccia, la storia di Sergio e contro il quale noi lottavamo e speriamo di farlo tutt'ora.
Sergio era stato colpito e offeso, ma non era morto.

SERGIO RAMELLI PRESENTE!


foto tratte dalla rete

martedì 5 maggio 2020

Li chiamarono Briganti - film completo senza censure (1999)


Nel 1999 venne boicottato, ora Lo Schiaffo 321 lo pubblica integralmente.
Li chiamarono briganti è una pellicola dedicata al fenomeno del Brigantaggio meridionale, vista con l'occhio dei vinti, quelli che non vollero piegarsi all'occupazione militare dei Piemontesi e dei loro alleati occulti. All'epoca l'interessante filme non riuscì ad ottenere la giusta visibilità a causa di mille intoppi che, addirittura, costrinsero il regista Pasquale Squitieri a dover presenziare fisicamente ad ogni proiezione, portando da casa la copia in suo possesso. Una lunga serie di tarantelle legali e l'evidente disinteresse della Medusa Film, la società distributrice, ne tarparono le ali.

Adolfo Morganti durante la conferenza storica "Lo Stato Pontificio ed il fenomeno dei briganti post unitari", tenutasi a Civitanova Marche il 19 febbraio 2011, dichiarò che l'opera controcorrente di Squitieri venne ritirata dalle sale cinematografiche per presunte pressioni dello Stato Maggiore dell'Esercito. Infatti, dopo appena due giorni di proiezione pubblica, venne cancellata senza un apparente motivazione, se non quella di essere una voce estremamente fuori dal coro.

Qualcuno, secondo Morganti, non vedeva di buon occhio la figura dei soldati impegnati nella spietata repressione dei ribelli. Troppi gli stupri, i saccheggi, gli assassinii e le mutilazioni di cadaveri. L'assurda azione di censura, per fortuna, è crollata negli ultimi anni grazie ai nuovi mezzi di telecomunicazione. Internet ha di fatto liberato "Li chiamavano briganti" dalle catene dei sabotatori.
Per quelli come voi la violenza è un diritto, per quelli come noi la violenza è un delitto. Voi potete rubare, violentare, uccidere, e nessuno vi condannerà. E allora cosa resta a noi? Solo la vendetta, che ci riduce come bestie. Ma io non voglio vendetta, io voglio giustizia.

 Claudia Cardinale ed Enrico Lo Verso

Eppure, il regista Pasquale Squitieri era riuscito a mettere in piedi un cast di prestigio con attrici ed attori di spessore come Enrico Lo Verso, nei panni del brigante Carmine Crocco, Giorgio Albertazzi, alias il Cardinale Antonelli, Franco Nero, la stella degli anni Settanta, la sanguigna cantante e attrice Lina Sastri, Remo Girone, famoso grazie allo sceneggiato televisivo La piovra e la grande intramontabile Claudia Cardinale, all'anagrafe Claude Joséphine Rose Cardinale, icona di bellezza mediterranea in tutto il mondo. Da ricordare che il progetto venne finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ma tutto ciò non riuscì ad evitare il clamoroso sgambetto.

Nei primi anni Duemila era un'impresa ardua recuperare la videocassetta o il cd dell'ottimo lavoro, dedicato a Sergio Leone, il famoso regista di origini Irpine, conosciuto nel mondo del cinema internazionale per aver creato il genere Spaghetti Western, fonte d'ispirazione di un'altra icona come Quentin Tarantino, definito dalla critica «il regista più influente della generazione degli anni Novanta».

Brigantesse & Briganti

La dedica a Sergio Leone sembra quasi una provocazione, col senno di poi. Il regista e sceneggiatore originario di Torella dei Lombardi, in provincia di Avellino, fece fortuna ad Hollywood e consolidò, non poco, il mito mondiale dei vaccari americani, conosciuti da tutti come Cowboys.
I personaggi barbuti e a cavallo di Leone, a differenza di Squitieri, lanciarono sul grande schermo attori del calibro di Clint EastwoodLee Van Cleef ed Eli Wallach. Le colonne sonore composte da Ennio Morricone non hanno bisogno di ulteriori commenti.

Alcuni vaccari d'oltreoceano

E' strano, tuttavia, constatare che le storie dei due registi sono ambientate entrambe a metà dell'Ottocento. Da una parte il clamoroso successo di pubblico per i vaccari d'oltreocenano e dall'altra l'ostracismo per i ribelli sconosciuti & romantici del Meridione, goffamente nascosti e fin troppo scomodi per lo stomaco dell'opinione pubblica nazionalpopolare, la stessa che ammirava con la bocca aperta i filmi americani e sognava di rivivere le avventure in quell'America polverosa, mediocre, armata fino ai denti e violenta, descritta magistralmente nella Trilogia del Dollaro.

La pellicola senza censure
Non servono altre parole per descrivere Li Chiamavano Briganti. Vi invitiamo solo a guardarlo con il cuore e non con gli occhi. Questa è la nostra Storia, con o senza sabotaggi. La Valle Caudina è da sempre Terra di briganti, ricordiamocelo ogni tanto. Le verdi montagne erano il fronte per quei ribelli che cercarono di combattere, con ogni mezzo, lecito ed illecito, l'occupazione militare del Regno di Sardegna a danno del ricco Regno delle Due Sicilie.
Hollywood è lontana, ma Rionero in Vulture è a due passi.
Amm pusat chitarr e tammorr
pecchè sta musica s'a dda cagnà
simm briganti e facimm paura
e ca' scuppett vulimm cantà.
'E 'mo cantammo sta nova canzona
tutta la gent se l'a ddà mparà:
nui cumbattimm p'o' Re Burbon
e 'a terra è nostra e nun s'a dda tuccà... 
 Buona visione.

tratto da: ONDA DEL SUD

Li chiamarono Briganti - film completo


approfondimenti