giovedì 19 luglio 2007

GARIBALDI: TALE PADRE TALE FIGLIO.


garibaldi: TALE PADRE TALE FIGLIO.

Riportiamo un efficace commento su Giuseppe Garibaldi, pubblicato da Avamposto di Civiltà.

Centinaia di generazioni scolastiche, dall’unità d’Italia in poi, sono vissute a pane e Garibaldi. Il Risorgimento, assieme alla sua degna compagna resistenza (e alla loro figlioccia costituzione) è il caposaldo dell’ Italia, come ripeteva in modo estenuante l’ex presidente della repubblica, Ciampi. E a noi, tale parallelismo tra risorgimento e resistenza non dispiace, visto che sempre di venditori di fumo si tratta. Per il 4 luglio tutto un programma di celebrazioni per il duecentenario dalla nascita di Garibaldi è stato approntato dai palazzi.

Si festeggia il padre dell’Italia, l’eroe dei due mondi, la camicia rossa, l’eroe romantico. Si festeggia colui che senza l’appoggio della flotta inglese (interessata allo zolfo siciliano) non sarebbe mai sbarcato a Marsala coi suoi mille. Si festeggia colui che senza il tradimento degli alti ufficiali borbonici (tra la collera dei soldati semplici fedeli a re Ferdinando di Borbone) non sarebbe mai uscito dalla Sicilia. Si festeggia colui che ad Alcamo, per conquistare un minimo di sostegno popolare, promise riforme sociali, poi rimaste lettera morta. Si festeggia la brutale morte e l’ inumana deportazione nei lager nordici di San Tommaso e di Finestrelle di chi non si arrese al fumo moderno. 

Si festeggiano quei poteri occulti che ridussero il Sud alla schiavitù economica introducendo tasse, dilapidando il florido bilancio che il Regno delle Due Sicilie presentava prima dell’aggressione e costringendo i suoi figli alla emigrazione. Questa repubblica non può che festeggiare figura diversa da Garibaldi. Oggi si parla di spese della politica. Giuseppe Garibaldi nel 1875 aveva rifiutato “fieramente” il cospicuo vitalizio di 258.228 euro attuali annui, salvo poi l’anno dopo accettare il dono nazionale di 1 milione di euro e la pensione di 125.000 euro annui.

BRIGANTE S'MORE!

fonte: http://www.avampostodicivilta.com/

sabato 7 luglio 2007

Lo scontro tra destra e sinistra non ha senso.


Lo scontro tra destra e sinistra non ha senso.

L'Italia spezzata si intitola l'ultimo libro di Bruno Vespa, gran cerimoniere della politica nostrana. E in effetti l'apparenza è questa. Da più di dieci anni le classi dirigenti del centrodestra e del centrosinistra si azzuffano in modo feroce, sono protagoniste di lotte al coltello, non passa giorno che non si accusino reciprocamente di 'regime', adesso non si fidano nemmeno più, quasi fossimo un Paese sudamericano, della regolarità delle elezioni e vanno alla riconta delle schede, caso unico nella storia dell'Italia repubblicana e democratica che non si verificò nemmeno in momenti cruciali come il referendum sulla monarchia e l'aut aut del 1948. 

Eppure l'Italia di oggi non ha alcuna ragione di essere 'spezzata'. Non si tratta di scegliere fra comunismo e il cosiddetto 'mondo libero', fra fascismo e democrazia. Non ci sono più le Br e il terrorismo rosso, i neofascisti sono ridotti a minigruppuscoli patetici. La sinistra, anche quella radicale, ha accettato il libero mercato. Nessuno mette in discussione che il modello di sviluppo occidentale, industrialista, tecnologico, economicista, basato sul meccanismo produzione-consumo, sia, pur con tutti i suoi difetti, 'il migliore dei mondi possibili'. In politica economica le diversità delle scelte si riducono a sfumature, perché i margini di manovra del governo, di qualsiasi governo, sono ridotti al minimo dipendendo da fattori globali totalmente fuori dal controllo di un singolo Paese. 

Attualmente, avendo le classi dirigenti degli Anni Ottanta (che avevano come uomini di punta l'esule di Hammamet, il 'martire' Andreotti, il 'Dottor Sottile' tuttora in pista) fatto una dissennata politica di dissipazione delle risorse collettive che ci ha portato ad accumulare un enorme debito pubblico, la sola cosa che si può fare è quella di sempre: tosare ulteriormente il ceto medio. 

Perché solo qui c'è ancora un po' di 'trippa per gatti', poiché i grandi patrimoni hanno sempre avuto la possibilità di svicolare e ancor più ce l'hanno oggi, in epoca di integrazione economica mondiale, con le società 'off shore' totalmente fuori controllo, mentre i poveri sono poveri e non si può cavar sangue dalle rape. In politica estera sia la destra che la sinistra sono atlantiste e nessuno si sogna di mettere in discussione l'alleanza con l'America e nemmeno la Nato. Da noi persino il movimento No Global si è rapidamente trasformato in un New Global, nell'idea cioè che il modello di sviluppo occidentale, sia pur un po' umanizzato, debba essere esportato in tutto il mondo, con i suoi schemi mentali, la sua concezione dei diritti individuali, dichiarati, poiché sono i nostri, universali le sue istituzioni, la sua democrazia. 

E allora perché questo clima da guerra civile in Italia, quando per il cittadino comune che governi la destra o la sinistra non cambia nulla come hanno ampiamente dimostrato le varie 'alternanze' dal 1994 in poi. Qualcuno può ragionevolmente sostenere che sia migliorato qualcosa, nella sua vita, col governo Prodi? Son la stessa cosa. Le indecorose zuffe fra destra e sinistra cui, sempre più stanchi e schifati, assistiamo quotidianamente non son che lotte per il potere fra oligarchi all'interno di una classe di privilegiati - l'unica vera classe rimasta su piazza - quella politica, con i suoi adentellati economici e mediatici, il cui interesse primario oltre a quello di spartirsi il bottino, è di autotutelarsi come abbiamo visto fare mille volte. Sono costoro che giocano la vera partita. 

Noialtri, tutti, non siamo che spettatori. E se sugli spalti, o in piazza, c'è chi parteggia con passione per la destra o per la sinistra, non lo fa per ragioni concrete, di contenuto, ma per motivi irrazionali e sentimentali per cui si tifa Milan o Inter, Roma o Lazio, Verona o Chievo.

Scritto da Massimo Fini



tratto da: www.movimentozero.org