domenica 26 settembre 2021

CAPITALISMO E STATO - Analisi politica e storica in Italia | ACTA Anno XXVII


Una esposizione di Arnaldo Chierici, tenuta a Cicogna di Terranuova Bracciolini il 21 giugno 2009, apporta conoscenza di dottrine e di esperienze al dibattito sulla Storia d'Italia e della RSI aperto con ACTA n. 71. 

Con riferimenti alla condizione economica e sociale dei popoli e alle conseguenti diverse forme costituzionali messe in atto, dalla Grecia antica ad oggi, l'attenzione è portata sulle conseguenze economiche della crisi finanziaria esplosa negli Stati Uniti a fine 2006 che in l'Italia sono aggravate dall'avvenuta soppressione dell'IRI.

capitalisti

Gli uomini tendono ad associarsi ed a produrre ricchezze. Mai due fenomeni dipendono molto dall'ambiente in cui si manifestano (giungla o deserto, ad esempio). Produrre ricchezza ed associarsi porta anche a conflitti fra diversi gruppi di uomini. Si provocano guerre per far sorgere imperi, ossia il predominio di una oligarchia con a capo un proprio rappresentante. 

La Storia su basi di elementi recenti, registrati come il ricordo scritto o comunque tramandato, é effetto di cambiamento, di progresso e comunque di una mobilità nelle condizioni sociali. Accadimenti antichi sono attuali anche oggi. 

La Grecia (nel Mediterraneo ed in particolare nelle isole del Mare Egeo) sviluppa una grande civiltà ed una cultura. L'Impero romano esercita guerre con una finalità di ordine politico e sociale mai viste: ogni popolo libero entro i propri confini. 

Restano validi i rapporti sociali dei Comuni del XIII Secolo. Le tecnologie invece, col progresso graduale e razionale, diventano sempre più strumenti produttivi sia nell'attività agricola che in quella industriale. La Società che produce, incrementando i beni, sente di partecipare sempre più alla sua gestione ed al mercato del suo prodotto.

sfruttamento

Si formano nella Storia due grandi rivoluzioni relativamente vicine nel tempo ma lontane nei luoghi: 

la guerra americana fra Stati del Nord e del Sud e la Rivoluzione francese. Nasce lo Stato Moderno con la caduta dei privilegi storici dei poteri politici oligarchici o regali e la conseguente partecipazione dei poteri locali. 

Nella seconda metà del XIX Secolo è in evidenza, e si sottolinea nella situazione politica, soprattutto la condizione sociale ed economica. Il Capitalismo, che viene assumendo sempre maggior potere in ciascuno Stato, ha per massimo fine il profitto con le conseguenze sociali colte da Carlo Marx. Il massimo profitto comporta la maggior diminuzione dei costi, fra i quali è primo quello del personale. Di qui le considerazioni di Marx che portano ad una economia produttiva "statalista" in alternativa a quella "capitalista".

capital-schiavisti

Nascono le ideologie socialista e comunista: Stato comunista contrario a Stato capitalista. Lo Stato indipendente dalle definizioni socio­economiche lo interpreta Mussolini. 

Egli ne privilegia i contenuti etici tanto nelle finalità di politica interna che estera. Alternativo é lo Stato democratico. In condizioni di politica liberale rimane e si afferma il regime economico "capitalista": lo Stato interviene nei rapporti sociali (contratti di lavoro a salvaguardia dei salari, con assistenza dei sindacati).

regime comunista

Dal punto di vista storico, dunque, insorgono diverse forme di partecipazione costituzionale. Una la potremmo sintetizzare "statalista" che esprime una possibile partecipazione di massa in un aspetto assolutista (ad esempio il comunismo). 

L'altra é quella "democratica" nei suoi diversi contenuti. Quello liberale (inglese) è semplicemente partecipativo sia nei contenuti economici che politici. Oppure capitale e lavoro sono lasciati indipendenti e i rapporti fra datore di lavoro e lavoratore sono liberi e si organizza, con l'intervento dei sindacati, la difesa dei lavoratori, senza che lo Stato intervenga. 

Nella costituzione dello Stato Fascista é garantita la libertà di impresa, ma essa si esercita in un ambito settoriale nel quale é riunito capitale e lavoro, impresario e lavoratore. Si tratta delle Corporazioni e il sindacato diventa funzione inutile perché ogni rapporto nel mondo del lavoro cessa di essere conflittuale.

corporazioni

Naturalmente i fatti storici si evolvono dando luogo ad estremizzazioni che vengono superate nel tempo e spesso con la forza e nel sangue. Le funzioni dello Stato hanno dato luogo nel secolo scorso, prima della Seconda guerra mondiale, a fenomeni di estremismo popolare sia socialista che comunista prima di trovare il loro equilibrio in quello fascista. 

Con la vittoria degli Stati Uniti nella seconda guerra ha preso il sopravvento anche politicamente lo Stato capitalista in un regime democratico­liberale, che in questi ultimi tempi sembra soffrirne anch'esso una grave, forse la più grave perché non è ancora superata.

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E' evidente che non basta essere uno strumento economico valido per esserlo anche politico. 

Il motivo? Anzitutto va detto che il Capitalismo o meglio lo Stato può diventare capitalista quando chi opera in qualsiasi settore economico produce utili tali da superare le esigenze aziendali e consortili. Tale ricchezza quando supera i confini e le necessità interne dello Stato influisce sui rapporti fra vari Stati su base globale, oltre che economici e politici anche diplomatici, perché dove fioriscono i politici facilmente appaiono anche i diplomatici. 

Questi rapporti possono essere insufficienti e critici soprattutto nella loro funzione di politica estera per imprese che operano fuori dai confini nazionali senza possibilità di accordi fra i governi, in particolare sulla distribuzione degli utili. 

Chi produce ricchezza si trova, il più delle volte, molto impreparato a formulare un programma di interesse generale: cioè a gestire il surplus di capitale secondo esigenze non più economiche, ma politiche. In tali condizioni, se é necessario intervenire sulla "Costituzione" dello Stato. Ma come?

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Quella fascista, pur assorbendo i valori del Nazionalismo, si riferiva a principi etici ben diversi dal nazionalsocialismo di Hitler. E' possibile che ci si possa avvicinare a principi etici storicamente universali? E' possibile che lo Stato moderno possa essere un compromesso fra quello capitalista liberale e quello autoritario entro limiti costituzionali ben precisi?

E' possibile che lo Stato abbia compiti sia di politica interna che estera che il Capitalismo non si è dimostrato in grado di gestire, riconoscendo a Mussolini il merito di averlo realizzato, o almeno tentato di realizzare, per primo? 

Come già accennato, uno dei più importanti e storici interventi dello Stato fascista nell'economia, oltre l'organizzazione delle Corporazioni, è stato quello dell' Ente per la Ricostruzione Industriale IRI nel 1933, allo scopo di superare la crisi del 1929. 

Era un Ente attraverso il quale lo Stato assumeva partecipazioni nelle maggiori banche e nelle industrie in crisi per sanare ambedue i sistemi, bancario e industriale, e per dirigere il credito bancario verso le industrie che ne avevano bisogno. 

Nel 1937, visto l'ottimo risultato dell'iniziativa, l'Ente viene consolidato con una legge che ne precisa l'organico e le modalità di intervento. 

IRI FUTURISTA

Le industrie vengono raggruppate per settore di attività. Tra le tante si formano Enel, Finmeccanica, Finsider, Stet. Nel dopoguerra l'IRI avrà ruolo determinante nella ricostruzione dell'economia dell'Italia fino al 1992 quando sarà trasformato in Società per Azioni, ma nel 2000 da comunisti e compari verrà soppresso, benché valido.

Il Fascismo è stato un armonico insieme di principi etici, morali e sociali (per primi Patria, Famiglia, Religione, diritti del lavoro), fissati nella Costituzione dello Stato, che si è fondato su un sistema economico in cui accanto alla libertà d'impresa c'era un pronto intervento dello Stato tramite grandi istituzioni come IRI e Corporazioni e il tutto per salvaguardare proprio detti principi fondamentali.

Emulando il Fascismo, riusciranno mai gli Stati Uniti d'America a modificare la loro Costituzione, completamente liberale, in una in cui lo Stato abbia un ruolo di intervento? 

Per risolvere la crisi attuale sarebbe sufficiente che il Governo statunitense dopo le misure adottate in campo finanziario, intervenisse con finanziamenti nel campo delle infrastrutture costituendo un Ente operativo oltre che nel campo finanziario anche in quello degli investimenti nei vari settori produttivi. Anche se il passo non é facile perché la componente finanziaria, importante elemento politico e di potere, potrebbe essere o di ostacolo o di prevaricazione.

quaderni

La democrazia liberale affermatasi con la vittoria degli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale non ha risolto la fame nel mondo che anzi è cresciuta per raggiungere, secondo recenti statistiche, un miliardo di abitanti con una punta nell'ultimo anno di cento milioni di morti. 

Perciò il prossimo futuro della politica internazionale del globo si presenta incerto ed imprevedibile. Gli Stati Uniti mantengono il loro potere globale perché hanno il Dollaro che è la moneta strumento dei mercati mondiali e una supremazia nelle Forze Militari.

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In conclusione da queste schematiche considerazioni sembrerebbe che per raggiungere una politica estera "globale" si debba intervenire sulla Costituzione dello Stato modificandone i compiti di politica interna, estera e finanziaria. La estensione globale del capitalismo economico cioè la libertà di investire da parte dell'impresa il superprofitto fuori dai propri confini nazionali senza che lo Stato possa intervenire con un potere politico che ne regoli la libertà.

In altre parole, l'eccessivo liberalismo politico del capitalismo economico è certamente una delle cause dell'attuale crisi economica. 

arte
Infatti la principale politica del Capitalismo rimane sempre e soprattutto quella del profitto. All'economia capitalista deve essere associato un potere politico dello Stato che la regoli e agisca su quei profitti che superano la necessità d'impresa. Mussolini creò lo Stato Corporativo. Non è detto vi possano essere altre soluzioni. Uno degli elementi positivi del capitalismo economico é lo sviluppo e quindi l'evoluzione della tecnologia dei prodotti che condizionano il mercato dei consumi. 

Di fronte alla grande crisi del 1929 che colpì innanzitutto gli Stati Uniti, soprattutto le Banche, è stato già precisato che il Governo italiano reagì non facendo intervenire direttamente lo Stato (come farà Franchino Delano Rooswelt con il New Deal appena eletto Presidente nel 1932) ma costituendo un Istituto di diritto pubblico a partecipazione statale. E' bene ripetere che detto Ente, l'IRI, con partecipazioni in alcune grandi Banche (Banco di Roma, Banca Commerciale, Credito Italiano), innanzitutto per salvarle, indirizzò i crediti verso le industrie in crisi. 

prode prodi

Nel 1936 questa attività si formalizzò ed organizzò, e li farà operare sotto controllo, Enti intermedi raggruppati secondo le varie categorie di attività in cui l'Istituto per la Ricostruzione Industriale non solo partecipava nell'azionariato ma anche nella direzione tecnica ed amministrativa. Ciò fino alla soppressione del 2000, in odio al Fascismo, mentre di fronte alla crisi economica odierna sarebbe un Ente estremamente utile.

acta

L'Istituto per la Ricostruzione Industriale è stato la dimostrazione dei limiti dell'attività capitalista che non supera quella economica e rimanda alla collaborazione con Enti di Stato quella politica. Ancora oggi il mercato globale non altera le condizioni degli anni Trenta, cioè quelle influenzati dalla grande crisi economica del 1929. 

E' da auspicarsi una soluzione che, da una parte superi la filosofia sociale ed economica marxista e del totalitarismo statale comunista e, dall'altra, il liberalismo in campo politico ed economico. La società moderna dovrebbe davvero fondarsi sull'economia capitalista in collaborazione con l'attività di uno Stato responsabile di quella politica.

Scritto da Arnaldo Chierici

ACTA - Bimestrale culturale scientifico informativo della Fondazione RSI

Anno XXVII ­ N. 2 (81) Maggio­/Luglio 2013

Dott.ssa Coccia: Cosa si sarebbe dovuto e cosa si deve fare: come risolvere davvero | SALUTE

Cosa si sarebbe dovuto e cosa si deve fare: 
come risolvere davvero

dott.ssa Cristina Coccia, biologa nutrizionista.

Autrice di saggi sulla demografia e la salute della popolazione italiana e di articoli divulgativi per siti web e riviste.

 

COMUNITÀ MILITANTE CAUDINA 321 | volantino


 

LEGGI LO SCHIAFFO 321!


 

LA CAUDIUM PAGELLA della settimana

 

LA CAUDIUM PAGELLA 

dal 16.09 al 26.09.21

La Caudium Pagella è una nuova rubrica goliardica che nasce per dare i voti ai personaggi e/o alle notizie del mese traendo spunto direttamente dalla stampa locale. Segnalaci qualcosa che a tuo parere merita di passare sotto le Forche Caudine de Lo Schiaffo 321. Non dimenticare la fonte e l'ironia.

voto dieci (10):

GOFFREDO COVINO

Sabato 11 settembre a Sant’Angelo all’Esca, sede legale della Federazione Provinciale dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, si è tenuto l’ultimo Congresso Provinciale di Avellino, che ha visto riconfermato alla guida della Federazione il professor Goffredo Covino di Roccabascerana, in piena ripresa dopo il ricovero per Covid. Sede del Congresso è stata la splendida sezione di Sant’Angelo all’Esca, l’unica sede di proprietà dell’Associazione in provincia di Avellino, da un anno circa anche sede legale della Federazione irpina.  (nuovairpinia.it) 

voto nove (9):

MEZZO SECOLO NATURAL

L’Asd Natural festeggia 50 anni di attività con le qualificazioni femminili. Domenica 26 settembre appuntamento in rosa con la pesistica Campana. Cervinara ospiterà le qualificazioni per i Campionati Italiani Assoluti Femminili, che si terranno a San Marino il 20 e 21 novembre p.v. Società organizzatrice l’ASD Natural che, con l’occasione, festeggerà il 50esimo anniversario  dalla sua fondazione. Alle gare di qualificazioni Assoluti vi si affiancherà anche il Gran premio “Prime Alzate”, riservato ad atleti under 12. (ilcaudino.it)

voto otto (8)

ENERGIA PULITA

La E.S.Co Molinaro srl, in accordo con l’Assessorato all’Innovazione Tecnologica e Politiche energetiche del Comune di Montesarchio, ha attivato questo pomeriggio sul territorio comunale due colonnine per ricarica elettrica di autoveicoli. Le colonnine, fornite e istallate gratuitamente dalla Molinaro srl, per le quali il Comune non ha dovuto impegnare somme economiche in bilancio, sono state istallate in Piazza Carlo Poerio, presso l’ex stallo riservato ai veicoli dei Vigili Urbani, e nell’area parcheggio in Via Napoli, in prossimità della caserma dei Carabinieri. Lo scopo è la diminuzione dell’emissione di CO2 in atmosfera, già avviato nel 2013 con l’efficientamento della pubblica illuminazione da parte della ditta per 280000Kg/annui. (usertv.it)

voto sette (7):

PSICOLOGIA DEL CREATO

Sabato nell’aula consiliare di Palazzo San Francesco l’On. Augusto Di Stanislao ha presentato il libro “Per una Psicologia del Creato”. Un testo che pone la psicologia, come risposta alla sfida complessa del rispetto dell’ambiente, della sua tutela e di uno sviluppo che sia quanto più sostenibile possibile. Il vicesindaco Annalisa Clemente ha chiarito come l’ambiente e la tutela del territorio siano uno dei capisaldi principali su cui è incentrata l’attività amministrativa che vede nel territorio e nell’ambiente una delle principali risorse da tutelare e valorizzare. Presenti la presidente del consiglio, Angela Papa e il consigliere Giovanni Campobasso. Sono intervenuti inoltre la psicologa e psicoterapeuta, Serena Rizzo che ha spiegato la sinergia tra ambiente e natura, elementi decisivi anche nella psicoterapia ed il divulgatore scientifico Michele Pavone che ha parlato di energia e di quanto il progresso e lo sviluppo possano andare di pari passo all’insegna della sostenibilità. L’autore per la narrazione ha coinvolto diversi adolescenti che hanno dato simpatica testimonianza sull’argomento. (usertv.it)

voto sei (6)

GIALLO CERVINARESE

Teschio umano ritrovato in località montuosa di Cervinara. A fare la macabra scoperta è stato un uomo del posto, in montagna in cerca di funghi, che ha subito avvertito i Carabinieri. Sul posto sono intervenuti i militari della Compagnia e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Avellino. Al momento, le ricerche effettuate nella zona circostante, finalizzate al rinvenimento di eventuali altri resti, hanno dato esito negativo.. (ilmattino.it)

voto cinque (5):

LONARDO PER PAOLISI

“La grave crisi che sta attraversando lo stabilimento CAM di Paolisi è un elemento di forte preoccupazione. A rischio ci sono decine di posti di lavoro e un comparto d’eccellenza e trainante per lo sviluppo del territorio sannita. È necessario tenere alta l’attenzione su una vicenda che assesta un grave colpo a tutto il Sannio e, in particolare,  all’intera Valle  Caudina. Mi unisco all’appello al Prefetto affinché venga convocato, con la massima urgenza, un Tavolo con i vertici aziendali, i sindacati e le Istituzioni. Non possiamo attendere che la situazione precipiti. Sulla vicenda mi riservo di interrogare anche il Ministro competente. Ai lavoratori, che in questi giorni lottano per la difesa del posto di lavoro, e alle loro famiglie esprimo la mia vicinanza. Sarò, come sempre, al loro fianco, in prima linea per la salvaguardia dei livelli occupazionali”. Lo dichiara la Sen. del Gruppo Misto, Sandra Lonardo.. (tvsette.net)

voto quattro (4):

CICLISTA INVESTE 12ENNE

Brutto incidente a San Martino Valle Caudina, un ciclista ha investito una ragazzina: entrambi ora sono in ospedale. In sella alla bici un ragazzo di colore, residente nel centro caudino, mentre la ragazzina di 12 anni camminava lungo la strada. Non si conosce bene la dinamica ma l’impatto è stato stato violento. Sia la 12enne che il ciclista hanno riportato diverse ferite e contusioni. Ora si trovano ricoverati al San Pio di Benevento. Sul caso indagano gli agenti della polizia municipale. (ottopagine.it

voto tre (3)

LINEA DI CARTONE

Le Segreterie provinciali Avellino-Benevento FiltCgil – FitCisl – Uil Trasporti – Ugl Trasporti richiamano all’attenzione del Consigliere Regionale della Campania e Presidente della IV. Commissione Consiliare Trasporti, dei rappresentanti regionali On. Abate ed On. Mortaruolo, del Sindaco di Benevento e dei Sindaci dei Comuni della Valle Caudina la situazione dei Lavoratori Eav della Linea Benevento-Cancello-Napoli (ex Valle Caudina) che da un anno e mezzo oramai si trovano, insieme all’utenza, agli studenti, e al territorio tutto, in una situazione di precarietà e di incertezza sul proprio futuro. Malgrado le remore e le rimostranze che tutti noi abbiamo espresso sulla modalità di chiusura completa dell’esercizio, pur avendo proposto altre modalità per l’esecuzione dei lavori, ad esempio la chiusura di tratti di linea sui quali si poteva lavorare senza interruzioni, per tutto l’arco della giornata, mentre sulla restante parte di ferrovia si alleviava un minimo il disagio dei viaggiatori, evitando loro inutili allungamenti di percorrenza causati dal passaggio col bus in ogni paese, (provate e chiudere la linea per Sorrento!), abbiamo dovuto accettare la decisione aziendale della completa chiusura dell’esercizio con i treni, e abbiamo aspettato pazientemente e con fiducia che trascorressero i mesi pattuiti con i sindacati per il completamento dei lavori di ammodernamento dell’armamento e tecnologico della linea. I sindacati, dal canto loro, restano impegnati tutt’ora nei tavoli di confronto sui progressi dell’ammodernamento e in quelli riguardanti il personale coinvolto in queste ricadute occupazionali negative, ma ora abbiamo bisogno che anche la politica faccia la sua parte.. (retesei.com)

voto due (2)

PD COMMISSARIATO

Una tegola si abbatte sulla federazione provinciale del Partito democratico. Finisce ai domiciliari, arrestato ieri mattina dalla Mobile, Carmine Valentino. La vicenda produce effetti politici dirompenti: a sette giorni esatti dal voto per le amministrative in 19 comuni sanniti, tra cui il capoluogo provinciale, il Pd viene commissariato (ilsannioquotidiano.it)

voto uno (1)

1 ASCENSORE

La mancanza di un ascensore al Comune è stata una indecenza morale in tutti questi anni e c'e' chi dovrebbe vergognarsi di questo. Una città che non ha la possibilità di dare accesso alle strutture comunali ai suoi concittadini, è veramente da vergogna mondiale. Il sindaco incassa anche il grazie di Mariano De Luca. Ho attaccato questa Amministrazione ma mi sono ricreduto. (gazzettabenevento.it) 

voto zero (0)

UNIONE DEI COMUNI

Come le ultime attività della Città dei Servizi Caudina. (loschiaffo321.com)


Potete inviare il Vostro voto al seguente indirizzo di posta elettronica:

caudiumpatrianostra@gmail.com oppure su Twitter @SchiaffoLo

IL MURO DELLA VALLE CAUDINA - La genesi della divisione con Avellino e Benevento (1861) | POLITICA


IL MURO DELLA VALLE CAUDINA 

La genesi della divisione con Avellino e Benevento 

La Valle Caudina è spaccata da un muro invisibile che divide a metà un territorio omogeneo. La divisione in due province appare, quantomeno, assurda in base alla reale composizione del complesso urbano. Un'operazione amministrativa che risale all'Unità d'Italia o all'occupazione del Regno delle Due Sicilie come sostengono gli attivisti filoborbonici

Tutto ebbe inizio dopo il decreto numero 163 del 25 ottobre 1860 emanato dal prodittatore Giorgio Trivulzio Pallavicino, che proclamava la Delegazione di Benevento nuova provincia del Regno d'Italia. Fino ad allora in "Campania" c'erano quattro provincie, ossia il Principato Ultra, l'odierna Irpinia, la Terra di Lavoro, Principato Citra, rispettivamente Caserta e Salerno ed il circondario vesuviano di Napoli

L'antico Ducato di Benevento venne affidato da Liborio Romano, titolare del Dicastero dell'Interno, a Carlo Torre. Quest'ultimo aveva il mandato di elaborare un progetto, che dichiarasse quali delle limitrofe province dovessero mettersi a contribuzione, perché si creasse la nuova provincia di Benevento. 

"La Capitale - dichiarava Torre, primo cittadino di Airola - della nuova provincia è Benevento, città storica, città di antiche memorie, di generosi fatti, di patite sventure. Per capoluoghi di distretto sono si destinati Cerreto e S. Bartolomeo in Galdo, i soli comuni che dopo Benevento meritano il nome di città. Le Province che contribuiscono sono Principato Ultra, Terra di Lavoro, Capitanata e Molise

Benevento era la San Marino del Regno di Napoli, un'enclave dello Stato Pontificio, totalmente autonoma e collegata politicamente con la Città Eterna. Il Congresso di Vienna del 1815 stabilì che l'antica Maleventum fosse restituita alla Santa Sede. In questo periodo il castello e la città furono presidiati dalle truppe austriache dal 23 maggio al 18 giugno 1815. Successivamente la città fu governata da Carlo Ungaro, duca di Monteiasi e intendente di Avellino.

Raffaele Caporuscio ha estrapolato questo passaggio da "Il Collegio elettorale uninominale di Airola e i suoi deputati al Parlamento nazionale VII e XIV legislatura 1861-1882": 

Da Napoli il 17 febbraio 1861 Eugenio, principe di Savoja-Carignano, - si legge su Brigantaggio.net - luogo tenente generale del re nelle Province Napoletane, sulla proposizione del Consigliere di Luogotenenza incaricato del Dicastero dell'Interno, Liborio Romano, visto il decreto 25 ottobre 1860, decretava con l'articolo 1 il distacco dalla Provincia di Principato Ultra per aggregarsi alla novella Provincia di Benevento dei circondari di Vitulano, Montesarchio, San Giorgio la Montagna, Paduli, Pescolamazza e San Giorgio la Molara, dei comuni di Arpaise e Ceppaloni del circondano di Altavilla

il distacco dalla Provincia di Molise dei circondari di Pontelandolfo, Morcone, Santa Croce di Morcone, Colle, Baselice; il distacco dalla Provincia di Terra di Lavoro dei circondari di Cerreto, Cusano, Guardia San Framondi, Solopaca, Airola, S. Agata de' Goti

il distacco dalla Provincia di Capitanata dei circondari di S. Bartolomeo in Galdo e Castelfranco. Con l'articolo 2 decretava che Benevento, provincia di prima classe, fosse divisa in tre distretti:

  1. Benevento con i circondari di Vitulano, Montesarchio, Airola, S. Giorgio la Montagna, Pescolamazza, Paduli, i comuni di Arpaise e Ceppaloni;
  2. Cerreto con i circondari di Cusano, Guardia, Pontelandolfo, Morcone, Solopaca, S. Agata de' Goti;
  3. S. Bartolomeo con i circondari di Santa Croce di Morcone, San Giorgio la Molara, Baselice, Colle, Castelfranco.

POLEMICHE

Il dominio papale finì ufficialmente il 3 settembre 1860, ancora prima che Garibaldi giungesse a Napoli. Da questa singolare "rivoluzione ghandiana", che non incontrò alcuna resistenza pontificia, nasce indirettamente la frettolosa e forzata divisione della Valle Caudina. Il beneventano Salvatore Rampone, in camicia rossa da colonnello dei garibaldini, ordinò ad Edoardo Agnelli di lasciare la città, entro tre ore. Così l'ultimo delegato apostolico lasciò la cittadina sannita. Successivamente in cambio dell'incorporazione nel Regno Sabaudo, proprio Salvatore Rampone ottenne la creazione di  una Provincia ad hoc. Vennero annessi a Benevento, tra mille polemiche, alcuni territori di altre province del Regno delle Due Sicilie

OPPOSIZIONE

La nuova entità, sorta in base ad accordi politici del momento, non convinse alcuni deputati delle aree saccheggiate e delle terre divise in maniera ridicola come la nostra Valle Caudina. I più agguerriti furono i casertani della Terra di Lavoro, autentici voltagabbana dell'epoca. 

Prima si dichiararono entusiasti e poco dopo altamente ostili. 

Infatti, il 15 maggio 1861 alla Camera di Torino iniziò l'animata discussione di un progetto di legge dei deputati Caso, Cardente, Tari, Pallotta, Leopardi, Amicarelli, Moffa, per la sospensione del decreto luogotenenziale 17

IL MINISTRO MINGHETTI

Il Ministro degli Interni, l'onorevole Marco Minghetti, chiuse al volo le polemiche con il celebre richiamo ai deputati ribelli: 

«Il compito del Parlamento è quello di deliberare, non di sospendere». 

In quella calda seduta parlamentare fu decisivo l'intervento proto-populista dell'onorevole Federico Torre. Il politico beneventano, guarda caso, fu deputato per ben sei legislature sempre e solo nel collegio di Benevento, fino ad essere nominato nel 1884 senatore del Regno d'Italia. Torre cacciò la sorpresa dal cilindro, proprio quando la proposta stava per essere accantonata. 

Una cinquantina di comuni misero per iscritto il desiderio di far parte del Nuovo Ducato, la provincia di Benevento. 

Riportiamo per le lettrici ed i lettori de Lo Schiaffo 321 l'elenco dei primi sindaci del Circondario di Benevento, invitando a porre l'attenzione sui Comuni Caudini inseriti in un contesto geopolitico  non coerente con le vere esigenze della popolazione indigena, ridotta a mero serbatoio elettorale.

SINDACI

Giuseppe Verli, Airola; Vincenzo Capone, Arpaise; Francesco Falcesti, Apice; Saverio Vetrone, Apollosa; Michele Porcelli, Buonalbergo; Giuseppe Parenti, Ceppaloni; Pellegrino Caporosso, Campoli; Pietro Moio, Castelpoto; Giovanni Izzo, Cautano; Federico Perrillo, Fragneto l'Abate; Bartolomeo Pellegrino, Fragneto Monforte; Giovanni Caporosso, Foglianise; Giovanni Carlo Inglese, Paolisi; Vincenzo Bianco, Paupisi; Nicola Polvere, Pago; Raffaele Lepore, Pannarano; Bonifacio Nisco, S. Giorgio la Montagna; Giuseppe Mellusi, Torrecuso; Gaetano Campana, Tocco; Giovanni Iudango, Vitulano; Giuseppe Tucci, Arpaia; Lelio Ricci, Bonea; Michele de Blasio, Bucciano; Michele Stroffolino, Forchia; Sebastiano Del Giudice, Luzzano; Michele Frattasi, Montesarchio; Giovanni Battista Buonanno, Moiano

VALLE DIVISA

Le polemiche non si placarono affatto ed esplosero con nuovo vigore nella prima seduta del Consiglio Provinciale appena insediato. Il Vicepresidente Pietro Montella ed il Consigliere Caudino Giuseppe Verli attaccarono, per la prima volta, il nuovo ordinamento in un freddo dicembre del lontano 1861. La coppia Montella-Verli chiese, senza peli sulla lingua, il ritorno immediato di Airola nella provincia di Terra di Lavoro. In cambio Benevento avrebbe assorbito, addirittura, il mandamento di Cervinara, quelli di Altavilla e di Montefusco. La ferrea opposizione del Professor Onofrio Parente di Ceppaloni fermò l'assurdo scambio. 

«Benevento - disse il prof. Parente - come regione centrale del Sannio, detto Sannio Caudino, ha i suoi diritti su Airola dai tempi antichissimi. 

Discussione chiusa. L'esito della votazione fu altrettanto chiara, perché su 23 votanti furono addirittura 20 quelli contrari alla mozione di Montella e Verli.

RIFLESSIONI

In effetti su tante cose siamo fermi alle scelte fatte nel 1861. Il Popolo Caudino si è fatto strappare in due l'amata Valle. Quel muro eretto nell'Ottocento è ancora in piedi. Sarebbe il caso di ridiscutere in toto il decreto del Neo Ducato di Benevento, senza cadere nelle sabbie mobili delle opzioni amministrative, vedi le inutili tarantelle legate del cambio di provincia. 

Bisogna rafforzare l'identità comunitaria e canalizzarla tutta verso la nascita di una Nuova Caudium, autonoma, libera e slegata dai vincoli extraterritoriali, capaci in passato di imporre una velenosa discarica, per poi lasciarla lì, incustodita e abbandonata. L'unica cosa che va avanti, ad oggi, è lo sversamento di nauseabondo percolato nella mitica Terra di Caudio.

Per dire la Vostra, contattateci all'indirizzo di posta elettronica caudiumpatrianostra@gmail.com oppure tramite Twitter @SchiaffoLo



RUTILIO SERMONTI - Conversazioni di cultura politica: La concezione dello Stato (1979) - RADIO ALTERNATIVA

 CONVERSAZIONI DI CULTURA POLITICA
 1° CICLO

La concezione dello stato - Ritorcere le accuse a cura di Rutilio Sermonti.

Realizzazione: Radio Alternativa (Roma - Musicassetta 1979)

Edito: Linea

Tratto da: Decumano del Sud

FRANCESCO MANCINELLI - Steppa (1991)

Francesco Mancinelli - Steppa

Artista: Francesco Mancinelli

Brano: Steppa

Anno: 1991 

dal vivo Teatro Castello 31.05.1991

CERVINARA NEL REGNO DI NAPOLI - Da Campobasso a Pietrastornina, tutti feudi ‘della Leonessa’ (1316-1806) | PROFILO STORICO 1/2

Cervinara nel Regno di Napoli. Da Campobasso a Pietrastornina, tutti feudi ‘della Leonessa’ (1316-1806)

Nel quinquennio dal 1316 al 1320, Cervinara fu tassata per 31 once, 26 tarì e 2 grana. Se si considera che con una grana si potevano acquistare una quindicina di cavalli, ne risulta che era uno dei paesi più ricchi della provincia, in quanto pochi altri erano soggetti a pagare una somma così elevata. Evidentemente i De La Gonesse vi costruirono un palazzo cinto di mura con delle porte per entrarvi, una delle quali era detta “porta Sancti Angeli”, perché dava sul confine della chiesa di Sanctum Angelum ad Carros.

Famiglia della Leonessa

Carlo II della Leonessa fu il primogenito di Errico e possedé i feudi paterni nel 1325, lasciandoli poi in eredità, nel 1350, al fratello Roberto che sposò Caterina d’Aquino, dalla quale ebbe Errico, marito di Sveva SanseverinoGuglielmo Leonessa, figlio di Errico, ereditati tutti beni nel 1386, sposò Isabella Stendardo ed ebbe il famoso Marino, che li incamerò nel 1400, a cui successe Giovanni nel 1446 e, nel 1474, Francesco.

La famiglia Della Leonessa, una delle più illustri del Regno, aveva addirittura coniato moneta, sostenendo i più alti incarichi del Regno, finendo con l’abitare in Napoli, alla via SS. Apostoli, quella stessa casa che era stata di San Tommaso d’Aquino.

San Tommaso d'Aquino

Alfonso della Leonessa, nipote e successore di costui, mettendosi fra i ribelli al Re Ferrante d’Aragona, fallita la congiura, passò con tutti gli altri paesi della Valle Caudina dalla parte del duca Giovanni, figlio di Renato d’Angiò, mentre era in guerra con gli Aragonesi, proprio nel Sannio

Persa la guerra, fu privato di tutti i beni che, nel 1461, furono affidati al fedelissimo Fabrizio della Leonessa, cugino di Alfonso, che nel 1488 aveva già venduto Cervinara a Carlo Carafa, marchese di Montesarchio e conte di Airola, ai quali, nel 1500, si aggiunse anche Rotondi

Il Carafa sposò Eleonora della Leonessa, figlia di Alfonso, permettendo una certa continuità nella successione per tutto il dominio aragonese e spagnolo che declassava il Regno di Napoli, già senza Sicilia, a Viceregno.

Famiglia Caracciolo Carafa

Una volta morto Carlo Carafa, i feudi furono rilevati presso la Regia Corte, nel 1515, dal figlio Giovan Vincenzo, il quale, fu incaricato dall’imperatore di avere cura delle fortezze di Napoli. Ritiratosi a Montesarchio con l’arrivo dei Francesi, Vincenzo non ci pensò su due volte e passò dalla loro parte nell’invasione del regno e nella spedizione francese del Lautrec Odet de Foix

Dichiarato ribelle dagli spagnoli, gli furono confiscati i beni; morì durante l’assedio di Napoli nel 1528. Avuta la meglio gli Aragonesi, in quell’anno, Cervinara, acquisita dal Vicerè Principe D’Orange passò alla Corte di Napoli. Nel 1532 il re di Spagna Carlo V la donò, insieme ai suoi 11 Casali e alle 240 famiglie, ad Alfonso d’Avalos, marchese del Vasto, Gran Camerario del Regno e capitano generale di fanteria, come ricompensa dei servizi resi durante l’assedio di Napoli

Regno di Napoli

A quei tempi Cervinara possedeva boschi e selvaggina e produceva vino in quantità e granaglie a sufficienza: era sempre uno dei Comuni più grandi del Principato Ultra. In più, nel 1590, fra le proprietà ecclesiastiche beneventane, abbiamo notizia certa di beni anche presso un altro Casale detto delli Rutundi (Rotondi). Si tratta di ben 13 chiese.

Altri d’Avalos che tennero Cervinara furono il figlio di Alfonso, Ferrante (1546), e il nipote Alfonso II (1571) che nel 1573 vendé il feudo, unitamente a quello di Rotondi e Campora per 17.000 ducati a Giovan Felice Scanalone (o Scalaleone) di Teano, illustre giureconsulto e professore dell’Università di Napoli, al quale seguì il figlio Giulio. Vale la pena di ricordare che in questo periodo Cervinara visse un momento culturale abbastanza alto per la presenza, nel campo ecclesiastico, di fervidi studiosi.

Il 29 maggio del 1597 ritroviamo il feudo di Cervinara nelle mani di Berardino Barionovi, segretario del Regno, cui fanno menzione tutti gli scrittori fra cui Toppi e Campanile, in favore del quale, Giulio, lo aveva alienato per 30.000 ducati; l’ufficialità sarebbe però avvenuta solo nel 1602, allorquando l’ebbe Barionovi (Barrionuevo), Consigliere del Re Filippo III di Spagna e Reggente del Supremo Consiglio d’Italia.

Re Filippo III

Questo nobile uomo donò Cervinara al figlio Francesco che aveva ottenuto da re di Spagna Filippo III il titolo di marchese di Cervinara ma, passato a miglior vita nel contempo, titolo e feudo ricaddero sul padre Bernardino che, nel 1606, ottenne dal re la possibilità di mutare il titolo con quello di marchese di Cusano, fino a vendere l’antico feudo (1607) a Beatrice Caracciolo, marchesa di Volturara Appula, per 40.000 ducati. Nel 1608, alla marchesa successe il figlio Giuseppe Caracciolo che, l’anno dopo, vendé all’Università di Cervinara diverse concessioni, rendendo esenti i cittadini da alcuni obblighi feudali.

L’Università si riuniva una volta all’anno, alla fine di agosto, per eleggere almeno tre cittadini modello tra magnifici (viventi del proprio), massari, commercianti ed artigiani proposti dalla stessa amministrazione uscente. 

Il pubblico parlamento eleggeva i nuovi, “per voce” e con alzata di mano, per l’amministrazione annuale dei beni comuni, o della Comune, della Terra di Cervinara appunto, detti eletti (assessori), insieme ad un cancelliere del regno, che li aiutava nell’amministrazione delle tasse. 

Eppure ci sarebbe stato un caso, nel 1777, in cui il parlamento si rifiutò di votare la formazione, provocando la reazione dei benestanti.

A Cervinara come a Rotondi vi dimorò per lungo tempo la nobile famiglia dei Caracciolo di Sant’Eramo, prima della vendita della Casa Palazziata cervinarese al conte Del Balzo di Presenzano, ai discendenti del quale è rimasto quello che fu detto Palazzo Marchesale che ancora vediamo a Ferrari.

Fontana di Ferrari

Successo nel 1623 al fratello Giuseppe, il 7 aprile 1629, Francesco sposò Porzia Caracciolo e ottenne il privilegio di mutare nuovamente il titolo con quello di marchese di Cervinara, per sé e per i suoi discendenti Giovanbattista, Marino, Pasquale I, Antonio, Pasquale II, Carlo, Onorato, Marino IX marchese di Volturara e marchese di Sant’Eramo, Onorato e Marino, che mantennero le cariche per tutto il regno dei Borboni, fino all’abolizione della feudalità da parte dei Francesi con la legge del 1806.

In copertina Soldato in ascolto dell'Allocuzione di Alfonso d'Avalos, signore di Cervinara

Autore: Arturo Bascetta 

Editore: ABE Edizioni Napoli

sabato 25 settembre 2021

FASCISTS’ CRIMINAL CAMP | Racconto di Roberto Mieville (1947) - STORIALTERNATIVA Capitolo 9

FASCISTS’ CRIMINAL CAMP

CAPITOLO 9

La neve se ne era quasi completamente andata. Rimaneva qualche chiazza bianca al riparo delle dune o nei fossi, ma era ormai questione di qualche giorno e poi tutto il paesaggio sarebbe stato pulito e sgombro. Anche il “tornado” aveva principiato a mulinare sull'altipiano del Texas

Gli uomini erano costretti nelle baracche per quel gran vento di sud ovest e continuavano nei loro passatempi invernali. C'era chi aveva scritto addirittura dei romanzi. Un libro era divenuto famoso infatti. Era il libro di Giuseppe Berto: “Il cielo è rosso”. Su quel libro l'autore contava molto. Una volta tornato in Patria si sarebbe presentato a uno dei grandi editori e avrebbe detto: 

Sono stato dieci anni a servire il mio paese in Africa. Ho perso tutto. Pubblicatemi questo libro e farete fortuna ”. 

C'era anche chi aveva continuato solamente a sognare sul passato e che diceva che il mondo si era fermato. Tutto procedeva tranquillamente dunque: pareva che gli americani avessero finalmente capito che “lì nessuno mollava” e non avevano più insistito con la storia della collaborazione. 

Nei campi si parlava persino di un prossimo ritorno. Prossimo: appena finita la guerra. Lo si capiva che la guerra era alla fine e che ormai non c'era più speranza di vittoria. V1, V2, cose belle, cose grandi che non avrebbero potuto modificare il corso degli eventi.

Era dunque tornata una certa “diffidente” serenità nei rapporti con il detentore e veramente inaspettato giunse il provvedimento che tagliava quasi completamente i viveri. Cosi, dalla sera alla mattina, a 500- 600 calorie complessive, tutti, vecchi e giovani. 

Il War Departement era deciso a farla finita! Falliti i tentativi con la “starvation” morale provava con la “starvation” fisica. 

Forse colpiti nel fisico quegli ostinati avrebbero ceduto e sarebbero venuti a patti. Le normali attività dei campi cessarono quasi di colpo. Niente più sport, niente più letture. In poco più di un mese tutti erano stati ridotti al limite delle forze.

Non valsero le proteste in nome delle Convenzioni di Ginevra, firmate dal prof. Gabitto e sottoscritte dal generale Scattaglia.

Ginevra? Non c'è Ginevra per vinti... 

(Intanto la campagna di stampa contro, i prigionieri assumeva un tono quanto mai cattivo reclamando provvedimenti draconiani e immediati).

La, percentuale della popolazione dei campi era composta di giovani dai 16 ai 35 anni e ancora una volta il prof. Gabitto fece presente le gravi conseguenze che stavano derivando per la mancanza di nutrimento. Cominciò il C.M. Lucotti con il T.B.C. Intanto la guerra precipitava. Roosvelt era morto e il Reno era stato passato. E un giorno si sparse la dura, tragica notizia. Chi non pianse quel giorno nel campo?

-E' morto! L'hanno assassinato!

In quei giorni gli americani si dimostrarono, per la prima volta dei soldati. Non mancò ufficiale americano che, davanti al nostro dolore, non si sia sentito in dovere di deprecare l’orrenda fine e di fare a dei veri soldati, le più sentite condoglianze d'un soldato ”.

Il 30 aprile il campo celebrò un rito. Non c'era prete per poter e dire una messa. Ma davanti a un catafalco coperto con i colori della Patria, fu cantata la preghiera del Legionario e un Ave Maria fu mormorata per tutti dal capitano Secolo del 31^ Guastatori. E da quel giorno il campo fu in lutto.

Il New York Times dedicò agli italiani questa testata su sei colonne: 

“Gli italiani hanno sputato su Mussolini, il mondo dove sputare sugli italiani”.

Questo per non dire parole dei commenti del Chicago Herald Tribune e del San Francisco Examiner, Si distinsero come sempre il Mondo e la Voce del popolo: settimanali in lingua italiana che riportarono spesso dei pezzi di quel tale conte Sforza delle Brigate Volontarie per liberare il paese.

Ora il Paese era libero!

Era libero il Paese di subire l'onta di Esperia e Montefiascone.



Passò qualche tempo ancora e dato che l’Italia si considerava in stato di guerra con il Giappone, il War Departinent, che non aveva ceduto di una linea nei provvedimenti affamatori, chiese agli Italiani di cooperare contro il Giappone.

Era evidente che il War Department sprecava il suo tempo. Sprecava il suo tempo anche se i prigionieri non erano più in grado di stare in piedi per la grande debolezza. Non poteva spaventare lo spettro della T.B.C. al punto di cedere e venire meno all'impegno d'onore assunto reciprocamente di resistere in quella linea di condotta fino alla fine della prigionia. E le vessazioni in grande stile ripresero dunque nel giugno del '45.

Cominciarono con la storia del saluto romano. “E' proibito il saluto fascista. I prigionieri saluteranno come si usa nell'Esercito Americano”. Fu fatto osservare che il Regolamento italiano prescriveva che a capo scoperto si doveva salutare romanamente e che nessuna modifica era stata portata a conoscenza in nome della Repubblica.

Quale repubblica,? Come non c'è la Repubblica in Italia No? E' finita! Ore c'è di nuovo il Regno?

Ah, si! Bene allora, ci dispiace, ma noi siamo della Repubblica e...

Diventarono lividi di rabbia gli americani! Lividi fino al punto di arrendersi dopo il fatto ”Plaisant”.

Il fatto “Plaisant”.

Il tenente Plaisant, un sardo, passeggiava tranquillamente per le strade del campo e seguiva il corso dei suoi pensieri, pieni della speranza grande di un sollecito ritorno. Entra la macchina del Colonnello Calworth e si ferma a pochi passi dal tenente che senza guadare passa oltre. Il colonnello scende.

Ehi! Ehi, grida.

Il prigioniero Plaisant si ferma: lo esamina bene: vede che è il colonnello, fa un passo indietro e alza il braccio in un perfetto saluto romano. Numi dei cielo! In quattro e quattro otto in carcere, a pane e acqua, il prigioniero Plaisant.

Quindici giorni.

Al termine dei quindici giorni, il prigioniero, Plaisant, viene riportato davanti al colonnello. Il prigioniero entra: guarda in viso il colonnello, batte i tacchi e alza il braccio nel saluto. Numi del cielo. In carcere: quindici giorni pane e acqua.

Al termine dei quindici giorni...

Il colonnello si stancò e dopo quarantacinque giorni rimandò il prigioniero Plaisant nel campo. Chi la dura la vince. O meglio “Vince sempre chi più crede, chi più a lungo sa patir... ”.

Il mesi passavano lenti. Cooperazione forzata. Cooperazione, collaborazione, ordini del Governo del Re. Lettere dell'Ambasciatore Tarchiani presso gli USA: niente da fare, i prigionieri non si muovevano d'un palmo. Che doveva fare il buon Calworth se non ripigliare i sistemi dell'anno precedente? E di nuovo i sistemi di Fort Bliss, di Marana, di Florence. 

Ancora soprusi, bastonature: segregazione.

Nei campi i prigionieri, erano già arrivati a mangiare le cavallette e la paglia e all'ospedale non ricoveravano più nessuno, Crepate cani italiani!

Il cimiterino di Hereford cominciava a contare parecchie croci. Piccole croci bianche a un paio di chilometri dal campo: per l'Italia!

E a Santa Fè, al tubercolosario erano stati avviati parecchi dei soldati costretti ai lavori nelle fonderie. (Alle fonderie di Dallahrt, senza vesti di protezione e alla fine 500 calorie a base di soia, signori del Governo!). 

Nel Campo 6 da quaranta giorni, all’aperto, trecento sottufficiali vivevano a pane e acqua e non mollavano. Nel Campo ufficiali era la medesima cosa: BOIA CHI MOLLA!

E a tutto questo le perquisizioni a notte piena, le manganellate a tradimento come capitò al tenente Busia che stava seduto a pensare alla sua mamma proprio sulla porta della Baracca Chiesa.

Libera, democratica America che ha fatto scrivere questa lettera a un combattente della sua armata navale. Lettera pubblicata nella rivista Life il 5 novembre 1945. Scrive il guardiamarina John Henry Holt da San Francisco:

  Signori, ho perduto il timore della morte a Guadalcanal. Ho perduto il mio migliore amico a Okinawa. Ho perduto una gamba a Iwo Jima. E ha perduto la fede nella democrazia americana dopo avere letto il vostro articolo sui prigionieri di guerra. Perché ho combattuto?”.

Scritto da Roberto Mieville 

Roma, 1947