domenica 10 maggio 2020

ZAPPATORE, una pellicola da dedicare a tutte le Mamme.

In occasione della Festa della Mamma vi proponiamo una pellicola d'autore, una perla della sceneggiata napoletana, ma con un sottile monito contro l'emigrazione e a favore della Famiglia.
Le lacrime del figlio, che scappa negli Stati Uniti d'America, sono un'icona del cinema nazionalpopolare degli anni Ottanta. Mario Merola dà uno schiaffo a chi mette gli affetti familiari in secondo piano rispetto al Dio danaro. Una pellicola da vedere e da ascoltare.
Buona visione alle lettrici e ai lettori de Lo Schiaffo 321 e auguri a tutte le Mamme d'Italia!
Felicissima sera,

A tutte sti signure 'ncruvattate

E a chesta cummitiva accussí allèra,

D'uommene scicche e femmene pittate!
Chesta è na festa 'e ballo...
Tutte cu 'e fracchesciasse sti signure...
E i', ca só' sciso 'a coppa casa mia!
Mamma toja se ne more...
'O ssaje ca mamma toja more e te chiamma?
Meglio si te 'mparave zappatore,
Ca 'o zappatore, nun so scialle niro
Dice: "Mo torna, core 'e mamma soja,
Se vene a pigliá ll'ùrdemo suspiro..."
Chi só'?…
tratto da Film&Clips


Zappatore - Film Completo

La Trama

La storia è ambientata tra la provincia di Avellino, ad Arcella una frazione di Montefredane, Napoli e Nuova York. Il signor Francesco Esposito, interpretato da Mario Merola è un contadino che va a finire in mano agli strozzini pur di pagare gli studi al figlio. Purtroppo, la sua moglie Maddalena non è in buoni condizioni di salute e dopo mille peripezie, forse un po' grottesche, ma in fondo "da sceneggiata napoletana", il signor Esposito, senza paura, vola negli Stati Uniti per dare una lezione di vita al figlio Mario, vergognosamente ingrato, capace di dimenticarsi la mamma per la carriera e le luci luccicanti di Nuova York. 




Mario Merola in una delle scene finali afferma di venire da Arcella in provincia di Benevento, sbagliando clamorosamente, ma questo malinteso lo fa abbracciare con un tassista beneventano emigrato negli Stati Uniti. Da notare la presenza di una giovane e affascinante Mara Venier nel ruolo di Nancy, la figlia di un losco affarista italoamericano, uno di quelli che ha fatto fortuna nel dopoguerra.

Insomma, il Sangue con l'oro in salsa meridionale, con tutti i limiti e le esagerazioni, ma con tanta passione, tipa di un genere, la sceneggiata, capace di esprimere, con enfasi, alcuni aspetti della nostra società di ieri e di oggi. Nel 1980 questa pellicola riuscì ad entrare tra i primi sessanta film visti all'epoca nelle affollatissime sale cinematografiche. 

Scritto da Gennaro Veronese

MABELLO, ANIMALISTI CAUDINI LANCIANO UN APPELLO!


Lo Schiaffo 321 pubblica l'appello dell'associazione animalista Mabello, un disperato grido d'allarme per mettere al centro dell'attenzione politica la delicata situazione sul fronte del randagismo in Valle Caudina.

Salve,
a scrivere sono i volontari dell’associazione animalista Mabello Onlus, sita in Cervinara (AV) e siamo certi di parlare a nome di tutti quei cittadini che vivono con noi volontari in trincea e assistono, ormai quotidianamente, a questo abominio che si perpetra nel sud Italia e in questo caso, in Valle Caudina.



Non è più tollerabile assistere a questa orrenda mattanza che ci troviamo ad affrontare sulle strade e contro la quale combattiamo strenuamente ormai da anni. L’episodio sul quale vogliamo richiamare l’attenzione stavolta avviene a Montesarchio dove noi, ormai da anni, nonostante non sia zona di nostra pertinenza, stiamo combattendo una lunga ed estenuante battaglia per il raggiungimento dei diritti inalienabili di ogni specie vivente.
Ma ora basta, non ne possiamo più! 
L’associazione Mabello è animata e costituita da volontari che agiscono in totale autonomia, saturi dalle tante emergenze, esasperati dalle continue richieste di aiuto!
Questa è una guerra persa in partenza! Ci diamo per sconfitti! …è una sconfitta di tutti ma soprattutto è il FALLIMENTO DELLO STATO e di TUTTE LE ISTITUZIONI LOCALI! 
In particolare ci riferiamo all’AMMINISTRAZIONE di Montesarchio!!! Nonostante siano state ivi protocollate richieste di partecipazione e collaborazione alla causa, proposti tavoli d’intesa ai fini di trovare insieme strategie risolutive ad affrontare il gravissimo fenomeno del randagismo così pressante in questo Comune…nulla!



Nostro obiettivo è sempre stato quello di raggiungere i notevoli risultati faticosamente ottenuti nel comune di Cervinara dove solo con i nostri sforzi, con le DELIBERE COMUNALI emanate dall’amministrazione e, SIA CHIARO, SENZA RICHIESTE DI DENARO né di beni demaniali ma esclusivamente richieste di delibere, appunto, come la legge quadro sul randagismo prevede per la sterilizzazione e reimmissione sul territorio di tutti i cani vaganti sul territorio che non rappresentano pericolo alcuno per la popolazione ne rischi igienico sanitari.

Nonostante le tanto attese risposte non siano mai arrivate, non ci siamo, in un primo momento, né offesi né dati per vinti e abbiamo incontrato, previo appuntamento, il sindaco per far presente la difficile situazione, per sottolineare la necessità di garantire il benessere, in quanto diritto, degli animali e per cercare insieme di trovare soluzioni. Siamo stati accolti con gentilezza e disponibilità e siamo andati via soddisfatti e fiduciosi che forse la situazione degli ANIMALI poteva essere in via di miglioramento. Ma con il tempo ci siamo accorti che la nostra fiducia era mal riposta in quanto non c’è stata più alcuna risposta alle chiamate né ai solleciti. Nelle nostre richieste di intervento si è sempre fatto presente quanto la situazione fosse ormai fuori controllo ed esplosiva e che con l’estate alle porte avremmo assistito ad una autentica carneficina.

Ci rivolgiamo dunque agli organi di stampa con la speranza che il nostro messaggio possa raggiungere i cuori di tutte le persone sensibili a cui, spesso, nostro malgrado siamo stati costretti a rispondere di no quando ci chiedevano aiuto. Questi rifiuti pesano come insopportabili macigni sulla nostra coscienza la quale sente, benché non si potesse fare altrimenti perché allo strenuo delle forze, la responsabilità di quelle vite che non è riuscita a salvare.



Ma chi ci segue sulla nostra pagina Facebook sa bene che ci siamo sempre mostrati disponibili, abbiamo sempre spalancato le porte senza badare alla fatica né alle spese sostenute nonostante, lo ribadiamo con forza, non abbiamo convenzioni, non ci è stato fornito un rifugio né riceviamo finanziamenti da nessun Ente. Viviamo di autosostentamento, di libere donazioni e piccoli e sporadici contributi che solo il nostro Comune di appartenenza (Cervinara) ha erogato.



Ci auguriamo, dunque, che questo nostro ennesimo appello al buon senso, all’empatia, alla civiltà venga accolto dall’amministrazione comunale di Montesarchio, rappresentata dal sindaco Franco Damiano, che siamo certi comprenderà che non si tratta di una critica, ma di un invito, un'occasione per passare finalmente dalle parole ai fatti. Per il bene degli animali vaganti e dei cittadini, per sanare i nostri cuori e pacificare le nostre coscienze.

Per darvi contezza dello scenario che si è presentato ai nostri occhi questa mattina in Via S. Martino e del senso di esasperazione e disperazione provato vi mostriamo le immagini del recupero che ovviamente abbiamo fatto dopo aver ricevuto, all’ennesima richiesta di aiuto agli Enti preposti, una NON RISPOSTA.

Appello di Mabello 
Associazione Italiana Protezione Animali Onlus

Contatti:
https://www.facebook.com/mabelloassociazioneitalianaprotezioneanimalionlus/


Approfondimenti

giovedì 7 maggio 2020

René Guénon - La Montagna e la Caverna - Audiolibro


René Guénon - La Montagna e la Caverna 

Tratto da: "Simboli della Scienza Sacra". - Terzo audiolibro della serie: "Simbolismo della forma cosmica". Qui  Renè Guénon ci introduce al significato che rappresentano i simboli della Montagna e della Caverna.
Vyāsa Audioletture

mercoledì 6 maggio 2020

UNA PASSEGGIATA PER SERGIO RAMELLI


Vorrei a unirmi al ricordo di Sergio Ramelli che Lo Schiaffo 321 ha pubblicato nell’anniversario della sua  morte terrena. Le gentili lettrici e i gentili lettori mi scuseranno se nel farlo richiamo alla memoria un episodio della mia vita.
Come molti di voi sapranno, dopo quasi trenta anni scanditi prima dalla menzogna e poi dall’ignavia  delle istituzioni, anche nella sua Lombardia, finalmente si arrivò a tributargli un  minimo, ma pur sempre doveroso ricordo.

Le militanti del FdG 

Non senza difficoltà, viste le immancabili proteste della sinistra, l’amministrazione comasca riuscì a rendere omaggio al sacrificio di Sergio intitolandogli una porzione di quella gradevole passeggiata che accompagna il lago cittadino per alcuni tratti.

L’intitolazione doveva avvenire nel corso di una cerimonia pubblica, la quale  dopo diversi rinvii, causati  da mai meglio precisate “opportunità di ordine pubblico”, era stata finalmente prevista per la fine di un caldissimo giugno di diciassette anni fa.
Trovandomi a Parma per i miei studi universitari decisi di partecipare all’evento, sperando di poter rappresentare degnamente i militanti della Comunità Caudina che in tante occasioni, cui ero stato assente, avevano fatto echeggiare anche il mio Presente!


La mattina del 28 giugno 2003 ebbi, quindi, la gioia di poter abbracciare nuovamente simbolicamente il nome a cui era, ed è ancora oggi, legata la  lotta di una comunità. Un nome che per me significava il rifiuto di arrendersi  all'eresia materiale, alla decadenza e allo sfascio che scandirono gli anni e le sorti di quella cosa nata “dalla resistenza”, come cantilena ancora ai giorni nostri la retorica stantia di chi seppe accanirsi con feroce viltà contro tanti ragazzi come Sergio.
Il ricordo di quella giornata è vivo. La freschezza dell’alba mentre passeggiavo verso la stazione svanì presto in un  caldo, umido e appiccicoso, speso in treno verso Como.
In quei due rumorosi regionali sfogliavo pigramente gli appunti universitari e affiorava dentro  di me la gioia per quella speranza soddisfatta.  Poter finalmente commemorare Sergio in una cerimonia politicamente “laica”. Rimanevano il disagio e la rabbia mai sopite per quella storia così crudele e ingiusta nel suo epilogo.

La lapide per Sergio, sullo sfondo il Lago di Como.

Arrivato a Como non fu difficile individuare il luogo della commemorazione, mi bastò seguire i tanti camerati che nel disteso silenzio di quella giornata afosa andavano a radunarsi intorno al lenzuolo che separava il battesimo del lungolago dal nome Sergio Ramelli.

Immancabile c’era la Polizia, in livrea e imborghesita, e borghesi erano molti di quei volti che attraversavo con il mio passo timido. Faticavo a credere che quei colletti bianchi, provati dall’inclemenza del sole, avessero potuto militare trent’anni prima al fianco di Sergio.


La passeggiata dedicata a Sergio

Mi posizionai, confortevole,  tra le numerose polo nere e le teste fresche di decisa rasatura.
I Camerati milanesi, scorta la runa sulla mia maglietta, prontamente mi offrirono gli avambracci per un rassicurante saluto. La compostezza del discorso di rito, nel raccontare quella vicenda umana e politica, mi spingeva a ripetere i volti di quegli uomini e di quelle donne che avevano vissuto il fragore di quegli anni e la sofferenza per quel giovane destino spezzato.

Il ricordo dell'Associazione Culturale Mario Nicollini di Como.

Quei cuori e quelle mani che anni prima avevano difeso la memoria di Sergio in modi ben più tumultuosi, adesso bagnavano con le lacrime, a stento trattenute,  quel nome fissato nel marmo in uno scenario così gradevole e limpido.
Bandiere e simboli erano stati vietati per non compromettere una cerimonia già troppo lungamente rimandata.  Il mio timore era che le esigenze di una stupida dialettica politica (troppo frettolosamente accettata da molti militanti) avessero potuto privare Sergio del doveroso appello.
La paura venne subito sopita quando scese tra la folla, teso e greve nella sua solennità, il silenzio che precede il Presente!
Sorrisi in cuor mio, vedendo la rappresentanza governativa di Alleanza Nazionale partecipare precisa al presente. Almeno per una mattinata le comode poltrone romane erano state dimenticate…

La lapide in fondo al Lago repentinamente ripristinata.

L’odio, che aveva mosso la mano vigliacca contro Sergio, sarebbe tornato questa volta ad accanirsi contro quella targa. In anni recenti questa è stata più volte imbrattata o distrutta. Ritornato a Parma la sera provai profondo sconforto al pensiero che  gli assassini di Sergio e coloro i quali moralmente hanno vezzeggiato tanta crudeltà potessero continuare sereni a godere dell’oblio che minacciava, e minaccia, la storia di Sergio e contro il quale noi lottavamo e speriamo di farlo tutt'ora.
Sergio era stato colpito e offeso, ma non era morto.

SERGIO RAMELLI PRESENTE!


foto tratte dalla rete

martedì 5 maggio 2020

Li chiamarono Briganti - film completo senza censure (1999)


Nel 1999 venne boicottato, ora Lo Schiaffo 321 lo pubblica integralmente.
Li chiamarono briganti è una pellicola dedicata al fenomeno del Brigantaggio meridionale, vista con l'occhio dei vinti, quelli che non vollero piegarsi all'occupazione militare dei Piemontesi e dei loro alleati occulti. All'epoca l'interessante filme non riuscì ad ottenere la giusta visibilità a causa di mille intoppi che, addirittura, costrinsero il regista Pasquale Squitieri a dover presenziare fisicamente ad ogni proiezione, portando da casa la copia in suo possesso. Una lunga serie di tarantelle legali e l'evidente disinteresse della Medusa Film, la società distributrice, ne tarparono le ali.

Adolfo Morganti durante la conferenza storica "Lo Stato Pontificio ed il fenomeno dei briganti post unitari", tenutasi a Civitanova Marche il 19 febbraio 2011, dichiarò che l'opera controcorrente di Squitieri venne ritirata dalle sale cinematografiche per presunte pressioni dello Stato Maggiore dell'Esercito. Infatti, dopo appena due giorni di proiezione pubblica, venne cancellata senza un apparente motivazione, se non quella di essere una voce estremamente fuori dal coro.

Qualcuno, secondo Morganti, non vedeva di buon occhio la figura dei soldati impegnati nella spietata repressione dei ribelli. Troppi gli stupri, i saccheggi, gli assassinii e le mutilazioni di cadaveri. L'assurda azione di censura, per fortuna, è crollata negli ultimi anni grazie ai nuovi mezzi di telecomunicazione. Internet ha di fatto liberato "Li chiamavano briganti" dalle catene dei sabotatori.
Per quelli come voi la violenza è un diritto, per quelli come noi la violenza è un delitto. Voi potete rubare, violentare, uccidere, e nessuno vi condannerà. E allora cosa resta a noi? Solo la vendetta, che ci riduce come bestie. Ma io non voglio vendetta, io voglio giustizia.

 Claudia Cardinale ed Enrico Lo Verso

Eppure, il regista Pasquale Squitieri era riuscito a mettere in piedi un cast di prestigio con attrici ed attori di spessore come Enrico Lo Verso, nei panni del brigante Carmine Crocco, Giorgio Albertazzi, alias il Cardinale Antonelli, Franco Nero, la stella degli anni Settanta, la sanguigna cantante e attrice Lina Sastri, Remo Girone, famoso grazie allo sceneggiato televisivo La piovra e la grande intramontabile Claudia Cardinale, all'anagrafe Claude Joséphine Rose Cardinale, icona di bellezza mediterranea in tutto il mondo. Da ricordare che il progetto venne finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ma tutto ciò non riuscì ad evitare il clamoroso sgambetto.

Nei primi anni Duemila era un'impresa ardua recuperare la videocassetta o il cd dell'ottimo lavoro, dedicato a Sergio Leone, il famoso regista di origini Irpine, conosciuto nel mondo del cinema internazionale per aver creato il genere Spaghetti Western, fonte d'ispirazione di un'altra icona come Quentin Tarantino, definito dalla critica «il regista più influente della generazione degli anni Novanta».

Brigantesse & Briganti

La dedica a Sergio Leone sembra quasi una provocazione, col senno di poi. Il regista e sceneggiatore originario di Torella dei Lombardi, in provincia di Avellino, fece fortuna ad Hollywood e consolidò, non poco, il mito mondiale dei vaccari americani, conosciuti da tutti come Cowboys.
I personaggi barbuti e a cavallo di Leone, a differenza di Squitieri, lanciarono sul grande schermo attori del calibro di Clint EastwoodLee Van Cleef ed Eli Wallach. Le colonne sonore composte da Ennio Morricone non hanno bisogno di ulteriori commenti.

Alcuni vaccari d'oltreoceano

E' strano, tuttavia, constatare che le storie dei due registi sono ambientate entrambe a metà dell'Ottocento. Da una parte il clamoroso successo di pubblico per i vaccari d'oltreocenano e dall'altra l'ostracismo per i ribelli sconosciuti & romantici del Meridione, goffamente nascosti e fin troppo scomodi per lo stomaco dell'opinione pubblica nazionalpopolare, la stessa che ammirava con la bocca aperta i filmi americani e sognava di rivivere le avventure in quell'America polverosa, mediocre, armata fino ai denti e violenta, descritta magistralmente nella Trilogia del Dollaro.

La pellicola senza censure
Non servono altre parole per descrivere Li Chiamavano Briganti. Vi invitiamo solo a guardarlo con il cuore e non con gli occhi. Questa è la nostra Storia, con o senza sabotaggi. La Valle Caudina è da sempre Terra di briganti, ricordiamocelo ogni tanto. Le verdi montagne erano il fronte per quei ribelli che cercarono di combattere, con ogni mezzo, lecito ed illecito, l'occupazione militare del Regno di Sardegna a danno del ricco Regno delle Due Sicilie.
Hollywood è lontana, ma Rionero in Vulture è a due passi.
Amm pusat chitarr e tammorr
pecchè sta musica s'a dda cagnà
simm briganti e facimm paura
e ca' scuppett vulimm cantà.
'E 'mo cantammo sta nova canzona
tutta la gent se l'a ddà mparà:
nui cumbattimm p'o' Re Burbon
e 'a terra è nostra e nun s'a dda tuccà... 
 Buona visione.

tratto da: ONDA DEL SUD

Li chiamarono Briganti - film completo


approfondimenti

lunedì 4 maggio 2020

Julius Evola - Che cosa è la Tradizione - Audiolettura


Julius Evola - Che cosa è la Tradizione 

Articolo estremamente importante di Julius Evola, uscito sul periodico “Il conciliatore” il 15 giugno 1971 e successivamente inserito, con qualche modifica, nella raccolta “L’Arco e la clava”.
In questo scritto Evola, partendo dalla critica di un libro di Elémire Zolla, passa poi ad illustrare, in modo necessariamente conciso ma molto chiaro, i due angoli visuali da cui può essere osservato ed inteso il concetto di “Tradizione”: quello storico, connesso ad una morfologia delle civiltà e quindi ad una vera e propria metafisica della storia, e quello dottrinario, interno, “esoterico”.

Qui l'articolo da dove ho tratto la lettura https://www.rigenerazionevola.it/cosa-la-tradizione/
tratto da Vyāsa Audioletture

Vyāsa Audioletture è un canale dedicato alle letture della Tradizione.
"La civiltà moderna appare nella storia come una vera e propria anomalia: fra tutte quelle che conosciamo essa è la sola che si sia sviluppata in un senso puramente materiale, la sola altresì che non si fondi su alcun principio d'ordine superiore. Tale sviluppo materiale, che prosegue ormai da parecchi secoli e va accelerandosi sempre più, è stato accompagnato da un regresso intellettuale che esso è del tutto incapace di compensare. Intendiamo qui, beninteso, parlare della vera e pura intellettualità, che si potrebbe anche chiamare spiritualità." di René Guénon - La riforma della mentalità moderna.

domenica 3 maggio 2020

PANTERA NERA O BUFALA VERA?

L'ultimo avvistamento della fantomatica Pantera di San Severo si è registrato a Benevento in Via Sturzo, tra lo Stadio Santa Colomba e la zona di Casale Maccabei. Il Sindaco della città sannita, Clemente Mastella, lancia l'allarme in un post sulla sua pagina Facebook:
«Pare sia stata segnalata una pantera, o animale non domestico, dalle parti dello stadio, andando per la Fondovalle Sabato e nelle aree boschive. Perciò, state attenti. Controllate i bambini nelle uscite. E segnalate eventuali uccisioni di animali domestici. Insomma, prestate attenzione. Sulle tracce ci sono carabinieri, forestale e polizia, che ringrazio, però, attenti».
In azione le Forze dell'Ordine e gli esperti per cercare di porre fine a quest'incubo che si sarebbe trasformato in realtà, proprio alle porte della Valle Caudina. Tra smentite, trasmissioni televisive nazionali, articoli locali, video e testimonianze varie emerge un quadro agghiacciante.
L'animale sarebbe fuggito dalla casa di qualche malavitoso, probabilmente amante di Gomorra, la serie che mostra in alcune puntate uno dei simboli del potere criminale ai giorni nostri.

Nessuna denuncia da parte di circhi, zoo o parchi naturali. I carabinieri del gruppo forestale di Foggia avevano avviato dei pattugliamenti mirati dopo le segnalazioni di un “grosso animale”, ritenuto una pantera, in territorio di San Severo, Foggia, Apricena, San Nicandro Garganico, Poggio Imperiale fino a Chieuti, al confine col Molise. Nemmeno con i droni Predator sono arrivati risultati sperati.


Il grafico de La Repubblica

Pantera pugliese?
La notizia parte dalla vicina Puglia, precisamente da San Severo nel foggiano. I primi avvistamenti risalgono al 15 gennaio 2020 ed è Nicola Chiarappa ad aver rischiato la pelle, come dichiara alla stampa:
«Mi stavo dirigendo nella mia azienda per portare il cibo al mio cane. Nel cortile ho visto questa ombra nera a terra, seduta - ha raccontato il sopravvissuto a varie testate giornalistiche -. Appena mi sono avvicinato, l'animale ha iniziato a correre verso l'ingresso dell'azienda. Pensavo fosse un cane e volevo offrirgli del cibo. Poi l'animale si è girato verso di me e mi sono accorto che non si trattava di un cane: aveva due denti molti affilati. Improvvisamente è saltato sul cofano della mia auto ed è fuggito nelle campagne. È stata una cosa molto rapida».

Il sindaco di San Severo, Francesco Miglio dichiarò senza mezzi termini: «invito tutti alla massima attenzione e cautela e a non avventurarsi nelle campagne, specie nelle ore serali».


La pantera di Gomorra

Capre, montoni e pecore sbranate?
Il 20 febbraio l'allarme Pantera si sposta nell’area circostante il Comune di Limosano, in provincia di Campobasso. Sul posto sono i veterinari dell’Azienda sanitaria regionale del Molise hanno controllato le presunte orme nel terreno rinvenute da un cacciatore, senza riuscire a rintracciare la pericolosa bestia nera. La scomparsa di tre pecore e un montone in quelle zone fece scattare l'allarme degli addetti ai lavori. Veterinari e medici dell'Asl effettuarono anche la prova del Dna che risultò, incredibilmente, negativa. Nessun ovino è morto a causa del felino, come riporta La Repubblica.
Il Sindaco di Lomosano, Angela Amorosa, pretende la verità per poter rassicurare i cittadini del suo paese, ma il mistero s'infittisce e viene messo in secondo piano a causa del Covid-19.

Ovini sbranati a Torrecuso

La Pantera colpisce tra Torrecuso e Apice?
Il Sindaco di Torrecuso, Angelino Iannella, ha pubblicato le foto di una pecora e un montone uccisi presumibilmente da un animale che, secondo le parole del primo cittadino, potrebbe essere la pantera, o meglio il grosso felino che da giorni sta terrorizzando la zona tra Torrecuso, Ponte e Foglianise.
Iannella, è stato costretto - si legge in articolo dell'Ansa - a pubblicare all'albo pretorio del Comune un avviso di allerta.
«Si avvisa la cittadinanza  che sul territorio comunale sembra aggirarsi un animale vagante di grossa taglia, di razza felina ma di specie sconosciuta. Alcuni cittadini hanno fatto segnalazioni attendibili in merito ed ho provveduto ad allertare la Asl di Benevento, i carabinieri di Paupisi, i militari forestali di Vitulano e la Protezione civile. Gli stessi si stanno attivando per i dovuti accertamenti. Chiunque avvistasse tale esemplare o rinvenisse carcasse di animali predate, è invitato a contattare il Comune».
Nessuna prova oggettiva nemmeno in questo caso, ma tanta paura e molta ironia. Secondo alcuni commenti goliardici potrebbe essere un'astuta mossa del Governatore Vincenzo De Luca per inviare la gente a restare a casa. I sorrisi non fanno passare lo stato di preoccupazione che si sta allargando a macchia di leopardo.

Goliardia all'epoca del Covid-19

L'intervista all'esperto
Federico Coccia, già Presidente del Bioparco di Roma, dalle colonne virtuali di Leggo a fine gennaio rispose ad alcune domande sul presunto felino in stato libertà:

d- Perché non si riesce a catturare?
r- «Non ci sono forze e strumenti adatti. In tutta la Puglia vengono usate due gabbie per tentare di intrappolarla, ne servirebbe venti o trenta. Le istituzioni stanno sottovalutando enormemente il problema. È come se un terrorista girasse per i boschi con il kalashnikov. La pericolosità è la stessa. La mia paura è che tra un po' la pantera, non per sua colpa, possa fare male a qualcuno».
d- Come agire, allora?
r- «La pantera è una grande arrampicatrice, preda saltando dagli alberi. Inoltre, è stanziale, è difficile sradicarla dal territorio. Mangia solo il cibo che ha cacciato e lo fa in più giorni. Bisogna aumentare il numero di gabbie e mettere la capra che ha ucciso in una di queste».
d- Che fare se ci si trova davanti all'animale?
r- «Bisogna stare fermi, indietreggiare lentamente, senza correre e senza gridare, altrimenti si diventa preda. Non è un animale che aggredisce l'uomo ma, impaurito, può farlo e questa pantera è impaurita, è in una zona non sua e ha fame, è cresciuta in cattività, abituata a ricevere la carne, si vede da come ha ucciso la capra. Inoltre, nelle case dei boss l'aggressività degli animali viene stimolata. Chi la incontra rischia la vita».

Il video della presunta Pantera

Il ritorno della pantera?
Lo Schiaffo 321 invita alla calma e alla prudenza le lettrici ed i lettori, visto che non ci sono prove concrete che sia effettivamente una pantera. Da notare che anche dodici anni fa ci fu un caso simile, sempre nelle zone tra Irpinia e Sannio. L'11 novembre 2008 Alessandro Fallarino su Irpinia News intervistò l'allora direttore zoologico dello Zoo Safari di Fasano, Fabio Rausa, che rispose ad alcune domande che in parte riportiamo. Altri avvistamenti, per la cronaca, si registrarono tra Ariano Irpino, Montecalvo e Apice nel 2009, come riportato da Irpinia Oggi.

d- Quanti chilometri può percorrere durante l’arco delle 24 ore?
r- «Se è spinta a camminare e a muoversi in continuazione, anche perché non ha una tana dove rifugiarsi, può arrivare a percorrere anche 10, 15 chilometri al giorno e non necessariamente lungo lo stesso percorso».
d- Quanto una pantera può essere pericolosa per l’uomo?
r- «La reale pericolosità all’aria aperta è praticamente vicina allo zero se si parla di un animale lasciato tranquillo; se invece l’esemplare è alle strette, il discorso cambia. Con questo tipo di felide va sempre capita e rispettata quella che è definita la ‘distanza di fuga’: è elevata per una pantera che vive libera in natura, mentre per una che è in cattività dipende direttamente dallo spazio in cui è stata allevata».
d- Come si fa a catturare un animale del genere?
r- «Noi dello Zoo Safari di Fasano, dove sono presenti una decina di questi animali, veniamo interpellati spesso per questo tipo di cattura. Occorre conoscere e non sottovalutare mai l’animale, e cercare di arrivare prima dei cacciatori con una squadra esperta munita di anestetico da somministrare nei modi più consoni».

La pantera secondo le descrizioni.



approfondimenti sul caso:

venerdì 1 maggio 2020

PRO LOCO CAUDINE, ecco la classifica virtuale del gradimento.

Qual è la Pro Loco più seguita della Valle Caudina? 
In questo articolo abbiamo analizzato il gradimento delle undici Pro Loco Caudine, che fanno parte delle circa seimila Pro Loco italiane dell’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia, la rete di Associazioni di Promozione Sociale fondata nel 1962. In ogni cittadina dell'Unione dei Comuni Caudini c'è una Pro Loco attiva sul territorio, ma le importanti realtà sono divise, almeno sulla carta, dai comitati provinciali di Avellino e Benevento. L'UNPLI è una struttura molto organizzata, capace di valorizzare capillarmente ogni singolo evento mirato allo sviluppo turistico, ricreativo e culturale della zona.

Tuttavia, le associazioni Caudine, a nostro avviso, sono penalizzate da questo muro burocratico che rallenta la crescita dell'Unione dei Comuni dal basso. Esistono sporadici progetti unitari tra Pro Loco, ma sempre in base alla logica provinciale e non alla realtà territoriale della Valle, talmente omogenea che spinge ad una riflessione.


Vue de la vallée de Caudium*

Paradossalmente, la promozione sociale e turistica dei singoli comuni potrebbe dare nuova linfa vitale alla Nuova Caudium. Servirebbe una concezione più comunitaria, senza sminuire la logica campanilista figlia dell'attaccamento ai rispettivi borghi delle attiviste e degli attiviste di tutte le età.
Perché manca un vero Coordinamento Caudino delle Pro Loco
Lo Schiaffo 321 sta programmando una serie di interviste ai vari Presidenti delle Pro Loco per ascoltare dai diretti interessati il loro punto di vista sull'Unione Caudina e soprattutto per pubblicizzare le loro interessanti attività. Spesso le Pielle sono etichettate come braccio "ricreativo e culturale" delle varie amministrazioni comunali o peggio ancora sono percepite come laboratori politici dei Sindaci di turno.

La classifica che riportiamo è stilata con i "mi piace" racimolati su Facebook. Ovviamente, l'analisi si basa su dati che possono cambiare da un momento all'altro e la nascita delle varie pagine non segue una logica, visto che le date sono differenti e variano a secondo del singolo percorso associativo.


La Regina delle Pro Loco Caudine è quella di San Martino Valle Caudina con ben 5462 mi piace e 5564 seguaci. La pagina è stata creata il 3 aprile 2012 e rappresenta uno storico punto di riferimento culturale e sociale aperto a 360 gradi, con grande attenzione per le minoranze. Sul podio l'Angelo Renna di Cervinara con 3480 mi piace e 3556 seguaci dal 29 novembre 2014. Terzo posto per Montesarchio con 2904 membri registrati dal 19 agosto 2009. Precisiamo che quest'ultima ha optato per un gruppo aperto, insieme a La Lanterna di Rotondi. Infatti, in questa classifica aggiornata al Primo maggio 2020, sono le uniche due senza pagine ufficiali.



Quarta piazza per la pagina creata l'11 novembre 2011 dalla Pro Loco Airola con 2104 mi piace e 2154 seguaci. La Pro Loco Forchia è quinta in classifica. Intitolata proprio alle Forche Caudine, l'associazione nata nel 2013, vanta una pagina attiva dal 28 dicembre 2016 capace di raggiungere 1164 mi piace e guadagnare il sostegno di 1179 utenti. Sesto gradino per la PL di Pannarano, in rete dal 19 ottobre 2018, con 779 mi piace e 800 seguaci, che precede il gruppo di Rotondi fondato il 12 giugno 2012. La Lanterna, però, è seguita da sole 529 persone nonostante gli otto anni di attività mediatica.


La Pro Loco Moiano, invece, ha creato la pagina il 4 giugno 2015 e i 477 mi piace non rendono onore ad una delle associazioni più attive tra le undici sorelle, soprattutto in queste difficili giornate targate Covid-19. Chiudono la classifica Roccabascerana, Arpaia e Paolisi. La Pro Loco di Roccabascerana registra 419 mi piace e 463 seguaci della pagina creata il 14 giugno 2018, mentre Arpaia piace a 345 persone ed è seguita da 364 cittadini fin dal 17 febbraio 2018.

Fanalino di coda la Pro Loco Paolisi con appena 38 mi piace e solo 39 seguaci. La pagina, però, è l'ultima messa in campo essendo nata il 18 settembre 2019.

Ecco la classifica finale:
  1. Pro Loco San Martino V. C. 5462 (5564)
  2. Pro Loco Cervinara 3480 (3556)
  3. Pro Loco Montesarchio 2904 (gruppo)
  4. Pro Loco Airola 2104 (2154)
  5. Pro Loco Forchia 1164 (1179)
  6. Pro Loco Pannarano 779 (800)
  7. Pro Loco Rotondi 529 (gruppo) 
  8. Pro Loco Moiano 477 (480)
  9. Pro Loco Roccabascerana 419 (463)
  10. Pro Loco Arpaia 345 (364)
  11. Pro Loco Paolisi 38 (39)
In rosso sono riportati i "mi piace", mentre tra parentesi i "seguaci" delle pagine.

Le pagine ed i gruppi uniti, attenzione, riescono a coinvolgere addirittura 17.770 tra cittadine e cittadini della Nuova Caudium e oltre. Un risultato eclatante che rispecchia il concetto di Caudium portato avanti dalla nostra rivista digitale, profondamente Caudinista.

Pensate che unendo le pagine della Pro Loco di Avellino (6340) con quella di Benevento (484) e conteggiando anche quelle ufficiali delle Unpli Av (4730) & Unpli Bn (665), non si arriva nemmeno lontanamente al risultato delle Pro Loco Caudine unite.

Invitiamo le lettrici ed i lettori de Lo Schiaffo 321 a visitare tutte le pagine per accendere questa sfida a suon di "mi piace". Ecco a Voi l'elenco delle pagine/gruppi ufficiali delle undici Pro Loco:

In copertina Valle di Caudium, un'incisione tratta dall'opera "L'Italia, la Sicilia, le Isole Eolie, l'Isola d'Elba, la Sardegna, Malta, l'Isola di Calypso ecc." edita a Parigi da Audot nel 1834-37.

*Vue de la vallée de Caudium di Claude Louis Châtelet (Francese, 1753-1794)