giovedì 28 dicembre 2023

L'inaugurazione delle nuove automotrici sulla linea Napoli-Cancello-Benevento, via Valle Caudina | documentario

 
LINEA NAPOLI-CANCELLO-BENEVENTO VIA VALLE CAUDINA 
L'inaugurazione delle nuove automotrici sulla linea Napoli-Cancello-Benevento, via Valle Caudina alla presenza di Mario Jannelli, sottosegretario salernitano alle comunicazioni.

Processato nel dopoguerra per il suo passato di gerarca, fu deputato per la circoscrizione Avellino-Benevento-Salerno, della II legislatura della Repubblica Italiana dopo le elezioni politiche del 1953, per il Movimento Sociale Italiano salvo poi distaccarsene per aderire al Partito Monarchico Popolare, del quale fu anche segretario nazionale. Dopo l'insuccesso elettorale nelle votazioni per la terza legislatura, si dimise da segretario nazionale del partito.

VACANZE PALESTINESI #goliardia

VACANZE PALESTINESI #goliardia 

VALLE CAUDINA - IL GIOGO DELLA FORCA PARALLELA Introduzione et capitolo I | FANTAPOLITICA

VALLE CAUDINA - IL GIOGO DELLA FORCA PARALLELA
Introduzione et Primo Capitolo

La fantapolitica è un tipo di narrativa sul modello di quella fantascientifica, che tratta, per lo più in chiave satirica o paradossale, vicende politiche o belliche parzialmente o apparentemente basate su elementi reali e ambientate in una realtà immaginaria. Ne "Il giogo della Forca Parallela" abbiamo scelto la Valle Caudina come scenario di fantasia e come voce narrante il fantomatico Sindaco dell'Unione. Di seguito riportiamo il primo intervento ufficiale del Primo Cittadino, Ponzio Caudino III:

«Anch'io, assieme a tutti i Caudini, mi chiedo spesso come andrà a finire questa difficile epoca. Pensando e ripensando, mi sono accorto -sottolinea Ponzio - che con l'analisi politica non riesco a trovare nessuna logica soluzione alla crisi in cui siamo sprofondati. Il metodo meno irrazionale per soddisfare la mia curiosità consiste nel fantasticare. Per questo mi sono messo nei panni di un Sindaco dei Caudini che nel Duemila e Quattrocento e ventitré si decide a raccontare tutto ed il contrario di tutto. E soltanto sotto l'usbergo dell'anonimato iniziale ho potuto dare libero sfogo alla sincerità della mia immaginazione».

introduzione 

Lo Schiaffo 321 presenta il primo capitolo di questo racconto, diviso in dodici storie, che verrà pubblicato su queste colonne digitali. Le lettrici ed i lettori potranno interagire suggerendo l'evolversi della storia ambientata in un'altra dimensione parallela in un universo alternativo, ossia un ipotetico mondo separato e distinto dal nostro, ma coesistente con esso; in questo caso abbiamo immaginato un altro continuum spazio-temporale per tuffarci nel futuro. Anche se la realtà spesso mette in imbarazzo i migliori scrittori ed i pensatori di tutti i tempi.

Buona lettura.

TABURNO DEVASTATO

PRIMO CAPITOLO 

Tutto ha inizio la maledetta notte del 28 dicembre 2423. La Valle Caudina é in ginocchio a causa dell'esplosione di metà Monte Taburno. Il vile atto di sabotaggio, rivendicato dalle frange Anti-Caudiniste, giunte da Benevento, è l'ultimo di una lunga serie di devastazioni e sfregi. Il bombardamento aereo del mese scorso ha distrutto l'intero Parco del Taburno, ma la Ribellione della Nuova Caudium continua a resistere in attesa di una svolta in seno all'Unione dei Comuni. Sono oltre quattrocento anni che non si vede una struttura politica a difesa del territorio. I servizi ormai sono tutti digitali e l'intelligenza artificiale non si assume responsabilità.

TRAFORO DEL PARTENIO

Il Traforo del Partenio, nella foto qui sopra, è invece una perla di tecnologia avanzata, fiore all'occhiello dell'ingegneria interplanetaria. I Caudini da quasi 20 anni, precisamente dall'inizio del 2400, hanno la possibilità di arrivare a Baiano, Avella e Nola. Il collegamento autostradale ora permette all'intera Valle di ospitare oltre 35mila rifugiati Vesuviani, fuggiti a gambe levate dopo la terribile eruzione di tre anni fa. Napoli ed i napoletani difficilmente dimenticheranno quel 2420. Appena dodici mesi prima, infatti, festeggiavano il tanto atteso Quarto scudetto. 

Dopo l'immane esplosione del Vulcano Cattivo, il cratere venne trasformato in una discarica enorme detta "Lava Munnezza". Fin troppo prevedibile la polemica nazionale legata a quella scelta inusuale. Il Movimento degli EcoAnimalisti dell'Entroterra, che ha la maggioranza assoluta in Regione Campania, non riesce ancor oggi ad incidere a difesa dell'ambiente. La nuova ferrovia, ripartita da qualche mese, dopo una lunghissima attesa, spesso viene sabotata per evitare la diffusione del colera taroccato del Sud e della peste usuraia del Nord.

Treno Caudino
La guerriglia civile Caudina, intanto, continua senza soste da troppo tempo. Regna la totale confusione e mancano punti di riferimento.
Dai monti del Partenio scendono orde di ribelli, pronti a difendere il territorio delle razzie dei Napoletani e dei loro fidati schiavi. 
La schiavitù di alcune migliaia di indigeni nacque proprio dopo la vittoria del Napoli Soccer nella stagione 2022/23. 

Quella gioia sportiva, leggenda narra, purtroppo sfociò in feroci scontri a suon di pizze congelate, cozze avariate e sfogliatelle ricce infette. Nel lontano 2024 tra Partenopei di Napoli e sedicenti Partenopei della Valle Caudina e di Benevento sorse un profondo odio. Quell'episodio emblematico e dopo secoli di Napolicentrismo resta un punto cardine per l'insurrezione delle forze antagoniste ed ambientaliste della Valle Caudina. Una sorta di coalizione molto vicina allo spirito Brigante di metà 1800 e a quello Ultras di fine Novecento.

La Nuova Torre

Il fenomeno del Caudinismo politico risale all'alba del 2100 ed è caratteristico soprattutto dell'area Caudio Irpina e di quella mediorientale, per intenderci verso il Molisannio e affini. Già nelle origini della rivoluzione Caudinista si possono trovare elementi derivati dalla cultura nazionalpopolare. Abolizione del divorzio tra coppie eterosessuali della zona, divieto di raccolta funghi, dopo il disastro nucleare di Salerno e diffusione della Legge marziale per i reati legati all'uso e all'abuso del telefono cellulare da parte dei minori. 
Il primo tentativo organico di integrazione Caudinista può essere fatto risalire a PierCaudio il Grande ed alla dinastia Unionista nel 2109. Il suo processo di unificazione politica fu accompagnato da un tentativo di fusione delle divinità dei popoli Caudini assoggettati nell'alveo della tradizione religiosa Post-Cattolica.

PierCaudio, il Grande

Fu comunque il Caudinismo arcaico che trasformò il codice genetico della Valle in un vero e proprio sincretismo comunitario, in unione a fattori culturali, economici e politici. La cultura tradizionale Caudina mutò solo alcune caratteristiche per le forti influenze esterne, in special modo Napoletane. Venendo a contatto con tradizioni e credenze diverse, la politica Caudinista subì un processo di assimilazione da parte di divinità venerate nell'area Partenopea, vedi D1os Maradona o San Mario Merola, protettore della scenaggiata, avviando in tal modo un processo sincretistico di ampia portata. 

Del pari un esempio di Caudinismo culturale fu costituito dall'esperienza, datata 2075, del fronte Unionista, in cui nel corso dei secoli confluì in Valle Caudina, senza quasi mai ostacolo da parte delle autorità politiche pre-Unione, il portato del pensiero letterario, scientifico, filosofico e addirittura teologico delle culture di Montesarchio, San Martino V.C., Cervinara, del mondo barbaro preunionista e spunti persino da Moiano, da Roccabascerana, da Forchia, Bucciano e Bonea.

Continua (1/12)
Ogni riferimento a fatti riconducibili alla realtà è puramente casuale.

PAURA, dipinto di Aurora E. | ARTE CAUDINA

PAURA, dipinto di Aurora E. 

 ARTE CAUDINA

Pittura acritica su tela (50 x 60)

sabato 23 dicembre 2023

ONMI - L'Opera Nazionale Maternità e Infanzia venne sciolta il 23 dicembre del 1975 | SOCIALE

L'Opera Nazionale Maternità e Infanzia (ONMI) venne fondata a Roma il 10 dicembre 1925 e fu un ente a carico dello Stato con vari comitati locali di patronato organizzati, che provvedevano esclusivamente alla protezione e all'assistenza di madri e fanciulli in difficoltà. 

I comitati di patronato presenti in ogni comune svolgevano diverse funzioni, come ad esempio quella di provvedere al ricovero degli infanti abbandonati, provvedendo allo svezzamento e successivamente anche all'istruzione. L'ONMI aveva inoltre il compito di vigilare sui maltrattamenti dei minorenni, assicurandosi che venissero rispettate le norme. 

La scelta di creare l'ente fu indotta dalla necessità di contrastare il drastico calo delle nascite che l'emigrazione, la prima guerra mondiale e i tassi di mortalità infantile molto alti avevano causato. Anche l'abbandono frequente dei neonati presso le cosiddette "ruote degli esposti" - finestrelle disposte fuori da ospedali che permettevano di lasciare il bambino illegittimo in affidamento senza esser riconosciuti - era divenuto ormai un grave problema. Tale pratica, che durava da secoli, venne abolita nel 1923 dal primo governo Mussolini

Col Regio decreto legge del 22 marzo 1934, ci fu la prima riforma sostanziale dell'ONMI, che introdusse una serie di norme importanti sul lavoro e la "tutela della maternità delle lavoratrici". Una di queste fu ad esempio il divieto di licenziamento dopo la comunicazione della gravidanza, come recitava l'art. 10:

«Per tutto il periodo in cui l'operaia stia assente dal lavoro in virtù degli articoli 6 e 8, comma 1°, il datore di lavoro è obbligato a conservarle il posto.»

Oppure la possibilità di allattamento senza incorrere in provvedimenti, come scritto nell'art. 8:

«È fatto obbligo al datore di lavoro di istituire una camera di allattamento nelle dipendenze dei locali di lavoro, quando in questi siano occupate almeno cinquanta donne di età dai 15 ai 50 anni.»

Era inoltre obbligatoria la normale retribuzione nel periodo post parto:

«I periodi di riposo per l'allattamento si reputano ore lavorative agli effetti della durata e della retribuzione del lavoro.» (art. 15)

Importanti furono anche i provvedimenti per i "sussidi di maternità":

«L'assicurazione obbligatoria per la maternità ha lo scopo di corrispondere un sussidio di L. 300 in caso di parto e di L. 100 in caso di aborto spontaneo o terapeutico avvenuto dopo il terzo mese di gravidanza.» (art. 19)

Lo scioglimento dell'ONMI avvenne il 23 dicembre del 1975, trasferendo "i poteri di vigilanza e di controllo su tutte le istituzioni pubbliche e private" alle regioni, rimanendo allo Stato soltanto le "funzioni di carattere internazionale".

Fonti

  • R.D. 11 febbraio 1923, n.336 "Regolamento generale per il servizio di assistenza agli Esposti" in "Gazzetta ufficiale del Regno d'Italia", 16 marzo 1923.
  • Legge 10 dicembre 1925, n.2277 "Protezione e assistenza della maternità e dell'infanzia", in "Gazzetta ufficiale del Regno d'Italia" 1926.
  • R.D.L. 22 marzo 1934, n.654 "Tutela della maternità delle lavoratrici", in "Gazzetta ufficiale del Regno d'Italia", 27 aprile 1934.
  • L. 23 dicembre 1975, n.698 "Scioglimento e trasferimento delle funzioni dell'Opera nazionale per la protezione della maternità e dell'infanzia", in "Gazzetta Ufficiale della Repubblica", 31 dicembre 1975.

Quelle espresse in questo articolo sono le opinioni dell’autore, che non corrispondono necessariamente a quelle de "Lo Schiaffo 321". Immagini tratte dalla rete. Fonte: Venti di Storia - 

venerdì 22 dicembre 2023

LEGGI LO SCHIAFFO 321!

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POLEMICA PRESEPE IRPINO - Torna San Giuseppe, ma resta l'amica della Madonna: «No alla famiglia allargata. Il Triangolo Poliamoroso? No!» #PERLE

POLEMICA PRESEPE IRPINO -  Torna San Giuseppe, ma resta l'amica della Madonna: «No alla famiglia allargata. Il Triangolo Poliamoroso? No!» #PERLE
La polemica non si arresta. Da qualche ora sul Campanile della Chiesa di Don Vitaliano, il Parroco Arcobaleno, sventola per niente fiera la bandiera bianca, non più quella di Cuba o quella "rosso arcobaleno". 
Il simpatico Parroco contro la globalizzazione, incalzato dalla sua stessa Parrocchia, rimette il vecchio e bistrattato San Giuseppe al suo posto, senza però "escludere" l'amichetta della Madonna. Scandalo nello scandalo?

Esulta a metà don Patriciello che aveva esortato il "Che Guevara" dei Cattokomunisti moderni a chiedere immediatamente scusa, perché a nessuno è dato di manomettere il significato e la struttura di una storia millenaria. La toppa è peggio dello strappo. Il triangolo poliamoroso, a quanto pare, non era stato predetto da nessun*.

don Vitaliano

 IL FATTO

«Anche il Papa dice che non bisogna escludere nessuno»: così giustifica don Vitaliano Della Sala il suo atto di blasfemia. Motivando il presepe con due “madonne” e un angelo al posto di San Giuseppe, che ha allestito ai piedi dell’altare nella chiesa parrocchiale di SS. Pietro e Paolo in Capocastello di Mercogliano in provincia di Avellino, nel sottolineare come «l’avvenire della Chiesa Cattolica sia nella logica dell’inclusività, una Chiesa degli esclusi e non dell’esclusione», Della Sala aggiunge delle dichiarazioni oltraggiose.

ARkOBALENO

«La realtà è che oggi ci sono altri tipi di famiglie. Negli oratori, al catechismo, arrivano bambini figli di divorziati, di single, ma anche di coppie gay. E noi li dobbiamo trattare tutti allo stesso modo, con rispetto. D’altra parte è lo stesso Papa Francesco a dire che la Chiesa non deve escludere nessuno. Siamo nel 2023 e nel mio presepe ho voluto mettere una coppia arcobaleno perché anche loro sono un tipo di famiglia. Non c’è più una famiglia tradizionale. E dobbiamo tenerne conto perché Gesù Cristo si incarna pure per loro», ha dichiarato Della Sala.

In riferimento alle due donne nel presepe, “simbolo delle famiglie arcobaleno”, Della Sala ha aggiunto: «Il disprezzo, anche da parte di settori della Chiesa Cattolica nei loro confronti e la loro condanna a prescindere, senza un confronto serio e onesto, è una sorta di pennellata di tenebre che contribuisce a dipingere la notte del nostro tempo. Ecco perché ci sono due mamme nel presepe: la luce del Natale quest’anno la vedo risplendere anche su queste famiglie, colpite da critiche e condanne disumane e antievangeliche».

Maurizio Gasparri

L’iniziativa del parroco, vicino alle istanze LGBTQ+, ha scatenato subito – e giustamente secondo Korazym – le reazioni contro questo atto di blasfemia. «Un gesto che lascia sgomenti, è l’ennesimo atto di vera e propria blasfemia, con la rimozione di San Giuseppe e, dobbiamo immaginare, evidenti allusioni nei confronti della Madonna, così come d’altronde siamo abituati a vedere in molti cortei che rivendicano diritti e tolleranza dimenticando però di rispettare il mondo cattolico. 

Rifletta anche su questo il parroco della Chiesa dei Santi Pietro e Paolo e si dedichi ai diritti e all’inclusione senza cadere nelle facili provocazioni che offendono le sensibilità di tutti noi e che non hanno nulla a che vedere con la sua missione», ha dichiarato Maurizio Gasparri, il Capogruppo al Senato di Forza Italia.

no poliamore

Il Triangolo nel Presepe cambia di poco il senso della petizione lanciata da Pro Vita & Famiglia Onlus contro la rappresentazione blasfema e provocatoria, che snatura il significato del Presepe stesso e della Sacra Famiglia: sia con la rimozione di San Giuseppe, sacrificato sull’altare del politically correct, sia con il gravissimo messaggio relativo alle “due mamme” che “santifica” una pratica illegale come la compravendita dei gameti. Figuriamoci ora la prospettiva Poliamorosa.

Per dire no al presepe blasfemo, l’associazione ha invitato a firmare la petizione per chiedere al Vescovo di Avellino, Mons. Arturo Aiello, di difendere i simboli del Presepe e della famiglia dagli oltraggiosi affronti della peggiore ideologia.  

«Oggi “due mamme”, e domani? Ci saranno “due papà” o due transgender - si chiedono i Pro Famiglia - che si “percepiscono” donne in un presepe che vuole così legittimare l’utero in affitto? Ci chiediamo se il vescovo di Avellino, monsignor Arturo Aiello, sia al corrente di tutto ciò e ci aspettiamo provvedimenti immediati. Ne va del rispetto di migliaia di fedeli e ricordiamo che tutti gli ultimi Pontefici si sono sempre espressi contro il gender e hanno sempre ribadito che l’istituzione famiglia è solo quella formata da una mamma e da un papà».

IL SERVIZIO DI TELENOSTRA
RIFLESSIONI
Non entriamo nella questione prettamente teologica delle tradizioni Cattoliche. Rispettiamo qualsiasi religione, inclusi i rispettivi adepti, fedeli o seguaci. Accendere un focolaio mediatico su di una problematica, qualsiasi essa sia, merita rispetto.
Facciamo i complimenti a don Vitaliano, pur non condividendo il luogo dell'azione, il modus operandi ed il successivo passo del granchio.

Vecchia linea
Alla fine l'ex "giottino" ha centrato il suo obiettivo politico, riuscendo ad okkupare uno spazio al centro dell'informazione nazionale, secondo solo al panettone di Chiara Ferragni
Un ottimo risultato, senza ombra di dubbio, anche se il concetto di inclusione non vale per i tesserati di Fratelli d'Italia e per una donna (la Meloni), rei di aver  "infettato" don Patriciello negli ultimi difficili tempi. Al momento nessuna replica dal bollente Parco Verde di Caivano a questo attacco. Il Tradizionalista anti-Camorra potrebbe essere rimasto spiazzato dal Triangolo poliamoroso.

Eppure, un'altra "bella provocazione" per attirare l'attenzione sulla carestia di Gaza sarebbe stata più indicata ed incisiva. "Voci di sacrestia" parlano di un ennesimo colpo di scena "Stile don Vitaliano". La sera di Natale potrebbe arrivare, addirittura, un Gesù Bambino con la Kefiah... 
Amen.

Per dire la Vostra, contattateci all'indirizzo di posta elettronica caudiumpatrianostra@gmail.com oppure tramite Twitter @SchiaffoLo

immagini tratte dalla rete

PALESTINA - Tutta Gaza a “rischio carestia” mentre infuriano i combattimenti tra Israele e Hamas #politica

Tutta Gaza a “rischio carestia” mentre infuriano i combattimenti tra Israele e Hamas.

Un nuovo rapporto afferma che almeno 576.600 persone hanno esaurito le scorte di cibo e affrontano fame e carestia catastrofiche. I parenti dei Palestinesi uccisi durante gli attacchi israeliani piangono mentre i corpi vengono prelevati dall'obitorio dell'ospedale El-Najar per la sepoltura a Rafah. I parenti dei palestinesi uccisi negli attacchi israeliani piangono mentre i loro corpi vengono prelevati dall'obitorio dell'ospedale al-Najar per la sepoltura a Rafah, nel sud di Gaza

Le agenzie delle Nazioni Unite affermano che l'intera popolazione di Gaza, pari a 2,3 milioni di persone, è a “rischio imminente di carestia” poiché infuriano le battaglie tra le forze israeliane e i combattenti palestinesi in gran parte dell'enclave.

Gli attacchi implacabili da entrambe le parti hanno lasciato più di mezzo milione di persone – o circa una persona su quattro a Gaza – alla fame, perché non c'è  abbastanza cibo nel territorio assediato.

Secondo il rapporto dell’Integrated Food Security Phase Classification (IPC) pubblicato giovedì, la percentuale di famiglie di Gaza, colpite da alti livelli di insicurezza alimentare acuta, è la più grande mai registrata a livello globale. Secondo il rapporto, che include dati del Programma alimentare mondiale (WFP), di altre agenzie delle Nazioni Unite e organizzazioni non governative, l’entità della fame a Gaza ha eclissato persino quelle vicine alla carestia in Afghanistan e Yemen negli ultimi anni.

Il suo rapporto afferma che il 26% degli abitanti di Gaza, circa 576.600 persone, hanno “esaurito le loro scorte di cibo e le loro capacità di far fronte e affrontano una fame catastrofica… e la fame”.

Il Ministero della Sanità di Gaza ha dichiarato venerdì che 20.057 palestinesi sono stati uccisi e 53.320 feriti negli attacchi israeliani dal 7 ottobre, quando è scoppiato l'attuale conflitto. Il bilancio delle vittime dell'attacco di Hamas contro Israele ammonta a circa 1.140.

Il ministero di Gaza ha affermato che 390 Palestinesi sono stati uccisi e 734 persone sono rimaste ferite solo nelle ultime 48 ore. (aj)


FRANCESCO D'AVALOS - Beethoven Sinfonia numero 2 opera 36 (1996)

Francesco d'Avalos - Beethoven Sinfonia n.2 op.36 

Maestro: Francesco d'Avalos

Brano: Beethoven Sinfonia n.2 op.36

Anno: 1802

Il Libro Perduto del Dio Enki - Tavoletta Dodicesima - Parte Terza | AUDIOLIBRO

Dodicesima Tavoletta - Parte Terza

Zaccaria Sitchin è stato uno scrittore azero naturalizzato statunitense. 

È stato autore di molti libri sulla cosiddetta archeologia misteriosa o pseudoarcheologia, e sostenitore della "teoria degli antichi astronauti" come spiegazione dell'origine dell'uomo. Le speculazioni di Sitchin, basate sulla sua personale interpretazione dei testi sumeri, vengono considerate pseudoscienza e pseudostoria dalla comunità scientifica, rifiutate da scienziati, storici e accademici.

Inoltre le teorie e i libri di Sitchin sono stati fortemente criticati per ragioni quali la mancanza di conoscenze o studi specifici sull'archeologia mesopotamica e sulla storia del Vicino Oriente antico, congiunta ad una metodologia difettosa nello studio dei testi antichi sumerici, traduzioni errate di tali testi e affermazioni astronomiche e scientifiche che non corrispondono alla realtà.

Egli attribuisce la creazione dell'antica cultura dei Sumeri ad una presunta razza aliena, detta Elohim (in ebraico) o Anunnaki (in sumero), proveniente dal pianeta Nibiru nei testi Sumeri e in quelli Babilonesi Marduk, un ipotetico pianeta del sistema solare dal periodo di rivoluzione di circa 3600 anni presente nella mitologia babilonese. L'esistenza di corpi celesti oltre Nettuno, di grandi dimensioni è comunque tuttora oggetto di dibattito, specialmente dopo la scoperta di Sedna.

giovedì 21 dicembre 2023

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Natalis Invicti di Julius Evola

Natalis Invicti di Julius Evola

Sono ben pochi coloro che, nel celebrare le ricorrenze tradizionali di questo periodo – Natale e l’anno nuovo – si rendono conto che esse sono testimonianze residuali di un mondo spirituale dimenticato, che esse derivano da una concezione primordiale dell’universo e dell’esistenza, separata da un profondo lato dalle idee dell’umanità moderna.

Dello stesso Natale non si coglie il suo significato più universale, perché esso per i più vale semplicemente come una festa religiosa cristiana. Si ignora così che tale festa preesistesse al cristianesimo e che la sua data non è convenzionale ma determinata da una situazione astronomica ben precisa:  è la data del solstizio d’inverno. 

Proprio il significato che nelle origini ebbe questo solstizio andò a definire, attraverso un adeguato simbolismo cosmico, la festa corrispondente in tutto un gruppo di civiltà, compresa quella romana antica la quale già prima del cristianesimo conobbe un “natale solare”, il Natalis Solis Invicti, nella stessa data. Un altro punto poco conosciuto è che nel mondo a cui alludiamo due feste oggi distinte, l’una sacra e l’altra profana, il Natale e l’inizio del nuovo anno, spesso coincidevano.

Per chiarire tutto ciò, bisogna riportarsi al particolare significato che il Solstizio d’inverno ebbe soprattutto per quei progenitori delle razze indoeuropee, la patria d’origine dei quali si trovava nelle regioni settentrionali e nei quali, in ogni caso, non si era cancellato il pauroso ricordo delle ultime fasi del periodo glaciale. In una natura minacciata dal gelo eterno l’esperienza del corso della luce del sole nel ciclo annuale doveva avere una speciale importanza, e proprio il punto del solstizio d’inverno rivestiva un significato drammatico che lo differenziava da tutti gli altri del corso annuale del sole. Infatti quella data il sole raggiunge il punto più basso dell’eclittica, la luce sembra estinguersi, abbandonare le terre, scender quasi nell’abisso, mentre ecco che essa di nuovo si rialza e risplende, come in una liberazione o rinascita. Perciò nei primordi un tale punto spesso valse come quello della nascita o della rinascita di una divinità solare.

Nel simbolismo delle origini, i concetti di Sole, di Luce, o “Luce della Terra”, di immortalità, si uniscono nel segno di divinità di tale genere. Nell’accennato punto solstiziale del suo risorgere la luce talvolta si associò all’Albero della Vita sempre verde, talaltra all’”Uomo cosmico dalle braccia alzate”, simbolo di resurrezione. È il “figlio” che nasce; sorge la “nuova vita” e il nuovo “sole”.

È l’inizio del nuovo ciclo luminoso.

Ecco perché non di rado la data in questione fu altresì quella dell’inizio calendario dell’anno nuovo (del Capodanno). Come si disse, così fu nell’antica Roma. A Roma, dopo la riforma di Augusto, che restituì a molti culti romani il carattere cosmico-simbolico che avevano avuto nelle origini, il giorno del solstizio d’inverno, cioè il 24-25 dicembre, valse proprio come “natale” del dio luminoso concepito come una forza invitta: natalis invicti.

È la forza che vince le tenebre.

Dettagli offuscati appartenenti allo stesso contesto si conservano nell’albero natalizio e nell’uso popolare di accendere in esso delle luci nella notte di Natale. È l’accendersi di nuova luce nell’”albero della vita”. E se oggi non si sa più che dei doni che il Natale porta ai bambini (doni spesso appesi all’albero illuminato), anche questa è un’eco lontana, un “residuo morenico”: l’idea originaria era il dono di luce e di vita che il Sole nuovo, il “Figlio”, dà agli uomini. 

Dono, questo, da intendersi in un senso sia materiale, sia spirituale, il convergere dei due significati essendo naturale conseguenza dell’accennata situazione della preistoria, per via della quale il rialzarsi della luce lungo l’eclittica valse come una liberazione dell’incubo di una gelida notte.

Avendo ricordato tutto ciò, sarà bene rilevare che batterebbe falsa strada chi, su analoga base, volesse riportare cose sacre – come, in questo caso, il Natale cristiano – all’eredità di una religione naturalistica e per ciò stesso primitiva e superstiziosa. Il fatto è che una “religione naturalistica” non è mai esistita, se non nelle idee, nate da incomprensione, di una certa scuola di storia delle religioni in auge nel secolo scorso: ovvero è esistita nel caso di forme degradate e degenerescenti di culto, come fra alcuni selvaggi. L’uomo delle origini non adorò mai i fenomeni e le forze della natura come tali. Egli li adorò solo in tanto, e per quel tanto, che essi valsero per lui come delle “teofanie” e delle “ierofanie”, cioè come delle manifestazioni del sacro, del divino in genere. 

Come qualcuno ha efficacemente detto, “la natura per lui non era mai naturale”. Nell’insieme dei suoi fenomeni ed aspetti – sole, anno, luce, ciclo, elementi, ecc. –  essa rimandava ad altro, ad un ordine superiore. Direttamente, e non per interpretazioni artificiose e astratte, essa presentava per lui i caratteri di “un simbolo sensibile dell’indivisibile”, secondo l’espressione di Olimpiodoro.

Una volta riconosciuto ciò, è evidente che il sapere dell’accennata “preistoria” dell’arcaicità e della universalità di quel che corrisponde alle accennate feste tradizionali non equivale affatto a ricondurre il superiore all’inferiore e al profano.

Al contrario, se mai: perché si è spesso riportati ad una spiritualità cui era espressione la lingua stessa delle cose; a miti che, pur prendendo per base i fenomeni della natura, s’indirizzavano alla interiorità umana.

Scritto da Julius Evola

tratto da da “Helios. I SOLSTIZI simbolo e attualità” edito nel 1978 in numero di 2000 copie

COMUNITÀ MILITANTE CAUDINA 321 | volantino

21.12.23

 

Notte di Solstizio - RINNOVI. RIGENERI, RENDI FORTI | Tradizione

Notte di Solstizio che cancelli le paure e rendi salde le anime e le membra, luce di un fuoco che brucia e che splende come un sole, un sole che come una promessa antica ridona forza e quel coraggio smarrito. 

Notte di Solstizio, con le tue mille stelle che mi proteggono nel cammino, quello che il destino ha scelto, quello percorso cent'anni fa da chi prima di me ha affrontato i lunghi inverni ed ha aspettato la nuova primavera con la stessa forza invincibile nei cuori. 


Notte di Solstizio che rinnovi, rigeneri, rendi forti, forgia la mia armatura e tempra la mia spada, sciogli i nodi nelle mie vene, donami l'umiltà, la gioia delle piccole cose, la meraviglia della natura che ti appartiene, fammi inseguire la pace senza temere la guerra, fai germogliare l'amore sulla mia terra. 

Non sarò sola su questa strada, passata la notte, calata la luna, tornerà un nuovo sole sulla mia pelle.

Scritto da Amanda Walkyrie

STORIA DEL FUTURISMO – 1909: Uccidiamo il chiaro di luna! | CULTURA

Uccidiamo il chiaro di luna! di F.T. Marinetti è considerato il secondo e fondamentale manifesto futurista, ma pochi ne conoscono la storia bibliografica.

Prima di tutto non è il secondo ma il terzo pubblicato: il secondo è Elettori futuristi!, uscito in volantino in occasione delle elezioni del 7 marzo 1909 (vedi Paolo Tonini, «I manifesti del Futurismo italiano», Gussago, Edizioni dell’Arengario, 2011: pag. 12, n. 2). Però è Marinetti stesso a creare l’equivoco fin dall’agosto 1909, pubblicandolo come prefazione al libro di Paolo Buzzi Aeroplani, col titolo di “secondo proclama futurista“, e tale appare anche negli elenchi dei manifesti al retro dei primi volantini del Movimento Futurista a partire dal 1911/1912. D’altra parte il manifesto politico non aveva avuto molto successo...

E poi non era questo il titolo originario. Il proclama, redatto nell’aprile 1909, viene pubblicato in luglio con un titolo più prosaico: La rassegna internazionale Poesia pubblica questo proclama di guerra, come risposta agli insulti di cui la vecchia Europa ha gratificato il Futurismo trionfante (Milano, Poesia), in doppia versione, italiana e francese (La revue internationale Poesia publie cette proclamation de guerre en réponse aux insultes dont la vieille Europe a gratifié le Futurisme triomphant):


Vogliamo che i nostri figliuoli seguano allegramente il loro capriccio, avversino brutalmente i vecchi e sbeffeggino tutto ciò che è consacrato dal tempo! (…) E’ perciò che noi oggi insegniamo l’eroismo metodico e quotidiano, il gusto della disperazione, per la quale il cuore dà tutto il suo rendimento, l’abitudine all’entusiasmo, l’abbandono alla vertigine… Bisogna che gli uomini elettrizzino ogni giorno i loro nervi ad un orgoglio temerario! Bisogna che gli uomini giuochino d’un tratto la loro vita… Bisogna che l’anima lanci il corpo in fiamme, come un brulotto, contro il nemico, l’eterno nemico che si dovrebbe inventare se non esistesse!

La seconda edizione sta invece nel già citato libro di Paolo Buzzi, Aeroplani (Milano, Edizioni di Poesia, agosto 1909), in lingua italiana, con il titolo di “Proclama futurista“.

La prima volta che compare il titolo finalmente futurista è nella terza edizione, e solo in lingua francese: Tuons le clair de lune!, nella rivista di Marinetti POESIA Anno V, n. 7-8-9, Agosto/Settembre/Ottobre 1909 (da pag.1 a pag. 9).


Il titolo definitivo in lingua italiana fa la sua apparizione molto più tardi, nella quarta edizione del 1911: F.T. Marinetti, Uccidiamo il chiaro di luna!, (Milano, Edizioni Futuriste di Poesia), ed è strettamente in relazione con una famosa scazzottata futurista, quella del 22 giugno 1911 contro i vociani di Prezzolini. La polizia interviene e arresta tutti, poi in guardina i contendenti fraternizzano. Marinetti racconta che “Prezzolini benché sanguinante tentava ancora di mordere con ironia il mio manifesto Uccidiamo il chiaro di luna!“, che era stato evidentemente pubblicato poco prima (F.T. Marinetti, in: Francesco Cangiullo, Le serate futuriste, Milano, Ceschina, 1961, pag. 17). 

F.T. Marinetti, Discorso futurista agli abitanti di Podagra (Roma) e di Paralisi (Milano), 11 gennaio 1915

Ecco perché l’opuscolo è ricercato quanto e forse più della prima edizione, come cimelio rappresentativo del movimento – sarà per quest’aura teppistica e militante che R. Jentsch lo considera un libro d’artista? (vedi R. Jentsch, «I libri d’artista italiani del Novecento», Torino, Allemandi, 1993: pag. 373). Titolo e testo verranno riprodotti poi in una quinta edizione nel gennaio 1914, nell’antologia I manifesti del futurismo (Firenze, Lacerba).

Infine, nel gennaio 1915 Marinetti ne pubblicherà un breve estratto in un volantino interventista dal titolo Discorso futurista agli abitanti di Podagra (Roma) e di Paralisi (Milano), che reca la nota:
“Che mai pretendono le donne, i sedentari, gli invalidi, gli ammalati e tutti i consiglieri prudenti? Alla loro vita vacillante, rotta da lugubri agonie, da sonni tremebondi e da incubi grevi, noi preferiamo la morte violenta e la glorifichiamo come la sola che sia degna dell’uomo, animale da preda (…). E’ perciò che noi oggi insegniamo l’eroismo metodico e quotidiano, il gusto della disperazione, per la quale il cuore dà tutto il suo rendimento, l’abitudine all’entusiasmo, l’abbandono alla vertigine…“.
E in calce è chiaramente indicata la fonte: “Dal 2° Manifesto Futurista Uccidiamo il chiaro di luna!” e la data “Aprile 1909”, che è quella della sua redazione. E il cerchio si chiude. (arengario.it)

QUATERNA! #goliardia

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DECIMA BALDER - Ritorno a casa (2016)

Decima Balder  Ritorno a casa

Artista: Decima Balder

Brano:  Ritorno a casa

Anno: 2016