lunedì 20 maggio 2024

Zorro (1ª serie) 1x02 - Arriva Zorro 3/4

Zorro (1ª serie 3/4)

Arriva Zorro

Terza parte del primo episodio della splendida serie "Zorro" della Disney uscita nel 1957 e ridoppiata nel '92. Il giovane Don Diego de la Vega viene richiamato in California dal padre per affrontare una questione urgente che riguarda il destino di tutta Los Angeles.

AMIANTO - Negli ultimi 10 anni insieme a Franco Di Mare sono deceduti per malattie asbesto correlate circa 60mila persone | AMBIENTE

AMIANTO - Negli ultimi 10 anni insieme a Franco Di Mare sono deceduti per malattie asbesto correlate circa 60mila persone | AMBIENTE

La scomparsa di Franco Di Mare, giornalista deceduto per un mesotelioma, ha portato alla ribalta nazionale il problema dell'amianto e delle malattie correlate come l'Asbestosi.

Negli ultimi 10 anni in Italia sono deceduti per malattie asbesto correlate circa 60mila persone. Nell'anno 2023 l'Osservatorio Nazionale Amianto ha censito circa 2000 casi di mesotelioma, con un indice di mortalità, rapportato ai cinque anni antecedenti, di circa il 93% dei casi. Nello stesso anno sono state circa 4000 le nuove diagnosi di tumore del polmone per esposizione ad amianto (al netto del fumo e degli altri agenti cancerogeni), con un indice di sopravvivenza (a cinque anni) stimato del 12% per un calcolo di circa 3500 decessi.

Si deve poi tener conto che l'amianto provoca asbestosi con ripercussioni cardiache - segnala l'Osservatorio in una nota - con un impatto che è stato censito nella misura di 500 decessi, cui vanno aggiunte le altre neoplasie, tra cui il cancro della laringe, della faringe, dell'esofago, dello stomaco, del colon, delle ovaie, e il colangiocarcinoma del fegato, con un impatto complessivo di più di 7000 decessi e di 10.000 nuovi malati. 

La mappa del rischio

Ancora nel 2024 sono presenti 40 milioni di tonnellate di amianto all'interno di 1 milione di siti e micrositi, di cui 50mila industriali, e 42 di interesse nazionale. La situazione segnalata dall'Osservatorio è ancora più drammatica, in quanto il pericoloso cancerogeno è presente anche negli edifici di 2.500 scuole (stima 2023), all'interno delle quali sono esposti più di 352.000 alunni e 50.000 soggetti del personale docente e non docente.

Ancora, 1.500 biblioteche ed edifici culturali compresi almeno 500 ospedali (stima per difetto perché la mappatura ONA è ancora in corso), hanno componenti in amianto nelle strutture e/o negli impianti tecnici, in particolare termici, elettrici e termoidraulici. 

Gli stessi acquedotti pubblici, compreso gli allacci, in tutto almeno 500.000 km di tubature, sono in cemento-amianto, e l'impatto è rilevante anche per effetto dell'erosione, dell'attività di manutenzione, dei terremoti e sciami sismici che causano la contaminazione dell'acqua potabile (l'amianto è cancerogeno anche se ingerito), e si somma anche al fatto che per usi antropici nelle famiglie e nelle aziende l'acqua evapora e contamina i luoghi di vita e di lavoro, anche con inalazione aggiuntiva all'ingestione.

Ogni anno ci sono 10mila nuove diagnosi, in prevalenza uomini, per motivi del loro impegno professionale e/o operai negli stabilimenti o nei siti militari e in particolare nelle regioni a maggior rischio che, con una media annua di casi diagnosticati compresa tra 1.500 e 1.800, sono la Lombardia, il Piemonte, la Liguria e il Lazio che rappresentano oltre il 56% dei casi segnalati.

Franco ha lottato fino all'ultimo contro l'amianto

"Se ne è andato Franco Di Mare. Aveva 68 anni ed è deceduto nella sua casa di Roma il 17 maggio 2024. E' stato un gigante del giornalismo italiano. Noto nel mondo per i suoi reportage nei luoghi di guerra. Uomini e donne continuano a morire in tutti i teatri di guerra", così l'Ona ha ricordato lo sfortunato personaggio nazionale. 

Proprio grazie all'impegno di Franco Di Mare, il dramma dell'amianto fu portato alla conoscenza del pubblico. Infatti, l'Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) fu intervistato nel 2006 su Rai1. Fu proprio lo stesso Franco Di Mare a voler capire in cosa consisteva la capacità delle fibre di amianto di uccidere. 

Franco Di Mare

L'amianto, detto anche asbesto, uccide perché le sue fibre provocano asbestosi e cancro. Tra le neoplasia più aggressive "il più cattivo" è proprio il mesotelioma. Così lo ha definito proprio Franco da Fabio Fazio, nel corso della sua trasmissione "Che tempo che fa", il 28 aprile 2024. 

Lo ricorderemo e sarà sempre vivo in noi e nella nostra memoria. Così, nel corso del convegno organizzato da questa associazione, che egli ha diretto magistralmente. Era il 23 novembre 2023, presso la Regione Lazio. Proseguiremo quello che fu l'impegno anche di Franco Di Mare, che purtroppo ha poi pagato sulla sua pelle l'incapacità di proteggere e di prevenire questi danni. Proseguiremo per la bonifica, per la ricerca scientifica e la cura e la tutela giuridica contro questo killer e per fermare la strage silenziosa. Sì, perché l'amianto è ancora presente in Italia, e lo è anche nella sede Rai di Roma in Viale Mazzini, 14. 

Mariusz Sodkiewicz

Infatti, l'ONA ha dovuto piangere anche un'altra vittima dell'amianto in Rai: è, infatti, deceduto il Sig. Mariusz Sodkiewicz in data 13 maggio 2024, sempre per mesotelioma. In quest'ultimo caso, è palese che la fibra killer è stata respirata proprio all'interno della sede Rai di Roma in Viale Mazzini. 

AMIANTO CHI MOLLA!

Per dire la Vostra, contattateci all'indirizzo di posta elettronica caudiumpatrianostra@gmail.com oppure tramite Twitter @SchiaffoLo- 

domenica 19 maggio 2024

101 Storie Zen - 29. Niente acqua, niente luna. | SAGGEZZA

101 Storie Zen 

29. Niente acqua, niente luna

Quando la monaca Chiyono studiava lo Zen con Bukko di Engaku, per molto tempo non riuscì a raggiungere i frutti della meditazione. Finalmente, in una notte di luna, stava portando dell'acqua in un vecchio secchio tenuto insieme con una cordicella di bambù. Il bambù si ruppe e il fondo del secchio cadde, e in quel momento Chiyono fu liberata!

Per commemorare l'evento, scrisse una poesia:

In questo modo e in quello cercai di salvare il vecchio secchio

Poiché la corda di bambù era logora e stava per rompersi.

E poi tutt'a un tratto il fondo si staccò e cadde

Niente più acqua nel secchio!

Niente più luna nell'acqua!

 A cura di Nyogen Senzaki e Paolo Reps

101 Storie Zen

Con il termine zen (禅) ci si riferisce a un insieme di scuole buddhiste giapponesi che derivano per dottrine e lignaggi dalle scuole cinesi del buddhismo Chán a loro volta fondate, secondo la tradizione, dal leggendario monaco indiano Bodhidharma. Per questa ragione talvolta si definisce zen anche la tradizione cinese Chán, ma anche le tradizioni Sòn coreana e Thiền vietnamita. Immagini tratte dalla rete. Fonte: Scienza Sacra

giovedì 16 maggio 2024

Sovranismo Alimentare: evitare la distruzione delle nostre tradizioni | CIBO

Sovranismo Alimentare: evitare la distruzione delle nostre tradizioni

Tutti oramai conosciamo i famigerati fast-food. Questi ristoranti, o pseudo tali, rappresentano il simbolo dell’americanizzazione del Mondo. Per i non addetti ai lavori, americanizzare significa esportare il modello yankee in ogni Paese, quel modello tanto caro forse alle nuove generazioni le quali sfoggiano abiti ed oggetti vari griffati con la bandiera U$A. Un modello di turbocapitalismo sfrenato costituito da una società che vive all’insegna del celebre motto “nasci, produci, consuma, crepa”.

Americanizzare significa distruggere, annientare le tradizioni locali le quali rappresentano la storia di ogni Nazione. I vari fast-food dove è possibile mangiare hamburger e bere bibite tipiche del consumismo yankee, costituiscono infatti il modello più sfrenato del Capitalismo economico di matrice liberista il quale avanza distruggendo tutto ciò che incontra.

Una società americanizzata e strumentalizzata dal Capitalismo crea utili schiavi buoni solo a generare introiti per le grandi Corporation, a discapito delle piccole aziende ma, soprattutto, di coloro che lavorano presso queste grandi aziende. I dipendenti dei vari fast-food vengono trasformati da esseri umani quali sono, il più delle volte studenti che si mantengono gli studi universitari o neolaureati, a semplici ingranaggi, in un sistema che crea denaro per le multinazionali a discapito di culture e tradizioni soppiantate in breve tempo.

Ci piace in questo frangente una frase di Ardengo Soffici: “L’Americanismo è la peste che avanza volgarizzando, rimbecillendo, imbestialendo il Mondo, avvilendo e distruggendo alte, luminose, gloriose civiltà millenarie”.

Spieghiamo subito cosa intendiamo. I nostri nonni ed i nostri genitori mangiavano nelle trattorie e bevevano nelle osterie. Un buon bicchiere di vino era l’ideale per mandare giù un panino con salame o mortadella. Ci si scambiava due parole e si stava insieme, senza smartphone o distrazioni varie. 

Al massimo guardando la televisione, per chi la possedeva. Il tutto senza inutili vestiti firmati comprati solo per mostrarli ad amici e parenti, per sentirsi “fighi in giro”. Al massimo si usciva con il vestito bello il sabato sera o la domenica pomeriggio. Conducendo questo semplice, ma essenziale stile di vita, campavano tutti, dal contadino al salumiere al fornaio. E le società erano più unite e coese, vi era una maggior fraternizzazione, più solidarietà, più valori umani.

Ora tutto ciò si sta perdendo a causa, soprattutto, delle nuove generazioni che rappresentano il futuro dell’Italia. Ai giorni nostri, purtroppo, è sempre più raro infatti vedere i nostri giovani cenare nelle trattorie ed apprezzare la tanto genuina cucina nostrana. Molto meglio hamburger e patatine fritte, ma anche cibi etnici come sushi o kebab, la sostanza è la medesima. Fa infatti riflettere il fatto che i maggiori frequentatori dei vari fast-food siano proprio le nuove generazioni, imbambolate dal mito americano tanto osannato dai Mass Media locali.

E’ assai frequente vedere gruppi di ragazzini, italiani e stranieri di seconda generazione, passare pomeriggi e serate mangiando in tali locali o nei ristoranti di cucina etnica. Tutto ciò mostra il decadimento e l’abbandono delle nostre tradizioni, della nostra tanto apprezzata (almeno all’estero) cucina italiana.

Cari ragazzi, preferire cibi come hamburger, hot-dog, sushi, kebab o qualsiasi altro piatto purché sia etnico, ma anche bere la tipica bevanda americana dalle bollicine, non vi rende più moderni, più furbi, ma solamente strumenti inconsapevoli della distruzione della nostra ristorazione, della tradizione culinaria italiana, piccola o grande che sia. Tutto ciò non ha nulla a che vedere con le nostre usanze, con i nostri costumi.

Ma non pensiate che i danni dell’americanizzazione finiscano qui perché finora ci siamo solo soffermati sulla sostituzione della nostra ristorazione con quella di matrice americana o etnica. Ora andremo ad analizzare altri aspetti assai più globali.

Un aspetto nefasto e poco noto di tale fenomeno sociale, e che gli stessi frequentatori di suddetti locali probabilmente ignorano, è rappresentato dalla distruzione di ettari di foresta amazzonica che vengono sostituiti da piantagioni di cereali OGM da somministrare agli animali degli allevamenti intensivi, carni che finiranno nei famosi hamburger del pagliaccio dai capelli rossi. Ma non solo. 

Distruggendo ettari di foreste, habitat naturale degli animali che ci vivono, vengono eliminati i luoghi dove intere tribù amazzoniche vivono da generazioni. Quindi, non soltanto animali uccisi e sfruttati, ma anche foreste distrutte e poveri Indios costretti a lasciare le terre dei loro padri. Non intendiamo soffermarci sulla qualità dei prodotti e sui rischi sulla salute che ne derivano da un utilizzo smodato dei suddetti, anche se ce ne sarebbe da dire, ma sugli aspetti contrastanti della situazione.

Gli stessi ragazzini che conoscono a memoria testi di musica di dubbia qualità ma che, al tempo stesso, ignorano la Divina Commedia di Dante o la storia di Roma, che sanno tutto in fatto di droghe, leggere o pesanti, ma che conoscono a malapena gli usi dei congiuntivi e la geografia, rappresentano le truppe cammellate del Sistema. Basta un fischio, un semplice pretesto, e subito costoro sono pronti per marinare la scuola come Pinocchio e Lucignolo. Eccoli lì che scendono in strada a difendere i diritti delle cosiddette categorie più “deboli” della società, per poi tornare a bere e mangiare al fast-food. Riteniamo alquanto contraddittorio tutto ciò ed i motivi sono presto spiegati.

Dal momento che se ci si vuole ergere a difensori dei più deboli, non bisognerebbe fare distinzioni e considerare tutti coloro che vengono oppressi in qualche modo, dei deboli. Quindi stiamo parlando degli indigeni delle foreste, dei contadini e dei commercianti italiani i quali magari sono vostri parenti o vicini di casa, dei bambini del Terzo o Quarto Mondo che vi cuciono scarpe e vestiti, ecc. 

Riteniamo dunque opportuno tutelare dapprima prodotti e tradizioni locali, le nostre tradizioni e civiltà, ed in secondo luogo, ma non meno importante, preservare ettari di foreste ma anche vite e diritti degli indigeni, persone miti che non chiedono nulla in cambio. Se non essere lasciate in pace e continuare a vivere nelle loro foreste.

Ci rivolgiamo a te, che ami tanto frequentare fast-food e cucine etniche, che in mancanza di denaro compri vestiti taroccati per mostrarti alla moda quando esci con gli amici, e ti chiediamo se non credi che ci sia un’evidente contraddizione tra il tuo definirti pacifista, il tuo stare dalla parte dei deboli (almeno a parole) ed il tuo modo di vivere?

Caro ragazzo, scendi in piazza per difendere i diritti di alcune categorie quando con il tuo stile di vita ne rovini altre? Come puoi solo pensare di essere un anticapitalista quando indossi, mangi e bevi tutto ciò che il capitalismo produce? I tuoi vestiti sono fatti da bambini sfruttati e sottopagati, ciò che mangi distrugge interi ecosistemi e vite umane, ammazzi il commercio locale e le tradizioni dei tuoi nonni, metti in crisi l’economia della Nazione in cui sei nato e nella quale vivi, e molto altro ancora, ma ti ergi a super eroe quando manifesti?

Chiudi il fast-food ed apri la mente, sei ancora in tempo!


mercoledì 15 maggio 2024

5G VELOCE...FEROCE #goliardia

5G VELOCE...FEROCE #goliardia
 

Il Garofano e la Fiamma. Storia di un incontro mancato | POLITICA


Il Garofano e la Fiamma. Storia di un incontro mancato

Bettino Craxi è un personaggio contradditorio, difficile, complesso. Da studiare e analizzare sine ira et studio. Con equilibrio e serietà. Con giusta, fredda distanza. Senza sconti ma con rispetto e attenzione. Al netto dei clamori delle opposte tifoserie, delle apologie delle prefiche e degli insulti lanciati dalla lugubre pedonaglia di detrattori, voltagabbana, avvoltoi, Craxi rappresenta un momento centrale e ineludibile della nostra travagliata storia unitaria e, allo stesso tempo, una questione irrisolta e divisiva. Un problema aperto. Una ferita non rimarginata.

Per i post-comunisti, più o meno scoloriti ma irriducibilmente faziosi, il “Cinghialone” resta un argomento tabù e ogni ipotesi di discussione si trasforma subitamente in una spietata corrida con tanto di bandarilleros pronti ad infilzare il malcapitato di turno. Ne fece le spese nel 2003 Pietro Fassino, al tempo segretario dei Ds, quando nelle sue precoci memorie — “Per passione”, editato da Rizzoli — osò scrivere che Craxi aveva ragione e Berlinguer torto marcio.

Un giudizio amaro quanto coraggioso — e storicamente obbiettivo — che scatenò sullo sconcertato Fassino le ire delle vestali di Botteghe Oscure e dintorni. Tra tutti Aldo Tortorella, Rossana Rossanda e Massimo D’Alema (che però, quattordici anni dopo, riconobbe, in odio a Matteo Renzi, la statura di “statista” allo scomparso leader socialista). Al loro fianco, livoroso come d’abitudine, Eugenio Scalfari con “Repubblica” e i soliti zeloti del moralismo d’accatto.

Nessuno o quasi fra gli ex o post comunisti poteva e voleva — e tanto meno può e vuole — dimenticare il durissimo duello ingaggiato a sinistra da Craxi. Una strategia offensiva su tutti i fronti: in Parlamento contro il compromesso storico tra DC e PCI e “l’arco costituzionale”, sul terreno ideologico Proudhon e Garibaldi contro Marx e Gramsci, in campo istituzionale con “la grande riforma” e in politica estera gli euromissili e una nuova attenzione verso il mondo arabo e il Mediterraneo. Sullo sfondo poi la ripetuta denuncia craxiana degli imbarazzanti, ma molto ghiotti, finanziamenti al PCI da Mosca sovietica. Da qui la lunga, feroce (e mai conclusa) “guerra civile” tra le due principali forze della sinistra nostrana.

Altro nodo spinoso fu il rapporto tra il segretario del PSI e la Destra italiana. Un argomento spesso sottostimato o rimosso ma non marginale. Anzi. E qui l’importanza di “Il garofano e la fiamma. L’incontro mancato tra Craxi e la destra italiana”, una bella ricerca pioneristica ma molto attenta di Tommaso de Brabant, giovane ricercatore e brillante intelligenza (oltre che ottima penna di Destra.it), su un intreccio politico, teorico ma anche umano dai tanti e inattesi risvolti.

Craxi, uomo di Sinistra, non solo diede, dopo un lunghissimo purgatorio, piena dignità agli “esuli in Patria” Missini ma immaginò nuovi scenari che scardinavano gli obsoleti recinti del già ricordato “arco costituzionale” antifascista, la Conventio ad excludendum che vietava al Movimento Sociale ogni interlocuzione con le altre forze politiche.

Nel luglio 1983, come ben raccontato e ricostruito dall’autore, il primo incontro ufficiale di un prossimo inquilino di Palazzo Chigi con una delegazione del MSI. Un Socialista, anomalo ma pervicacemente “compagno” che scandalosamente riceveva nella sede più alta e nobile della “Repubblica nata dalla resistenza” i reietti, gli impresentabili, i Fascisti. Riprendendo la testimonianza di Massimo Pini — altro personaggio centrale della vicenda del Garofanode Brabant fissa così un passaggio centrale della storia politica italiana:

«Nel 1983 Craxi ripeté la procedura del 1979, con la sfilata delle delegazioni dei partiti davanti al presidente incaricato, nella sala riservata ai presidenti del Consiglio a Montecitorio: un fatto senza precedenti. più clamorosa fu la decisione d’ammettere alle consultazioni il Movimento Sociale Italiano: in un’intervista a Gustavo Selva del “Gazzettino” il 27 aprile 1984, il segretario missino Giorgio Almirante ricordò che “l’onorevole Craxi, di sua iniziativa […] ebbe a dire, testualmente, che non aveva mai considerata corretta nei nostri confronti la politica dell’arco costituzionale, e che era suo intendimento abolire ogni ghettizzazione nei confronti di qualsivoglia forza politica presente in parlamento”. Almirante ringraziò, prese atto e promise una “opposizione costruttiva”. Era stata così sfatata da Craxi la formula inventata da Ciriaco De Mita, che emarginando la Destra postfascista favoriva i comunisti. “Una dichiarazione storica”, la definirà Piero Ignazi».

Fu l’inizio di un rapporto intermittente e contradditorio che trovò i dirigenti Missini — come questo libro ottimamente documenta — oscillanti, indecisi e sommamente guardinghi davanti all’impetuoso e spiazzante attivismo craxiano. Spieghiamo. Almirante e Romualdi, i dioscuri del Pantheon tricolore, erano anziani, già malati e troppo, troppo stanchi per affrontare una nuova stagione politica.

Nonostante una serie incontri e confronti importanti — da Roma a Milano, da Amalfi a Rimini e oltre—, o la tiepida adesione al referendum sulla giustizia del ’87 —i capi missini ripiegarono su posizioni apparentemente consolidate quanto fragili. Sepolti nel 1988 Almirante e Romualdi, né Gianfranco Fini né tanto meno Pino Rauti ebbero il coraggio politico d’invertire la rotta, ritessere un filo e fissare coordinate innovative. Il risultato fu, come de Brabant analizza, un “incontro mancato” che si trasformò, nel clima avvelenato di Tangentopoli, in una sarabanda giustizialista e manettara utile alla sopravvivenza del moribondo MSI e alla nascita di Alleanza Nazionale. Un’altra storia. 

In questa ricerca la vicenda di Sigonella divenne paradigmatica della distanza che intercorreva tra la real politik internazionale — le dure “repliche della Storia” di hegeliana memoria — e la piccola polemica nostrana. E di conseguenza evidenziò il profondo iato tra la Destra parlamentare e il movimentismo missino e i suoi referenti intellettuali (Accame, Tarchi, Veneziani).

Risultato? Un corto circuito ricostruito dallo proprio stesso Craxi nel suo postumo libro “La notte di Sigonella”. Dietro il dirottamento della nave “Achille Lauro” molte altre (e ben più pesanti cose) si muovevano e si agitavano. Per l’allora inquilino di Palazzo Chigi si trattava di risolvere un intricatissimo rebus geopolitico in cui per la prima (e ultima?) volta l’Italia e l’Europa — escludendo l’arbitraggio degli americani ma con l’aiuto dell’Egitto di Mubararak, l’intermittente fiducia di Arafat e degli israeliani—diventava protagonista di un processo politico teso a costruire una vera pace nel Levante

Una pace basata sul diritto e non sulla forza impostato sulla formula “due popoli, due Stati”. Un ambizioso ma possibile piano di mediazione e pacificazione in un quadro — l’antico Mare Nostrum —per noi vitale. Gli orrori di Gaza confermano, una volta di più la lungimiranza del “Cinghialone” meneghino. 

Su queste coordinate, ben ricostruite nel suo libro da de Brabant, Sigonella (e dopo Sigonella) Craxi difese non solo la sovranità nazionale ma, soprattutto, il concetto di un’Italia autonoma e protagonista nel Mediterraneo, nel Levante, in Africa. Ottusamente i deputati missini attaccarono frontalmente il premier, mentre i segmenti più dinamici, con Beppe Niccolai, apprezzarono apertamente — con generosità, entusiasmo ma scarso approfondimento… — lo “scatto d’orgoglio” dimostrato in quell’occasione dal presidente del Consiglio.

Al tempo stesso l’attivismo craxiano diede linfa ed energia anche alla pattuglia di “modernizzatoridestrosi che faceva capo ai deputati Domenico Mennitti, direttore del bimestrale “Proposta”, e Tommaso Staiti. Sulle pagine della rivista il coordinatore Gennaro Malgieri affrontò ripetutamente, aprendo un confronto a più voci, il tema della “Grande Riforma” annunciata dal segretario Socialista, legandola al presidenzialismo in una sorta di “trasversalità” di un possibile progetto riformista. Una visione pragmatica e innovativa purtroppo mal o poco recepita da un partito ripiegato su posizioni passatiste. Come sopra accennato, ogni possibilità di convergenze si esaurì, nonostante gli sforzi dei “modernizzatori”, durante la breve segreteria Rauti.

Poco dopo, come scriveva Ugo Intini, Washington presentò a Craxi: «il conto di Sigonella (e ciò che ne seguì). E per questo forse pagò un prezzo, anche durante Tangentopoli, ancora da conoscere». Dubbi che non sfiorarono il partito della Fiamma e tanto meno interessano oggi i suoi attuali eredi che continuano a ignorare — con la significativa eccezione del presidente del Senato Ignazio La Russa che a gennaio 2024 ha voluto ricordare «uno statista che ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’Italia repubblicana» — la lezione politica e umana di un grande ma sfortunato patriota. Bettino Craxi, morto il 19 gennaio 2000 in terra d’Africa. In esilio.

Scritto da Tommaso de Brabant

Quelle espresse in questo articolo sono le opinioni dell’autore, che non corrispondono necessariamente a quelle de "Lo Schiaffo 321". Immagini tratte dalla rete. Fonte: Il garofano e la fiamma. L’incontro mancato tra Craxi e la destra italiana” , Oaks editrice, Milano 2024


MISTERO CAUDINO - "Il Padrino"? Senza il "Caudino" Valachi non sarebbe mai stato scritto | perle

MISTERO CAUDINO - "Il Padrino"? Senza il "Caudino" Valachi non sarebbe mai stato scritto | perle

#G.VILLACCI / La nuova versione del classico di successo.

In un recente viaggio nella mia biblioteca locale, mi sono imbattuto in una nuova edizione tascabile de "Il Padrino£. Ho visto i film (I e II) un numero imbarazzante di volte, ma ho letto il libro solo una volta, nel 1969, quando fu pubblicato per la prima volta. Così l'ho portato a casa, curioso di sapere se racchiudeva ancora l'effetto originale che lo ha reso un best seller di successo. Le pagine di apertura contenevano due pezzi introduttivi. Il primo aveva come titolo UNA NOTA DI ANTHONY PUZO, FIGLIO DI MARIO PUZO, ed era in maiuscolo, come l'ho scritto qui. 

Erano due pagine di parole illeggibili e senza senso, destinate, suppongo, a dare a questo volume una sorta di vernice familiare e popolare, un'idea probabilmente nata nella mente avida di un aspirante sottopagato e troppo sicuro di sé in un cubicolo della Penguin Random House, dove idee come questa fioriscono finché non annaspano a causa del loro stesso valore errato.

UNA NOTA DI ANTHONY PUZO, FIGLIO DI MARIO PUZO

Poi è arrivata un'introduzione di Roberto J. Thompson, che risulta essere (lo inserirò testualmente) il direttore fondatore del Centro per gli studi sulla televisione popolare presso l'Università di Syracuse, dove è anche professore fiduciario di media e cultura popolare. presso la SI Newhouse School of Public Communications

Joe Cago Valachi alias Giuseppe Villacci

Beh, è ​​davvero un titolo da capogiro. Mi chiedo come starebbe sul suo biglietto da visita. Sembra che questo valente accademico abbia pubblicato cinque volumi, tutti sulla televisione, e sia ora impegnato a terminare il suo sesto, una storia del mezzo. L'introduzione, intitolata Introduzione, era composta da undici pagine di iperbolico linguaggio hipster, le pagine numerate, come spesso sono le introduzioni, in numeri romani. 

Undici pagine disinvolte e argutamente urbane apparentemente progettate per collocare il signor Thompson da qualche parte tra l'essere il figlio perduto di Corleone che Puzo ha lasciato fuori dal libro, e qualcuno che potresti incontrare facendo parapendio al Club Med, indossando uno speedo inadeguato. E sicuramente qualcuno da evitare, qualora dovessi ritrovarti dietro di lui in fila da Starbucks.

Brando e Al Pacino

Gli editori mi sconcertano. Può esserci un libro, oltre a "La mia Battaglia" o alla "Bibbia", che nel corso degli anni abbia raccolto maggiori introiti per la sua casa editrice rispetto a "Il Padrino"? Immagino di no. Eppure, durante un incontro sui nuovi progetti, nella sala conferenze della Penguin Random House, mentre le idee venivano suggerite attorno al tavolo, un giovane letterato turco prese la parola e disse: "Forse è ora di fare un altro giro con Il Padrino", che era probabilmente ricevuto, in egual misura, con i grugniti e i gemiti appropriati. Al che il nostro giovane eroe ha risposto:

 “No aspetta, potrebbe funzionare. A condizione che lo imballiamo correttamente. Chiediamo a qualcuno che conosceva bene l'autore, magari un membro della famiglia Puzo, di scrivere un breve pezzo introduttivo. E poi una narrazione del progetto da parte di uno scrittore multimediale. Dio lo sa, non ne mancano. Li includiamo come 'extra', come la traccia di commento del regista su un DVD. Confezione. Questo è il biglietto”.

Idee come questa non sono necessariamente suicide, a patto che qualcuno le prenda in considerazione, supervisionando il controllo di qualità su chi viene scelto per scrivere gli "extra" e cosa viene scritto. Ma, nella maggior parte dei casi, il pilota automatico aziendale prende il sopravvento e i dettagli importanti vengono ignorati. 

Ehi, è "Il Padrino". Lo compreranno qualunque cosa accada. Quindi, uno stagista è stato incaricato di esaminare tutti quei rolodex coperti di polvere nel ripostiglio per trovare un membro disponibile della famiglia Puzo. Questo processo ha prodotto Anthony Puzo, il figlio dell'autore, che ha accettato volentieri di scrivere alcune pagine sul dolore che suo padre ha dovuto affrontare nella lotta per creare il suo capolavoro. 

E una rapida ricerca su Google ha rivelato un numero illimitato di scrittori di media, con il nome di Roberto J. Thompson in cima alla lista. Un accademico con un titolo grande quanto il Ritz. Thompson accettò rapidamente di pubblicare undici pagine sull'impatto del Padrino sulla cultura pop nel corso dei 48 anni della sua esistenza. 

Ehi, il ragazzo è un professore fiduciario. Qualunque cosa scriva andrà bene. Anche se si tratta di undici pagine di applausi autoindulgenti, costruite per ritrarre la consapevolezza di Thompson dell'impatto del Padrino sulla cultura pop, piuttosto che l'impatto in sé, e di conseguenza, trasudando la freddezza che questo accademico ritiene gli sia dovuta.

Packaging a parte, veniamo al libro stesso. Funziona ancora. È una storia ben costruita, con personaggi pittoreschi e memorabili, un ritmo serrato e una conclusione soddisfacente. L'unico vero difetto che ho trovato è la prosa di Puzo. Sebbene la sua narrativa descrittiva sia soddisfacente, il dialogo a volte è imbarazzante e forzato. 

Inoltre, le relazioni uomo-donna sembrano un prodotto dell'epoca (gli anni '40) e dei personaggi (gli italoamericani dell'era della depressione). Detto questo, molte conversazioni tra i sessi sono imbarazzanti. L'aggiunta di Francesco Ford Coppola, come co-sceneggiatore per le rappresentazioni cinematografiche, ha migliorato notevolmente i dialoghi e ha ripulito gran parte delle aree oscure del libro.

A causa della sua amicizia con l'allora procuratore generale Roberto Kennedy, a Peter fu concesso accesso illimitato a Joe Valachi nella sua cella di prigione. Quando gli ho chiesto di Puzo, Peter ha preso la strada maestra, che era tipico di lui. Questo ci porta ad una domanda che mi sono posto molte volte nel corso degli anni. Mario Puzo avrebbe potuto scrivere "Il Padrino" se Peter Maas non avesse scritto The Valachi Papers

Sebbene pubblicato nel 1968, Maas scrisse la maggior parte del suo libro tra il 1963 e il 1965. Le sorprendenti rivelazioni di Valachi sulla criminalità organizzata in America, prima della sottocommissione del Senato del senatore J. McClellan nel 1963, si rivelarono motivo di imbarazzo per J. E. Hoover, che aveva insistito per oltre trent’anni che in America la Mafia non esisteva. 

Tra il 1963 e il 1965, grazie alla sua amicizia con l'allora procuratore generale Roberto Kennedy, a Peter Maas fu concesso accesso illimitato per intervistare Joe Valachi nella sua cella di prigione. Queste interviste approfondite avrebbero infine prodotto il libro di Maas, The Valachi Papers. Ma Hoover era assolutamente contrario alla pubblicazione di un libro, il cui contenuto lo avrebbe fatto passare per uno sciocco. Dopo che Kennedy lasciò l'incarico, nel 1965, Hoover fece pressione su Lyndon Johnson affinché si appoggiasse al sostituto di Kennedy presso il procuratore generale, Nicholas Katzenbach, per impedire la pubblicazione del libro di Maas.

Per oltre due anni Maas negoziò con Washington per ottenere la pubblicazione di una versione del suo manoscritto. Alla fine riuscì a ottenere l'approvazione per pubblicare una versione pesantemente censurata, e The Valachi papers fu finalmente pubblicato nel giugno del 1968. Gran parte dell'elaborata testimonianza di Valachi davanti al Congresso nel 1963 fu rivelata e ampliata nel libro di Maas, e l'America venne a conoscenza dei dettagli. che circondavano l'enorme impresa criminale che J. E. Hoover aveva ripetutamente insistito fosse inesistente. Joe Valachi nella sua cella di prigione, fotografato da Peter Maas.

I dettagli e la storia di Cosa Nostra hanno scioccato e affascinato il mondo. Joe (Joe Cargo - abbreviato in Joe Cago) Valachi è nato nel 1904, a East Harlem, da una famiglia italoamericana povera nativa di Cervinara (Av). Correva con una banda di ladri, commettendo piccoli furti con scasso fino a essere finalmente inserito, con una cerimonia formale, nella famiglia criminale Genovese. Il libro rivela il suo coinvolgimento nella Guerra Castellammarese all'inizio degli anni '30. Questa guerra contrappose i due più potenti boss criminali di quell'epoca l'uno contro l'altro. Joe (The Boss) Masseria e Salvatore Maranzano combatteranno per la supremazia nel mondo malavitoso di Nuova York

Erano due gangster d'altri tempi, chiamati dai soldati più giovani "Mustache Petes". Avrebbero gareggiato in combattimenti mortali per il titolo di Capo di tutti capi (Boss di tutti i capi). Dopo la morte di entrambi i gangster, l'astro nascente di questa società criminale, Charles Lucky Luciano, formò un'organizzazione che avrebbe consolidato le bande criminali di Nuova York nelle Cinque Famiglie di Nuova York, supervisionate da un'organizzazione nota come La Commissione, che avrebbe risolto le controversie tra le famiglie in pace. Questa organizzazione sarebbe diventata nota, tra i suoi membri, come "La Cosa Nostra" o This Thing of Ours

Dettagli sono stati rivelati nel libro di Maas, come il giuramento di Omertà, o silenzio, a cui aderiscono i membri sotto pena di morte. La sacra cerimonia di ammissione a Cosa Nostra. La struttura della Società, imitando i fondamenti gerarchici delle Legioni Romane. I dettagli sui personaggi, sulla lingua e sulla struttura di questa Società (segreta) criminale erano ormai di pubblico dominio, grazie alla testimonianza di Valachi e al libro di Maas. Lucky Luciano consoliderebbe le bande criminali di Nuova York nelle Cinque Famiglie newyorchesi.

Un anno dopo, nel marzo del 1969, "Il Padrino" fu pubblicato con recensioni entusiastiche e divenne rapidamente il romanzo più venduto nella storia dell'editoria. E cosa contenevano le pagine de "Il Padrino"? Il giuramento di Omertà, le Cinque Famiglie. La Commissione, il linguaggio di questa Società criminale; tutto originariamente rivelato un anno prima in The Valachi Papers

Potrebbe essere una coincidenza?

Conoscevo Peter Maas abbastanza bene quando vivevo negli Hamptons. Molti di noi hanno giocato a tennis sul campo har-tru di Peter, nella sua casa a Bridgehampton. Così un giorno glielo chiesi. Mario Puzo lo ha mai chiamato per ringraziarlo? 

Ha preso la strada maestra, tipica di Pietro. Mi ha detto che conosceva Mario e gli piaceva. I Valachi Papers, pur non fruttando la fortuna che Puzo aveva accumulato con Il Padrino, erano stati anche un best seller, facendo guadagnare a Maas un bel po' di soldi. Era ottimista. 

La mia conclusione, da tutto quanto scritto sopra, è che Il Padrino non avrebbe mai potuto essere l'iconica conflagrazione letteraria che è diventata, senza la pubblicazione di The Valachi Papers, un anno prima. Peter Maas aveva fornito a Mario Puzo gli eventi storici, le caratterizzazioni, il linguaggio, la struttura di Cosa Nostra e l'esperienza quotidiana della 'vita nella Mafia', senza la quale Il Padrino non avrebbe mai potuto essere scritto. (S. Costello)

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martedì 14 maggio 2024

Dott.ssa Coccia: Carne rossa, acido trans vaccenico e tumori | SALUTE

Carne rossa, acido trans vaccenico e tumori 

Dott.ssa Cristina Coccia, biologa nutrizionista. Autrice di saggi sulla demografia e la salute della popolazione italiana e di articoli divulgativi per siti web e riviste.

lunedì 13 maggio 2024

SottoFasciaSemplice - Zavorra (1999)

SottoFasciaSemplice - Zavorra

Gruppo: SottoFasciaSemplice

Album: Perseo

Brano: Zavorra

Anno: 1999