lunedì 8 luglio 2024

Dott.ssa Coccia: Dove ci sta portando la medicina? | SALUTE

Dove ci sta portando la medicina?

Dott.ssa Cristina Coccia, biologa nutrizionista. Autrice di saggi sulla demografia e la salute della popolazione italiana e di articoli divulgativi per siti web e riviste.

 

venerdì 5 luglio 2024

I contraddittori tra Marco Pannella e Giorgio Almirante | POLITICA

I contraddittori tra Marco Pannella e Giorgio Almirante 

"L'attualità in archivio": il Fascismo, l'Msi, l'antifascismo dei partiti dell'arco costituzionale, i contraddittori tra Marco Pannella e Giorgio Almirante. Servizio realizzato con documentazione tratta dall'archivio di Radio Radicale. Puntata di "L'attualità in archivio: il Fascismo, il Movimento Sociale Italiano, l'antifascismo dei partiti dell'arco costituzionale, i contraddittori tra Marco Pannella e Giorgio Almirante". La puntata andò in onda venerdì 11 agosto 2006, condotta da Aurelio Aversa con gli interventi di Giorgio Almirante (MSI), Marco Pannella (RAD), Jader Jacobelli (giornalista). Tra gli argomenti discussi ricordiamo: Almirante, Crisi, Fascismo, Governo, Msi, Pannella, Partiti, Partito Radicale, Polemiche, Politica, Storia. La registrazione audio di questa puntata ha una durata di 1 ora e 26 minuti.





giovedì 4 luglio 2024

101 Storie Zen - 32. Una scheggia di tempo, una grande gemma | SAGGEZZA


101 Storie Zen 

32. Una scheggia di tempo, una grande gemma.

Un signore pregò Takuan, un insegnante di Zen, di suggerirgli come potesse trascorrere il tempo. Le giornate gli sembravano molto lunghe, mentre assolveva le proprie funzioni e se ne stava seduto e impettito a ricevere l'omaggio della gente.

Takuan tracciò otto ideogrammi cinesi e li diede all'uomo:

Non si ripete due volte questo giorno

Scheggia di tempo grande gemma.

Mai più tornerà questo giorno.

Ogni istante vale una gemma inestimabile.

101 Storie Zen

A cura di Nyogen Senzaki e Paolo Reps

Con il termine zen (禅) ci si riferisce a un insieme di scuole buddhiste giapponesi che derivano per dottrine e lignaggi dalle scuole cinesi del buddhismo Chán a loro volta fondate, secondo la tradizione, dal leggendario monaco indiano Bodhidharma. Per questa ragione talvolta si definisce zen anche la tradizione cinese Chán, ma anche le tradizioni Sòn coreana e Thiền vietnamita. Immagini tratte dalla rete. Fonte: Scienza Sacra

IL CANTO DEGLI ITALIANI - Inno del Movimento Sociale Italiano MSI (1948)

Movimento Sociale Italiano - Il canto degli Italiani 

Inno:  Movimento Sociale Italiano

Brano: Il canto degli Italiani

Anno: 1948

CALZINO RADICAL CHIC #goliardia

CALZINO RADICAL CHIC #goliardia

Un addio proibito: il funerale di UMBERTO II di Enzo Tortora (1983) 2/2 | documentario

Un addio proibito: 
il funerale di UMBERTO II

Enzo Tortora racconta il funerale di Umberto II, ultimo Re di Italia, avvenuto il 24 marzo 1983. Il suo funerale venne disertato dalle autorità italiane, parteciparono invece 10.000 cittadini italiani. (AccasFilm)

 

La Pallacanestro Caudium la rinuncia alla Promozione: «Mancano cestisti all'altezza della categoria» | CAUDIUM

La Pallacanestro Caudium la rinuncia alla Promozione: «Mancano cestisti all'altezza della categoria»

La Caudium Basket Club comunica la rinuncia al campionato di promozione del prossimo anno. Dopo aver conquistato la permanenza sul campo, questa scelta si è resa necessaria in seguito alla mancanza di numeri sufficienti per formare un roster solido e capace di affrontare un campionato di buon livello, tenendo conto anche delle rinunce di alcuni atleti che hanno fatto la storia della pallacanestro Caudina.

"In attesa di un ricambio generazionale ad Airola, la società ha deciso - dichiara il portavoce Alfonso Gruosso - di rinunciare temporaneamente ai campionati senior esclusivamente per le motivazioni sopracitate; continuerà, infatti, la partnership con il dott. Pietro Forgione, che ci sarà vicino anche quest'anno supportando il nostro settore giovanile, aspettando la crescita dei nostri tesserati, che ci consentirà di disputare campionati senior in futuro. È da qui che parte una nuova e probante sfida per tutta la nostra società, che si concentrerà a pieno sulla crescita dei nostri ragazzi, con l'attenzione e la passione che ci hanno sempre contraddistinto".

L'ultima stagione dell'Intellego Caudium Basket è stata ricca di soddisfazioni per gli atleti Caudini, coronata dai 30 punti conquistati con sudore e passione. La festa per aver strappato con i denti un ottimo settimo posto, a due passi dagli spareggi per accedere alla categoria superiore, è stata cancellata dal comunicato che abbiamo riportato integralmente per le lettrici ed i lettori de Lo Schiaffo 321. L'amarezza è tanta per aver perso la categoria non per demeriti, ma per un'implosione interna. Il quintetto in canottiera che si è sfasciato, secondo gli esperti, avrebbe potuto portare a termine una stagione tranquilla, con un occhio ai vertici della nostra Regione, un tempo protagonista in tutta Italia ed in Europa con la Phonola Caserta e la Scandone Avellino

Purtroppo, la carenza di giocatori e la scarsa diffusione sul territorio della Valle di questa disciplina sportiva hanno, almeno per ora, chiuso un ciclo di notevole spessore, frutto di vittorie, sconfitte, sorrisi, lacrime, impegno, dedizione e tanta voglia di puro agonismo. Ora si punta sul vivaio per cercare di far crescere e maturare le nuove leve della Caudium sotto canestro. Non c'è alternativa.  

L'Unione potrebbe "adottare simbolicamente" la Caudium Cestista e difendere con i denti il titolo in questione. In effetti, un'azione coordinata tra gli Assessori allo Sport potrebbe dar vita ad un fronte sportivo vincente, un vero e proprio esempio costruttivo sulla linea di un'unità reale e dal basso delle Caudine e dei Caudini. Immaginate che bolgia potrebbe esserci in un palazzetto con tutti i paesi della Valle uniti a sostenere le ragazze o i ragazzi in pantaloncini e scarpe da ginnastica. Altro che Grecia o Croazia

La Nuova Caudium potrebbe davvero iniziare una vera e propria "evoluzione" comunitaria che grazie a momenti di aggregazione sportiva capaci di forgiare le emozioni del Popolo di Caudio. Unire le tifoserie del "Dio Pallone" è alquanto difficile. Troppo radicati  e radicali i campanilismi e le rivalità. Il concetto di Unione, però, grazie alla Pallavolo, al Ciclismo, al Podismo o alla Pallacanestro potrebbe innescare un processo umano di fratellanza. Senza identità, ricordiamo, non si muove una foglia.

RIFLESSIONI

L'Unione dei Comuni Caudini, a nostro avviso, potrebbe ancora salvare questa importante realtà. Bisogna mettere studiare almeno una programmazione organica e capillare su tutto il territorio della Nuova Caudium. Pur avendo un nome "Caudinista" il quintetto che combatte nei palazzetti dello sport e nelle tendostrutture della Campania, negli ultimi anni, è costruito essenzialmente da elementi cresciuti ad Airola e paesi limitrofi. Lo scarso attaccamento alla "squadra di tutta la Valle" è emblematico, come lo scarso interesse anche da parte della stampa locale. 

Invitiamo, con garbo, Pasquale Fucci, sindaco di Arpaia e presidente dell’Unione dei comuni Città Caudina, che pochi giorni aveva espresso, a nome di tutti i Sindaci Caudini, la solidarietà a Caterina Lengua, oggetto di pesanti insulti, ad inserire all'ordine del giorno del prossimo incontro intercomunale la questione legata allo sviluppo della realtà sportiva in tutta la Valle. 

Dopo l'ennesima occasione sfumata per la Città Caudina, si potrebbe andare a canestro e preservare le ottime qualità tecniche viste sul rettangolo di gioco con la pavimentazione in legno. 

AVANTI CAUDIUM!

SALVIAMO LA PALLACANESTRO CAUDINA!

Per dire la Vostra, contattateci all'indirizzo di posta elettronica caudiumpatrianostra@gmail.com oppure tramite Twitter @SchiaffoLo

immagini tratte dalla rete.

TRAGEDIA IN VALLE CAUDINA - Fratricidio nella notte a Pannarano. | CAUDIUM

TRAGEDIA IN VALLE CAUDINA - Fratricidio nella notte a Pannarano. | CAUDIUM

Tragedia ieri sera a Pannarano. Un 50enne ha ucciso il fratello 65enne al termine di una lite, di cui non si conoscono ancora i motivi. L’episodio si è verificato in via Piano, dove i due convivevano da tempo. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri  insieme agli uomini della scientifica oltre ai sanitari del 118 e ai vigili del fuoco del distaccamento di Bonea. 

Cosa abbia portato a compiere un atto così efferato lo stanno cercando di capire i Militari della Compagnia di Montesarchio. Ad allertare l’Arma sembrerebbe sia stato proprio il 50enne che – così come riportato da Ntr24 – avrebbe gettato la testa decapitata del fratello maggiore giù dalla finestra. L’uomo poi è stato trasportato in Caserma, a Montesarchio, in attesa della decisione del magistrato. L’intera comunità della Valle Caudina è senza parole. (notizia in aggiornamento)

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mercoledì 3 luglio 2024

La lettera integrale di Giorgia Meloni ai vertici di Fratelli d'Italia: «Non c’è spazio per posizioni razziste o antisemite, come non c’è spazio per i nostalgici dei totalitarismi del ‘900» | POLITICA

La lettera integrale di Giorgia Meloni ai vertici di Fratelli d'Italia: «Non c’è spazio, in Fd’I, per posizioni razziste o antisemite, come non c’è spazio per i nostalgici dei totalitarismi del ‘900»

Ecco a Voi il testo integrale della lettera inviata dal Presidente del Consiglio, onorevole Giorgia Meloni, ai vertici di Fratelli d'Italia dopo le aspre polemiche e i pesanti attacchi all'indomani dell'inchiesta di Fanpage:

Carissimi dirigenti di Fratelli d’Italia,

come moltissimi di voi sono arrabbiata e rattristata per la rappresentazione di noi che è stata data dai comportamenti di alcuni giovani del nostro movimento ripresi in privato. L’ho detto e ripetuto decine di volte, ma casomai ce ne fosse bisogno lo ripeto: non c’è spazio, in Fratelli d’Italia, per posizioni razziste o antisemite, come non c’è spazio per i nostalgici dei totalitarismi del ‘900, o per qualsiasi manifestazione di stupido folklore. I partiti di Destra dai quali molti di noi provengono hanno fatto i conti con il passato e con il Ventennio Fascista già diversi decenni fa e a maggior ragione questo vale per un movimento politico giovane come il nostro, che fin dalla sua fondazione ha peraltro fatto la scelta di aprirsi a culture politiche compatibili con la nostra, accogliendo persone che arrivavano anche da percorsi politici diversi da quello della Destra storica.

Fratelli d’Italia non è mai stato un movimento rivolto al passato. Da sempre, noi, siamo interessati solo al futuro della nostra Nazione.

Non siamo come vorrebbero dipingerci. Non lo siamo noi e non lo sono i nostri ragazzi di Gioventù Nazionale. Abbiamo un movimento giovanile forte, sano, colorato, curioso e aperto. I nostri ragazzi, che a volto scoperto e la faccia pulita, con volantini e iniziative, difendono la Libertà nelle scuole e nelle università dalla violenza e dall’arroganza della Sinistra, sono i primi a essere danneggiati da questa brutta storia.

GN vista da Fanpage

Proprio per questo, non c’è alcuno spazio tra le nostre fila per chi recita un copione macchiettistico utile solo al racconto che i nostri avversari vogliono fare di noi.

Noi abbiamo fatto della trasparenza e della coerenza i nostri tratti caratteristici. Noi facciamo quello che diciamo e siamo quello che appariamo. Non c'è trucco e non c’è inganno. Chi crede che possa esistere una immagine pubblica di Fratelli d’Italia che non corrisponde ai suoi comportamenti privati, semplicemente, non ha capito cosa siamo, e dunque non è il benvenuto tra noi. E la nostra linea è da sempre molto chiara. Nel 2019 abbiamo aderito con totale convinzione alla risoluzione del Parlamento Europeo “sull’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa”, con la quale si condannavano senza esitazione tutte le dittature del ‘900 (Nazionalsocialismo, Comunismo e Fascismo). Un passaggio doveroso e necessario a superare l’odio che ha attraversato l’Europa e guardare a un futuro di pace e libertà. 

L’adesione a questa importante risoluzione europea segnava lo spartiacque per tutte le forze politiche del continente tra chi ha deciso di lasciarsi alle spalle il passato e chi invece vive ancora di nostalgia e rancore. Ma, per noi – a differenza di quanto accaduto in altri partiti politici, che hanno attraversato questo momento con accesi dibattiti interni, e hanno visto alcuni dei loro esponenti astenersi – è stato naturale votarla. Si è trattato di uno dei molti atti, delle molte prese di posizione che rendono cristallina la nostra posizione sulla storia del ‘900. Una posizione che non intendo mettere in discussione. Non ci siamo mai, realmente, preoccupati di questo, perché il nostro sguardo era già da tempo rivolto altrove. 

Nel 2017, con il congresso nazionale di Trieste, abbiamo stabilito che Fratelli d’Italia non sarebbe stato solo il partito della destra italiana, ma che sarebbe stato qualcosa di più. Il movimento dei patrioti italiani. Di tutti i patrioti, a prescindere dalla loro provenienza politica. 

Ricordo ancora lo scherno che ci fu dedicato in quei giorni: “patrioti è una parola desueta, buona per un film su Garibaldi”, dicevano. Eppure oggi nessuno ripeterebbe quelle parole, perché la verità è che noi abbiamo segnato la rotta, costringendo tutte le forze politiche a definirsi, pian piano, “patriottiche”. Non basta. Con il congresso programmatico di Torino del 2019 abbiamo fatto una ulteriore evoluzione, aderendo al movimento conservatore. Una visione del mondo, dei valori condivisi, che pongono al centro l’uomo, la libertà, il rispetto della vita, l’identità. Ancora una volta lo abbiamo fatto con convinzione e non per calcolo politico, perché questa è la grande sfida delle società occidentali: 

il confronto, la contrapposizione a volte, tra chi vuole guardare al futuro mantenendo le proprie radici e chi invece quelle radici vorrebbe estirparle reputando l’identità e l’appartenenza un ostacolo alla realizzazione di un mondo diverso (e vittima di un approccio ideologico).

Sono convinta che la costante crescita di Fratelli d’Italia sia il frutto di questo nostro lungo percorso. Del fatto che gli italiani vedano in noi la forza politica che più di ogni altra ha a cuore l’interesse nazionale, e che più di ogni altra difende i valori “conservatori” della terra, della vita, della famiglia, della libertà.

È per questo che gli italiani ci hanno dato la loro fiducia anche quando si è trattato di decidere a chi affidare le sorti della Nazione. I successi di questo primo periodo di Governo, confermati anche dal risultato delle elezioni europee, sono la dimostrazione che esiste una alternativa al lungo declino che ha vissuto l’Italia

Giorgia Fini

Siamo la testimonianza concreta che la Destra Conservatrice può ben governare in Patria e al contempo rafforzare il quadro di alleanze internazionali e attrarre i grandi investitori. Siamo la dimostrazione che la narrazione fatta dai grandi media e dagli osservatori di parte era falsa, che esiste una alternativa credibile alla palude socialdemocratica europea e occidentale. 

È esattamente per questo che facciamo tanta paura, non solo in Italia, a chi vuole difendere lo status quo. È questa la grandiosa sfida che stiamo combattendo. È questa la rivoluzione per la quale molti di noi stanno sacrificando intere porzioni della loro vita, senza lamentarsi. Ed è questo, soprattutto, il motivo per il quale riceviamo attacchi di ogni genere, senza regole, senza limiti, senza esclusione di colpi.

Gianfranco Fini

Non possiamo fermare questi attacchi ma possiamo fare tutto il possibile per essere adeguati al ruolo che gli italiani ci hanno affidato. E’ un gioco duro, una battaglia difficile, per la quale bisogna essere disposti a molti sacrifici. Ma è anche una sfida entusiasmante, perché noi possiamo essere il cambiamento che da molto tempo aspettano gli italiani. Possiamo essere il grimaldello per la fine dei giochi di potere, delle lobby, dei privilegi di pochi sulla pelle dei molti. 

Noi possiamo essere l’inizio dell’epoca del merito che viene prima della tessera di partito, dei doveri che non sono scissi dai diritti, della libertà che ha bisogno di responsabilità, del valore che ha bisogno di essere dimostrato e non si guadagna per semplice discendenza, dell’interesse nazionale che viene prima di quello di parte. Noi siamo un capriccio della storia, e per alcuni siamo un rischio e un problema, ma per moltissimi siamo la vera speranza rimasta.

In poche parole, il nostro compito è troppo grande perché si possa consentire a chi non ne ha compreso la portata di rovinare tutto. Non ho e non abbiamo tempo da perdere con chi non è in grado di capire cosa sia Fratelli d’Italia e quali siano le grandi sfide storiche della nostra epoca. 

Non ho e non abbiamo tempo da perdere con chi vuole farci tornare indietro, o con chi ci trasforma in una macchietta. Non ho e non abbiamo tempo da perdere con chi, inconsapevolmente o meno, diventa uno strumento nelle mani dell’avversario. Chi non è in grado di capirlo, chi non ha compreso questo percorso, chi non è in condizione di tenere il passo, non può far parte di Fratelli d’Italia

Per tutti gli altri: ricordatevi quale è il nostro compito, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Servirà tanto lavoro, tanta dedizione, tanto sacrificio. Ma se sapremo essere all’altezza della sfida, vi prometto che la storia si ricorderà di noi, che l’Italia si ricorderà di noi, che ogni persona perbene che ha subito la logica degli amici degli amici, dei circoletti che decidono per tutti, dei due pesi e delle due misure, di un mondo nel quale se fai parte di una determinata corrente politica hai più diritti degli altri, ci dirà grazie per il coraggio e la forza che avremo saputo dimostrare. 

Piedi a terra, testa alta, e sguardo rivolto sempre, e solo, avanti.

riflessioni

La storica letterina dell'Onorevole Giorgia Meloni chiude, in maniera definitiva, un lungo e tortuoso percorso politico nato il 3 dicembre 1946 nello studio di Arturo Michelini. Il Movimento Sociale Italiano qualche settimana dopo, il 26 dicembre, prese forma per una convergenza di interessi fra Democrazia Cristiana, Vaticano, Confindustria ed i servizi segreti inglesi ed americani. 

La funzione del Movimento Sociale Italiano avrebbe dovuto essere circoscritta al ruolo di ponte fra i militari che avevano aderito alla Repubblica Sociale Italiana e quelli che si erano schierati con il Regno del Sud, per giungere ad una pacificazione basata sul presupposto che tutti avevano agito per il bene e la salvezza dell’Italia, sia pure militando in due schieramenti ufficialmente contrapposti. Invece, il corso della storia di quel mondo ha avuto un percorso molto difficile, entusiasmante e da rispettare per la coerenza ad oltranza messa in campo. Da allora sono passate tantissime stagioni politiche, molto spesso macchiate di sangue e sporche di colla per manifesti, magari con il neon sbriciolato dentro. 

Milioni d'Italiani avrebbero perso tempo? Affatto. I vertici invisibili avranno avuto un'insindacabile logica abbastanza ambigua in quelle scelte, ma la base umana era ingenuamente schierata, anima e corpo, tra le barricate con i Tricolori sventolanti, nelle strade e nelle piazze di un'Italia che non esiste più. Milioni di cittadini Missini hanno continuato a combattere per la libertà di parola e per esprimere quel sentimento a difesa della Patria, uscita a pezzi dopo l'ultimo conflitto mondiale.

Fratelli d'Italya, nata dalle ceneri di Alleanza Nazionale, a sua volta sorta sulle rovine del Movimento Sociale Italiano, mette la parola FINE al presunto legame con il passato in Camicia Nera, che in effetti non appartiene, non apparteneva e non apparterrà agli Italyans di ieri, di oggi e di domani. 

Eppure, Giorgia Meloni nel 2019 non osò fare "i conti" con l'indimenticato Giorgio Almirante, colui che non rinnegò e non restaurò, anzi scrisse testuali parole:

«Ancora atti vandalici (nella foto) dei soliti imbecilli contro il padre della Destra italiana Giorgio Almirante, questa volta a Castellammare del Golfo (Trapani). Ma si mettano l’animo in pace: non riusciranno mai a scalfire - sottolineò Giorgia - il ricordo di questo grandissimo patriota».

La Fiamma Tricolore "post-Repubblichina e Almirantiana" potrebbe anche scomparire dal simbolo del partito Meloniano per lasciare lo spazio ad un semplice e conservatore Tricolore Repubblicano. In soffitta pure Giorgio Almirante e Pino Rauti. Gianfranco Fini gongola, invece. 

Giorgio Mirante

La Nuova Destra Conservatrice, rappresentata da FdI, ha rimosso con poco più di due paginette tanti anni di lotte e sacrifici, recidendo soprattutto quel cordone ombelicale con una frangia "differente", fatta di Donne ed Uomini che hanno finanche rischiato, quotidianamente, la pelle per accendere le luci, militare nei nuclei territoriali o nelle Federazioni, affiggere manifesti, spacciare volantini, ciclostilare giornali, andare ai comizi di Almirante o Rauti e mantenere sempre aperte le vecchie Sezioni del MSI o del Fronte della Gioventù. Il tutto non a caso in buona parte per difendere la memoria e l'onore di chi ha pagato a caro prezzo la difesa leale e disinteressata di un'Idea, la più audace, la più originale e la più Mediterranea ed Europea delle idee. 

Per dire la Vostra, contattateci all'indirizzo di posta elettronica caudiumpatrianostra@gmail.com oppure tramite Twitter @SchiaffoLo

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martedì 2 luglio 2024

L'Isola del Tesoro (manifatturiero)? Si chiama Valle Caudina | perle


L'Isola del Tesoro (manifatturiero)? Si chiama Valle Caudina | perle

Decine di lettrici e lettori ci segnalano un articolo di spessore apparso sull'edizione nazionale de Il Mattino a firma di Nando Santonastaso. Un vero e proprio schiaffo alla politica della Valle Caudina, incapace di guardare oltre i confini dei rispettivi paesi. Non ci stancheremo mai di lottare per portare avanti l'Idea Caudinista e questo "pezzo" ci spinge a continuare su questa strada.

Applausi e complimenti per il pezzo che riaccende i riflettori sulla Nuova Caudium, ma non per fatti di cronaca nera e/o affini. Questa volta le Eccellenze Caudine hanno conquistato visibilità, dopo tanto sudore. In un'era industriale, fatta di delocalizzazione e precariato, le aree interne restano spesso nel dimenticatoio, almeno fino alle campagne elettorali. L'Isola del Tesoro? Ci siete con i piedi sopra.

Buona lettura.

L'isola del tesoro, almeno nell'immaginario collettivo, è un mito lontano. Una favola da raccontare ai bambini. Eppure ce n'è una vera, proprio in Campania, a poco più di 50 chilometri da Napoli. Ma non nel Tirreno. Dall'altra parte: verso Est, nel mezzo delle montagne dell'interno. Seguendo il vecchio tracciato dell'Appia, la Regina Viarum dei romani, c'è un'isola senza mare, circondata com'è dal massiccio del Taburno e dalla montagna di Montevergine, tanto che per approdarvi dalla pianura napoletana è necessario rampicare sull'irta salita delle mitiche Forche Caudine. 

Superate le quali, in quel di Arpaia, si accede al nostro scrigno sconosciuto. Un incredibile tesoro manifatturiero, produttore di grande ricchezza, ignorato dalla grande maggioranza dei campani eppure composto da ben 318 imprese industriali attive (dato Istat 2021). Quest'isola del Tesoro si chiama Valle Caudina. 

E come in tutte le isole del tesoro qui la realtà supera la fantasia con aziende, come vedremo, che in mezzo alle montagne producono equipaggiamenti per le imbarcazioni marine o con imprenditori capaci di progettare e costruire case e residence di legno "made in Campania" vendute e montate, nello stupore generale, in Trentino o in Valle d'Aosta.

Già, perché in questo lembo di terra dove l'Irpinia si trasforma in Sannio e viceversa, nonostante l'isolamento (basti pensare alla chiusura da quasi quattro anni della linea ferroviaria regionale Napoli-Benevento) col passare degli anni si è formato un reticolo manifatturiero di grande spessore e di altissima qualità che ha ben poco da invidiare alle grandi province del Nord

Un esempio? In Valle Caudina lavorano nel settore manifatturiero oltre 3.000 persone, pari al 25% del totale dei lavoratori dipendenti della zona. Oltre il doppio rispetto ad un settore tradizionalmente forte in Campania come quello delle costruzioni che assorbe l'11% degli occupati. Non solo. In un recente studio presentato dall'economista Alessandro Leon del Centro Studi Cles, cui la Regione Campania ha affidato l'analisi del territorio in vista del lancio di un Master Plan di Valle, è stato messo in evidenza un dato importantissimo: nel decennio 2012/2021 gli addetti alle 318 imprese industriali Caudine sono aumentati del 13%. Un'espansione fortissima. 

Nello stesso periodo (vedi i dati della Camere di Commercio) una provincia industrialmente robustissima come quella di Bergamo ha visto diminuire il numero delle sue imprese manifatturiere del 18% mentre l'occupazione industriale nella provincia di Brescia è salita solo dell'1,2% nel decennio.

Ma chi sono i protagonisti di questo "miracolo ignoto" della manifattura Caudina? L'humus imprenditoriale di questa terra è evidente: la Valle Caudina vanta una tradizione "industriale" e logistica antichissima avendo fornito da sempre a Napoli il carbone da riscaldamento e il ghiaccio da raffreddamento prima dell'avvento dell'elettricità, del petrolio e del gas. Su questo substrato imprenditoriale nell'ultimo ventennio sono nate imprese medie e piccole bellissime e attivissime. 

Iniziamo dai casi più eclatanti. In piena montagna, dominato dalla luce della roccia Jedema Ianca (Pietra Bianca) di Pannarano, circondata da boschi di un verde intenso, spuntano i 26.000 metri quadri della FdF di Ferdinando de Falco, che ha portato il mare in mezzo ai monti visto sotto i castagni produce materiali obbligatori per la navigazione come pistole lanciarazzi e torce luminose. Come mai qui? Perché De Falco anni fa rilevò un'azienda che assemblava fuochi d'artificio con l'ambita licenza per lavorare materiali delicati come la polvere da sparo lontano da centri abitati. Fatto sta che ora la FdF assieme alla FdF Tek nella vicina Pietrastornina, non solo dà lavoro a una sessantina di persone ma esporta il 70% della sua produzione in Francia

Che dire della Wood Planner Bioedilizia dislocata nell'area industriale di Cervinara? Quest'impresa dà vita a case (ma anche a interi palazzi) in materiali prefabbricati in legno e strappa regolarmente commesse alla ben più blasonata concorrenza trentina e altoatesina. 

"Nel Nord restano sempre storditi quando vedono che montiamo le nostre strutture con metodi più efficienti dei loro", ride di gusto Felice Falco, titolare della Wood Planner. Ma nella Valle Caudina c'è un altro imprenditore del legno che si sta facendo strada: Maurizio Romano, titolare della Re Legno, sempre di Cervinara. Quest'azienda infatti è in grado di sfornare ben 400.000 cassettine di legno per il vino e l'olio. E' la seconda azienda italiana del settore battuta solo da una friulana. 

"Però la Ferrari di Trento - sottolinea Romano - ha scelto noi per le cassettine degli spumanti di maggior pregio". Un primato garantito da due stabilimenti dotati di robot Comau e digitalmente affidati a una ingegnera donna di appena 35 anni.

Fra le 318 industrie della Valle Caudina spiccano anche un paio di multinazionali tascabili.  Due sono specializzate nella componentistica automotive: la Sapa della famiglia Affinita e l'Adler del gruppo Scudieri. La prima dà lavoro a circa 700 persone nelle fabbriche caudine di Arpaia e Forchia ma sta attraversando un periodo di bassa attività per via del calo delle commesse Stellantis. Tuttavia Sapa ha le spalle larghe. E' presente in Cina e ha fabbriche in Spagna, Polonia e Estonia. Il gruppo è in grado di produrre 20.000 componenti d'auto al giorno e una macchina su cinque assemblata in Europa viaggia con almeno un componente fabbricato in Valle Caudina sulla base di un metodo di lavoro brevettato, lo "One-shot", in grado di ridurre del 40% i costi di produzione. 

L'Adler di Airola invece è specializzata in materiali compositi, tecnologicamente avanzatissimi perché leggeri e robusti, intorno ai quali vengono costruite le Maserati MC20, le Alfa Romeo fuoriserie, alcuni modelli Volvo e Jeep. Sempre ad Airola c'è poi un gioiellino industriale che sforna componenti per aerei ed elicotteri, la Laer aeronautical manufacturing. Il titolare si chiama Andrea Esposito, notissimo per la sua passione per la pittura contemporanea (i quadri sono esposti in tutti gli ambienti della fabbrica) ma anche perché è riuscito ad accaparrarsi un contratto da 100 milioni di euro in più anni con la Israel Aerospace Industry per la trasformazione in cargo di Boeing 777 nati per il trasporto passeggeri.  

Pochi passi sulla via Appia e poi, a poche centinaia di metri da Airola, si nota l'inconfondibile capannone di una delle più interessanti imprese della Valle, la Fin.Fer. Un'azienda partita da un sottoscala di 4 metri per 4 che ora impiega circa 250 dipendenti nelle lavorazione del ferro e nelle zincature. Fra i suoi clienti un colosso come la Snam. Il nostro viaggio nella manifattura Caudina si conclude a Montesarchio, ex principato nel XVII secolo, questa cittadina manifesta un discreto fervore manifatturiero. Fra i piccoli ecco spuntare la Vi.Ro. di Vincenzo Rotondi specializzata nella meccanica di precisione anche per importantissime aziende aeronautiche yankees

Come non citare infine la famiglia Mataluni con lo stabilimento dell'olio Dante e la bella fabbrica Be Packaging nonché la mitica Okite della famiglia Izzo. Quest'azienda, titolare di un brevetto che trasforma la polvere di marmo in piani di lavoro per le cucine (e non solo) vanta anche una filiale americana. Una curiosità che la dice lunga sulla tenacia dei Caudini: il fondatore di Okite, Luigi Izzo, chiamò l'azienda Seieffe per richiamare i sei figli.

Potrà sembrare strano ma la favola di questo scrigno manifatturiero campano sta rischiando di essere frenata dalla scarsità di manodopera qualificata: in Valle non si trovano giovani tecnici nonostante la disoccupazione. Per questo da aprile la Fondazione Bruno ha aperto ad Airola un ITS Academy in meccatronica presso il quale si stanno formando ventiquattro ragazzi diplomati. A ottobre dovrebbe partire un secondo corso per 50 giovani. 

All'industria Caudina serve nuova linfa. Questa bella favola manifatturiera, fatta di talento e di capacità di lottare nonostante l'isolamento infrastrutturale, può diventare un simbolo della riscossa dell'intero Mezzogiorno. (Il Mattino)

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lunedì 1 luglio 2024

I cinque approcci al problema del superamento di Destra e Sinistra | POLITICA

I cinque approcci al problema del superamento di Destra e Sinistra

Guardando l'esito delle elezioni in Francia, mi rendo conto d'aver perso perso il conto del numero di repliche che si sono succedute fino a oggi ma, andando a memoria, mi pare che la prima rappresentazione di questo spettacolo francese risalga a circa quindici anni fa.

La trama dello show è, da allora, sempre e comunque la seguente: Marina Le Pen cresce in consensi, si presenta alle elezioni arrivando al ballottaggio, poi media e poteri economici montano la canea sul "pericolo fascista" e, quindi, al ballottaggio la Le Pen perde.

Le previsioni danno come già scritto il medesimo finale anche per queste elezioni politiche e, da ciò,  si dovrebbe trarre una semplice considerazione: non soltanto la polarizzazione del dibattito entro la diade categoriale destra-sinistra obnubila la percezione delle contraddizioni reali ma - anche ammesso e non concesso che la Le Pen rappresenti una volontà di cambiamento sostanziale - tale diade garantisce anche la perpetua riproduzione dello stato di cose esistente.

Nella variegata costellazione dell'opposizione anti-sistema, rispetto a questo punto inerente alla necessità di superare la polarizzazione destra-sinistra nei paesi occidentali, esistono cinque tipologie di approccio:

1) LA DISSIMULAZIONE

Coloro che affermano di voler andare oltre destra e sinistra ma, in realtà, non se la sentono affatto di tagliare i ponti con la loro cultura d'origine e, quindi, continuano a essere di destra o di sinistra come sempre, limitandosi però in questa fase a dissimularlo.

2) IL SINCRETISMO

Coloro che ritengono di superare la polarizzazione in atto, attraverso una sintesi fra Destra e Sinistra. Solitamente, tale opzione non riguarda la destra e sinistra neoliberali bensì i totalitarismi del Novecento. In sostanza, alcune avanguardie credono che i popoli non aspettino altro che venerare un Mostro di Frankenstein ideologico costruito con pezzi dei cadaveri di Comunismo e Fascismo.

3) LA RIMOZIONE

Coloro che enunciano, con perentoria sicurezza, che "Destra e Sinistra non esistono più". Nella maggior parte dei casi, tale approccio consta del rimuovere sic et simpliciter il problema dal proprio campo percettivo. In alcuni altri casi come quello del M5S delle origini, l'approccio è invece motivata dall'adesione alla filosofia detta New Realism secondo la quale per cambiare le cose non vi sarebbe bisogno di visioni del mondo ma solo di soluzioni tecnico-pragmatiche.

4) IL COMPLESSO DI SUPERIORITà

Coloro che, rendendosi conto del persistere e dell'essere funzionale al potere della polarizzazione destra-sinistra, ritengono che proprio per questo ci si debba contrapporre a essa con una rimozione cosciente e volontaria. In sostanza, la pretesa è quella di arrivare all'estinzione delle polarità che pervadono il dibattito pubblico e la produzione culturale, facendo finta che esse siano già estinte.

Qualcuno potrebbe in effetti obiettare che, con metà della popolazione che si astiene dal voto, Destra e Sinistra risultino già superate al di fuori della produzione mediatico-simbolica, ovvero nella coscienza collettiva del popolo reale.

Potrebbe essere effettivamente così se - sul piano del linguaggio, della produzione simbolica e di senso - stesse sorgendo qualcos'altro. Ma finché ci troviamo dinanzi a uno spazio di scambio simbolico occupato onnipervasivamente dalla polarizzazione, la parte di società che diserta tale scambio, ancorché maggioritaria, rimane nulla più che un fenomeno moltitudinario e istintivo. Qualunque discorso pubblico, in queste condizioni, finirà sempre per essere risucchiato nell'unico piano enunciativo esistente, ovvero quello che classifica e neutralizza ogni concetto politico entro la diade destra-sinistra.

Dunque, occorre un quinto approccio atto a non tentare di eludere la polarizzazione, né a cercare improbabili sintesi: occorre un approccio atto ad avversare frontalmente la polarizzazione in quanto tale e che si ponga come antagonista di ambo le polarità.

5) L'AUTONOMIA

Occorre un pensiero forte che ponga la contrapposizione fra potere costituente basato sulla Sovranità popolare e nuova dimensione assolutista e transumana delle società Occidentali. Un pensiero del genere, ebbene, non può fare altro che contrapporsi in pari misura a Destra e Sinistra. E questo non soltanto denunciando la comune matrice Neoliberale delle due, ma anche e soprattutto avversando - su ogni punto dell'agenda politica quali guerra, sanità, immigrazione, diritti civili, ambiente - Destra e Sinistra nelle loro posizioni specifiche.

L'abusata e usurata dicitura "né di Destra né di Sinistra", in altre parole, deve essere rottamata per lasciare spazio a un pensiero popolare rivendicante autonomia tanto sul piano politico quanto sul piano del linguaggio e che quindi, sappia proclamarsi apertamente CONTRO LA DESTRA E CONTRO LA SINISTRA.

La polarizzazione, aspirando a essere onnipervasiva, non contempla qualcosa del genere neppure come ipotesi e bisogna onestamente ammettere, anche, che un approccio simile non è stato finora tentato se non in casi sporadici e isolati. 

Dunque, chi se la sente d'intraprendere questa traversata in mare aperto?

Scritto da  Riccardo Paccosi

Quelle espresse in questo articolo sono le opinioni dell’autore, che non corrispondono necessariamente a quelle de "Lo Schiaffo 321". Immagini tratte dalla rete. Fonte: Arianna Editrice

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