sabato 13 luglio 2024
Cosimo Di Lauro, l'erede al trono di Scampia (2024) | documentario
TITO TURBINA TASTIERISTA FUTURISTA – T.T.T.F. (1987)
Artista: Tito Turbina Tastierista Futurista
Album: T.T.T.F.
Anno: 1987
venerdì 12 luglio 2024
UNIONE DEI COMUNI CAUDINI: «La tragica scomparsa di Vincenzo e Alessandro lascia un vuoto immenso» | CAUDIUM
«La tragica scomparsa di Vincenzo e Alessandro - si legge nella nota diffusa dalla pagina ufficiale del Comune di Arpaia - lascia un vuoto immenso nei nostri cuori e nella vita delle nostre comunità. In qualità di Sindaco di Arpaia e di presidente della “Città Caudina”, a nome di tutti i sindaci aderenti all’Unione di Comuni, esprimo cordoglio per il grave lutto che ha colpito le famiglie di Vincenzo Gallo e Alessandro Mazzariello, oltre all’intera comunità di Rotondi. Un destino crudele ha sottratto due giovani vite, nella loro età più bella, all’affetto dei propri cari, in una calda notte d’estate. La loro drammatica perdita ha provocato incredulità e sgomento in tutta la Valle Caudina, oltre al vuoto e al silenzio di questi giorni».
«Noi Sindaci della “Città Caudina”, in rappresentanza delle nostre comunità, ci stringiamo, in un simbolico abbraccio, intorno alle famiglie Gallo e Mazzariello, manifestando la nostra vicinanza, in questo momento difficile, rispettando il loro straziante dolore ed esprimendo un pensiero di affetto per Vincenzo e Alessandro».
«Al tempo stesso, la scomparsa di due giovanissimi ragazzi, ci induce a riflettere sul senso della Vita e sulla sua fragilità. La Vita è l’occasione più bella che ci è stata donata e va vissuta con gioia. E’ preziosa e va amata, rispettata e tutelata. Ma è anche tanto fragile e, in un istante di un giorno qualunque, può finire, come ci insegna il destino di Vincenzo e Alessandro. I giovani devono vivere la spensieratezza della loro età, assaporare la Vita in ogni suo aspetto, essere felici, godersi ogni attimo, senza mai dimenticare, però, di essere prudenti e proteggere, custodire e difendere il dono della propria e altrui Vita».
Per dire la Vostra, contattateci all'indirizzo di posta elettronica caudiumpatrianostra@gmail.com oppure tramite Twitter @SchiaffoLo
VALLE CAUDINA - Lacrime e sangue sull'asfalto. Per Alessandro e Vincenzo in lutto tutta la Città Caudina? | CAUDIUM
Sul tragico incidente è intervenuto Carmelo Sandomenico con una nota anche il Primo Cittadino di Montesarchio: “Apprendo che purtroppo nella notte il nostro territorio è stato teatro di un tragico incidente in scooter, costato la vita a due giovanissimi della Valle Caudina. Esprimo la mia vicinanza e quella di tutta l’amministrazione alle famiglie dei ragazzi e alla comunità di Rotondi. Una tragedia immane e inaccettabile, vista l’età giovanissima delle due vittime. Rivolgo inoltre un appello ai giovani del territorio a tutelarsi e tutelare gli altri: simili tragedie non devono ripetersi”.Le parole del Sindaco Sandomenico potrebbero aprire un nuovo capitolo per la sicurezza stradale in Valle Caudina. Serve un coordinamento di tutte le Fasce Tricolori per lavorare gomito a gomito per ridurre i rischi e garantire ai cittadini un minimo di sicurezza in più.
giovedì 11 luglio 2024
Dottoressa Eleonora Sellitto: «Punto G: ecco cosa devi fare!» | SALUTE
MOVIMENTO CIVICO PER L'OSPEDALE: «È tempo di reagire! E non possiamo farlo se continuiamo a dividerci» | POLITICA
Le ultime notizie in merito alla sorte del Presidio Ospedaliero a due passi dalla Valle Caudina continuano a tenere con il fiato sospeso tutto il bacino d'utenza, quantificato in quasi centomila unità. Il Movimento Civico per l'Ospedale in una nota stampa invita tutti a non perdere la calma, né tanto meno l'unita e la fiducia in una soluzione positiva.
«La virata dell'ASL rispetto ai progetti sul P.O. De' Liguori è l'ennesimo schiaffo al territorio e ai suoi cittadini. Sant'Agata de' Goti e i Comuni limitrofi hanno pagato un prezzo troppo alto alla Regione Campania e al capoluogo di Provincia. Oggi pagano anche lo scotto della faida tra Direttori Generali.
È tempo di reagire! E non possiamo farlo se continuiamo a dividerci. Abbiamo la necessità di restare uniti, camminare insieme per un unico obiettivo, con un disegno comune. Cittadini, Movimenti, Comitati, istituzioni locali e nazionali. Abbandoniamo le divergenze, le acredini, le polemiche sterili, le inimicizie. Siamo seri, facciamo i seri! C'è una priorità su tutte, si legge nell'ennesimo comunicato degli attivisti: riprenderci il nostro ospedale! Organizziamoci INSIEME. Da soli non contiamo nulla!».
ULTIME NOVITà
“Accogliamo con soddisfazione la notizia relativa alla individuazione di due medici che si contenderanno l’incarico di responsabile dell’UOSD Pronto Soccorso presso il Presidio Ospedaliero ‘Sant’Alfonso Maria de’ Liguori’ di Sant’Agata de’ Goti”.
Lo fa presente in una nota stampa il senatore di Fratelli d’Italia Domenico Matera.
“Se l’azienda ospedaliera – prosegue il parlamentare – ha avviato una procedura per individuare un responsabile per il ruolo in questione si tratta certamente di un segnale positivo. Ciò deduciamo vuole significare che, oltre al responsabile, si farà altro per riaprirlo 24 h. Magari – si avvia a concludere il senatore Matera – si potrebbe vagliare ed attuare qualcuna delle proposte che ho sottoposto all’attenzione del Governatore De Luca, della dirigente Morgante e del Sindaco Mastella. Un piccolo ma significativo segnale positivo, che rompe la stasi preoccupante delle ultime settimane e che rinnova il nostro atteggiamento di massima attenzione sulla vicenda. Non faremo mai calare la nostra attenzione”.
Per dire la Vostra, contattateci all'indirizzo di posta elettronica caudiumpatrianostra@gmail.com oppure tramite Twitter @SchiaffoLo
martedì 9 luglio 2024
CATTIVIK - "L'inviolabile" | puntata 2
EROTICA FUTURISTA - Scatole d’amore in conserva | CULTURA
Per uno che i soldi li spendeva tutti comprando opere di giovani sconosciuti e finanziando iniziative incomprensibili per le mummie della cultura ufficiale, era indispensabile riciclare. Così Scatole d’amore in conserva, lo dice già il titolo, raccoglie cose già pubblicate, a parte un racconto e l’ultima parte dell’Autobiografia. Questo testo era già stato pubblicato nel 1920 ne Il delizioso pericolo e poi nel 1925 per la rivista Novella, sotto il titolo che lo definiva Caffeina d’Europa:
“A che pro presentarmi al pubblico? – Diranno i miei amici… Marinetti è presentato a tutti i pubblici d’Europa, che lo conoscono perfettamente in tutti i suoi svariati atteggiamenti, sorprendenti, spavaldi, temerari, ma sempre sinceri… Ringrazio le forze che presiedettero alla mia nascita e alla mia adolescenza, perché mi hanno, fino ad oggi, evitata una delle peggiori disgrazie che possano capitare: la Monotonia. Ebbi una vita tumultuosa, stramba, colorata. Cominciai in rosa e nero; pupo fiorente e sano fra le braccia e le mammelle color carbone coke della mia nutrice sudanese. Ciò spiega forse la mia concezione un po’ negra dell’amore e la mia franca antipatia per le politiche e le diplomazie al lattemiele”. (F.T. Marinetti, Scatole d’amore in conserva, Roma, Edizioni d’Arte Fauno, 1927; p. 8).
I racconti che seguono hanno in comune un certo disprezzo, appunto, per le complicazioni, e l’ironia corrode insieme alle abitudini del bel mondo i moralismi di ogni risma.
Una donna si fa sedurre da un uomo di colore e poi lo fa linciare; torna il lieto ricordo di tre amanti tedesche, ognuna con la sua specifica sensualità; un uomo vorrebbe comprarsi i favori della più bella donna d’Oriente, scoppia una rissa nello scompartimento di un treno, una allegra brigata di monaci si dedica a orge gastronomiche; in un albergo superattrezzato la bella gente di tutto il mondo va a contemplare beata scene di vera guerra, ben più avvincenti degli incontri di Rollerball.
La provocazione di Marinetti è all’insegna del tradizionalismo:
“Mi divertii due notti. Poi dissi ancora una volta: basta! E fui senza dubbio giudicato un uomo troppo semplice e brutale in amore, che non comprendeva le complicazioni“.
A questa semplicità corrisponde la perfetta rappresentazione del suo amore per la moglie Benedetta, nella tavola parolibera che si trova nel libro, un’equazione in cui la somma di Marinetti e Benedetta dà come prodotto Vittoria, la prima figlia nata il 28 giugno 1927: come si può dichiarare il senso di un autentico amore se non in questa sintesi? L’amore non è soltanto fare figli ma certamente i figli sono la realtà sensuale dell’amore, vicina al mistero della vita e della morte.
Il figlio nasce dall’amore e da nient’altro di deciso mai: “domani faccio un figlio”, “ho tanta voglia di diventare mamma”, queste sono cazzate mostruose per cui i figli nascono giocattoli.
Io preferisco l’equazione secca e sintetica di Marinetti, che lui intitola Autoritratto, significando con questo che Marinetti non era più Filippo Tommaso e basta ma Benedetta e Vittoria insieme, che lui non poteva più nemmeno immaginare la propria immagine divisa da quella della moglie e delle figlie (perché poi arriveranno anche Ala e Luce).
Ma per venire alle questioni bibliofile: il libro è cercato con la sua sovraccopertina perché è la prima icona pop nella storia dell’arte, anticipando Andrea Warhol di 35 anni. La bella scatola a colori sgargianti sta lì e potrebbe essere stata concepita negli anni Sessanta, con l’esplodere della Pop Art. Ma chi è l’autore? Pochissimi lo sanno.
C’è chi ha detto Ivo Pannaggi, e io fra quelli. No, Pannaggi è l’autore dei disegni (esclusa la tavola parolibera che è di Marinetti). C’è chi affidandosi alla dichiarazione al frontespizio ha detto Carlo Petrucci, e questa è una ingenuità. Petrucci, ultratradizionalista, è l’autore della copertina (quella che è uguale in tutti i volumi della collana, col fauno al centro su fondo beige) non della sovraccopertina.
Dunque chi è il creatore di questa immagine? Non un pirla qualsiasi: è il fiorentino Piero Bernardini, uno dei più importanti illustratori italiani, autore fra l’altro del logo stilizzato del Fauno Giallo che intitola la collana e si vede in copertina in alto a sinistra. Per la delizia degli eruditi non resta che l’indice:
- Autoritratto, versione definitiva dell’Autobiografia già apparsa ne Il delizioso pericolo (1920), e con il titolo Caffeina d’Europa in NOVELLA, Anno VII n. 1, gennaio 1925.
- Consigli a una signora scettica, già pubblicato con varianti ne Gli amori futuristi, 1922 col titolo Il nero.
- Cuori complicati, brano autobiografico tratto da Come si seducono le donne, 1917.
- Cacce arabe, già pubblicato ne Il delizioso pericolo col titolo Un ruffiano arabo.
- Matrimonio ad aria compressa, già pubblicato con varianti ne Gli amori futuristi col titolo L’uva matura.
- Una favolosa indigestione, brano tratto da Le roi Bombance, 1905
- Grande albergo del pericolo, inedito. (Arengario.it)
Guerre Atomiche al tempo degli Dei - "Le Guerre della Piramide" | AUDIOLIBRO
Il titolo non lascia adito a dubbi, “Guerre atomiche al tempo degli dei” che fa parte della famosa collana de “Le Cronache Terrestri”, ci guida attraverso fonti storiche documentate alla conoscenza della vera storia dell’umanità, diversa da quella che ci è stata affibbiata per puri giochi di potere politici e religiosi. In questo volume Sitchin si sofferma sull’analisi di tutte quelle fonti storiche che ci narrano di antichi Dei scesi dal cielo, gli Anunnaki, che durante la loro permanenza sul nostro pianeta scatenarono guerre tra loro per la supremazia, terminando con un olocausto nucleare i cui effetti sono visibili ancora oggi e confutati da evidenti fotografie satellitari.
Esperto in lingue semitiche, lo scrittore riesce come sempre ad appassionare il lettore esponendo teorie rivoluzionare, poggiandosi sulla traduzione delle tavolette d’argilla assiro-babilonesi, dei geroglifici egizi, del Vecchio Testamento scritto in ebraico antico, dei rotoli del Mar Morto e di tutti i testi di quei popoli antichi che hanno voluto lasciarci una testimonianza del passato, di quando gli Dei camminavano tra gli uomini e con loro scendevano in guerra contro altri Dei. (WWB)
lunedì 8 luglio 2024
Sovranisti dei miei stivali. L’Italia venduta a brandelli (1^ parte) | POLITICA
Bettino Craxi definì Ernesto Galli Della Loggia “intellettuale dei miei stivali”. L’espressione scatenò l’odio della categoria verso il capo socialista, l’ultimo dirigente politico ad avere avuto – piacesse o no – un progetto nazionale per l’Italia. Mal gliene incolse e l’ostracismo vendicativo dei potenti lo fece morire in Tunisia, esule o latitante, a seconda dell’opinione di chi legge. Chi è venuto dopo ha fatto rimpiangere la vecchia classe dirigente anche a chi la avversava.
Chissà che penserebbe Bettino della vendita contemporanea della rete di telecomunicazioni italiana al fondo americano KKR e della cessione di Ita – ex Alitalia- a Lufthansa. L’infrastruttura più importante della nazione, la rete delle telecomunicazioni attraverso cui passano le conversazioni, gli affari, i dati, le transazioni di tutti noi, l’economia e ogni decisione strategica e riservata, va a un soggetto estero controllato dal deep State americano.
Nella compagine azionaria di KKR figurano i maggiori fondi di investimento del pianeta, con sede negli Usa e interessi dappertutto. Più scontata la fine della compagnia aerea “di bandiera”, da anni in crisi tra mala gestione, debiti e incapacità di reggere la concorrenza. Due spaccati diversi del declino nazionale: economico, finanziario, industriale, culturale, politico. Non ha ascolto la voce di chi sostiene la necessità di riannodare i fili di un pensiero economico alternativo al liberismo sistemico, diventato ordoliberismo per l’inserimento dei suoi postulati ideologici nelle legislazioni, nelle costituzioni, nei trattati internazionali.
Dagli intellettuali dei miei stivali siamo passati ai sovranisti dei miei stivali. Campano di paroloni sull’interesse nazionale, sventolano il tricolore con la lacrimuccia a bagnare le ciglia, ma alla prova dei fatti sono uguali ai loro avversari. Il patriottismo sembra diventato, se non “l’ultimo rifugio delle canaglie” (Samuele Johnson) una rappresentazione tra le altre, uno spettacolo ad uso degli ingenui. Dietro il palcoscenico si prendono le decisioni e si ride degli spettatori (paganti).
Intanto Tim è entrato nella disponibilità di un governo straniero, per una somma – ventitré miliardi – sino a poco tempo fa ritenuta inadeguata dagli analisti e dal socio francese Vivendi. Inutile fare la storia della colonizzazione economica e finanziaria dell’Italia a partire dal fatidico 1992, l’anno del Britannia, della liquidazione del vecchio sistema politico, della spartizione delle Partecipazioni Statali.
Inutile rammentare il ruolo antinazionale dei vertici di Bankitalia, dei ministeri e delle imprese pubbliche, le privatizzazioni a basso prezzo, la vendita a scampoli del patrimonio industriale, finanziario e di ricerca costruito sin dagli anni Trenta del secolo scorso. Vano rilevare la menzogna spudorata di chi afferma che le privatizzazioni servono a diminuire il debito pubblico. Anche i fatti possono essere invertiti: il debito pubblico continua ad aumentare perché il meccanismo infernale del prestito a interesse ne rende impossibile la restituzione. A chi, poi?
Ozioso constatare l’assenza italiana – per dismissione – dai settori industriali più importanti; senza effetto rammentare che il destino della siderurgia è stato affidato a soggetti convinti di sostituire Ilva con l’allevamento di cozze nel golfo di Taranto. Agli italiani non interessa: da un lato, in quanto rinchiusi nel “particulare” di cui parlava Francesco Guicciardini già cinquecento anni fa; dall’altro perché fare il tifo per gli interessi altrui è sport nazionale ancora più antico: quella tra Guelfi e Ghibellini – papato e impero – è una divisione che risale al XIII secolo. Inutile, infine, perché le culture prevalenti sono nemiche dell’Italia: quella clericale, quella post comunista e quella globalista vincente. Ha deciso il sacro mercato: Roma locuta, causa finita. Applausi. I padroni del discorso in regime di monopolio fanno credere qualsiasi cosa.
Chi ancora strologa – dal governo o dall’opposizione – di interesse nazionale mente spudoratamente. Meglio la sincerità di Più Europa e le intemerate globaliste di Renzi o Calenda. Almeno prendono atto della realtà. Quanto ai sovranisti, stendiamo un velo pietoso, rammentando solo le imprese più mirabolanti dei “patrioti” avvolti nel tricolore come la cantante Gea della Garisenda al tempo di Tripoli bel suol d’amore. Siamo strozzati dal vassallaggio (o servitù della gleba?) agli Usa e alla Nato, a cui offriamo adesso anche un altro pezzo di territorio, in cui avrà sede il comando operativo per l’Europa. Un bersaglio in più nella guerra che preparano contro i nostri interessi.
Hanno cancellato la partecipazione italiana alla Via della Seta cinese, per certi versi discutibile, ma un’opportunità a lungo termine per un territorio cruciale nelle rotte commerciali. Privi di una qualsiasi politica energetica (Berlusconi ne aveva una, e fu la sua fine, al di là dei sicari giudiziari) compriamo a prezzi maggiorati prodotti che prima ottenevamo a condizioni favorevoli. Gli italiani se ne accorgono nelle bollette, gravate anche dalla fine delle tariffe controllate.
Forniamo all’Ucraina armi che non verranno pagate (Kiev è in default) i cui costi sono scaricati sul peggioramento – o la soppressione – dello Stato sociale. L’UE fa ciò che vuole e tutto ciò che chiedono è “un posto di peso” nella Commissione Europea. Fingono di non sapere che le regole impongono ai commissari di non tenere conto dell’interesse della nazione di provenienza. Ordoliberismo.
Fiato sprecato ricordare che un padre nobile della cultura nazionale, Nicolò Machiavelli, sosteneva che la sovranità ha due pilastri imprescindibili: l’esercito e la facoltà di battere moneta. Sulle forze armate eterodirette (in ossequio ai protocolli riservati della sconfitta di ottant’anni fa, che chiamiamo liberazione) meglio il silenzio per carità di Patria, anzi del “nostro paese”, come se fosse Roncobilaccio o Isola del Cantone. Meglio tacere sull’extraterritorialità delle cento basi Usa e Nato. In quanto alla moneta, è della Banca Centrale Europea, un’ istituzione finanziaria immune da controlli e non di proprietà pubblica, sottratta alla legislazione degli Stati e dell’Unione. La Banca d’Italia vi possiede quote di estrema minoranza e i suoi azionisti (si deve dire “partecipanti”) sono istituti di credito non più in mani italiane, Unicredit e Intesa San Paolo su tutti.
Parlare quindi di sovranità nazionale desta ilarità, a partire dalla gerarchia delle fonti giuridiche che mettono ai margini la legislazione italiana e la stessa costituzione “più bella del mondo”. Parola di un comico, Roberto Benigni.
I “gioielli di famiglia” sono stati venduti e il sistema Italia non controlla più gran parte dei suoi asset strategici né le “utilities”, le società “ di pubblica utilità” che gestiscono l’erogazione di servizi pubblici (acqua, rifiuti, rete elettrica, gas). La previdenza privata (assicurazioni sanitarie e pensioni) diventa un obbligo per le generazioni più giovani; i contratti di lavoro la prevedono sempre più e le somme corrisposte dai lavoratori entrano nel sistema di detrazioni e deduzioni fiscali.
L’erario perde gettito e i miliardi versati sono incamerati da soggetti internazionali controllati dai fondi di investimento. La necessità di remunerare a breve termine i grandi investitori (il Mercato misura di tutte le cose) dirotta somme crescenti all’estero. Oligarchia “estrattiva” del nostro reddito – la fulminante definizione di Marco Della Luna – con la complicità dei governi.
La vera domanda è la seguente: a che cosa serve lo Stato italiano? Qual è la funzione della Repubblica, oltre la retorica e i concretissimi interessi di chi la controlla, ceto politico, alta burocrazia, grandi fornitori? Non ha ragione, a questo punto, chi invoca ulteriori cessioni di sovranità, la fine della finzione ad uso delle masse, poiché la sovranità non appartiene al popolo, se mai gli è appartenuta? Non è meglio, allo stato dei fatti, smantellare l’impalcatura pubblica e affidarsi all’amministrazione (governance) tecnocratica globale, di cui l’UE è il terminale politico, la BCE quello finanziario, la Nato il gendarme armato e il sistema di intrattenimento e spettacolo con sede a Hollywood il fornitore di valori e l’organizzatore dei circenses di massa?
Domande niente affatto retoriche, se valutiamo la realtà dell’Italia contemporanea. Di che cosa siamo padroni? Quali decisioni possiamo prendere autonomamente? I governi esercitano il potere conferito dal popolo o amministrano pro tempore una macchina sgangherata e disfunzionale per conto di soggetti esterni?
Purtroppo occorre prendere atto che nella realtà globalizzata uno Stato nazionale delle dimensioni del nostro, in declino economico e in rotta demografica, con poche risorse naturali (che peraltro non ricerchiamo e non sfruttiamo) ha scarse possibilità di contare qualcosa e di assicurare il bene comune dei cittadini. Il dilemma è enorme , tuttavia qualcosa occorre pur opporre alla fine programmata, a pezzi e bocconi – della sovranità, dell’economia, dell’interesse nazionale, dello stesso Popolo Italiano.
Soprattutto, serve il coraggio della verità, a partire della constatazione che la sovranità – popolare e nazionale – è pressoché finita e lo Stato chiamato Italia è una costosa finzione per tranquillizzare un popolo tenuto all’oscuro dei fatti. Mentre si dibatte su chi presiederà l’Unione Europea, sfugge che anche Bruxelles è una pedina in un gioco i cui protagonisti sono altrove. Pochi bastian contrari scuotono la testa per la cessione della nostra rete di telecomunicazioni, un’operazione che coinvolge molti altri paesi, le cui reti stanno passando sotto il controllo privato dei padroni globali.
Il Sole 24 Ore, organo di Confindustria, non di bolscevichi attardati o di estremisti di destra, ammette che detenere un sistema di telecomunicazioni richiede investimenti a lungo termine (una bestemmia per azionisti il cui orizzonte è la trimestrale di cassa) e questi determineranno, per gli utenti, nuovi aumenti di tariffe.
E’ poi assai dubbio che KKR pagherà le tasse in Italia: i giganti sono deterritorializzati e agiscono in regime di confusione giuridica e caos tributario, tra società scatole cinesi e paradisi fiscali. Tecnicamente, l’acquisizione della rete Tim è in capo a un’entità il cui capitale è di cinquantamila euro. Chi pagherà i ventitré miliardi dell’affare, dunque?
Tranquilli, la finanza ha una soluzione per ogni (suo) problema. Noi popoli superflui non avremo niente e saremo felici (di pagare di più). Intanto, qualcuno sta mettendo gli artigli sull’ingente risparmio privato degli italiani; la transizione green fa presagire un attacco di dimensioni storiche al bene più caro, la casa di proprietà.
I sovranisti disinformati non sanno chi sono i veri proprietari della nostra Nazione?
Ignorano che sono i più giganteschi evasori ed elusori fiscali del pianeta, altro che idraulici e piccole partite IVA?
Gran parte dell’opinione pubblica ignora – nessuno la informa – che pochi colossi transnazionali sono o stanno diventando i padroni degli ultimi grandi asset italiani. Sono i fondi di investimento, un agglomerato diventato potentissimo negli ultimi vent’anni, motore e centro di comando della globalizzazione (e della conseguente “glebalizzazione”, un termine coniato da Diego Fusaro).
Nella seconda parte tracceremo una breve mappa delle proprietà italiane dei padroni del mondo.
Scritto da Roberto Pecchioli
Le opinioni espresse nei contributi degli ospiti riflettono esclusivamente l'opinione del rispettivo autore e non corrispondono necessariamente a quelle della redazione de Lo Schiaffo 321. fonte: Ereticamente*
*Ereticamente
“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità."
Il Pronto Soccorso a Sant'Agata de' Goti chiude alle 18: “Paura di morire” | documentario
La protesta spontanea dei cittadini a Sant’Agata dei Goti per la soppressione del Pronto Soccorso dopo le 18. “Timore per le nostre vite”. Il richiamo accorato e indignato alla responsabilità della politica, a tutti i livelli, per garantire il diritto alla salute. Il sistema di emergenza in affanno con sei ambulanze su dieci senza medico a bordo, l’ospedale che serve un bacino di 100 mila persone al confine di quattro province smantellato pezzo dopo pezzo. Di questo passo le proteste non potranno che continuare. Abbiamo raccolto la voce di chi si sente preso in giro e utilizzato per decisioni e logiche che hanno molto a che vedere con i numeri, poco o nulla con la salute. (Prima Tivvù)
RIAPRE IL PRONTO SOCCORSO A SANT'AGATA DE' GOTI? | POLITICA
RIAPRE IL PRONTO SOCCORSO A SANT'AGATA DE' GOTI?
Si riaccende "il caso Presidio Ospedaliero De' Liguori" di Sant'Agata de' Goti a livello nazionale grazie alle telecamere di Morning News, un seguitissimo programma estivo della Mediaset in onda su Mattino 5. Decine di cittadine e cittadini sono scesi per l'ennesima volta a presidiare il Presidio per chiedere il sacrosanto diritto alla Salute da parte della Sanità pubblica.
La mobilitazione politica di questi ultimi giorni potrebbe portare ad una svolta favorevole all'intero bacino che dovrebbe essere così essere "coperto" dal servizio. Molto attivo l'Onorevole Francesco Maria Rubano di Forza Italia, senza dimenticare il Senatore Mimmo Matera di Fratelli d'Italia che ha spinto molto, puntando direttamente al Ministro della Salute, l'Onorevole Orazio Schillaci, che avrebbe preso nota della situazione, alquanto scabrosa per disservizi e ambigue manovre dietro le quinte che potrebbero addirittura accelerare la volontà di chiudere il P.O. a Sant'Agata per valorizzare Benevento città. L'emergenza Sanità in Campania, con particolare riferimento alla carenza dei medici della emergenza-urgenza presso i Pronto soccorso di Benevento e Sant’Agata dè Goti, è ancora al centro dell'agenda politica locale.
"Sono stato ricevuto in tempi celerissimi dal Ministro Schillaci - ha fatto presente il Caudino Mimmo Matera - e di tanto lo ringrazio. Il Ministro ha assicurato, nel perimetro delle limitate competenze statali, il massimo della attenzione atteso che per il Ministero permangono le condizioni che hanno permesso l’istituzione del Pronto Soccorso in deroga nel territorio di Sant’Agata dè Goti.
"Fatte le opportune verifiche, anche documentali - sottolinea l'esponente della Fiamma Tricolore - come già evidenziato dall’allora Ministro della Salute Giulia Grillo, con nota trasmessa a De Luca ed acquisita al Comune di Sant’Agata il 14/11/2018, “la responsabilità di garantire le prestazioni ed i servizi sanitari, in risposta ai bisogni dei cittadini, attiene al livello regionale e, pertanto, la Regione Campania ha la prerogativa e l’obbligo di programmare i nodi della rete ospedaliera e dell’emergenza-urgenza ed i conseguenti assetti erogativi delle strutture ospedaliere!".
In ogni caso Matera ha chiesto di vigilare sulle scelte organizzative della programmazione regionale, al fine di valutare la coerenza degli standard qualitativi e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera di cui al Dm 70/2015. Inoltre, al fine di superare il ridotto interesse dei medici a partecipare ai concorsi per la medicina di emergenza-urgenza, il Meloniano ex Sindaco di Bucciano, pretende l’adozione di misure incentivanti.
"Sul punto specifico il Ministro Schillaci - ha spiegato ancora Matera - mi ha rassicurato circa la prossima adozione di un provvedimento normativo, applicabile ovviamente a tutto il territorio nazionale, con il quale sarà riconosciuta la possibilità di ricorrere ad una contrattazione integrativa specifica che consenta di pagare di più queste specialità mediche, cosa che dovrebbe rendere maggiormente appetibile la partecipazione ai concorsi banditi dalle Regioni".
“Apprendo con cauta soddisfazione il primo segnale che indica la volontà, espressa stamane dal Direttore Generale Morgante, di riaprire il Pronto Soccorso. Questo risultato dimostra l’utilità delle nostre continue battaglie a favore della salute dei sanniti poste in essere nei giorni scorsi,” così in una nota l’onorevole Francesco Maria Rubano.
“Tuttavia, ribadisco nuovamente a Morgante e De Luca che, oltre ai bandi pubblici per il reclutamento di medici, è fondamentale che il Direttore Generale dell’ASL e il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, coinvolgano attivamente gli ordini professionali, i docenti universitari di medicina presenti in Campania e i medici delle strutture pubbliche, chiedendo loro un impegno corale per reclutare il personale necessario e sensibilizzare i medici a partecipare a una missione solidale per l’emergenza ospedaliera Sannita.
Non serve emanare ulteriori avvisi pubblici senza una strategia. Il personale medico al Pronto Soccorso San Pio vive quotidianamente una situazione apocalittica, frutto della mancanza di un presidio sanitario alternativo che possa dimezzare il transito dei pazienti. Oltre all’emanazione degli avvisi, quale procedura pubblica necessaria, è essenziale mettere in atto un’azione manageriale capace di attrarre i medici.
È necessaria una vera strategia sanitaria, non una mera funzione commissariale tipica della più becera burocrazia. La caratteristica fondamentale dei manager deve essere la persuasione, la capacità di superare le difficoltà con soluzioni non di certo ordinarie ma straordinarie. E’ questa la sostanziale funzione di cui abbiamo urgente bisogno” ha proseguito Rubano.
“Bisogna accelerare verso questa direzione perché già stiamo subendo danni enormi le cui evidenti responsabilità sono ascrivibili a De Luca e a tutti i suoi alleati, quindi Pd e Mastella. Costoro, anziché concentrarsi sulla salute dei cittadini, negli ultimi anni hanno pensato solo a come spartirsi il potere. Continueremo a vigilare e a lottare affinché la salute dei cittadini del Sannio venga messa al primo posto e che il nostro Pronto Soccorso di Sant’Agata torni a essere pienamente operativo. Non abbiamo mai temuto nessuno e non abbiamo mai barattato la salute dei cittadini in cambio di spartizioni tipiche di certi personaggi. Per tali ragioni andremo avanti senza timore!” ha concluso Rubano.
In prima linea, da tempo, il variegato Movimento Civico per l'Ospedale che nasce per riportare l'attenzione sulla situazione del Presidio Ospedaliero Sant’Alfonso Maria de’ Liguori di Sant’Agata de’ Goti. L'obiettivo degli attivisti è di rendere pienamente funzionante il nosocomio cittadino.
Le sorti del Presidio Ospedaliero De' Liguori, che doveva essere riorganizzato secondo il DCA 41/2019, sono legate alla carenza di personale medico, prima di tutto. Infatti, il Pronto Soccorso potrebbe restare chiuso dopo le 18, durante tutto l'orario notturno estivo, chissà fino a quando. La popolazione ha paura e bisogna mettere la parola fine a questa triste tarantella. Non si può morire o soffrire le pene dell'inferno dopo le 18!
SOLIDARIETà AL POPOLO IN LOTTA!
Per dire la Vostra, contattateci all'indirizzo di posta elettronica caudiumpatrianostra@gmail.com oppure tramite Twitter @SchiaffoLo



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