domenica 23 giugno 2024

Gesù di Nazaret (1977) - Puntata 1/4 | CINEMA

Gesù di Nazaret 

Gesù di Nazaret è una miniserie televisiva anglo-italiana del 1977 diretta da Franco Zeffirelli. Trasmessa su Rai 1 in 5 puntate, di un'ora circa ciascuna, mandate in onda dal 27 marzo al 24 aprile, ottenne un grande successo di pubblico tanto da essere più volte replicata, specialmente in occasione del Natale o della Pasqua, ma in quattro puntate. Il successo della miniserie ebbe risonanza internazionale. Negli Stati Uniti TV Guide la definì "la miglior miniserie televisiva di tutti i tempi". Nel 1978, l'opera audiovisiva approdò nelle sale cinematografiche e fu ridotta alla durata di quattro ore. (TV Retrò)

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GIOVANNI D'ONOFRIO, il ventunenne Caudino barbaramente assassinato 100 anni fa (e barbaramente dimenticato) | CAUDIUM

GIOVANNI D'ONOFRIO, il ventunenne Caudino barbaramente assassinato 100 anni fa (e barbaramente dimenticato)

Giovanni D'Onofrio, perse la vita nella Roma di cento anni fa, a seguito di un agguato a sfondo politico, uno dei tanti portato a temine dai banditi con il fazzoletto rosso al soldo dei movimenti anti-Nazionali. A recuperare questa memoria dolorosa, ma essenziale interviene Lo Schiaffo 321.

Era il 22 febbraio 1925 quando in uno degli Ospedali Capitolini il ventunenne Caudino venne baciato dalla Signora Morte. Giovanni nacque a Cervinara il 6 aprile 1903, come riportato negli elenchi tratti dal minuzioso testo "Per l'Italia. I Caduti per la causa nazionale (1919-1932)" a cura del Circolo Culturale Filippo Corridoni, edito nel 2002 dalle Edizioni Campo di Marte.

I dettagliati frammenti di Storia dell'importante testo ci conducono nei luoghi da cui il tempo e la negligenza hanno lavato via i segni di quegli anni tumultuosi e contraddittori, ricchi di vili agguati e di violenti attacchi portati a termine dai feroci antifascisti che spesso e volentieri volevano «dare una lezione» agli Italiani in Camicia Nera. Il 22 febbraio del '25 era la domenica di Carnevale e nel Circuito di Roma era iniziata la tre giorni dedicata alle sfreccianti automobili da corsa, evento messo in piedi per raccogliere fondi da donare agli Orfani dei Contadini Italiani deceduti nella Prima Guerra Mondiale.

Il giovanotto proveniente dalla Provincia di Avellino, purtroppo, fu gravemente ferito in un agguato tesogli da alcuni antifascisti. A causa delle profonde ferite riportate, Giovanni morirà in ospedale a Roma, tra atroci sofferenze, senza però mai perdere né il sorriso, né la fede nell'Ideale.

In quella precisa e dettagliata rassegna di 208 pagine, infatti, sono elencati – uno per uno – i più di 800 Italiani, che – tra il 1919 ed il 1932 – furono semplicemente trucidati o uccisi dai Socialisti Internazionalisti, dai Comunisti filo-Sovietici, dai farabutti legati alle Massonerie o dagli Anarchici italioti.

Ed oltre alle ben 769 succinte biografie di quei Caduti (sia nelle 92 province italiane che in Iugoslavia, Francia, Belgio, Lussemburgo, Stati Uniti e Argentina), la lettrice o il lettore potranno ugualmente trovare: i Caduti di Fiume, i Caduti del Teatro “Diana”, i Caduti di Empoli, i Carabinieri Caduti e gli altri Caduti fascisti fino al 1932, tra cui il Camerata Cervinarese.

In ogni caso, per evitare che le ignare ed abusate giovani generazioni del nostro triste e fazioso presente continuino inconsapevolmente a prendere per “oro colato” le numerose storpiature della realtà e/o le macroscopiche e partigiane falsità storiche propagate o diffuse dalla soggettiva ed arbitraria cinematografia antifascista (come la pellicola «Novecento» di Bernardo Bertolucci, ecc.); oppure, continuino a credere che il «Biennio Rosso» sia stato una semplice esagerazione della situazione, successivamente “gonfiata” e sfruttata ad usum delphini dalla propaganda fascista; o ancora che la «Marcia su Roma» abbia, in qualche modo, rassomigliato alla comica pagliacciata che traspare dalla forzata ed interessata caricatura dell’omonimo lungometraggio, interpretato, negli anni ’70, dai celebri Vittorio Gasmann ed Ugo Tognazzi, è sufficiente che le suddette giovani generazioni possano velocemente percorrere il significativo e telegrafico stralcio di «fascisti» assassinati come Umberto Penna, deceduto il Primo Ottobre 1927 a pochi chilometri dalla Valle Caudina, in circostanze tristemente simili a quelle che videro cadere il giovane Giovanni D'Onofrio

Umberto nacque a Benevento il 3 dicembre 1897, ma l'infame destino a soli trent'anni lo strappò all'affetto della famiglia. Penna restò gravemente ferito in uno scontro con alcuni antifascisti beneventani. Morì a causa delle botte tra stenti e dolori, senza mai perdere la fede nell'Idea, all’ospedale di Benevento.

Eppure la Storiografia di regime sembra aver dimenticato questi Martiri scomodi: non c’è traccia degli scontri che insanguinarono i rioni popolari e le piazze della Penisola, isole comprese. Nessun monumento ricorda i massacri perpetrati all'epoca dalle frange spietate e sanguinarie, aizzate e sovvenzionate dai nemici della Patria. Anzi, i luoghi sacri che vennero eretti per commemorare il sacrificio figlio dell'ideale giacciono volutamente nel dimenticatoio. 

Emblematica, a nostro avviso, la storia della base dell'obelisco Sallustiano, in copertina, scoperto nel 1589 in una vigna del cardinale Flavio Orsini situata a ridosso delle Mura Aureliane, nei pressi di Porta Salaria. Al momento del ritrovamento l’obelisco e il suo basamento erano parzialmente interrati, rotti in vari pezzi. Nel marzo 1733 il pontefice Clemente XII Corsini utilizzò l’obelisco abbandonato per innalzarlo di fronte alla nuova facciata della basilica di S. Giovanni in Laterano

La base dimenticata

Cinquant’anni dopo (1789) il monumento venne trasportato sul Pincio dove fu innalzato di fronte alla chiesa della Trinità dei Monti. Il basamento, invece, rimase nei giardini di Villa Ludovisi, dove venne presto dimenticato. Nel marzo 1843 alcuni operai della villa stavano scavando una fossa per collocare un albero quando comparve «uno smisurato cubo di granito rosso orientale»: era l’antico basamento dell’obelisco. Abbandonato di nuovo, nel marzo 1890 il blocco di granito fu finalmente, trasportato «dalla Villa Ludovisi al serbatoio comunale di via Volturno», dove rimase per altri trent’anni. 

Nel 1926 il «grande blocco di granito rosso del peso di 30 tonnellate» venne portato sul giardino del Campidoglio (tra Palazzo Senatorio e il Convento dell’Aracoeli) dove venne trasformato nell’Ara dei Caduti Fascisti, inaugurata il 28 ottobre di quell’anno, quarto anniversario della Marcia su Roma. Da quel momento in poi il giardino prese il nome solenne di Giardino dell’Ara. Il memoriale per i «Martiri della rivoluzione fascista» fu così posizionato sul colle più alto e rappresentativo di RomaDopo la caduta del Fascismo il blocco di granito fu spogliato delle sue decorazioni, finendo addirittura accantonato in un angolo del giardino. 

analisi

La storia non deve essere strumentalizzata dalla politica. Invece, è necessario portare lo "scontro culturale" sul piano della pacificazione nazionale. Lo ribadì l'anno scorso l'Onorevole Ignazio La Russa che citando Luciano Violante tornò a parlare di "pacificazione nazionale", invitando la Sinistra a "cominciare a guardare la storia anche con gli occhi degli altri". 

Cosa che accadde il 14 marzo 2001, quando Violante nell’Aula di Montecitorio tese la mano da Sinistra, ancora una volta, ai Vinti come Mirko Tremaglia, ex RSI, ex MSI e Ministro della Repubblica in quota Alleanza Nazionale: 

«Noi dobbiamo tramandare alle nuove generazioni i princìpi e gli ideali per i quali abbiamo combattuto, diversi tra noi, ma che tutti si identificano nella Storia del nostro Paese, come si identifica la sua vita».

Ricordate care lettrici e cari lettori de Lo Schiaffo 321 quando l'ex esponente del Partito Comunista Italiano fu eletto Presidente della Camera dei deputati, dopo la vittoria di Romano Prodi e dell'Ulivo alle elezioni politiche del 1996, il 10 maggio? 

Il suo discorso d'insediamento fu un appello alla riconciliazione tra le forze che, in merito alle vicende italiane del 1943, si richiamano alla resistenza e coloro che avevano aderito alla Repubblica Sociale Italiana. Questo fu il primo passo verso la pacificazione, l'unico veramente dettato dal kuore di Luciano Violante, che seppe – da presidente della Camera dopo il solenne giuramento sulla Costituzione – pronunciare parole nuove, senza sacrificare nulla della propria cultura politica di provenienza e di appartenenza.

Riflessioni

È questa la strada giusta. La pacificazione si ottiene depurando la storia da finalità politiche che dovrebbero esserle estranee. Giovanni D'Onofrio e gli altri compatrioti che hanno perso la vita per un ideale, qualsiasi esso sia, devono essere onorati, senza se e senza ma, con analisi a 360°, studio libertario, arene culturali e profonde riflessioni scevre da controproducenti manipolazioni di vario genere. 

Il rispetto per tutti i Caduti potrebbe rappresentare, davvero, un notevole ed intelligente passo in avanti per coloro che amano questa Terra, indipendentemente dalle ricette programmatiche da applicare per migliorarla e/o difenderla dalle solite speculazioni degli sciacalli di turno.

Intanto ricordiamo Giovanni D'Onofrio, invitando tutti gli interessati a contattarci. Cerchiamo notizie più approfondite sul suo brutale assassinio per ricostruire questo caso sepolto nel buio più assoluto; magari si potrebbe raccogliere materiale in merito e dar vita ad un libero dibattito aperto, dedicato alla vicenda ad un secolo esatto da quei tragici fatti di sangue (22.02.2025) che portarono lacrime e lutto in Valle Caudina.

Per dire la Vostra, contattateci all'indirizzo di posta elettronica caudiumpatrianostra@gmail.com oppure tramite Twitter @SchiaffoLo

immagini tratte dalla rete

sabato 22 giugno 2024

PACE D'OLTREOCEANO #goliardia

PACE D'OLTREOCEANO 
#goliardia

 

Dott.ssa Coccia: Insulinoresistenza e conseguenze: intervenire in tempo con l'alimentazione. Diabete. | SALUTE

Insulinoresistenza e conseguenze: intervenire in tempo con l'alimentazione. Diabete

Dott.ssa Cristina Coccia, biologa nutrizionista. Autrice di saggi sulla demografia e la salute della popolazione italiana e di articoli divulgativi per siti web e riviste.

 

venerdì 21 giugno 2024

Ma perchè aumentano i casi di disforia di genere? | POLITICA

Ma perché aumentano i casi di disforia di genere?

Dalle mie parti c’è un modo di dire abbastanza efficace per rappresentare quella situazione in cui il risultato non può essere che quello. “Dì evve a mamma!” – “dì erre a mamma!” – dice la mamma al proprio bambino che non riesce a pronunciare correttamente la lettera erre. Un po’ come, almeno a stare a “Vanity fair”, il 95% dei bambini italiani tra i 5 e gli 11 anni soffre della cosiddetta eco-ansia. A parte il dato gonfiato, ma se tu bombardi continuamente le povere piccole creature sin dai primi anni di scuola con l’ossessione della catastrofe planetaria causata dall’uomo vuoi che queste ne rimangano indenni?

Un po’ quello che accade, in particolare nei paesi occidentali, per i sempre più numerosi casi disforia e di incongruenza di genere, soprattutto tra le bambine. Chissà perché aumentano?

Uno studio tedesco [https://ourduty.group/2024/06/11/german-study-desistance-is-common/] evidenzia un aumento di otto volte delle diagnosi in un decennio di questi casi e un registro internazionale mostra un aumento da 47 su 100mila, 479 su 100mila tra i sedicenni. Nel 70% dei casi sono presenti comorbità psichiatriche (disturbi depressivi, disturbi d’ansia, disturbi di personalità, instabilità emotiva di tipo borderline, Adhd e Ptsd). Tra le ragioni, dice lo studio in questioni, anche la possibilità di sovradiagnosi, ma anche qui penso che valga lo stesso discorso fatto prima sull’eco-ansia.

Fermo restando la “sovradiagnosi”, difficile non constatare che questi aumenti abbiano la loro spiegazione nel forte interesse della filiera gender a certificare disforie di genere, filiera che si avvale del potente ausilio di una comunicazione orientante. Molti possono pensare che il superamento dei condizionamenti “patriarcali” abbia liberato la morale pubblica da certi pregiudizi, ma questa impostazione vede la realtà con i paraocchi, non volendo riconoscere appunto il determinante fattore della sovraesposizione mediatica del tema della fluidità di genere.

Vediamo infatti che una certa élite occidentale è ossessionata dalla promozione continua del messaggio arcobaleno, che si propone anche nelle situazioni più impensate (Ucraina: brigata Unicorno), in modo che si stampi nella mente della pubblica opinione l’idea che questa sia la normalità. Per cui succede, tanto per fare uno tra gli infinti esempi, che in una città come Roma, in cui i servizi sono allo sfascio, si interviene con eccezionale tempestività per allestire un convoglio della metropolitana bardandolo con i colori dell’arcobaleno, in solidarietà al pride che si celebra in questo periodo.

Brigata Unicorno Ucraina

Insomma, se il bambino alla fine dice evve invece di erre inutile aspettarsi il miracolo. E così se i messaggi imposti – sì, imposti – ovunque indicano la fluidità come naturale condizione della condizione sessuale, meravigliarsi che aumentino i casi di disforia di genere?

In molti ambienti medici sembra ormai acquisita, relativamente all’identificazione sessuale del nuovo nato, l’espressione “genere assegnato”. Come se alla nascita si potesse “assegnare” un genere e non invece semplicemente constatare il sesso del nascituro/a, indiscutibilmente riconoscibile come maschile o femminile, tranne che in quei – rarissimi – casi di anomalie genetico-cromosomiche (intersex) che ne rendono difficoltosa la definizione. È molto grave sul piano scientifico, oltre che morale, stabilire una relazione tra intersessualità e disforia, perché la prima attiene alla sfera fisica l’altra a quella psicologica.

Ma gli allarmi per questa situazione, che sta creando delle vere e proprie patologie sociali, stanno crescendo. L’American College of Pediatricians, per esempio, chiede l’immediato stop della “terapia affermativa” per i minori con disforia di genere e invita i colleghi a basarsi solo sulle evidenze scientifiche e non sull’ideologia. Questo collegio di pediatri richiama tutte le associazioni mediche che hanno la mania della transizione di genere.

In particolare a queste associazioni si chiede di «fermare IMMEDIATAMENTE la promozione dell’affermazione sociale, i bloccanti della pubertà, gli ormoni sessuali incrociati e gli interventi chirurgici per bambini e adolescenti che sperimentano angoscia riguardo al loro sesso biologico». Bloccante della pubertà è la famigerata Triptorelina, il farmaco che blocca lo sviluppo ormonale appena questo comincia a mostrarsi nei segni tipici dell’appartenenza sessuale.

Ma, tornando allo studio tedesco, qui si dimostra, con dati, come nella stragrande maggioranza dei casi la “disforia di genere” si risolve lasciando passare il tempo. Con la desistenza, invece che con l’insistenza. Come non rendersi conto che la pratica dei farmaci bloccanti è un vero e proprio crimine commesso ai danni delle giovanissime generazioni?

Intanto in Italia si attende il nuovo parere del Comitato Nazionale di Bioetica sull’uso dei “puberty blocker” ed è al lavoro un tavolo interministeriale – Salute e Famiglia – sull’utilizzo dei farmaci ormonali bloccanti della pubertà nel trattamento della disforia di genere dei minori. Il tavolo è stato istituito dopo le notizie sul Centro per i minori con disforia dell’ospedale Careggi di Firenze, dove giovanissimi pazienti vengono avviati al trattamento, come si è appreso, senza un’adeguata valutazione neuropsichiatrica preliminare.

È bene sapere che il Centro per i minori del Careggi è diventato un importante punto di riferimento a livello nazionale dei sostenitori del trattamento della disforia di genere. È raccapricciante leggere il modulo informativo (consenso informato) che il Careggi propone ai genitori dei minori con disforia di genere – https://feministpost.it/dal-mondo/pediatri-americani-contro-i-bloccanti-della-puberta-e-intanto-al-careggi/. La sua lettura chiarisce più di tanti discorsi l’impianto ideologico di questi fanatici sostenitori del trattamento dei bloccanti ormonali.

Nel consenso informato ai genitori dei minori il Centro del Careggi è costretto a scrivere che «gli effetti a lungo termine non sono a oggi completamente conosciuti», ciò non toglie che «come professionisti che si occupano di Disforia di genere in adolescenza riteniamo che il trattamento con la Triptorelina possa esserti utile per guadagnare tempo per riflettere sulla tua identità sessuale…».

Il Centro del Careggi mostra di essere più che un presidio medico-scientifico un’appendice “sanitaria” della potente lobby lgbt.

Qualcuno pensa che questi siano temi astratti che non riguardino la realtà della “gente”. È vero fino al punto in cui la “gente”, ormai senza difese perché destrutturata e resa incapace di riconoscere la normalità genetica soppiantata dalla normalità ideologica, non si trova imbrigliata nella rete della confusione che ormai indecentemente pesca in tutti i luoghi della formazione, a partire dalle scuole materne. È propria la scuola il luogo d’elezione di questa potente e devastante macchina da guerra azionata dai distopici sostenitori “contro-natura” di questo occidente ormai oltre il declino.

Ripeto: leggete il modulo del consenso informato del Centro del Carreggi.

Scritto da Antonio Catalano

Quelle espresse in questo articolo sono le opinioni dell’autore, che non corrispondono necessariamente a quelle de "Lo Schiaffo 321". Immagini tratte dalla rete. Fonte: Arianna Editrice

giovedì 20 giugno 2024

René Guénon, Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi - 6. «Il principio di individuazione» | CULTURA

Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi 

6. «Il principio di individuazione» 

In vista di quel che ci proponiamo, pensiamo di aver dato sufficienti chiarimenti sulla natura dello spazio e del tempo; ci pare però necessario ritornare ancora alla «materia» per prendere in esame un’altra questione, di cui finora non abbiamo detto niente, e che è suscettibile di gettare nuova luce su taluni aspetti del mondo moderno.

Gli Scolastici considerano la materia come costituente il principium individuationis; quale la ragione di questo modo di considerare le cose, e fino a qual punto giustificata?

Per ben capire di che si tratta, è in definitiva sufficiente, senza affatto uscire dai limiti del nostro mondo (poiché qui non si fa appello ad alcun principio d’ordine trascendente in rapporto ad esso), di considerare la relazione fra gli individui e la specie: in tale relazione, la specie è dalla parte della «forma» o dell’essenza, mentre gli individui, o meglio ciò che li distingue all’interno della specie, sono dalla parte della «materia» o della sostanza.[1] 

Non c’è da stupirsene tenendo conto di quanto abbiamo già detto sul significato del termine εϊδος che è contemporaneamente «forma» e «specie», e sul carattere puramente qualitativo di quest’ultima; però, occorre fornire ulteriori precisazioni, nonché, prima di tutto, dissipare alcuni equivoci che la terminologia potrebbe provocare.

Abbiamo già detto il motivo per cui il termine «materia» rischia di generare confusioni; quanto al termine «forma», esso può prestarvisi ancor più facilmente poiché il suo significato abituale è del tutto diverso da quello in uso nella terminologia della Scolastica; in questo senso, che è quello per esempio da noi impiegato precedentemente parlando della forma in geometria, si dovrebbe, se ci si servisse della terminologia della Scolastica, dire «figura» e non «forma»; 

ma questo sarebbe troppo contrario a quanto stabilito dall’uso, di cui bisogna per forza tener conto se ci si vuole far capire, e quindi, tutte le volte che adoperiamo il termine «forma», senza riferimento specifico alla Scolastica, è nel significato comune che lo intendiamo: per esempio quando diciamo che fra le condizioni di uno stato di esistenza è la forma che caratterizza questo stato come individuale. 

Va da sé, d’altronde, che in linea generale questa forma non la si deve concepire come rivestita di un carattere spaziale; ciò è vero soltanto per il nostro mondo, perché qui si combina con un’altra condizione, lo spazio, che appartiene propriamente al solo ambito della manifestazione corporea. 

Ma allora si pone il problema seguente: sarà forse la forma intesa a questo modo, e non la «materia» (o se si preferisce la quantità), a rappresentare, fra le condizioni di questa mondo, il vero «principio d’individuazione», dal momento che gli individui sono tali in quanto da essa condizionati? 

Ciò significherebbe non comprendere quel che gli Scolastici, di fatto, vogliono dire quando parlano di «principio d’individuazione»; di questo essi non intendono assolutamente servirsi per definire uno stato di esistenza come individuale, e d’altronde ciò si riferisce ad un ordine di considerazioni che non sembra essi abbiano mai abbordato; a parte il fatto che, da questo punto di vista, la specie stessa deve essere considerata come d’ordine individuale, non avendo essa niente di trascendente nei confronti dello stato così definito; e possiamo aggiungere, basandoci sulla rappresentazione geometrica degli stati d’esistenza da noi esposta altrove, che tutta la gerarchia dei generi deve essere vista come estesa orizzontalmente e non verticalmente.

La questione del «principio d’individuazione» ha una portata molto più ristretta, e si riduce in definitiva a questo: gli individui d’una stessa specie partecipano tutti di una stessa natura, che è propriamente la specie stessa, e che si trova ugualmente in ognuno di essi; che cosa fa sì che questi individui, malgrado tale comunità di natura, siano esseri distinti e anche, per meglio dire, separati gli uni dagli altri? 

È sottinteso che qui si tratta degli individui esclusivamente in quanto appartenenti alla specie, indipendentemente da tutto ciò che può essere in essi sotto altri rapporti, dimodoché la questione potrebbe anche esser formulata così: di quale ordine è la determinazione che si aggiunge alla natura specifica per fare degli individui, nella specie stessa, degli esseri separati? 

È questa determinazione che gli Scolastici riferiscono alla «materia», cioè in fondo alla quantità, secondo la loro definizione della materia secunda del nostro mondo; e così la «materia» (o la quantità) appare propriamente come un principio di «separatività». Si può ben dire, in effetti, che la quantità è una determinazione che si aggiunge alla specie, in quanto quest’ultima è esclusivamente qualitativa e quindi indipendente dalla quantità, mentre gli individui, per il solo fatto di essere «incorporati», rientrano in tutt’altro caso; e, a questo proposito, bisogna far bene attenzione ad evitare un’opinione erronea, fin troppo diffusa tra i moderni, che tende a concepire la specie come una «collettività»; 

questa non è nient’altro che una somma aritmetica d’individui, cioè, contrariamente alla specie, qualcosa di prettamente quantitativo; come sempre, la confusione del generale e del collettivo è una conseguenza della tendenza che conduce i moderni a vedere soltanto la quantità in tutte le cose, tendenza che altrettanto costantemente si ritrova al fondo di tutte le concezioni caratteristiche della loro particolare mentalità.

La conclusione a cui si arriva è questa: negli individui la quantità predominerà tanto più sulla qualità, quanto più saranno ridotti ad essere, se così si può dire, dei semplici individui, e quanto più saranno, appunto per questo, separati gli uni dagli altri, il che, si badi, non vuole affatto dire più differenziati, poiché v’è anche una differenziazione qualitativa che è proprio l’inverso di quella differenziazione del tutto quantitativa che è la separazione in questione. 

Tale separazione, fa degli individui solo altrettante «unità», nel senso inferiore del termine, e del loro insieme una pura molteplicità quantitativa; al limite, questi individui saranno praticamente paragonabili ai pretesi «atomi» dei fisici, sprovvisti cioè di ogni determinazione qualitativa; e benché, di fatto, questo limite non si possa raggiungere, è pur questo il senso in cui il mondo attuale si dirige. 

Non c’è che da guardarsi intorno per constatare che, ovunque e sempre di più, ci si sforza di ricondurre ogni cosa all’uniformità, si tratti degli uomini stessi, o delle cose in mezzo alle quali vivono, ed è evidente che un risultato del genere non può ottenersi se non sopprimendo, per quanto possibile, ogni distinzione qualitativa; ma quel che veramente è degno di nota è il fatto che, per una strana illusione, taluni scambiano volentieri questa «uniformizzazione» per un’«unificazione», mentre, in realtà, essa ne rappresenta esattamente l’inverso, cosa del resto evidente dal momento che essa implica un’accentuazione sempre più marcata della «separatività». 

La quantità, torniamo ad insistere, può soltanto separare, non unire; sotto forme diverse, tutto ciò che procede dalla «materia» non produce altro che antagonismo fra quelle «unità» frammentarie che sono all’estremo opposto della vera unità, o che almeno vi tendono con tutto il peso di una quantità non più equilibrata dalla qualità; ma questa «uniformizzazione» rappresenta un aspetto troppo importante del mondo moderno, nonché troppo suscettibile d’essere falsamente interpretato, perché ad essa non consacriamo ancora ulteriori considerazioni.

Scritto da René Guénon

6. «Il principio di individuazione»

l Regno della Quantità e i Segni dei Tempi

[1] Da segnalare che a questo proposito si presenta una difficoltà almeno apparente: nella gerarchia dei generi, se si considera la relazione d’un genere con un altro genere più particolare che ne sia una specie, il primo svolge la funzione di «materia», e il secondo quella di «forma»; a prima vista la relazione pare quindi applicata in senso contrario mentre, in realtà, essa non è paragonabile a quella tra specie ed individui; da un punto di vista puramente logico, tale relazione d’altronde corrisponde a quella esistente tra un soggetto ed un attributo, dove il primo designa il genere, il secondo la «differenza specifica».

VALLE CAUDINA A DESTRA - Fratelli d'Italia primo partito a Bucciano, Moiano, Rotondi, Airola e Montesarchio | POLITICA

VALLE CAUDINA A DESTRA - Fratelli d'Italia primo partito a Bucciano, Moiano, Rotondi, Airola e Montesarchio | POLITICA

Le elezioni Europee del 9 giugno rappresentano un passaggio storico per la Destra in Valle Caudina. I risultati emersi dalle urne in tutti i comuni dell'Unione Caudina decretano la netta vittoria di Fratelli d'Italia, trainata dal Presidente del Consiglio, l'onorevole Giorgia Meloni e coordinata sul campo dal Senatore Mimmo Matera e dalla dottoressa Ines Fruncillo, rispettivamente Coordinatore e Coordinatrice provinciale delle Federazioni di Benevento ed Avellino. 

In questa analisi, però, abbiamo focalizzato l'attenzione sul territorio della Nuova Caudium, indipendentemente dalla divisione in due, frutto dalla gestione provinciale Irpina e Sannita. Una linea di demarcazione indelebile che incide, spesso in maniera negativa, sul coordinamento di base degli attivisti legati alla Nuova Destra Meloniana. 

Giorgio Almirante

Gli eredi del Movimento Sociale Italiano, ora schierati in Europa con i Conservatori e i Riformisti, si godono la crescita vertiginosa di FdI, mai raggiunta nella metà degli anni Novanta né da Alleanza Nazione di Gianfranco Fini, né tantomeno dal MSI Destra Nazionale di Giorgio Almirante nei decenni precedenti. Un successo storico per un'area con forti prerogative Anticomuniste. Un mondo dal passato romantico, idealista e turbolento, che nel 1977 proprio in Valle Caudina con il I Campo Hobbit scrisse alcune pagine ideologiche e comunitarie di rilievo nel lunghissimo diario di bordo della Fiamma Tricolore, nata il 26 dicembre 1946 sulle ceneri della Repubblica Sociale Italiana

Missini

Fratelli d'Italia è il primo partito nel feudo dell'onorevole Mimmo Matera a Bucciano dove sfiora un incredibile 60%. Vittoria a Moiano con un massiccio 30%, a Rotondi con uno storico 26%, ad Airola con quasi il 22%, a Montesarchio con un 19,65 % dei votanti. Un risultato capace di cancellare 80 anni di retorica antifascista con una semplice croce vergata in cabina elettorale. 

La netta affermazione della Destra Conservatrice vede, inoltre, un secondo posto di rilievo a Cervinara (23,63%), ad Arpaia (21,81%) ed in quel di Paolisi (21,55%). Gli eccellenti risultati di Fratelli d'Italia continuano a Forchia (23,5%), Roccabascerana (17,6%) e Bonea (21,70). Anche in queste realtà Giorgia fa il pieno di consensi, dilaga ovunque e sfiora il cappotto Tricolore, mancato per poche decine di preferenze. Solo a San Martino con l'11,67% c'è un apparente calo, ma nella più sovietica cittadina della Valle tale risultato viene comunque accolto con soddisfazione, visti i magri risultati del recente passato, senza dimenticare la radicata tendenza sinistroide del territorio. Tra l'altro una buona fetta di potenziali "fratellini Sammartinesi" ha scelto Forza Italia e nello specifico il presidente dei Lupi, tal D'Agostino.

RIFLESSIONI

Chissà quante lacrime di gioia avrebbero versato i Militanti Missini della zona, i famosi Cuori Neri Caudini, in tanti passati a miglior vita. Dopo molti anni di bocconi amari, discriminazioni spietate, scontri di piazza, vessazioni, critiche infondate e chiusure mentali figlie del fantomatico Arco Costituzionale, la loro lotta è stata coronata da una vittoria che affonda le radici nel passato e nella dura azione quotidiana dei seguaci Missini, presenti in tutta Caudium. Il presente ed il futuro sono nelle mani di una classe dirigente da (ri)formare e da schierare in battaglia al più presto possibile. 

L'elettorato moderno appare sempre più fluido e ondivago, eppure con un meticoloso lavoro politico dal basso si potrebbero mettere le basi per un solido futuro, sempre nell'ottica di un "Destra-Centro" coeso e vincente, guidato ed illuminato dalla raggiante Giorgia Meloni. 

Ora, più che mai, dopo i congressi provinciali e le elezioni europee, c'è bisogno di Politica tra la gente, di Amore per il Popolo e di militanza in sezione. 

Complimenti della Redazione 321 a Fratelli d'Italia e a Giorgia Meloni per la vittoria politica in tutta la Valle Caudina, punto di partenza e non di arrivo.

Per dire la Vostra, contattateci all'indirizzo di posta elettronica caudiumpatrianostra@gmail.com oppure tramite Twitter @SchiaffoLo

immagini tratte dalla rete

lunedì 17 giugno 2024

AURORA - P.C.A.I.U.C.D.B. Piccolo Coatto Antico In Un Corpo Da Bambina (1998)

Aurora - Piccolo Coatto Antico In Un Corpo Da Bambina  

Gruppo:  Aurora

Brano: P.C.A.I.U.C.D.B. Piccolo Coatto Antico In Un Corpo Da Bambina

Anno: 1998

domenica 16 giugno 2024

giovedì 13 giugno 2024

101 Storie Zen - 30. Il biglietto di visita. | SAGGEZZA

101 Storie Zen 

30. Il biglietto di visita.

Keichu, il grande insegnante di Zen dell'era Meiji, era il capo di Kofuku, una cattedrale di Kyoto. Un giorno il governatore di Kyoto andò per la prima volta a fargli visita. Il suo aiutante presentò il biglietto del governatore, sul quale era scritto: Kitagaki, Governatore di Kyoto.

«Io non ho nulla a che fare con questo individuo» disse Keichu al suo aiutante. «Digli che se ne vada». L'aiutante andò a restituire il biglietto con molte scuse. «E' stata colpa mia» disse il governatore, e con una matita cancellò le parole 'Governatore di Kyoto'. «Torna ad annunciarmi al tuo Maestro».

«Oh, è Kitagaki?» esclamò il maestro quando lesse il biglietto. «Voglio vedere quest'uomo».

101 Storie Zen

A cura di Nyogen Senzaki e Paolo Reps

Con il termine zen (禅) ci si riferisce a un insieme di scuole buddhiste giapponesi che derivano per dottrine e lignaggi dalle scuole cinesi del buddhismo Chán a loro volta fondate, secondo la tradizione, dal leggendario monaco indiano Bodhidharma. Per questa ragione talvolta si definisce zen anche la tradizione cinese Chán, ma anche le tradizioni Sòn coreana e Thiền vietnamita. Immagini tratte dalla rete. Fonte: Scienza Sacra

mercoledì 12 giugno 2024

CARTESIO (1978)

CARTESIO

Cartesio, il burattino cartastorie ideato ed animato da Elisabetta ed Aurelio Pellicanò, è una serie con burattini animati in 13 episodi, realizzata su pellicola 16mm nel biennio 1976/1978. La sigla e le musiche sono di Franco Godi. (AccasFilm) 

FDI CAMPANIA - La Destra merita di più. Poche luci e troppe ombre per il partito della Meloni in Campania. | POLITICA

FDI CAMPANIA - La Destra merita di più. Poche luci e troppe ombre per il partito della Meloni in Campania.

L'impercettibile aumento in percentuale di FdI rispetto alle politiche è poca roba se si considera che proprio sul territorio campano il partito dei Fratellini continua a navigare al di sotto della media nazionale ed il tutto avviene facendo finta di non vedere la spinta propulsiva data semplicemente dalle preferenze robotiche della gente grazie al nome di quella Santa Donna di Giorgia Meloni.

Indipendentemente dal leggerissimo calo di consensi registrato in Campania, rispetto alla precedente tornata elettorale 2022, il partito regionale guidato dalla coppia Iannone/Cirielli, oltre che regalarci una comunità abbastanza frastagliata, spesso litigiosa e spaccata in Federazione, si trova a dover fare i conti con una figuraccia politica, a memoria d'uomo, senza precedenti, viste le splendide percentuali da capogiro della Vecchia Fiamma

Lo Schiaffo 321 aveva preannunciato la disastrosa sconfitta della Destra Meloniana ai piedi di Montevergine, protagonista in negativo nell'unico capoluogo di Provincia campano con le urne aperte. Ad Avellino, incredibilmente, nemmeno la magica Giorgia è riuscita a dare uno slancio concreto per la corsa a Sindaco. Il tonfo, con tanto di simbolo ufficiale in corsa alla Comunali, è un risultato fin troppo deludente e controcorrente per FdI. Un misero 3.7% per il simbolo della Meloni ed un 4,2% con il modesto Modestino. 

Un'altra mazzata tra capo e collo è stata la mancata elezione al Europarlamento di Ines Fruncillo, Presidente Provinciale Irpina di Fratelli d'Italia. Eppure, almeno sulla carta, la Fruncillo avrebbe dovuto avere il sostegno incondizionato del vice Ministro Cirielli, dell'ex commissario provinciale, l'onorevole Iannone, del senatore Caudino Mimmo Matera, senza dimenticare la vicinanza comunicativa in alcuni eventi del Ministro Lollobrigida

Insomma, Ines avrebbe avuto tutte le carte in regola per arrivare in alto, ma si è classificata solo ottava, superata dalla Raffaella Docimo, esponente della comunità Partenopea, che al suo interno lascia trapelare qualche mugugno sulla linea regionale adottata a Salerno. L'affermazione di Gambino, con quasi centomila preferenze, è emblematica per capire la situazione ingarbugliata dietro il sorriso della Giorgia Nazionale, entusiasta per l'ottimo risultato in tutta la Penisola, isole comprese, ma perplessa per le dinamiche della Campania, un tempo, Felix.

In un solo colpo la soldatessa Fruncillo ed i suoi capi Salernitani sono riusciti a mortificare la comunità militante Irpina e a bruciare la figura di uno storico dirigente come Modestino Iandoli, il quale ha pagato questa scelta controproducente probabilmente per rispettare la gerarchia di partito, per onorare la vecchia militanza politica e forse per togliersi erroneamente i classici sassolini dagli anfibi di qualche antica tarantella legata ai tempi di Alleanza Nazionale. Modestino si è prestato ad un gioco politicamente suicida, portando FdI alla disfatta totale nella fantomatica corsa alla fascia Tricolore. Ora si attende, almeno, di elemosinare un posticino in consiglio comunale. 

Modestino e Giorgia

Il tutto è ancora in bilico, ma sotto gli occhi di tutti c'è l'amarezza di Iandoli, nonostante la sua iniziale euforia nel porsi come rappresentante di ferro della Meloni, A nulla sono valsi i manifesti con la Presidente del Consiglio, né tantomeno il comizio Capitolino ha sortito gli effetti sperati. Un brutto colpo per Ines e probabilmente uno dei pochi capitomboli elettorali per Giorgia. Bene ricordare le parole di Cirielli esternate poco prima dell'ultima tornata elettorale:

Modestino Iandoli, dirigente storico della destra avellinese e amministratore cittadino di esperienza è un profilo autorevole come candidato a Sindaco di Avellino. FdI rivendica la guida della città dopo il grande risultato ottenuto alle ultime politiche risultando di gran lunga il primo partito del Centro Destra. Mi auguro che sul suo nome possano convergere anche le altre forze alleate. Lo dichiarò alla stampa l’on. Edmondo Cirielli, deputato eletto in Campania. “La città dopo i recenti avvenimenti ha bisogno di riacquistare serenità; per questo serve una figura autorevole che ponga le basi di una rinascita”.
Nello Mainolfi

L'unico spiraglio di luce in questo disastro d'area potrebbe arrivare dalla componente interna e minoritaria del partito guidata da Nello Mainolfi, che plaude al buon risultato del ribelle Vincenzo Quintarelli, ex commissario cittadino di Fdi Avellino. L'avvocato Quintarelli è stato il secondo tra i candidati a consigliere con 121 preferenze all'interno di Patto Civico per Avellino, un'aggregazione di esponenti di un Centro Destra che nel Capoluogo è completamente allo sbando al punto tale che in tanti iniziano a rivalutare e a guardare con interesse le mosse del consigliere Petitto che spesso e volentieri ha dimostrato di avere  un fiuto particolare per la politica locale.

Inoltre, la fazione interna d'opposizione, con capo a Mainolfi, è riuscita ad entrare a Strasburgo grazie alla duplice affermazione di Michele Picaro e Denis Nesci. La Destra in Campania, alla luce dei fatti, potrebbe crescere a dismisura ed affermarsi...solo con un taglio netto degli inetti.

Scritto da Giovanni Mauriello

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