martedì 9 marzo 2021
ADDIO CHE (GUEVARA) - Dalla guerriglia al centro commerciale!
lunedì 8 marzo 2021
Camorra: dalla Fratellanza Napoletana alla Nuova Famiglia (documentario)
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TARANTELLE SUL BRITANNIA - Prodi e De Benedetti: attenti a quei due | CAPITOLO 13
LA PRIVATIZZAZIONE DELL’INDUSTRIA ALIMENTARE ITALIANA
“PRODI E DE BENEDETTI: ATTENTI A QUEI DUE”
C’era una volta l’IRI, l’Istituto per la Ricostruzione Industriale voluto nel 1933 da Benito Mussolini, poi conservato ed anzi rilanciato e ampliato dai partiti antifascisti nel dopoguerra. Si trattava di un ente pubblico che riuniva varie aziende statali o “partecipate” dallo Stato (un migliaio nel periodo di massima espansione), molte delle quali ai primi posti nelle graduatorie mondiali dei rispettivi segmenti economici: Credito Italiano, Banca Commerciale Italiana, Banco di Roma, Finsider, Finmeccanica, Fincantieri, RAI, Iritecna, Telecom, Alitalia, Tirrenia, Società Autostrade, Alfa Romeo, Montedison e così via. All’IRI faceva capo anche la Società Meridionale di Elettricità (SME), che controllava in tutto o in parte le maggiori società italiane operanti nel comparto alimentare: Star, Cirio, Pavesi, Bertolli, De Rica, Motta, Alemagna, Italgel, Surgela, Supermercati GS, Autogrill, eccetera.
Lo spazio tiranno ci impone di tralasciare anche qui tanti fatti importanti e di saltare direttamente al 1985, quando il governo italiano decideva di cedere gli asset dell’industria alimentare (erroneamente giudicati “non strategici”) e il presidente Prodi impostava la trattativa con l’industriale Carlo De Benedetti, editore del quotidiano “La Repubblica” e nume tutelare dell’intesa fra Partito Comunista Italiano e sinistra DC, diventato da pochi mesi un industriale alimentare grazie all’acquisto della Buitoni.
Prodi e De Benedetti chiudevano subito un accordo preliminare che prevedeva il passaggio di mano del 64,36% del capitale della SME dietro un corrispettivo di 437 miliardi di lire (497, considerati gli interessi per la diluizione in 4 rate). Inoltre, al prezzo simbolico di 1 lira, la Buitoni avrebbe acquisito anche la consociata SIDALM (Motta e Alemagna), avente un valore d’avviamento negativo. Il prezzo convenuto equivaleva ad una valutazione di 1.107 lire per ciascuna azione SME, nel momento in cui la loro quotazione in borsa era di 1.275 lire. Quindi, prescindendo da ogni valutazione sull’enorme potenziale dell’industria alimentare italiana, uno sconto in partenza di 168 lire ad azione, più o meno il 13%.
Ma, mentre Berlusconi incominciava a cercare compagni di strada, al consiglio d’amministrazione dell’IRI giungeva già una prima offerta in aumento: 550 miliardi, offerti da uno studio legale milanese a nome di un gruppo rimasto anonimo. Seguiva l’offerta del sodalizio Berlusconi-Barilla-Ferrero, quantificata in 600 miliardi, ed altra offerta di pari importo da parte della Lega delle Cooperative. Ultima offerta, infine, da parte della Cofima per 620 miliardi.
A quel punto, però, il governo riconsiderava l’intera vicenda e decideva di non vendere più, né a De Benedetti né ad altri, né per 437 miliardi né per 620. Bettino Craxi aveva ottenuto il suo scopo – evitare che la SME venisse svenduta al peggiore offerente – e rilanciava sul tavolo della grande politica:
conservare la SME al patrimonio nazionale, ed anzi rafforzarla con adeguati investimenti per farne un grande polo agro-alimentare che fungesse da volano per l’agricoltura italiana.
Ancora un volo pindarico, e giungiamo al 1992, quando Craxi veniva travolto dal ciclone “mani pulite” e costretto a farsi da parte. Il progetto di creare un grande polo agro-alimentare aveva fatto, nel frattempo, discreti passi in avanti, ma si scontrava adesso con le nuove parole d’ordine che seguivano alla crisi del comunismo internazionale e, in Italia, alla acquisizione dei postcomunisti alla politica liberista. Queste nuove parole d’ordine erano:
globalizzazione dell’economia, fiducia dei mercati, riforme “strutturali” e, naturalmente, privatizzazioni.
Fra le prime ad essere destinate alla privatizzazione, ovviamente, erano le industrie alimentari, con conseguenze che – a modesto parere dello scrivente – si sono poi dimostrate catastrofiche per gli interessi nazionali.
C’erano stati, frattanto, alcuni passaggi che avranno una forte incidenza anche sulle privatizzazioni del settore agro-alimentare: nel giugno 1992 l’agenda delle nostre privatizzazioni era stata discussa in un summit fra banchieri inglesi e manager pubblici italiani che si era svolto a bordo dello yacht reale “Britannia” ancorato al porto di Civitavecchia; nel settembre 1992 la lira era stata svalutata del 30%, la qualcosa avrebbe determinato uno sconto di eguale valore su tutti i pacchetti azionari che saranno ceduti negli anni seguenti; nel 1993, infine, Romano Prodi era ritornato alla presidenza dell’IRI, dove rimarrà fino all’anno successivo.
In conclusione, fra il 1993 e il 1996, le aziende del gruppo SME venivano inesorabilmente privatizzate, depauperando l’economia reale della nazione italiana di un patrimonio vastissimo e, soprattutto, ricco di potenzialità enormi. Nonostante ciò, e nonostante i prezzi pagati fossero calcolati in lire che la svalutazione aveva privato di quasi un terzo del loro valore, la vendita di quelle aziende fruttava all’IRI (e quindi allo Stato italiano) qualcosa come 2.044 miliardi di lire. Altro che i 437 miliardi del patron de “La Repubblica”!
A conclusione dell’intricata vicenda, comunque, ad essere rinviato a giudizio era il solito Berlusconi, accusato di avere corrotto alcuni magistrati per impedire che De Benedetti realizzasse un buon affare.
Infine, secondo il nostro costume, segnaliamo le fonti da cui abbiamo desunto le notizie che abbiamo citato. Si tratta, al 90%, di fonti assolutamente neutre, come l’esauriente voce di Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Vicenda_SME. Per chi voglia aggiungere un pizzico di sale all’approfondimento, poi, è sufficiente digitare PRODI - DE BENEDETTI su un qualunque motore di ricerca, e se ne leggeranno delle belle…
Scritto da Michele Rallo
MASSIMO MORSELLO - Donne (1996)
Artista: Massimo Morsello
Brano: Donne
Anno: 1996
domenica 7 marzo 2021
RADIOCAUDIO321 - QUARTA PUNTATA
TUFARA VALLE (CAUDINA), la Berlino del Sud oggi.
Ennesimo brutto incidente sulla Strada Statale Appia. Questa mattina sulla "Nazionale" si registrano tre auto coinvolte ed un ferito. Sul luogo per gli accertamenti di rito sono intervenuti i Carabinieri della stazione di San Martino Valle Caudina e gli agenti della Polizia municipale dei comandi di San Martino e Roccabascerana. La lunga ed inarrestabile scia di sangue, che porta la storica SS7 Appia ai vertici delle notizie di cronaca nera locale, è diventata un'amara abitudine per gli abitanti della celebre Berlino del Sud.
Per dire la Vostra, contattateci all'indirizzo di posta elettronica caudiumpatrianostra@gmail.com oppure tramite Twitter @SchiaffoLo
Fonti & Approfondimenti
https://it.wikipedia.org/wiki/Tufara_Valle
https://www.youtube.com/watch?v=WPRAbnIWlKE
https://www.usertv.it/2020/01/19/tufara-valle-la-berlino-del-sud-le-parole-di-ciullo/
https://www.facebook.com/US-Tufara-Valle-590542384470806/
https://ilcaudino.it/valle-caudina-una-rotonda-e-passaggi-sopraelevati-per-tufara-valle-uid-5/
sabato 6 marzo 2021
Dott.ssa Coccia: Politica e salute | SALUTE
tratto da Alimenti e malattie, di Roberto Andreoli
JULIUS EVOLA - Maschera e Volto dello Spiritualismo Contemporaneo - CAP. 3 - P. 3/3 - Audiolibro
CAPITOLO 3° Terza parte - IL SOVRANNATURALE NEL MONDO MODERNO -
del libro: Maschera e Volto dello Spiritualismo Contemporaneo di Julius Evola.
Pubblicato in origine nel 1932, riunendo saggi apparsi negli anni precedenti, e poi ristampato nel 1949 e nel 1971 con aggiornamenti, questo libro a tanta distanza dalla sua prima apparizione risulta di una sconvolgente attualità, tale da poter essere ancora oggi utilizzato come un illuminante manuale per orientarsi nel babelico "spiritualismo contemporaneo" degli anni 2000 e per evitarne le trappole.
tratto da Vyāsa Audioletture
ORIETTA BERTI - Le ragazze semplici (1966)
COMPAGNIA DELL'ANELLO - Kali Yuga (2014)
Brano: Kali Yuga
album: Quadraginta Annos
Anno: 2014
René Guénon - AUTORITÀ SPIRITUALE E POTERE TEMPORALE (1929)
AUTORITÀ E GERARCHIA_1
In epoche molto diverse della storia, risalendo anche al di là di quelli che per convenzione sono chiamati i « tempi storici » – nella misura in cui ci è possibile farlo con l’ausilio delle testimonianze concordanti forniteci dalle tradizioni orali o scritte di tutti i popoli, troviamo le tracce di una frequente opposizione tra i rappresentanti di due poteri, l’uno spirituale e l’altro temporale, indipendentemente dalle forme particolari che questi due poteri assunsero per adattarsi alla diversità delle circostanze, secondo le epoche e i paesi.
D’altronde, alle origini, i due poteri non esistevano allo stato di funzioni separate, rispettivamente esercitate da individualità diverse; entrambi, al contrario, erano contenuti nel principio comune da cui procedono tutte e due e del quale non rappresentavano che due aspetti indivisibili, indissolubilmente legati nell’unità di una sintesi a un tempo superiore e anteriore alla loro distinzione. (pp. 19-20)
In effetti, ciascun uomo, V in virtù della propria natura, è adatto a esercitare certe funzioni definite a esclusione di altre; e, in una società regolarmente fondata su basi tradizionali, queste attitudini vanno determinate secondo regole precise affinché […] ciascuno si trovi nel posto che deve occupare secondo la norma, e l’ordine sociale traduca così esattamente (i rapporti gerarchici che derivano dalla natura stessa degli esseri). (p.22)
La distinzione delle caste, insieme alla differenziazione delle funzioni sociali che vi corrisponde, deriva in ultima istanza dalla rottura dell’unità primitiva; ed è in quel momento che fanno la loro comparsa, separati l’uno dall’altro, il potere spirituale e il potere temporale, i quali, nel loro esercizio distinto, costituiscono le funzioni rispettive delle prime due caste, quella dei Brahmani e quella degli Kshatriya.
D’altronde, tra questi due poteri, così come più in generale fra tutte le funzioni sociali assegnate da lì in avanti a gruppi diversi di individui, dovette esistere in origine una perfetta armonia, in virtù della quale l’unità primigenia veniva conservata per quanto lo permettevano le condizioni di esistenza dell’umanità nella sua nuova fase, poiché l’armonia, in fin dei conti, non è che un riflesso o un’immagine della vera unità.
È soltanto in uno stadio ulteriore che la distinzione si trasformò in opposizione e in rivalità, e l’armonia venne distrutta per lasciare posto alla lotta fra i due poteri, nell’attesa che le funzioni inferiori pretendessero a loro volta la supremazia, e si arrivasse infine alla confusione più completa, alla negazione e al rovesciamento di ogni gerarchia.
Il quadro generale che abbiamo a grandi linee tracciato è conforme alla dottrina tradizionale delle quattro età successive in cui si divide la storia dell’umanità terrestre, dottrina che non si incontra soltanto in India, ma era nota anche all’antichità occidentale, in particolare ai Greci e ai Latini.
Le quattro età sono le differenti fasi che l’umanità attraversa nel suo allontanarsi dal principio, cioè dall’unità e dalla spiritualità primordiali; esse sono in certo modo le tappe di una specie di materializzazione progressiva, inerente in modo necessario allo sviluppo di ogni ciclo di manifestazione, come abbiamo spiegato altrove.
Soltanto nell’ultima di queste quattro età – che nella tradizione indù viene chiamata Kali-Yuga o «età oscura» e corrisponde all’epoca in cui ci troviamo attualmente, ha avuto luogo la sovversione dell’ordine normale e, innanzitutto, il potere temporale ha preso il sopravvento sullo spirituale […] (p. 24)
Tutto ciò che è, qualunque sia il suo modo di essere, partecipa necessariamente dei princìpi universali, e nulla esiste se non per partecipazione a tali princìpi, che sono le essenze eterne e immutabili contenute nella permanente attualità dell’Intelletto divino; si può quindi affermare che ciascuna cosa, per quanto in se stessa contingente, traduce o rappresenta i princìpi a suo modo e secondo il suo ordine di esistenza, altrimenti non sarebbe che puro nulla. Così, da un ordine all’altro: tutte le cose si concatenano e si corrispondono per concorrere all’armonia universale e totale, giacché l’armonia, come accennavamo poco fa, è il riflesso dell’unità principiale nella molteplicità del mondo manifestato; e questa corrispondenza è il vero fondamento del simbolismo. (p. 27)
L’inferiore può simboleggiare il superiore, ma è impossibile l’inverso[…]. (p. 28)
Scritto da René Guénon
Stralci tratti da ADELPHI – Collana PICCOLA BIBLIOTECA ADELPHI n. 661 – 2014






































