sabato 3 dicembre 2022

René Guénon - La crisi del mondo moderno | Cap. 5 parte III - L’individualismo

Ora, dal momento che la religione è propriamente una forma della tradizione, ne consegue effettivamente che lo spirito antitradizionale non può essere che antireligioso: esso incomincia con lo snaturare la religione e, non appena può, finisce col sopprimerla del tutto. 

Il Protestantesimo presenta un fattore di illogicità, costituito dal fatto che pur sforzandosi di «umanizzare» la religione, ne lascia ancora sussistere, malgrado tutto e almeno in teoria, un elemento sopra-umano: che è la rivelazione; esso non osa spingere la negazione fino in fondo, ma mettendo questa rivelazione in balia di tutte le discussioni che sono la conseguenza di interpretazioni puramente umane, di fatto la riduce ben presto a non essere più niente; e quando si vede della gente che, pur continuando a dichiararsi «cristiana», non ammette neanche più la divinità del Cristo, è permesso pensare che costoro, forse senza rendersene conto, sono molto più vicini alla negazione totale che al vero Cristianesimo

D’altronde, simili contraddizioni non devono stupire più di tanto, poiché esse, in tutti gli ambiti, sono uno dei sintomi della nostra epoca di disordine e di confusione, esattamente come la divisione incessante del Protestantesimo è solo una delle numerose manifestazioni di quella dispersione nella molteplicità che, come abbiamo detto, si ritrova ovunque nella vita e nella scienza moderne. D’altra parte, è naturale che, con lo spirito di negazione che lo anima, il Protestantesimo abbia dato vita a quella «critica» dissolvente che, in mano ai pretesi «storici delle religioni», è divenuta un’arma per combattere ogni religione; ed è altrettanto naturale che, col pretendere di non riconoscere altra autorità che quella dei Libri sacri, abbia contribuito in larga parte alla distruzione di questa stessa autorità, vale a dire di quel minimo di tradizione che esso ancora conservava; la rivolta contro lo spirito tradizionale, una volta cominciata, non poteva fermarsi a metà strada.

A questo punto si potrebbe fare un’obiezione: non è possibile che, pur separandosi dall’organizzazione cattolica, il Protestantesimo, per il fatto stesso di ammettere i Libri sacri, abbia conservato la dottrina tradizionale in essi contenuta? Ma è l’introduzione del «libero esame» che contrasta in modo assoluto con una tale ipotesi, dal momento che esso dà spazio a tutte le fantasie individuali; d’altronde, la conservazione della dottrina presuppone un insegnamento tradizionale organizzato, tramite il quale si mantiene l’interpretazione ortodossa, e di fatto un tale insegnamento, nel mondo occidentale, si identificava col Cattolicesimo

Senza dubbio, è possibile che in altre civiltà possano esserci delle organizzazioni dalle forme molto diverse da quest’ultima e che svolgono la funzione corrispondente; ma è della civiltà occidentale, con le sue particolari condizioni, che stiamo parlando. Non è possibile, dunque, far valere, per esempio, il fatto che in India non esiste alcuna istituzione paragonabile al Papato:

il caso è del tutto differente, innanzi tutto perché non si ha a che fare con una tradizione a forma religiosa nel senso occidentale del termine, di modo che i mezzi con i quali essa si conserva e si trasmette non possono essere gli stessi; secondo poi, visto che lo spirito indù è ben diverso dallo spirito europeo, nel primo caso la tradizione potrebbe avere di per sé una potenza che non avrebbe nel secondo caso senza l’appoggio di una organizzazione molto più strettamente definita nella sua costituzione esteriore. 

Noi abbiamo già detto che la tradizione occidentale, dal Cristianesimo in poi, dovette necessariamente rivestire una forma religiosa; ora, sarebbe troppo lungo spiegarne qui tutte le ragioni, poiché esse potrebbero essere pienamente comprese solo facendo appello a delle considerazioni assai complesse; certo è che si tratta di uno stato di fatto che non ci si può rifiutare di tenere in conto, ed allora occorre anche ammettere tutte le conseguenze che ne derivano in relazione all’organizzazione più adatta per una simile forma tradizionale.

D’altra parte, come dicevamo prima, è più che certo che solo nel Cattolicesimo si è mantenuto ciò che ancora sussiste, malgrado tutto, dello spirito tradizionale in Occidente; ed allora, ciò significa che, almeno lì, si può parlare di una conservazione integrale della tradizione, al riparo da ogni attacco dello spirito moderno?

Sfortunatamente, non sembra che sia così, o, per essere più esatti, se il deposito della tradizione è rimasto intatto, il che è già molto, è assai dubbio che il suo significato profondo sia ancora compreso realmente, perfino da un’élite poco numerosa, poiché, se fosse altrimenti, l’esistenza di quest’ultima si manifesterebbe indubbiamente tramite un’azione o piuttosto tramite un’influenza che in effetti non constatiamo in nessun luogo. Si tratta dunque, più verosimilmente, di ciò che chiamiamo volentieri una conservazione allo stato latente, in grado di permettere sempre, a coloro che ne saranno capaci, di ritrovare il senso della tradizione, anche quando esso non fosse attualmente conosciuto da nessuno;

d’altronde, sparsi qua e là nel mondo occidentale, al di fuori del dominio religioso, vi sono ancora molti segni o simboli provenienti da antiche dottrine tradizionali, simboli che si sono conservati senza essere compresi. In simili casi, per risvegliare ciò che è così immerso in una sorta di sonno e per restaurare la comprensione perduta, è necessario un contatto con lo spirito tradizionale pienamente vivente; e, lo ripetiamo ancora una volta, è soprattutto per questo che l’Occidente avrà bisogno dell’aiuto dell’Oriente se vuol riprendere coscienza della propria tradizione.

Ciò che abbiamo appena detto si riferisce propriamente alle possibilità che, in forza del suo principio, il Cattolicesimo porta in se stesso in maniera costante ed inalterabile; ne consegue che in questo caso l’influenza dello spirito moderno si limita necessariamente ad impedire, per un periodo più o meno lungo, che certe cose vengano effettivamente comprese. Per contro, parlando dello stato presente del Cattolicesimo, se con questo si volesse intendere il modo in cui è considerato dalla grande maggioranza dei suoi stessi aderenti, si sarebbe ben obbligati a constatare un’azione più positiva dello spirito moderno, sempre che una tale espressione si possa impiegare per qualcosa che, in realtà, è essenzialmente negativo. 

Sotto questo aspetto, noi ci riferiamo, non solo a dei movimenti chiaramente definiti, come quello che è stato proprio chiamato col nome di «modernismo» e che non era altro che un tentativo, fortunatamente sventato, di infiltrazione dello spirito protestante all’interno della stessa Chiesa cattolica; ma soprattutto ad una condizione di spirito molto più generalizzata, più diffusa e più difficilmente percepibile, dunque ancora più pericolosa, e perfino tanto più pericolosa per quanto spesso accade che non sia affatto percepita da coloro stessi che ne sono affetti: in fondo ci si può credere sinceramente religiosi e non esserlo. affatto, ci si può perfino chiamare «tradizionalisti» senza avere la minima nozione del vero spirito tradizionale, ed anche questo è uno dei sintomi del disordine mentale della nostra epoca. 

La condizione di spirito alla quale alludiamo è, innanzi tutto, quella che consiste nel «minimizzare» la religione, se così si può dire, nel farne qualcosa che si può mettere da una parte, qualcosa a cui ci si accontenta di assegnare un posto ben delimitato e il più ristretto passibile, qualcosa che non ha alcuna influenza reale sul resto dell’esistenza, che è isolata da quest’ultima come in una sorta di compartimento stagno; quanti sono oggi i cattolici che, nella vita di tutti i giorni, hanno dei modi di pensare e d’agire sensibilmente diversi da quelli dei loro contemporanei più «areligiosi»? 

Il fatto è chi esiste un’ignoranza quasi completa dal punto di vista dottrinale e perfino l’indifferenza nei confronti di tutto ciò che si riferisce alla dottrina; per molti, la religione è semplicemente una questione di «pratica», di abitudine, per non dire di «routine», ci si astiene accuratamente dal cercare di comprendervi checchessia e si arriva perfino a pensare che è inutile comprendere o che, forse, non vi è nulla da comprendere; del resto, se si comprendesse veramente la religione, come sarebbe possibile lasciarle un posto così mediocre fra le proprie preoccupazioni? 

La dottrina si trova dunque, di fatto, dimenticata o ridotta quasi a niente, il che si accosta singolarmente alla concezione protestante, perché si tratta di un effetto delle medesime tendenze moderne contrarie ad ogni intellettualità; e la cosa più deplorevole è che l’insegnamento che in genere viene dato, invece di reagire ad una tale condizione di spirito, la favorisce e vi si adatta fin troppo bene: si parla sempre di morale e non si parla quasi mai di dottrina, con la scusa che non potrebbe essere compresa; allo stato attuale la religione non è più che «moralismo», o almeno sembra che nessuno voglia vedervi ciò che essa realmente è, e cioè tutt’altro che un «moralismo». 

Tuttavia, se qualche volta si finisce col parlare ancora di dottrina, molto spesso lo si fa per sminuirla, discutendone con degli avversari dopo essersi portati sul loro stesso terreno «profano», il che conduce inevitabilmente a concessioni delle più ingiustificate; accade così, in particolare, che ci si creda obbligati a tener conto, in maniera più o meno ampia, dei pretesi risultati della «critica» moderna, quando invece, ponendosi da un altro punto di vista, sarebbe la cosa più facile dimostrarne tutta l’inanità; ora, in tali condizioni, che ne è effettivamente del vero spirito tradizionale?

Questa digressione, a cui siamo stati condotti nell’esaminare le manifestazioni dell’individualismo nel dominio religioso, non ci sembra sia stata inutile, poiché mostra che il male, in questo campo, è ancora più grave e più esteso di quanto si potrebbe credere a prima vista; d’altra parte, essa non si discosta molto dalla questione in oggetto, e la nostra ultima considerazione vi si connette perfino direttamente, poiché è sempre l’individualismo che introduce dappertutto lo spirito di discussione. 

È molto difficile far comprendere ai nostri contemporanei che vi sono delle cose che, per la pro stessa natura, non si possono discutere; l’uomo moderno, invece di cercare di elevarsi alla verità, pretende di farla discendere al suo livello ed è indubbiamente per questo che vi sono molti che, quando si parla loro di «scienze tradizionali» o perfino di metafisica pura, immaginano che si tratti solo di «scienza profana» e di «filosofia». 

Nel dominio delle opinioni individuali è sempre possibile discutere, poiché non si oltrepassa l’ordine razionale, e perché, non facendo appello ad alcun principio superiore, si finisce facilmente col trovare degli argomenti più o meno validi per sostenere il «pro» ed il «contro»; in molti casi, si può perfino condurre la discussione indefinitamente senza pervenire ad alcuna conclusione, ed è in tal modo che quasi tutta la filosofia moderna finisce con l’essere costituita da equivoci e da questioni mal poste. 

Lungi dal chiarire i problemi, come si suppone ordinariamente, la discussione molto spesso non fa altro che spostarli, se non addirittura renderli ancora più oscuri; e il risultato più abituale è che ognuno, nello sforzarsi di convincere il proprio avversario, si rafforza più che mai nella propria opinione e vi si rinchiude in maniera ancora più esclusiva di prima. In fondo, in tutto ciò non si tratta di giungere alla conoscenza della verità, ma di aver ragione malgrado tutto, o quantomeno di persuadersene quando non si possono persuadere gli altri, il che, fra l’altro, dispiacerà ancor di più per il fatto che vi si mischia sempre quel bisogno di «proselitismo» che è anch’esso uno degli elementi più caratteristici dello spirito occidentale. 

Talvolta, l’individualismo, nel senso più ordinario e più basso del termine, si manifesta in una maniera ancora più apparente: non è infatti vero che si vedono continuamente delle persone che vogliono giudicare l’opera di un uomo sulla base di ciò che essi conoscono della sua vita privata, come se fra le due cose potesse esserci un qualunque rapporto? 

E segnaliamo di sfuggita che è la stessa tendenza, unita alla mania del particolare, che genera l’interesse che viene attribuito ai minimi particolari dell’esistenza dei «grandi uomini», la stessa che genera l’illusione che si possa spiegare tutto ciò che costoro hanno fatto, tramite una sorta di analisi «psico-fisiologica»; tutto questo è molto significativo per chi vuol rendersi conto di ciò che è veramente la mentalità contemporanea.

Scritto da René Guénon

La crisi del mondo moderno

FAVOLE ITANGLOMANI - 20 baggianate itanglesi demistificate una ad una (15/20) | CULTURA


I sostenitori dell’itanglese tendono spesso a contraddirsi. Non è inusuale che nella stessa frase neghino il fenomeno, o lo minimizzino, per poi però anche dire che è un’ottima cosa, bella, moderna, inevitabile, e «comune a tutte le altre lingue». Analizziamo una a una le gemme più tipiche alla fiera dell’anglomania.

15. L’inglese è la lingua franca. È bene che gli italiani usino tante parole inglesi così finalmente imparano.

RISPOSTA: Viva le lingue, tutte, ma non gli intrugli pacchiani, confusi e provinciali. Le lingue si parlano quante più possibili, e il meglio possibile, ma le lingue si parlano una alla volta. Non si mischiano. Gli svedesi sono notoriamente campioni mondiali dell’inglese. Guardate i loro giornali. Comparateli con le prime pagine in creolo di Repubblica, Huff Post Italia, il Foglio, la Stampa. Gli anglicismi sono quasi inesistenti.

E mostri linguistici itangloidi come la pagliacciata del daily tampon, del drive-in covid, del droplet, del Recovery e lo smart working ti renderanno incomprensibile non solo a milioni di italiani, ma anche – facendo una figura da zimbelli – ad un pubblico internazionale. (guarda qui)

Quelle espresse in questo articolo sono le opinioni dell’autore, che non corrispondono necessariamente a quelle de "Lo Schiaffo 321". Immagini tratte dalla rete.

Fonte: https://campagnapersalvarelitaliano.com/favole-itanglomani/

venerdì 2 dicembre 2022

CHI MANCA? #goliardia

CHI MANCA? #goliardia
 

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IL MISTERO MOBY PRINCE - Le ultime verità dopo 31 anni | documentario

IL MISTERO MOBY PRINCE
Le ultime verità dopo 31 anni
Il disastro del Moby Prince è stato un sinistro marittimo avvenuto la sera del 10 aprile 1991, quando il traghetto Moby Prince, di proprietà della Nav.Ar.Ma., entrò in collisione con la petroliera Agip Abruzzo nella rada del porto di Livorno. In seguito all'urto si sviluppò un vasto incendio, alimentato dal petrolio fuoriuscito dalla petroliera, che avvolse il traghetto e causò la morte di tutte le 140 persone che, tra passeggeri ed equipaggio, si trovavano a bordo; l'unico sopravvissuto fu il giovane mozzo napoletano Alessio Bertrand. Tra le vittime Maurizio Parrella di Roccabascerana, partito dalla Valle Caudina per lavoro. Il documentario tratta delle ultime novità in una vicenda fin troppo misteriosa.

SottoFasciaSemplice - Lampeggiante (2006)

SottoFasciaSemplice - Lampeggiante

Gruppo: SottoFasciaSemplice

Brano: Lampeggiante

Album: Idrovolante

Anno: 2006

PULIZIA VALLONI E TORRENTI - La Comunità Montana del Partenio in azione a Cervinara | AMBIENTE

PULIZIA VALLONI E TORRENTI a Cervinara. Al lavoro la squadra Comunità Montana. 

Dopo l'allarme di qualche giorno fa, Cervinara corre ai ripari mettendo in sicurezza le valvole di sfogo della montagna. Le precipitazioni dei giorni scorsi hanno alzato il livello di attenzione e su sollecito di Caterina Lengua, Sindaco di Cervinara e di Lello Todino, assessore alla Comunità Montana del Partenio

«Da questa mattina - si legge nella nota stampa - una squadra della Comunità Montana del Partenio sta provvedendo alla pulizia del torrente nei pressi di Carlo del Balzo, del vallone Utero, del Remiscuso, del Pirozza, del torrente via Partenio fino a Ferrari, torrente prossimità supermercato Lidl».

Circa 40 mila Irpini vivono in aree con una pericolosità legata alle frane molto elevata o elevata. In 19 mila risiedono in zone a rischio medio, 17mila a rischio moderato. I dati ufficiali per il periodo 2021/22 sono stati elaborati dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale sul dissesto idrogeologico in Italia. Secondo l'Ispra ben 60 mila irpini risiedono in aree definite “di attenzione”. Cervinara, San Martino Valle Caudina, Rotondi, Pannarano, Paolisi e Roccabascerana devono monitorare costantemente le zone a rischio.

LEGAMBIENTE

Il pericolo frane si legge sull'Osservatorio nazionale "Città Clima" risulta essere molto elevato nel 19,6% del territorio regionale a fronte dell’8,4% nazionale. I picchi più elevati di rischio frane si registrano proprio nella provincia di Avellino e in quella di Salerno. In Campania ci sono oltre 23 mila frane. Poco più del 7% del territorio regionale è in frana, attiva o quiescente. Mettendo a confronto i dati delle elaborazioni degli indicatori di rischio frane 2021 e 2018, emerge che la popolazione a rischio frane residente in aree a pericolosità elevata e molto elevata è aumentata dell’1,7%, le famiglie dell’1,8%, gli edifici del 2.7, le imprese dell’1.8% e i beni culturali del 7%. Quasi il 7% delle famiglie irpine è residente invece in aree allagabili, dove il rischio idraulico è basso; in 15 mila, in zone dove il rischio è alto.

In Irpinia, il 23,3% del territorio è quindi potenzialmente a rischio idrogeologico. 38.805 le persone che vivono in aree ad elevato rischio frane, oltre 22 mila in quelle a rischio alluvione. I dati del rapporto dell’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale sono un utile strumento a supporto delle politiche di mitigazione dei rischi

 Per dire la Vostra, contattateci all'indirizzo di posta elettronica caudiumpatrianostra@gmail.com oppure tramite Twitter @SchiaffoLo

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Il Libro Perduto del Dio Enki - Tavoletta Quinta - Parte Seconda | AUDIOLIBRO

Il Libro Perduto del Dio Enki

Quinta Tavoletta - Parte Seconda

Zaccaria Sitchin è stato uno scrittore azero naturalizzato statunitense. 

È stato autore di molti libri sulla cosiddetta archeologia misteriosa o pseudoarcheologia, e sostenitore della "teoria degli antichi astronauti" come spiegazione dell'origine dell'uomo. Le speculazioni di Sitchin, basate sulla sua personale interpretazione dei testi sumeri, vengono considerate pseudoscienza e pseudostoria dalla comunità scientifica, rifiutate da scienziati, storici e accademici.

Inoltre le teorie e i libri di Sitchin sono stati fortemente criticati per ragioni quali la mancanza di conoscenze o studi specifici sull'archeologia mesopotamica e sulla storia del Vicino Oriente antico, congiunta ad una metodologia difettosa nello studio dei testi antichi sumerici, traduzioni errate di tali testi e affermazioni astronomiche e scientifiche che non corrispondono alla realtà.

Egli attribuisce la creazione dell'antica cultura dei Sumeri ad una presunta razza aliena, detta Elohim (in ebraico) o Anunnaki (in sumero), proveniente dal pianeta Nibiru nei testi Sumeri e in quelli Babilonesi Marduk, un ipotetico pianeta del sistema solare dal periodo di rivoluzione di circa 3600 anni presente nella mitologia babilonese. L'esistenza di corpi celesti oltre Nettuno, di grandi dimensioni è comunque tuttora oggetto di dibattito, specialmente dopo la scoperta di Sedna.

TURISMO MUSEALE CAUDINO - Dalla Finlandia per ammirare il Museo Archeologico Nazionale Caudino | CAUDIUM

DALLA FINLANDIA ALLA VALLE CAUDINA PER IL VASO PIU' BELLO DEL MONDO

Il Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino di Montesarchio si conferma punto di riferimento culturale di spessore e da valorizzare per l'inestimabile servizio offerto a tutt'Italia e non solo. Infatti, in questi giorni c'è stata la visita guidata di una simpatica scolaresca finlandese al Castello, che ospita il Museo con “Il ratto di Europa”, celebre cratere di Assteas (nella foto in copertina).


Sulla pagina ufficiale del MANSC è apparsa questa nota a conferma di una crescita importante per un circuito che potrebbe dar vita anche ad uno sviluppo turistico legato a tutto il territorio della Nuova Caudium. In prima linea l'assessore Morena Cecere della Città di Montesarchio.

«Al Museo - si legge sullo spazio MANSC - abbiamo accolto un folto numero di graditi ospiti di tutte le età. Un sentito grazie ai bambini della III°A Varoni dell' Istituto Comprensivo Ilaria Alpi di Montesarchio e alla Norra Korlshom Skola (Finlandia), in visita al museo per il Progetto Erasmus Plus "Un ponte sull'Europa" in collaborazione con l' I.C. Padre Isaia Columbro di Tocco Caudio»
La scuola Norra Korsholm è una scuola di lingua svedese edificata nel villaggio di Karperö nel comune di Korsholm. La distanza dalla città di Vasa è di circa 8 km. L'attuale edificio scolastico è stato messo in uso nella primavera del 1977 L'edificio all'epoca nacque a seguito della chiusura delle scuole del villaggio di Karperö, Singsby, Jungsund e Iskmo. La "Norra" è stata poi ampliata e completamente rinnovata nel biennio 1997-98. Nel periodo 2012-2014 l'istituto è stato ampliato con l'apertura di un'ala dedicata alla scuola materna. La popolazione studentesca della scuola, infine, varia tra i 210 ei 250 studenti.

ARRIVA IL TCI BN

Nelle ultime ore c'è stata la conferma dell'arrivo a Montesarchio, il 26 marzo prossimo, dei soci e amici beneventani del Touring Club Italiano. Il TCI è un'associazione senza scopo di lucro, con finalità di promozione turistica sull'intero territorio italiano. L'associazione venne fondata nel 1894 a Milano col nome di Touring Club Ciclistico Italiano (TCCI) da un gruppo di 57 ciclisti, tra cui Federico Johnson, che apparteneva al Veloce Club Milano e che fu il primo direttore del Touring. Tra i fondatori del Touring ci fu anche Luigi Vittorio Bertarelli, che ne divenne presidente nel 1919. L'intento principale del TCI era la diffusione della bicicletta, vista come nuovo mezzo alla portata di tutti, simbolo di modernità e motore di diffusione del turismo in tutta la penisola. A oggi, con i suoi circa 280 000 soci, è una delle istituzioni turistiche con più iscritti d'Italia.

tesori caudini

L'associazione, si legge nella presentazione, si è distinta nel corso della sua storia ultracentenaria per il forte impegno nello «sviluppo del turismo, inteso anche quale mezzo di conoscenza di paesi e culture, e di reciproca comprensione e rispetto fra i popoli. In particolare il T.C.I. intende collaborare alla tutela ed alla educazione ad un corretto godimento del patrimonio italiano di storia, d’arte e di natura, che considera nel suo complesso bene insostituibile da trasmettere alle generazioni future» (dal primo articolo dello statuto del Touring Club Italiano).


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ALLUVIONE ISCHIA - Parte da Rotondi la raccolta aiuti Caudina per l'Isola Verde in difficoltà. Salgono a 11 le vittime e 1300 potenziali sfollati | CAUDIUM

ALLUVIONE ISCHIA, MEZZA CAUDIUM SI MOBILITA

Parte la raccolta di aiuti per le popolazioni colpite dall'alluvione ad Ischia presso il Centro di Aggregazione Giovanile di Rotondi. La nobile iniziativa nasce dall'unione di alcune realtà Caudine che, da stamani alle 9 e fino a domenica pomeriggio alle 18 catalogheranno prodotti alimentari a lunga conservazione e materiale utile all'igiene personale delle centinaia di sfollati.

Il Coordinamento è formato dalla Protezione Civile di Rotondi, dal Comune di Bonea, dalla Protezione Civile di Paolisi, dalla Pro Loco Pannarano, dalla Pro Loco "La Lanterna" di Rotondi, dalla Protezione Civile di San Felice a Cancello in provincia di Caserta e dall'associazione Life to Hope di Arienzo, realtà nata nel giugno 2020 che opera principalmente nell'area Casertana.

La frana a Casamicciola Ischia ha strappato la vita a ben undici persone. Al momento si ricerca solo l'ultima dispersa, ma la speranza è l'ultima a morire. Mobilitazione in corso per gli ultimi preparativi per evacuare 1300 ischitani in caso di allerta meteo gialla o arancione.

Per informazioni legate alla raccolta per Ischia vi giriamo i contatti diretti, tratti dalla pagina ufficiale dell'associazione Life to Hope la giovane Organizzazione di Volontariato in prima linea per dare una mano insieme a mezza Caudium

Raccolta alimentare per Ischia

Per informazioni dirette:

📱 340 5235208 📱 345 1195581

Divisione degli alimenti:

- Scatolame carne

- Scatolame sughi

- Scatolame pesce

- Scatolame verdure e legumi

- Olio in bottiglia di PLASTICA

- Pasta

- Latte a lunga conservazione in TETRAPACK

- Omogeneizzati

- Prodotti igiene personale

⬇️

-Niente confezioni o bottiglie di vetro potrebbero danneggiare il pacco

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giovedì 1 dicembre 2022

KATTOKOMUNIST* #goliardia

KATTOKOMUNIST* #goliardia

 

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LA FATA VERDE - Come produrre il liquore all’assenzio | documentario

LA FATA VERDE 
Come produrre il liquore all’assenzio 

Un'antica ricetta trovata in un vecchio cassetto ci svela la straordinaria bontà di una delle bevande più misteriose del mondo: l'Assenzio. 

CORONA FERREA - Fiori nel deserto (1996)

 

Corona Ferrea | Fiori nel deserto

Gruppo: Corona Ferrea

Brano: Fiori nel deserto

Anno: 1996

COMUNITÀ MILITANTE CAUDINA 321 | volantino


 

COMITATO DISAGIATI CAUDINI-EAV: Avv. Genovese: «Riunione a Cervinara lunedì 5 dicembre 2022 alle ore 10.45» | INTERVISTA

Lunedì 5 dicembre 2022 alle ore 10.45 presso la Stazione ferroviaria di Cervinara ci sarà una delicata riunione organizzativa sullo scottante tema dei trasporti su rotaie. 

Un declino inesorabile, ancor più amaro se si pensa che appena dieci anni fa, nel 2012, la linea fantasma, ex di cartone, riuscì a trasportare esattamente 847.500 persone, anche se il numero effettivo di viaggiatori superava abbondantemente il milione tra pendolari paganti e portoghesi, viaggiatori senza meta, sedicenti venditori, occasionali e qualche migliaia di turisti stagionali.

DE GREGORIO E DE LUCA

Al faccia a faccia saranno presenti l'avvocato Augusto Genovese, presidente del Comitato Disagiati della Valle Caudina, Umberto De Gregorio, presidente di Eav, l'Ente Autonomo Volturno che gestisce la linea, l'onorevole Domenico Matera, Senatore della Repubblica e Sindaco di Bucciano, Luca Cascone, presidente deluchiano della IV Commissione Consiliare permanente per l'Urbanistica, i Lavori Pubblici ed i Trasporti della Regione Campania. Si attendono gli interventi di Pasquale Pisano, Sindaco di San Martino Valle Caudina e del prof. Giuseppe Ilario, Primo cittadino di Rotondi, tra le poche fasce Tricolori disponibili al dialogo sulle ataviche lacune nel mondo del trasporto.

All'ordine del giorno il punto sulla situazione della storica tratta e le possibilità di inserimento della tratta FBN in un nuovo progetto di ammodernamento con i soldini del PNRR. Insomma, l'atmosfera è abbastanza sfiduciata, anche alla luce dell'ultima bufera figlia di un deragliamento avvenuto ad inizio Novembre sulla tratta Napoli-Pompei. L'episodio ha scatenato il solito vespaio di polemiche in ambito regionale, riportando al centro del dibattito politico la gestione dell’Eav. L’incidente non ha avuto nessuna conseguenza grave, ma sarà al vaglio di una commissione d’inchiesta interna. 

BINARIO MORTO?

Sul versante politico - si legge su Videonola.tv - sono piovuti attacchi ai vertici dell’Eav da parte di Gennaro Saiello, Consigliere regionale del Movimento 5 Stelle :‘’Il treno deragliato nei pressi della stazione di Pompei - ha dichiarato il Grillino è l’ennesimo caso indegno di una lunga serie che va avanti da anni. Questa amministrazione regionale sotto la gestione De Luca ha trasformato un servizio pubblico in un vero e proprio inferno. Per questo chiediamo le dimissioni del presidente di Eav Umberto De Gregorio”-

Lo Schiaffo 321 ha fatto qualche domanda al portavoce delle centinaia di viaggiatrici e viaggiatori della Nuova Caudium, costretti a fare i salti mortali per tanti anni. Augusto Genovese è riuscito a tenere alta l'attenzione, ma i problemi sono molto articolati e la chiusura "momentanea" della linea di cartone sta lasciando il segno, soprattutto sulla popolazione Caudina, privata di un servizio importante su cui investire per il futuro. Purtroppo, le voci di una rinascita dell'Unione dei Comuni Caudini sono state smentite all'istante da Genovese.

ATTESA INFINITA
L'INTERVISTA

Il portavoce del Comitato dei Disagiati Valle Caudina ha così risposto alle nostre domande ed ha sottolineato la probabile assenza del Sindaco di Cervinara, avvocato Caterina Lengua, che non ha risposto all'appello lanciato da Genovese. La Prima Cittadina, quindici giorni fa, era stata "convocata" in differita a mezzo stampa dal Senatore Mimmo Matera, che aveva annunciato la necessità di coinvolgere direttamente i Sindaci delle Stazioni di Arpaia e della stessa Cervinara, sede ufficiale dell'atteso incontro fra le parti. 

d- Lunedì 5 dicembre, ore 10 e 45. Dalla Stazione di Cervinara riparte la speranza?

r- Speriamo di sì. Purtroppo in questi anni i pendolari sono stati volutamente abbandonati.

d- Qual è la posizione del Comitato Pendolari Disagiati Caudini?

r- Come Comitato vogliamo solo certezze e chiarimenti dall'Ente Trasporti Alfano.

d- Saranno presenti i tutti protagonisti della vicenda, Pendolari, alcuni Sindaci Caudini, Umberto De Gregorio e Luca Cascione. Ennesima riunione per organizzare un'altra riunione o inizio del ripristino del collegamento Napoli-Benevento via Valle Caudina su strada ferrata?

r- Per noi sarà solo ed esclusivamente una riunione...

d- L'Unione dei Comuni Caudini sarà presente all'incontro, oppure solo "alcuni" Sindaci della Valle prenderanno in carico le istanze popolari sul fronte trasporti?

r- Gli unici amministratori Caudini che hanno ascoltato la voce dei pendolari sono stati l'Architetto Pasquale Pisano, Sindaco di San Martino Valle Caudina ed il prof. Giuseppe Ilario, Primo cittadino di Rotondi. Gli altri sono stati completamente assenti. L'unica eccezione è il Sindaco di Bucciano, nonché Onorevole Domenico Matera, neoeletto al Senato con Fratelli d'Italia. Lui è molto vicino al Comitato e lo ringrazio pubblicamente per la disponibilità dimostrata.

d- In tutti questi anni di battaglie che idea vi siete fatti della classe politica della Nuova Caudium?

r- La Città Caudina non esiste.

VECCHIA TRATTA

d- Le ipotetiche dimissioni di De Gregorio, richieste dagli avversari come il Leghista Nappi e dai Pentastellati Ciampi e Saiello, potrebbero mettere la parola fine a questa situazione? Il presidente plenipotenziario di Eav, noto intellettuale del Pd, aveva caldeggiato l’ipotesi di dimissioni. Al suo posto potrebbe arrivare Tommaso Casillo, ex vicepresidente del Consiglio regionale della Campania?

r- Sono solo ipotesi. L'unica via per risolvere il problema in maniera definitiva è il passaggio con RFI, la rete nazionale dei trasporti.

d- Anche Annarita Patriarca, capogruppo di Forza Italia nel consiglio regionale della Campania e deputata azzurra della Camera, punta il dito sul totale fallimento dell’Eav anche sui servizi alternativi. Come procede il trasporto su gomma?

r- Il trasporto su gomma da Benevento a Napoli, via Valle Caudina è impossibile, visto che si allungano di molto i tempi di percorrenza. Il problema principale è il traffico che si trova per raggiungere il Capoluogo di Regione.

d- Disservizi e disorganizzazione. Quali sono le alternative concrete da mettere sul tavolo della discussione?

r- Disservizi & disorganizzazione sono molto presenti nella gestione Eav. Basterebbe porre rimedio ad entrambi.

d- Entro il 2024 potremo tornare a viaggiare, oppure il sogno di essere collegati degnamente con il resto del mondo resterà l'incubo dei trasporti locali Caudini?

r- La linea Benevento- Napoli, via Valle Caudina, potrebbe tornare a viaggiare nel 2026, non penso prima.

(LS321) Infine, grazie per aver concesso questa intervista e carta bianca per Voi del Comitato Pendolari Disagiati Caudini per dediche, saluti, pernacchie, schiaffi, carezze, proposte e critiche...

r- Il Comitato Disagiati della Valle Caudina chiede solo ed esclusivamente di viaggiare dignitosamente. 

Per dire la Vostra, contattateci all'indirizzo di posta elettronica caudiumpatrianostra@gmail.com oppure tramite Twitter @SchiaffoLo

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La famiglia Benvenuti - Puntata 8 (1969)

La famiglia Benvenuti 

Puntata 8 (1969)

Enrico Maria Salerno, Guardia Nazionale Repubblicana della Repubblica Sociale Italiana e Valerio Giusva Fioravanti, Nuclei Armati Rivoluzionari, furono i protagonisti de La famiglia Benvenuti, ossia la madre di tutte le serie televisive in Italia

Marx e le Forche Caudine del Capitalismo #2 | perle

 Carlo Marx e le Forche Caudine #2

Marx e le Forche Caudine del Capitalismo. Un appunto sui movimenti “oggettivi” della realtà di Piero Pagliani che fornisce ulteriori approfondimenti del "contatto" tra il Marxismo e la Battaglia del 321 avanti Cristo.

Il testo riportato rientra nella pura critica al Marxismo, un tempo velata ed interna alle sezioni di Partito. Oggi si è riversato in rete un quantitativo infinito di riflessioni, teorie e polemiche sugli scritti di Carletto. Carlo Enrico Marx discendeva da una famiglia ebraica aschenazita, terzogenito dei nove figli del facoltoso avvocato tedesco Herschel Meier Halevi Marx (1777-1838) e di Henriette Pressburg (1788-1863), una donna olandese originaria di Nimega, zia degli industriali Antonio e Gerardo Philips, futuri fondatori della Philips

Buona lettura.

Marx e le Forche Caudine del Capitalismo

Un anno fa la rivista on-lineOverleft” ha pubblicato un’intervista a Costanzo Preve. E’ da segnalare che poco prima era stata pubblicata un’intervista di Davide Harvey a Giovanni Arrighi. Dato che sia Preve sia Arrighi (ma anche Harvey) sono pensatori marxisti fuori dal coro che mi stanno particolarmente a cuore, quella doppia intervista mi è apparsa il segnale che anche nella sinistra italiana (che è tradizionalista quando è seria) qualcosa si sta muovendo.

L’articolo di Preve non poteva che suscitare reazioni. E’ ovvio ed è salutare, altrimenti queste operazioni culturali non servirebbero a nulla. Nel numero seguente di “Overleft” è quindi apparso un articolo di Antonino Contiliano intitolato “Un antagonismo kairologico nel tempo del capitalismo finanziario”, apparso lo scorso maggio su “Overleft” come risposta critica all’intervento di Preve.

E’ una risposta che invito a leggere perché permette di chiarire le posizioni alternative e i punti critici di cui si sta parlando. Così come invito caldamente a leggere anche l’articolato commento di Franco Romanò alla risposta di Contiliano. Tale commento contiene già elementi molto utili per spronare un po’ tutti ad andare avanti (anche nella critica culturale – si veda, come significativo esempio, l’ultima domanda posta da Romanò a Contiliano). Qui di seguito vorrei contribuire analizzando un punto specifico dell’articolo di Contiliano su Preve.

Da quanto egli scrive sembra che la risposta di Marx a Vera Ivanovna Zasulič fosse che se le condizioni per il passaggio al comunismo erano favorevoli per l’Europa industrializzata tuttavia non lo erano per la Russia, perché eventi analoghi possono produrre risultati differenti in ambienti storici differenti. Secondo Contiliano questa sarebbe una riprova del materialismo potenza-atto di Marx (via Aristotele ed Hegel).

In realtà credo che l’utilizzo che Contiliano fa della risposta di Marx alla Zasulich sia filologicamente inesatto (ovviamente se ho ben capito il suo punto specifico). La populista russa aveva esplicitamente chiesto infatti a Marx se per il passaggio al comunismo in Russia sarebbe stato possibile appoggiarsi sulla comune agricola tradizionale russa oppure si sarebbe dovuto passare per forza attraverso la fase capitalistica nelle campagne

La risposta di Marx fu che in Russia non sarebbe stato necessario passare attraverso le Forche Caudine del Capitalismo, perché «la “fatalità storica” di questo movimento è [dunque] espressamente ristretta ai paesi dell’Europa occidentale» e «l’analisi fornita in Il Capitale non offre dunque ragioni né a favore né contro la vitalità della comune rurale, ma lo studio speciale che ne ho fatto, e di cui ho cercato i materiali nelle fonti originali, mi ha convinto che questa comune è il punto d’appoggio della rigenerazione sociale in Russia».
E questo, perché, per l’appunto, non esiste nessuna necessità storica di passare attraverso il capitalismo nelle campagne: «La “fatalità storica” di questo movimento è dunque espressamente ristretta ai paesi dell’Europa occidentale». E’ il passaggio al comunismo attraverso il capitalismo ad essere ristretto a quei paesi, e non il passaggio al comunismo ad essere precluso ai paesi che non passino attraverso al capitalismo.

costanzo preve

Nelle bozze della risposta a Vera Ivanovna Zasulič, Marx si spinge addirittura a dire che il comunismo sarà una sostituzione della «produzione capitalista con la produzione cooperativa e la proprietà capitalista con una forma superiore di tipo arcaico della proprietà, e cioè la proprietà comunista» (la sottolineatura è mia).

Vera Ivanovna Zasulič

Questo passo non fu riportato nella stesura definitiva, ma non è una sorpresa, visto che quando Marx ed Engels parlano di società dove il rapporto sociale non è cosalizzato dalla merce, cioè non è funzionalizzato alla creazione di valore, si riferiscono una volta a società pre-capitalistiche e un’altra alla futura società dei liberi produttori associati (in sintesi, da questi riferimenti sembrerebbe evidente che l’idea di “forma sociale di tipo arcaico in forma superiore” – come ancora si legge nelle bozze della famosa lettera – non sia una svista del “vecchioMarx – insomma, a quell’epoca aveva sessantaquattro anni, era una persona nel pieno della maturità intellettuale e della capacità di riflettere sull’enorme mole di esperienze, di informazioni e di conoscenze raccolta, non era un anziano affetto da demenza senile come a volte si vuole insinuare).

Che poi i Bolscevichi russi l’avrebbero pensata in modo differente è un altro paio di maniche (ma non si gridi infantilmente al “tradimento”).

Ovviamente la discussione è aperta attorno all’interpretazione previana di Marx e alla sua critica della oggettiva fatalità del movimento per il comunismo. Ma occorre utilizzare argomenti differenti dalla risposta di Marx alla domanda che Vera Zasulich gli pose il 16 febbraio 1881.

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Fonte http://www.comunismoecomunita.org/?p=2079