giovedì 25 marzo 2021

VINCENZO MUCCIOLI: «Se qualcuno scappa da San Patrignano, io lo rincorro!»

Droga: Vincenzo Muccioli

Verona, 28 settembre 1987. Dibattito sulla tossicodipendenza. Stralci dagli interventi di Vincenzo Muccioli, fondatore nel 1978 della Comunità di San Patrignano, dedicata al recupero e alla riabilitazione dei tossicodipendenti.

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I DOVERI del feudo di San Leucio | Cap.1

I DOVERI del feudo di san Leucio.

Creazione della «colonia socialista» di San Leucio, nata pochi mesi prima della Rivoluzione francese. Ecco come si accingevano i Borboni di Napoli ad affrontare la nuova epoca della rivoluzione industriale. Cose incredibili per quei tempi ed anche per oggi. 

Amar il Prossimo suo, come se medesimo, è non far agli altri quello, che non vorremmo, che fosse a Noi fatto: ed è fare agli altri, quello che vorremmo, che a Noi si facesse. 

Da questo dettato della Divina Sapienza nascon varj doveri, de' quali alcuni diconsi negativi, altri positivi.

Capitolo I - Doveri negativi

I Doveri negativi son quelli, che impongono l'obbligo di astenersi dall'offender alcuno in qualunque maniera. Or in tre maniere si può offendere alcuno. Si può offendere nella persona, nella roba, e nell'onore.

I. Non si può offendere alcuno nella persona.

Si offende alcuno nella Persona o coll'ammazzarlo, o col ferirlo, o col batterlo, o col fargli scherni, dispetti, insolenze, ovvero col molestarlo ed inquietarlo in qualunque modo. Nessuno di questi atti ardirà mai alcun di voi di commettere contra il suo simile; siccome non ardirà mai neppur l'offeso di prender da sé la privata vendetta: ma ricorrerà a' suoi Superiori per la dovuta giustizia; e credendo non averla da quelli ottenuta, potrà anche di poi venire da Me. Vegliano contri tutti questi delitti attentamente le Leggi: ma tanto più veglieranno esse contra quelli, che mai si commettessero in questa Società, che ha per suo principal fine l'amore, e la carità, e che l'esempio dev'essere della pubblica educazione.

Utopia di Tommaso Moro

II. Non si può offendere alcuno nella roba. 

Si offende alcuno nella roba, ogni qualvolta o con violenze, o con inganno si usurpa, o si ritiene ingiustamente quello, ch'è d'altrui. Il titol di ladro è il titol più infame e vergognoso che poss'aver l'uomo. Ciascuno dunque si guardi bene di meritarlo per alcun modo. In ogni Società i ladri son condannati ad atrocissime pene. In questa, dove l'onore, e la virtù sono i principali cardini della medesima, se mai ve ne fossero (che non è neppur da dubitarsi) saranno più rigorosamente puniti. 

Nelle compre perciò, nelle vendite, nelle permutazioni, ed in ogni altra specie di contratti ogn'uno si guardi di usar soperchieria, ed inganno. Nessun venditore abusi dell'imperizia del compratore col chiedere un prezzo maggiore del dovere: e nessun compratore si valga mai dell'ignoranza, o della necessità, in cui è tal volta il venditore, per levargli quel giusto prezzo, che gli spetta. 

Vadan bandite la mensogna, le frodi, e le fallacie nelle misure, ne pesi, nella qualità delle robe, che si venderanno, o compreranno, nella qualità del danaro, ed in tutt'altro, in cui la versuzia, e l'inganno possa usarsi; e si proceda in tutto con candore, onestà, e buona fede. Sia la parola il vincolo più sacro della Società; e tutti sian fedelissimi, e sinceri ne' detti, e ne' fatti. Chi ha fedelmente servito, sia prontamente pagato; né alcuno gli neghi o ritardi la mercede dovuta a ciò non sia causa della sua mina. In somma erigga ogn'uno nel suo cuore l'altare della giustizia; e tratti col suo simile, come vorrebbe, che questi trattasse con sé.

Maria Carolina d'Austria, regina di Napoli e moglie di Ferdinando


III. Non si può offendere alcuno nella riputazione.

La riputazione è la cosa più importante e più preziosa, che possa aver l'uomo d'onore; e talvolta togliere altrui la riputazione è peggior delitto, che offenderlo nella roba, e nella persona. Nessun quindi dirà mai cose false contra di alcuno; e chi cadrà in questo delitto, vada immediatamente bandito da questa Società. Nessuno dirà ingiurie, e villanie ad altri. Nessuno metterà in ridicolo, ed in beffa il suo fratello; essendo tutte queste cose contrarie a quello spirito di carità, e di amore che Dio comanda, e che Io voglio, per ben della pace, del buon ordine, e della tranquillità delle vostre famiglie, da voi esattamente praticato.

Napoli, 20 Novembre 1789

Scritto da Ferdinando IV  

re del Regno di Napoli

mercoledì 24 marzo 2021

CAUDIUM - Testimonianze di età orientalizzante e arcaica

Testimonianze di età orientalizzante e arcaica da Caudium

Premessa

La ricerca archeologica a Montesarchio si è arricchita negli ultimi anni di importanti ritrovamenti relativi all’abitato dell’antica Caudium, finora poco noto rispetto alle necropoli, indagate intensamente a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso. Sulla base di prospezioni geofisiche accompagnate da saggi di scavo è stato ipotizzato che l’abitato antico, delimitato nel IV sec. a.C. da una fortificazione ad aggere, avesse un’estensione di circa 25 ettari. 

Tra il 2006 e il 2011 una serie di indagini condotte nel settore nord-occidentale della supposta area di abitato, a Est dell’attuale Via Appia, ha restituito consistenti dati sull’organizzazione dell’insediamento. Sono stati portati in luce, infatti, assi stradali orientati E-O, ai lati dei quali si dispongono edifici con funzioni abitative e produttive caratterizzati dal medesimo orientamento. 

Tali elementi consentono di affermare che nel IV sec. a.C. l’abitato fosse strutturato in senso proto-urbano. Il rapporto topografico necropoli abitato sembra indicare che l’insediamento abbia assunto una forma accentrata già a partire dall’Orientalizzante Antico (fig. 1). 

FIG. 1 Montesarchio. Ortofoto con ubicazione delle necropoli, dell’abitato, delle aree sacre e del saggio di scavo in Via C. Napolitano

Nell’ampia zona occupata dalla necropoli caudina, dislocata tra la contrada Varoni e la cittadina moderna e che ha restituito finora più di 3000 sepolture, non sono state rinvenute strutture o livelli di frequentazione riferibili ad abitato, ad eccezione di alcune capanne della prima metà dell’VIII sec. a.C. messe in luce nella zona orientale del sepolcreto. 

Per converso, nell’area più a Sud corrispondente all’abitato di piena età sannitica, non sono mai state portate in luce sepolture, mentre numerosi sono i ritrovamenti di fosse e pozzi che hanno restituito materiali d’uso databili a età orientalizzante e arcaica. 

Sulle aree di culto disponiamo di dati molto limitati: come edificio sacro è stata interpretata una struttura in blocchi di tufo a pianta rettangolare con portico di accesso, rinvenuta nell’area posta a Est di Via Napoli. I materiali votivi recuperati dallo scavo testimoniano una frequentazione dell’area tra la fine del VI e la fine del IV sec. a.C. 

Allo stesso arco cronologico sono riconducibili le terrecotte architettoniche e i materiali votivi miniaturistici recuperati, sebbene in giacitura secondaria, in un’area più a Nord, presso la cd. Villa Campana, dove probabilmente sorgeva un’altra area sacra. 

Un intervento di scavo condotto dalla Soprintendenza Archeologica per motivi di tutela in Via Napolitano, posta immediatamente a Nord della necropoli occidentale di Via Fizzo, ha consentito di recuperare alcuni dati che arricchiscono il quadro finora noto in relazione all’insediamento di età orientalizzante e arcaica. 

Sebbene in forma preliminare, presento volentieri in questa sede le prime riflessioni su tale rinvenimento, condividendo con maestri, amici e colleghi il piacere di dedicare un piccolo contributo a Giovanna Greco, a cui mi legano esperienze formative importanti e tanti piacevoli ricordi risalenti agli anni universitari.

FIG.2 - Montesarchio. Stralcio di planimetria catastale con ubicazione dell’area di scavo in Via C. Napolitano 

Lo scavo in Via C. Napolitano (2013)

L’esplorazione archeologica è stata eseguita in proprietà privata, in occasione della costruzione di un fabbricato (fig. 2). Lo scavo, dunque, ha interessato solo l’area di sedime dell’immobile, corrispondente a un rettangolo di circa 10 metri di larghezza e 21 metri di lunghezza. 

Una volta asportati gli strati di terreno superficiale, nella parte orientale del saggio è stato messo in luce un asse viario, costituito da un battuto compatto di terreno misto a pomici e pietrisco calcareo di dimensioni minute (fig. 3). 

La strada è orientata N-S, si conserva per una larghezza compresa tra i 2,80 e 4,20 metri ed è stata individuata in lunghezza su tutta l’area indagata. Nella parte meridionale essa curva leggermente verso Ovest, mentre su tutto il tratto esposto sono evidenti solchi piuttosto profondi relativi al passaggio di carri. 

FIG.3 - Montesarchio. Via Napolitano. Asse stradale di età arcaica.

Il periodo d’uso dell’asse viario è circoscrivibile tra la prima metà del VI e la metà del secolo successivo. Frammenti ceramici a vernice nera (kylikes tipo C e skyphoi di tipo attico) provengono infatti dallo strato di obliterazione, caratterizzato nella zona centrale dell’asse dallo scivolamento di pietre calcaree di medie e grandi dimensioni, probabilmente collocate in origine a delimitare il tracciato stradale. La realizzazione del percorso viario ha intaccato livelli di frequentazione databili entro la fine del VII inizi del VI sec. a.C. 

Questi ultimi risultavano ancora conservati nel settore settentrionale del saggio di scavo, a Ovest della strada, dove sono stati messi in luce quattro gruppi di oggetti, deposti intenzionalmente su uno strato di terreno frammisto a pomici.

FIG.4 - Montesarchio. Via Napolitano. Gruppi di materiali di età orientalizzante.

(fig. 4) Non si può escludere che tali materiali fossero originariamente collocati in fosse e che i livelli di frequentazione antichi siano stati asportati dai lavori agricoli condotti nell’area, precedentemente piantumata a vigneto. Altri due gruppi di oggetti sono stati rinvenuti alla stessa quota dei precedenti al di sotto dell’asse viario sopra menzionato, nella parte nord-orientale del saggio. 

Per una migliore esemplificazione della situazione di scavo si descriveranno di seguito (nel prossimo articolo in merito n.d.r.) i gruppi di materiali, proponendo in conclusione alcune ipotesi interpretative riguardo al rinvenimento, fortemente condizionato, purtroppo, dalla limitatezza dell’area esplorata.



Estratto da:«Kithon Lydios». Studi di storia e archeologia con Giovanna Greco. Naus Editoria 2017

COMUNITÀ MILITANTE CAUDINA 321 | volantino


 

AMICI DEL VENTO - Tre storie (1978)

Amici del Vento - Tre storie 

Gruppo: Amici del Vento

Brano:  Tre storie

Anno: 1978

FERDINANDOPOLI: L’utopia socialista di Ferdinando IV di Borbone a San Leucio

FERDINANDOPOLI: L’UTOPIA SOCIALISTA DI FERDINANDO IV DI BORBONE A SAN LEUCIO

Era il 20 Novembre 1789 quando a San Leucio si sperimentò il primo esempio di repubblica socialista della storia moderna, e di realistica attuazione di quella tipica Utopia idealistico – razionalista dell’Illuminismo dell’epoca, specchio di tutte le più famose teorie utopistiche da Platone alla “Città del Sole” del calabrese Tommaso Campanella, a Tommaso Moro, con la istituzione di una Colonia, ad opera del re delle Due Sicilie, Ferdinando IV di Borbone, in quello stesso Regno dove, a dispetto delle mistificazioni diffuse dalla vulgata, insieme alla rinascita dell’industria della seta era fiorito l’Illuminismo del ‘700 napoletano grande fucina del pensiero politico meridionale e dell’Illuminismo italiano, con i contributi di grandi personaggi come Gian Battista Vico, teorico della storia e della vita delle nazioni, Pietro Giannone fondatore dello stato laico, Antonio Genovesi grande teorico dei canoni fondamentali dell’economia pubblica fino ai grandi giuristi e pensatori come Gaetano Filangieri, Bernardo Tanucci, Galiani e Pagano.

 ferdinando iv

E’ curioso che l’esempio luminoso di questa utopia si debba a un despota illuminato, quando un altro despota illuminato, il re del Portogallo Giuseppe I, nello stesso periodo, aveva invece stroncato nelle colonie brasiliane le prime repubbliche socialiste della storia, le Encomiendas progettate, fondate e dirette dai Gesuiti. San Leucio era in origine una residenza di caccia di Ferdinando IV di Borbone, che dopo la morte prematura del figlio principe ereditario Carlo Tito, avvenuta alla fine del 1778, il re decise di destinare a quest’altro più utile utilizzo.

ferdinandopoli

La Colonia verrà chiamata Ferdinandopoli e sarà posizionata nei pressi della famosa Reggia di Caserta, in quello stesso territorio oggi tristemente noto per la presenza dei clan camorristici di Casal di Principe. Il suo Statuto, basato sul principio dell’eguaglianza dei cittadini, fu stilato personalmente dal re ed anche se si basava sui fondamenti tipici di una società cattolico-patriarcale, esso anticipava, sia pure nell’ottica del dispotismo illuminato, gli stessi concetti della Comune di Parigi del 1870, che invece fu notoriamente stroncata nel sangue.



Era il 1789, a Parigi ribolliva la rivoluzione ed i cognati di Ferdinando IV finivano sotto la lama della ghigliottina, infatti il re di Napoli aveva sposato Maria Carolina d’Austria, sorella di Maria Antonietta di Francia, mentre a Napoli, invece, si celebrava il trentesimo anno di regno di Ferdinando IV. Il re, aveva scelto come suo luogo di ritiro una collina vicino alla Reggia, dalla vista stupenda, dove c’era, appunto, l’antica chiesetta di San Leucio, vescovo di Brindisi. 

Sul Belvedere aveva fatto costruire un casino di caccia, e vi aveva fatto insediare alcune famiglie affinché vi provvedessero. Quando i coloni crebbero di numero e diventarono una piccola comunità, erano ben centotrentuno, decise di fondare una colonia modello, dotata di autonomia economica, creandovi una seteria e una fabbrica di tessuti, con una propria Legge – il Codice Leuciano, codice politico e sociale, misto di socialismo reale e utopico, ispirato alla fede dell’arte e della tecnica manifatturiera – ed una struttura urbanistica organica e simmetrica.


 giuseppe i

La fabbrica, s’ingrandì e produsse una gamma ricchissima di tessuti, anche se non ebbe mai uno sviluppo di tipo capitalistico, in quanto il lucro non era il suo fine. Era un’industria di Stato, ma al sevizio della collettività, e quindi molto diversa da quelle dei nostri tempi. I pilastri operativi della Costituzione di San Leucio-Ferdinandopoli, ispirati ai principi di uguaglianza, solidarietà, assistenza, previdenza sociale, diritti umani, erano tre: l’educazione veniva considerata l’origine della pubblica tranquillità; la buona fede come prima delle virtù sociali; e il merito la sola distinzione tra gli individui.

Era vietato il lusso, gli abitanti dovevano ispirarsi all’assoluta eguaglianza, senza distinzioni di condizioni e di grado, l’abbigliamento era spartano, pratico e uguale per tutti.

La Colonia era dotata di una fabbrica tessile che possedeva ben 82 ettari di terreno per i bisogni alimentari degli operai, che abitavano in case a schiera progettate dall’architetto Collecini. La vita, condotta secondo stilemi collettivi, era dura ma libera da vincoli padronali, dopo una sveglia alle prime luci del mattino, e dopo la messa, gli operai si recavano tutti insieme sul posto di lavoro, la fattoria e la fabbrica, con un’interruzione a mezzogiorno per il pranzo, riprendendo a lavorare alle 13,30 e terminando al tramonto.

san leucio

Il matrimonio era disciplinato al fine di preservare la comunità da pericolose influenze esterne. Se una ragazza voleva sposare un forestiero, riceveva una dote di cinquanta ducati e se ne doveva andare. Se accadeva il contrario, la sposa forestiera doveva seguire un corso di tessitura e poi entrava a pieno titolo nella comunità. I testamenti erano aboliti e l’eredità del defunto era divisa fra i figli e il coniuge superstite. Ove questi non vi fossero, l’eredità era incamerata dal Monte degli Orfani.

Erano proibite le liti fra cittadini e i contrasti di poco conto venivano risolti dagli anziani e dal parroco. Esisteva anche un carcere con un sovrintendente.

 stemma borbonico

L’istruzione nella colonia era obbligatoria e l’educazione orientata a formare la coscienza civile, a partire dai sei anni di età, tutti indistintamente i fanciulli d’ambo i sessi, dovevano apprendere a leggere, scrivere, imparare l’aritmetica e il catechismo, poi in età adolescenziale i ragazzi erano messi ad apprendere un mestiere secondo le loro attitudini e i loro desideri.

Obbligatoria anche la vaccinazione contro il vaiolo.

I giovani potevano sposarsi per libera scelta, senza dover chiedere il permesso ai genitori, l’età minima. Le mogli non erano tenute a portare la dote, a questo provvedeva lo Stato, che s’impegnava a fornire la casa arredata e quello che poteva servire agli sposi.

Venivano aboliti i testamenti: i figli ereditavano dai genitori, i genitori dai figli, quindi i collaterali di primo grado e basta. Alle vedove andava l’usufrutto. Se non c’erano eredi, andava tutto al Monte degli Orfani. Nella successione maschi e femmine avevano pari diritti. I capifamiglia eleggevano gli anziani, i magistrati (i cd. Seniori che restavano in carica un anno), e i giudici civili.

 moneta del 1789

Esisteva una Cassa di Carità, istituita per gli invalidi, i vecchi e i malati, che prestava denaro senza interesse a chi ne avesse bisogno e che provvedeva a erogare le pensioni, alimentata da ogni manifatturiere, ovvero ogni dipendente delle manifatture della seta, mediante un prelievo mensile sulla busta paga corrispondente a 80 centesimi di Lira Aurea.

Tutto ruotava intorno alla fabbrica. Una seteria meccanica, sostenuta dal re con mezzi potentissimi dai primi filatoi e dai telai fino alla costruzione di una grande filanda e che sfruttava la materia prima generata dai bachi allevati nelle case del Casertano. Si producevano stoffe per abbigliamento e per parati, in una ricca gamma di rasi, broccati, velluti. Nei primi decenni dell’Ottocento, con l’introduzione della tessitura Jacquard, la produzione si arricchì di stoffe broccate di seta, d’oro e d’argento, scialli, fazzoletti, corpetti, merletti.

I gros de Naples

Si svilupparono anche dei prodotti locali, i gros de Naples e un tessuto per abbigliamento chiamato Leuceide. Era molto ricca la gamma dei colori, tutti naturali, i cui nomi cercavano di distinguere le sfumature più sottili: 

verde salice, noce peruviana, orso, orecchio d’orso, palombina, tortorella, pappagallo, canario, Siviglia, acqua del Nilo, fumo di Londra, verde di Prussia.

I tessuti di San Leucio avevano rifornito i sovrani della casa borbonica e le famiglie della nobiltà e borghesia napoletana, sia per gli abiti sia per le tappezzerie. Fatto sta che la manifattura è sopravvissuta al Regno delle Due Sicilie e alla dominazione sabauda e, pur con caratteristiche molto diverse, continua oggi a mantenere in vita una tradizione lontana e preziosa, che si è, anzi, sparsa per il mondo.

 tessuti di san leucio

Con l’avvento della Repubblica Italiana, l’antico borgo industriale, con le abitazioni per i lavoratori, è stato oggetto di restauri ed oggi tornano a risplendere le bellezze architettoniche firmate da Ferdinando Collecini, allievo del Vanvitelli, e quelle naturali del parco della Reggia.

Già sin dal 1776 Ferdinando aveva fatto venire espressamente da Torino un esperto del settore della seta, tale Francesco Bruetti, a fondare e dirigere in quel luogo una semplice manifattura di veli di seta, allora molto in voga. Che poi si svilupparono ed ampliarono sempre più, alcuni anni dopo il 1786, completando e riunendo in un locale più grande con più fabbriche e ampliando il casino di Belvedere e nel tempo stesso il centro della lavorazione, mentre il macchinista Paolo Scotti, chiamato da Firenze, dispose la collocazione per i telai e le macchine che venivano messe in moto da un rotone spinto da un ramo dell’acqua Carolina appositamente derivatovi dalla grande cascata del Real Casino. 

 telai

Così si ebbe una colonia industriale completa e tale da fare una pesante concorrenza alle altre fabbriche private, in quanto la seta prodotta era tessuta in maniera perfettamente uguale in tutti i suoi fili, più scelta e più solida di quella di altre manifatture, che restavano inferiori appunto per la disuguaglianza della filatura. Quello che fin da principio si fece notare fu la massima pulizia che si riscontrava in tutta la colonia unitamente all’ordine perfetto di tutta l’organizzazione produttiva.

Nel 1826, vedendosi però che le casse reali non ne ritraevano direttamente tutto il vantaggio economico necessario, l’opificio di San Leucio fu dato in appalto all’industria privata ed anche se resse perfettamente per molti anni, poi fu man mano eroso dalle invasioni napoleoniche e dalla forte crescita della popolazione. Infine l’Utopia di San Leucio terminò la sua missione quando nel 1861, a seguito della invasione sabauda, il Regno delle Due Sicilie fu annesso al Piemonte e tutta la struttura fu lentamente dismessa.

Scritto da Marcello Grotta

JULIUS EVOLA - Maschera e Volto dello Spiritualismo Contemporaneo - CAP.7 - P. 1/2 - Audiolibro

Maschera e Volto dello Spiritualismo Contemporaneo di Julius Evola

Capitolo 7 [PARTE 1 DI 2] - 

PARENTESI SUL CATTOLICESIMO ESOTERICO 

E IL «TRADIZIONALISMO INTEGRALE» 

del libro: Maschera e Volto dello Spiritualismo 

Contemporaneo di Julius Evola.

tratto da Vyāsa Audioletture

 

martedì 23 marzo 2021

FRANCO BATTIATO - Inneres Auge (2009)

Franco Battiato | Inneres Auge

Artista: Franco Battiato

Brano: Inneres Auge

Anno: 2009

domenica 21 marzo 2021

REGI LAGNI, eco sfregi | AMBIENTALISMO

Uno dei grandi nemici della Campania, fin dall'epoca pre-romana, era il Clanio, un fiume che devastava il territorio, tormentava le popolazioni locali e bloccava lo sviluppo urbanistico campano. Per mettere fine a questa tarantella nacquero i Regi Lagni, oggi trasformati in una cloaca a cielo aperto che scarica direttamente a mare fior fior di veleni.  Nel 1610 iniziarono i lavori per la canalizzazione e la bonifica idraulica grazie a Pedro Fernández de Castro, il viceré di Napoli che affidò le speranze dei sudditi all’architetto Domenico Fontana. 

Pedro Fernández de Castro

Nel 1616 venne così completato un reticolo di canali rettilinei, per lo più artificiali, il cui bacino si estende in un’area di 1095 km² in 99 comuni della città metropolitana di Napoli e delle province di Caserta, Avellino e Benevento. 

In origine i Regi Lagni avrebbero dovuto raccogliere solo le acque piovane e sorgive, convogliandole dalla pianura a Nord di Napoli per oltre 56 km da San Vitaliano e Nola verso Marigliano, Acerra, Brusciano, Pomigliano d’Arco, Afragola, Giugliano in Campania e quindi al mare, tra la foce del Volturno e il Lago di Patria Campi Flegrei. Oggi raccolgono morte.


Anche in Valle Caudina ci sono i Regi Lagni, precisamente nella zona di Arpaia, che nelle divisioni territoriali viene inserita nell' Area casertana insieme ad Arienzo, Maddaloni, San Felice a Cancello e Santa Maria a Vico. Dall'iniziale scopo benefico, purtroppo, questa rete idrica artificiale raccoglie tutto il degrado possibile ed immaginabile.  

Il problema dei Regi Lagni non interessa solo le altre zone distanti dalla Nuova Caudium. Purtroppo, le notizie di cronaca degli ultimi tempi non lasciano presagire nulla di buono nemmeno dalle nostre parti. Alcune aziende di Airola, Forchia, Arpaia e Montesarchio, sono letteralmente finite nel mirino dei Carabinieri, come riportato dalla stampa locale il 2 febbraio scorso.

«Attività portata a termine con successo - come riporta il comunicato delle Fdo - nel territorio del Comune di Forchia, relativa alle verifiche di controllo e monitoraggio riguardanti il corpo idrico artificiale dei Regi Lagni. Società, imprese ed aziende controllate, in un panorama di contrasto alle violazioni attinenti a scarichi di acque reflue, emissioni in atmosfera di sostanze nocive e gestione illecita di rifiuti». 

«Le operazioni eseguite dalle Stazioni Carabinieri Forestale di Airola e Montesarchio, per tutto il mese di gennaio u.s., hanno riscontrato consensi nella cittadinanza per il lodevole impegno dei militari forestali, tendente non solo alla difesa di aree a rischio di stabilità ed inquinamento, ma anche al nobile intento della salvaguardia della salute pubblica». 


I primi accertamenti condotti dalle Fdo hanno permesso di constatare che le probabili cause di inquinamento possono essere ricondotte a:  

scarichi di reflui industriali effettuati illegalmente da aziende che approfittano anche delle avverse condizioni meteo per evacuare i propri reflui;  scarichi di aziende agricole-zootecniche che si disfano degli effluenti convogliandoli nei canali;  

scarico di reflui della rete fognaria, costituiti dal “troppo pieno” a servizio della rete stessa e/o addirittura da interi tronchi di rete fognaria non collettati ad alcun impianto di depurazione; abbandono incontrollato di rifiuti di ogni genere che vengono sversati sulle sponde ed all’interno del canale.  

L'agghiacciante nota si chiude ricordando a tutti che i dati in questione non rappresentano, peraltro, elementi di valutazione definitiva, in quanto le attività di controllo sono tuttora in corso e continueranno nel prossimo futuro.


ELENCO DEGLI OBIETTIVI DI SOSTENIBILITA' AMBIENTALE

OBIETTIVI SALUTE

Ridurre la percentuale di popolazione esposta agli inquinamenti. Ridurre gli impatti delle sostanze chimiche pericolose sulla salute umana e sull’ambiente. Ridurre il grado di accadimento di incidente rilevante nel settore industriale. Migliorare l’organizzazione e la gestione sanitaria di alcune aree prioritarie e/o critiche. Migliorare l’informazione sull’inquinamento ambientale e le conseguenze negative sulla salute.

OBIETTIVI ACQUA

Contrastare l'inquinamento al fine di raggiungere lo stato di qualità “buono” per tutte le acque ed assicurare, al contempo, che non si verifichi un ulteriore deterioramento dello stato dei corpi idrici tutelati. Promuovere un uso sostenibile dell’acqua basato su una gestione a lungo termine, salvaguardando i diritti delle generazioni future. Proteggere gli ecosistemi acquatici nonché gli ecosistemi terrestri e le zone umide che dipendono direttamente da essi, al fine di assicurarne la funzione ecologica, nonché per salvaguardare e sviluppare le utilizzazioni potenziali delle acque.

Approccio "combinato" nella pianificazione e gestione integrata, su scala di bacino, ai fini della riduzione alla fonte di specifici fattori di inquinamento delle acque. Protezione del Mar Mediterraneo contro l'inquinamento marino. 


OBIETTIVI ARIA e CAMBIAMENTO CLIMATICO

Miglioramento della qualità dell'aria: Ridurre le emissioni di inquinanti in atmosfera da sorgenti lineari e diffuse, anche attraverso il ricorso all'utilizzo di fonti energetiche rinnovabili. Contribuire al perseguimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto. Ridurre le emissioni di gas ad effetto serra (GHG).

OBIETTIVI BIODIVERSITA' e AREE NATURALI PROTETTE

Promuovere la conservazione e la valorizzazione di habitat e specie. Contrastare l'inquinamento, la semplificazione strutturale, l'artificializzazione e la frammentazione degli ambienti naturali. Ridurre gli impatti negativi per la biodiversità derivanti dalle attività produttive. Garantire l'adeguata gestione delle aree naturali protette. Assicurare la partecipazione equa e giusta ai benefici derivanti dall'uso e dalla valorizzazione delle risorse genetiche di origine agricola.

OBIETTIVI PAESAGGIO e BENI CULTURALI

Conservazione e valorizzazione della diversità paesaggistica e recupero dei paesaggi degradati. Conservazione, recupero e valorizzazione del patrimonio culturale al fine di preservare le identità locali, di combattere i fenomeni di omologazione e di ripristinare i valori preesistenti o di realizzarne di nuovi in modo coerente al contesto. Miglioramento dello stato delle conoscenze sul patrimonio storico – culturale e paesaggistico e dei processi che contribuiscono a preservarlo. Sensibilizzazione, informazione e formazione dei cittadini, delle organizzazioni private e delle autorità pubbliche al valore del patrimonio culturale e paesaggistico. Coinvolgimento del pubblico nelle attività di programmazione e pianificazione che implicano una modifica dell’assetto territoriale e paesaggistico al fine di garantire il rispetto dei valori attribuiti ai paesaggi tradizionali dalle popolazioni interessate.

Regi Lagni - Comprensorio di Stato. 
Documentario 2010

OBIETTIVI SUOLO

Prevenzione e gestione del rischio sismico, vulcanico, idrogeologico, desertificazione ed erosione costiera attraverso la pianificazione di bacino ed i piani di protezione civile. Definizione delle priorità di intervento sulle criticità presenti sul territorio regionale per la difesa del suolo dal dissesto geoambientale e dalle catastrofi naturali. Mitigazione dei fenomeni di erosione degli arenili. Contrastare i fenomeni di diminuzione di materia organica, impermeabilizzazione, compattazione e salinizzazione dei suoli. Favorire la conservazione e l’aumento della superficie forestale in considerazione della funzione delle foreste rispetto all’assetto idrogeologico del territorio e contrastare il fenomeno degli incendi, utilizzando appositi strumenti di pianificazione. Contrastare i fenomeni di contaminazione dei suoli legati alle attività produttive, commerciali ed agricole attraverso l'attuazione del Piano Regionale di Bonifica dei siti inquinati della Regione Campania e delle norme tecniche e dei codici della buona pratica agricola. Favorire la gestione sostenibile della risorsa suolo e contrastare la perdita di superficie (e quindi di terreno) dovuta agli sviluppi urbanistici, alle nuove edificazione ed all'edilizia in generale.

OBIETTIVI RIFIUTI e BONIFICHE

Sviluppo della prevenzione, finalizzata a ridurre la quantità e la pericolosità dei rifiuti prodotti. Aumento della Raccolta Differenziata al fine del raggiungimento dei target normativi. Incentivazione del riutilizzo, re-impiego e riciclaggio dei rifiuti (recupero di materia e di energia);

Razionalizzazione della gestione dei rifiuti urbani e speciali, minimizzando il ricorso allo smaltimento in discarica ed incrementando il recupero energetico. Attuazione della normativa relativa alla gestione degli imballaggi e dei rifiuti da imballaggio, delle apparecchiature elettriche ed elettroniche, dei veicoli fuori uso e della gestione delle discariche. Pervenire ad un sempre più esteso processo di bonifica dei siti contaminati presenti sul territorio, prevedendo a tal fine anche una adeguata disponibilità di risorse. Recuperare siti inquinati.

OBIETTIVI AMBIENTE URBANO

Contribuire allo sviluppo delle città rafforzando l'efficacia dell'attuazione delle politiche in materia di ambiente e promuovendo a lungo termine un assetto del territorio rispettoso dell'ambiente a livello locale. Garantire per l’area Metropolitana e le città con più di 100.000 abitanti l’adozione di adeguati Piani di Gestione Urbana Sostenibile nonché Piani di Trasporto Urbano Sostenibile, anche attraverso l’attivazione di processi partecipativi quali le Agende 21 Locali. Ampliare le aree verdi e le zone pedonalizzate nei processi di riqualificazione ed espansione urbanistica. Aumentare il rendimento ambientale degli edifici con particolare riferimento al miglioramento dell’efficienza idrica ed energetica. 

RIFLESSIONI

Bisogna reprimere, senza perder tempo, questa situazione dannosa per la salute della nostra Comunità. I Carabinieri del Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari combattono per evitare sversamenti illeciti da parte di imprese operanti nelle aree del Bacino Idrografico dei Regi Lagni, area che combacia con la Terra dei Fuochi. Non c'è altro da aggiungere. 

SFREGI LAGNI

I Regi Lagni oggi sono sfregi all'ambiente. Dovrebbero essere ripuliti dalle sostanze tossiche senza perdere più prezioso tempo e sperperare tanto denaro pubblico. Bisogna stanare l’illegalità partendo anche da una profonda revisione di tutte le norme per lo smaltimento dei rifiuti tossici. La ragnatela burocratica e i costi elevati, purtroppo sono complici del degrado ambientale. 


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https://www.usertv.it/2019/08/03/forchia-sversi-nei-regi-lagni-accertamenti/

https://ilcaudino.it/cronaca-di-un-disastro-annunciato-straripano-i-regi-lagni-uid-5/

https://www.appiapolis.it/2019/06/22/i-regi-lagni-terra-dei-veleni/

https://www.ilsudonline.it/grande-progetto-regi-lagni-via-gare-per-85-milioni/

https://www.irpiniaoggi.it/attualita-in-irpinia/attualita-attualita-in-irpinia/regi-lagni-3-milioni-per-la-riqualificazione/

http://www.lavocedelvolturno.com/castelvolturno-foce-dei-regi-lagni/#.YFb5NWhKjIU

http://www.centrostudinormanni.it/2020/09/29/la-verita-sui-regi-lagni-un-falso-storico-del-regno-di-napoli/

https://campaniafelix.tv/regi-lagni-fogna-a-cielo-aperto-ioriooccorre-uno-scatto-della-mobilitazione-delle-istituzioni-e-del-nuovo-osservatorio-sociale-e-ambientale-che-e-stato-istituito-presso-la-provincia-di-caserta/

https://www.casertafocus.net/home/index.php?option=com_content&view=article&id=41309:regi-lagni-controlli-a-tappeto-dei-carabinieri-del-comando-unita-forestali-ambientali-ed-agroalimentari&catid=33:cronaca&Itemid=155

https://www.caleno24ore.it/wordpress/80655/nel-raggio-di-50-metri-ritrovate-5-carcasse-di-autovetture-abbandonate-all%E2%80%99interno-dei-regi-lagni.html




AUTARCHIA MUSICALE: Rodolfo De Angelis ad oltranza

 Rodolfo De Angelis ad oltranza
ABBONDANTE RAZIONE DI MUSICA ITALIANA

DANIELE GANSER - L’Italia: Protettorato degli Stati Uniti | VIDEOCONFERENZA (2019)



L’Italia: Protettorato degli Stati Uniti

Lo Schiaffo 321 propone alle lettrici ed ai lettori la conferenza del prof. Daniele Ganser, lo storico non allineato che vive in Svizzera, ma gira(va) facendo conferenze scomode, parlando anche dell'Italia all'interno della Storia Contemporanea mondiale. L'analisi dei fatti, viste con l'occhio esterno svizzero, delinea uno scenario post bellico fuori dai classici schemi.

Buona visione.

 (Bologna 12.2.2019)

Riportiamo la presentazione dell'interessante incontro, da prendere come spunto per analisi più approfondite. Lo storico Svizzero Dr. Daniele Ganser spiega in questa conferenza, tenuta a Bologna il 12 febbraio 2019, che l’Italia è un protettorato degli Stati Uniti con circa 60 basi americane e circa 12000 militari americani.

Daniele Ganser 

Secondo il generale Italiano Giandelio Maletti, ex capo del controspionaggio italiano nel servizio segreto italiano SID, la CIA ha fatto terrorismo in Italia insieme con gruppi di destra come «Ordine Nuovo» per controllare il protettorato italiano. Lo storico Daniele Ganser spiega inoltre che la strage di Piazza Fontana nel 1969 e quella di Peteano nel 1972 furono parte di una strategia anticomunista che nasceva non da organizzazioni deviate rispetto alle istituzioni di governo, ma dallo Stato stesso, la CIA e la NATO per controllare il protettorato italiano.

Lo storico spiega che è importante studiare il terrorismo non solo in Italia, ma anche negli Stati Uniti. Spiega che durante l’attentato del 11 settembre 2001 a Nuova York le torri abbattute furono tre e non due. La terza torre, l’edificio 7 (WTC7), crollò alle ore 17:20​ senza essere stato colpito da nessun aereo. Perché? Esistono due possibilità: 

1. La causa del crollo era una demolizione controllata, intenzionale e pianificata. 

2. La causa del crollo fu un incendio.

conferenza di yalta 

Nella conferenza di Jalta in febbraio 1945 gli Stati Uniti, il Regno Unito e l’Unione Sovietica decisero che l’Italia dovesse diventare un protettorato degli Stati Uniti e la Cecoslovacchia un protettorato dell’Unione Sovietica. 

Il primo compito della CIA, avviato nel 1947, fu quello di manipolare le prime elezioni politiche nazionali in Italia dopo la guerra, il 18 aprile 1948. La CIA dette 10 milioni di dollari alla Democrazia Cristiana (DC) mentre allo stesso tempo diffamava i candidati del Partito Comunista (PCI) e del Partito Socialista (PSI). L’Unione Sovietica invece invase la Cecoslovacchia durante la Primavera di Praga il 20 agosto 1968 per controllare il suo protettorato.

A cura di Daniele Ganser

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approfondimenti

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LEGGI LO SCHIAFFO 321!


 

JULIUS EVOLA - Maschera e Volto dello Spiritualismo Contemporaneo - CAP. 6 - Audiolibro

Maschera e Volto dello Spiritualismo Contemporaneo di Julius Evola

Capitolo 6 - IL NEO MISTICISMO. KRISHNAMURTI - 

del libro: Maschera e Volto dello Spiritualismo Contemporaneo di Julius Evola.

Pubblicato in origine nel 1932, riunendo saggi apparsi negli anni precedenti, e poi ristampato nel 1949 e nel 1971 con aggiornamenti, questo libro a tanta distanza dalla sua prima apparizione risulta di una sconvolgente attualità, tale da poter essere ancora oggi utilizzato come un illuminante manuale per orientarsi nel babelico "spiritualismo contemporaneo" degli anni 2000 e per evitarne le trappole.

tratto da Vyāsa Audioletture

COMUNITÀ MILITANTE CAUDINA 321 | volantino


 

sabato 20 marzo 2021

MEDIOCRITAS - L'Onorevole Segni lascia il segno | ORO VERDE DEL PARTENIO

Mediocritas, la provocatoria rubrica a difesa dell'Oro Verde del Partenio, chiude il primo passaggio, sulle colonne digitali de Lo Schiaffo 321, con l'approfondita e tecnicamente ineccepibile replica di Antonio Segni, Ministro dell'Agricoltura e delle foreste. L'Onorevole nella sua lunga carriera politica riuscì ad accumulare ben 135 mesi da ministro, un primato ancora oggi imbattuto da tutti gli altri Presidenti della Repubblica eletti, sia prima che dopo di lui. 

Il 9 settembre 1947 l'Assemblea Costituente della Repubblica Italiana analizzò la situazione morale e forestale del demanio Cervinarese. La pesante interrogazione fu presentata dagli Onorevoli Vinciguerra e Preziosi, esponenti della Sinistra socialista e antifascista, che spinti dal Barone Rosso (l'avvocato Carlo De Bellis) attaccarono, senza colpire, la Democrazia Cristiana di Antonio Segni,  futuro Presidente della Repubblica Segni. Il notaio Pasquale Clemente invece di lasciare la carica di Sindaco, raddoppiò conquistando un seggio da Senatore Scudocrociato il 7 giugno 1953. Don Pasquale, sette volte Sindaco di Cervinara, vinse una delle tante battaglie, politiche e legali, contro l'antagonista per antonomasia, detto o'Barone, quest'ultimo capace anche di conquistare la scrivania del Primo Cittadino, per appena sette mesi. 

DEMOCRISTIANI

Il politico di origini sassaresi, coinvolto nel caso Cervinara insieme a Mario Scelba, fu Ministro dell'Agricoltura e della Foreste durante il Piano Marshall. Proprio lui diede vita alla famosa Legge Stralcio che sancì l'esproprio coatto delle terre ai grandi latifondisti e la loro distribuzione ai braccianti agricoli di modo da renderli, de facto, piccoli imprenditori non più sottomessi al grande latifondista, completando un processo messo in atto dai Governi anteguerra. Il super Ministro Segni, gran croce del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio della Casa di Borbone (Due Sicilie), annichilì gli oppositori con il seguente intervento, che riportiamo integralmente.

Buona lettura.

ON.ANTONIO SEGNI

SEGNI RISPONDE

Il Comune di Cervinara è proprietario di un rigoglioso demanio boschivo di ettari 1206, costituito da ceduo castanile e da ceduo di faggio che viene utilizzato in base a regolare piano di taglio. Annualmente, previo assegno da parte del Corpo forestale, vengono sottoposte a taglio due sezioni: una di ceduo castanile ed una di ceduo di faggio. I danni nel demanio boschivo comunale hanno avuto inizio dal 1933 con l'arbitraria incorporazione di limitate zone boschive comunali di ceduo castanile da parte di limitrofi proprietari di castagneti da frutto, e si sono accentuati nel periodo successivo all'8 settembre 1943 ed interessano una fascia di ceduo castanile di circa ettari 40, limitrofa ai castagneti di proprietà privata. 

MANIFESTO 8 SETTEMBRE

Tali danni, consistenti in usurpazione e tagli furtivi, hanno determinato una limitata riduzione dei prezzi di aggiudicazione dei tagli effettuati, ma non hanno ridotta la normale assegnazione annuale di due sezioni da utilizzare, per cui non è mai venuto meno il reddito annuale della proprietà boschiva comunale; reddito che, in quest'ultimo periodo, per l'ascesa continua dei prezzi di mercato, ha costituito e costituisce la fonte principale della finanza comunale.

La Stazione forestale di Cervinara, della forza di due agenti fino al 1945 e successivamente di tre, che ha giurisdizione sui comuni Cervinara (boschi comunali ettari 1206 e privati ettari 280), Rotondi (boschi comunali ettari 649 e privati ettari 120), ha espletato il proprio servizio con attività e zelo in tutta la giurisdizione ed in particolare nella sorveglianza del demanio boschivo di Cervinara, come risulta dal seguente, prospetto delle contravvenzioni accertate dal gennaio 1943 al 30 giugno 1947:

Il servizio di sorveglianza del Corpo forestale avrebbe dovuto essere integrato da quello dei guardia boschi comunali, i quali invece venivano distribuiti in altri compiti. 

Il comando forestale di Avellino, fin dal dicembre 1941, ebbe a far presente alla locale Prefettura l’opportunità che i guardia boschi comunali non venissero distolti dal servizio di custodia del demanio boschivo del Comune di Cervinara, in quanto l’azione degli agenti forestali doveva essere svolta in tutta la giurisdizione composta di tre Comuni: Cervinara, Rotondi, San Martino a Valle Caudina.

Ne1 marzo 1944 il Comando gruppo forestale di Avellino, al fine di evitare ulteriori danni per i tagli abusivi ed usurpazioni nel demanio boschivo di Cervinara, prospettava alla locale Prefettura la necessità che il Comune interessato procedesse alla rivendicazione delle zone fino a quell’epoca usurpate ed alla delimitazione con termini lapidei del demanio stesso. 

IL SINDACO ON. CLEMENTE

Inoltre, nei riguardi dei danni di una certa entità verificatisi, si faceva rilevare che essi erano stati perpetrati durante il periodo di emergenza e che dipendevano dalla persuasione di quei naturali che nessun procedimento sarebbe stato adottato a carico degli esecutori nei cui confronti erano stati accertati verbali di contravvenzione. Tale persuasione risultava da giudicati dell’autorità giudiziaria, che, per la mancata conterminazione del demanio boschivo, aveva mandati assolti molti denunziati.

Nell’aprile 1945 il Comando gruppo forestale di Avellino comunicava alla locale Prefettura il persistere degli abusi nel demanio boschivo di Cervinara, malgrado i numerosi accertamenti contravvenzionali elevati da quella stazione forestale, e faceva rilevare il persistere della mancata collaborazione di quei guardia boschi comunali. A seguito di detto interessamento e della successiva collaborazione dei guardia boschi comunali, nell’anno 1945 il numero degli accertamenti contravvenzionali fu più elevato.

I FORESTALI

Nell’ottobre 1945 il Comando gruppo forestale di Avellino nel comunicare alla locale Prefettura l’accentuarsi dei danni verificatisi nel demanio comunale di Cervinara, nonostante l’aumentato ed elevato numero degli accertamenti contravvenzionali, invocava adeguati provvedimenti.

Nel febbraio 1946 il Comando gruppo forestale di Avellino prospettava, nuovamente, alla locale Prefettura la necessità della delimitazione con termini lapidei della proprietà boschiva comunale di Cervinara, della reintegra degli appezzamenti usurpati e del miglioramento del servizio di custodia dei guardia boschi comunali. A seguito della circolare n. 743/16039 dell'8 marzo 1946 del Ministero dell’interno circa la tutela del patrimonio forestale la Questura di Avellino chiedeva nel luglio successivo di prospettare le necessità del Gruppo forestale per impartire disposizioni ai dipendenti organi di Polizia, per le eventuali azioni di tutela del patrimonio boschivo della provincia.

Il Gruppo forestale nello stesso mese di luglio segnalava alla Questura i danni ingenti che si verificavano nei comuni di Cervinara, Quindici e Volturara Irpina, e prospettava la necessità che gli organi di Polizia affiancassero l’azione di sorveglianza svolta dalle Guardie forestali e Guardia boschi comunali.

La Questura di Avellino nel novembre 1946 si rivolgeva al locale Comando gruppo dei Carabinieri, inviando per conoscenza la lettera alla Prefettura ed al Comando gruppo forestale, e nel far presente i danni arrecati nei demani boschivi comunali e la esiguità del personale forestale, pregava di disporre che gli organi di polizia di Cervinara, Lauro e Volturara Irpinia, previo accordo, aderissero alle richieste dei comandi forestali.

Il Gruppo forestale di Avellino nel dicembre 1946, nel comunicare ai Comandi forestali dipendenti quanto disposto dalla locale Questura, forniva istruzioni onde fossero presi accordi con le locali stazioni dei Carabinieri per la necessaria collaborazione per assicurare la tutela del patrimonio boschivo, ogni qualvolta se ne fosse ravvisata l’opportunità, e richiamava in particolare l’attenzione delle stazioni forestali di Cervinara, Lauro e Volturara Irpina.

Praticamente però il concorso delle altre forze di Polizia non si è mai avuto. Ai danni arrecati alle sezioni cedue castanili mediante tagli furtivi di polloni, potrà ovviarsi con una riceppatura, operazione che viene già eseguita in occasione delle normali utilizzazioni delle sezioni che vengono annualmente assegnate e sottoposte a taglio. Per quanto riguarda le usurpazioni occorre che il Comune provveda alla reintegra delle zone usurpate e alla delimitazione con termini lapidei di tutto il demanio comunale. 

Il Ministro dell'agricoltura e foreste 

On. Antonio Segni

9.9.1947 - "Risposte scritte ad interrogazioni" degli Onorevoli Vinciguerra e Preziosi | Tutela del patrimonio morale e demaniale nel Comune di Cervinara.


https://www.loschiaffo321.com/2021/03/mediocritas-introduzione-oro-verde-del.html

https://www.loschiaffo321.com/2021/03/mediocritas-lattacco-oro-verde-del.html

https://www.loschiaffo321.com/2021/03/mediocritas-i-dieci-schiaffi-del.html


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