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sabato 13 marzo 2021

MEDIOCRITAS - Introduzione | ORO VERDE DEL PARTENIO

Mediocritas è il titolo della nuova rubrica che Lo Schiaffo 321 dedica alla Montagna e a tutto quello che le gira intorno. Un lavoro ambientalista e caudinista, senza se e senza ma, che punta a difendere l'Oro Verde della Valle Caudina e del Partenio. Il tutto si svilupperà su queste colonne digitali, soprattutto con l'aiuto delle lettrici ed i lettori. Ringraziamo tutti coloro che stanno premiando questo sforzo editoriale con un migliaio di visite giornaliere su questo sito e sui canali sociali. Tra alti e bassi è un risultato lusinghiero, ma che non altera la linea di questa rivista. 

Non ci pieghiamo alle logiche del giornalismo virtuale, da non confondere con quello digitale.

oro verde

Mediocritas, invece, è lo spazio dove analizzeremo le ultime cause, gli effetti a volte devastanti e le radici storiche del delicato mondo legato al Verde e alla Natura, spesso in balia dello sfascismo inumano e immorale. Iniziamo questo percorso, diviso in tappe, sviscerando le varie visioni della Natura Cervinarese, emerse in questi ultimi giorni in rete. 

Il termine mediocritas in latino significa stare in una posizione intermedia tra l'ottimo e il pessimo, tra il massimo e il minimo ed esalta il rifiuto di ogni tipo di eccesso, invitando a rispettare il "giusto mezzo". 

Riportiamo due ottiche, contrapposte o perlomeno in antitesi, apparse in rete nell' ultima settimana. Dopo pubblicheremo dei documenti inediti datati 1947. Materiale rarissimo, trovato dopo lunghe nottate fatte di studio, ricerca e riflessione. Spuntano fuori mille spunti per riportare a galla l'ennesimo spaccato della storia Caudina sepolto dal tempo.

oratius

Paradossalmente la mediocritas è definita anche aurea, in una locuzione latina del poeta Orazio che intravede in essa addirittura la migliore condizione che si possa immaginare. La filosofia epicurea invitava gli uomini a godere dei piaceri della vita senza abusarne, come per esempio bere il vino, ma senza ubriacarsi stile gli Ultras dell'Hellas Verona in trasferta ad Acireale. Oppure godere del cibo, ma senza sbuattare. Evitare di mangiare come se non ci fosse un domani. Apprezzare i brividi del sesso, senza soggiacere alla libidine, salvando testa e testicoli. 

Insomma, qualora l'uomo la realizzi, avrà raggiunto il fine ideale che è quello di trovare una misura in tutte le cose, senza mai trascendere negli eccessi. La massima est modus in rebus racchiude in sé il pensiero poetico di Quinto Orazio Flacco.

Utopia dura e pura o alternativa al Regime del Nulla a suon di Forza Tranquilla?


Intanto, le ultime tarantelle legate allo stato di abbandono della Montagna Cervinarese hanno fatto del male all'immagine o del bene alle coscienze delle cittadine e dei cittadini? 
Punti di (s)vista. 
Le accuse lanciate da Il Caudino, appena cinque giorni fa, ad esempio, non hanno ancora ricevuto risposte. Zero, per ora, come ci confermano, mestamente, dalla redazione di Piazza Trescine. 
L'Amministrazione Lengua, d'altro canto, vanta una preziosa valorizzazione del Verde pubblico, grazie all'inserimento, tra gli inestimabili alberi monumentali della Regione Campania in base all’articolo 7 della Legge numero 10/2013, di ben cinque piante secolari Cervinaresi doc. Da questo lato della luna il futuro dell'ecosistema viene dipinto roseo dagli addetti ai lavori. Forti della vittoria amministrativa firmata dal Sindaco uscente, hanno intercettato 752 mila euro per la messa in sicurezza della Montagna, come riporta UserTv il 19 giugno del 2020.

Ambientalismi

Riportiamo uno stralcio tratto da Il Caudino e le vibranti dichiarazioni della dott.ssa Raffaella Cioffi, necessarie, a nostro avviso, per approfondire la caccia all'Oro Verde del Partenio. 
Su RadioCaudio321, in onda tutte le domeniche sui nostri canali sociali, ci saranno ulteriori approfondimenti in merito con uno spazio fisso dedicato all'ambientalismo. Vogliamo capire da dove nasce questo contesto fin troppo articolato e apparentemente inestricabile.

Denunce e silenzi

Il Caudino denuncia la crescita e l'avanzata di una miriade di atti vandalici sui monti Cervinaresi. Sfregi, furti, incendi dolosi, abbandono di rifiuti, incuria atavica e scarsa vigilanza. Tuonano dalla redazione di Piazza Trescine:

«Che sta succedendo? Qualcuno azzarda che possa essere una mano unica; altri, invece, ipotizzano diversi “barbari” che usano la montagna a loro piacimento: senza rispettare alcuna regola perché credono di essere padroni e basta. Eppure servirebbero maggiori controlli. Li invochiamo continuamente: il Partenio ha bisogno di essere difeso». 

«La montagna è un polmone verde - si legge sul quotidiano locale diretto da Alfredo Marro - straordinariamente ricco di biodiversità. Non solo: essa è la custode dell’antico retaggio della popolazione caudina che grazie ai monti viveva e prosperava. Chiunque crede di poter far ciò che vuole. Questo sempre a discapito dei proprietari onesti e rispettosi. Non ci devono essere “padroni” di alcun tipo. Non si può pensare di vivere in un far west ecologico dove chiunque crede di poter fare lo scempio che ritiene».

RAFFAELLA CIOFFI

Cinquina 

Dal suo profilo sociale la raggiante dottoressa Raffaella Cioffi, giovane consigliere Comunale con varie deleghe, presenta uno scenario montano e paesaggistico diametralmente opposto a quello evidenziato dalla storica testata caudina. La Cioffi, vicina al Movimento 5 Stelle di Giuseppi Conte secondo le ultime voci, ricopre un ruolo di spicco dell'Amministrazione Comunale Cervinarese, oggi targata Avvocato Lengua e ieri Ragionier Tangredi:

«Cari amici buon venerdì, - si leggeva ieri su Facebook - Cervinara con ben cinque dei suoi meravigliosi alberi (gli alberi di piazza Elena, di via Rettifilo - spazio antistante alla stazione ed il famoso "cirifuoglio"), con decreto della Regione Campania del 2019 è entrata a far parte dell'elenco dei Comuni con alberi monumentali della Regione Campania e d'Italia. 

Finalmente saranno disponibili le pubblicazioni. Un percorso iniziato nel 2018, in collaborazione con la Pro loco Angelo Renna e la Protezione Civile. I nostri alberi superarono brillantemente il vaglio dei tecnici della Regione, che ne hanno riconosciuto un particolare pregio storico e paesaggistico. 

Cervinara ha un grande patrimonio da difendere, se ognuno di noi, anche con un piccolo gesto di civiltà, contribuirà a farlo, avremo vinto la nostra battaglia più importante, difendere la nostra terra».

radici

Lavorando alacremente su di un tema d'attualità specifico, come la "montagna", abbiamo evidenziato due aspetti, abbastanza estremizzati, della stessa medaglia. Da una parte la furia distruttiva dei vandali o dell'ebete di turno e dall'altra una situazione che, finalmente, sembrerebbe valorizzata anche grazie al prezioso lavoro di associazioni, enti preposti e singoli cittadini. Insomma, uno scenario ad dir poco ingarbugliato, che affonda le radici lontano, molto lontano. 

DEMOCRISTIANI NEL 1947

1947

L'indagine parte dal 1947, in un'Italia ancora sotto le macerie della Seconda Guerra mondiale e una Valle Caudina in ginocchio. All'epoca il Ministro dell'Interno era l'onorevole Mario Scelba, tra i massimi esponenti della famosa Assemblea Costituente repubblicana. Scelba era sotto pressione a causa della strage di Portella della Ginestra e dei fiumi di sangue versati in Sicilia, esattamente il 1º maggio del 1947. Le scarpe nuove del Ministro diccì erano ancora sporche di fango e sangue, quando, tra mille rivoli internazionali, arrivarono a Roma le tarantelle caudine legate alla presunta pessima gestione dei monti del Partenio. La miniera d'Oro Verde, quindi, finì sul tavolo dell'importante Assemblea, che diede vita alla Costituzione Italyana. La situazione era anche monitorata dalle spie americane, sovietiche, vaticane ed inglesi, rimaste tutte a bocca aperta ed incredule, allorché si sviluppò un veemente botta e risposta tra neo Onorevoli, da almanacco della politica, con Cervinara al centro dell'attenzione sia di Scelba, sia di Segni.


J.F.KENNEDY E TONY SEGNI

Tuttavia, non poteva mancare, in una storia del genere, il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali. Nel '47 in poltrona c'era l'onorevole Antonio Segni, futuro quarto Presidente della Repubblica Italiana dal 1962 al '64. L'ex Capo di Stato era tra i fondatori della Democrazia Cristiana ed aveva un solido legame con gli Stati Uniti, il Regno Unito e il mondo occidentale. Sulla questione Cervinara, tuttavia, dovette sudare le celebri sette camicie per sbrogliarne la matassa. Morì da Senatore a vita all'età di 81 anni, lasciando al figlio Mariotto un peso politico enorme.

scelba e segni

Entrambi i Democristiani di spicco e di spessore politico, Scelba & Segni, dovettero rispondere, in seno ai delicati lavori della Costituente, ad un'incredibile interrogazione discussa il 9 settembre 1947. I protagonisti dei prossimi capitoli saranno gli Onorevoli Pasquale Clemente, Costantino Preziosi e Ireneo Vinciguerra. Sullo sfondo l'Oro Verde del Partenio, di contorno la perenne insidia celata sotto l'ambigua e diffusa Mediocritas

Per dire la Vostra, contattateci all'indirizzo di posta elettronica caudiumpatrianostra@gmail.com oppure tramite Twitter @SchiaffoLo


sabato 20 marzo 2021

MEDIOCRITAS - L'Onorevole Segni lascia il segno | ORO VERDE DEL PARTENIO

Mediocritas, la provocatoria rubrica a difesa dell'Oro Verde del Partenio, chiude il primo passaggio, sulle colonne digitali de Lo Schiaffo 321, con l'approfondita e tecnicamente ineccepibile replica di Antonio Segni, Ministro dell'Agricoltura e delle foreste. L'Onorevole nella sua lunga carriera politica riuscì ad accumulare ben 135 mesi da ministro, un primato ancora oggi imbattuto da tutti gli altri Presidenti della Repubblica eletti, sia prima che dopo di lui. 

Il 9 settembre 1947 l'Assemblea Costituente della Repubblica Italiana analizzò la situazione morale e forestale del demanio Cervinarese. La pesante interrogazione fu presentata dagli Onorevoli Vinciguerra e Preziosi, esponenti della Sinistra socialista e antifascista, che spinti dal Barone Rosso (l'avvocato Carlo De Bellis) attaccarono, senza colpire, la Democrazia Cristiana di Antonio Segni,  futuro Presidente della Repubblica Segni. Il notaio Pasquale Clemente invece di lasciare la carica di Sindaco, raddoppiò conquistando un seggio da Senatore Scudocrociato il 7 giugno 1953. Don Pasquale, sette volte Sindaco di Cervinara, vinse una delle tante battaglie, politiche e legali, contro l'antagonista per antonomasia, detto o'Barone, quest'ultimo capace anche di conquistare la scrivania del Primo Cittadino, per appena sette mesi. 

DEMOCRISTIANI

Il politico di origini sassaresi, coinvolto nel caso Cervinara insieme a Mario Scelba, fu Ministro dell'Agricoltura e della Foreste durante il Piano Marshall. Proprio lui diede vita alla famosa Legge Stralcio che sancì l'esproprio coatto delle terre ai grandi latifondisti e la loro distribuzione ai braccianti agricoli di modo da renderli, de facto, piccoli imprenditori non più sottomessi al grande latifondista, completando un processo messo in atto dai Governi anteguerra. Il super Ministro Segni, gran croce del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio della Casa di Borbone (Due Sicilie), annichilì gli oppositori con il seguente intervento, che riportiamo integralmente.

Buona lettura.

ON.ANTONIO SEGNI

SEGNI RISPONDE

Il Comune di Cervinara è proprietario di un rigoglioso demanio boschivo di ettari 1206, costituito da ceduo castanile e da ceduo di faggio che viene utilizzato in base a regolare piano di taglio. Annualmente, previo assegno da parte del Corpo forestale, vengono sottoposte a taglio due sezioni: una di ceduo castanile ed una di ceduo di faggio. I danni nel demanio boschivo comunale hanno avuto inizio dal 1933 con l'arbitraria incorporazione di limitate zone boschive comunali di ceduo castanile da parte di limitrofi proprietari di castagneti da frutto, e si sono accentuati nel periodo successivo all'8 settembre 1943 ed interessano una fascia di ceduo castanile di circa ettari 40, limitrofa ai castagneti di proprietà privata. 

MANIFESTO 8 SETTEMBRE

Tali danni, consistenti in usurpazione e tagli furtivi, hanno determinato una limitata riduzione dei prezzi di aggiudicazione dei tagli effettuati, ma non hanno ridotta la normale assegnazione annuale di due sezioni da utilizzare, per cui non è mai venuto meno il reddito annuale della proprietà boschiva comunale; reddito che, in quest'ultimo periodo, per l'ascesa continua dei prezzi di mercato, ha costituito e costituisce la fonte principale della finanza comunale.

La Stazione forestale di Cervinara, della forza di due agenti fino al 1945 e successivamente di tre, che ha giurisdizione sui comuni Cervinara (boschi comunali ettari 1206 e privati ettari 280), Rotondi (boschi comunali ettari 649 e privati ettari 120), ha espletato il proprio servizio con attività e zelo in tutta la giurisdizione ed in particolare nella sorveglianza del demanio boschivo di Cervinara, come risulta dal seguente, prospetto delle contravvenzioni accertate dal gennaio 1943 al 30 giugno 1947:

Il servizio di sorveglianza del Corpo forestale avrebbe dovuto essere integrato da quello dei guardia boschi comunali, i quali invece venivano distribuiti in altri compiti. 

Il comando forestale di Avellino, fin dal dicembre 1941, ebbe a far presente alla locale Prefettura l’opportunità che i guardia boschi comunali non venissero distolti dal servizio di custodia del demanio boschivo del Comune di Cervinara, in quanto l’azione degli agenti forestali doveva essere svolta in tutta la giurisdizione composta di tre Comuni: Cervinara, Rotondi, San Martino a Valle Caudina.

Ne1 marzo 1944 il Comando gruppo forestale di Avellino, al fine di evitare ulteriori danni per i tagli abusivi ed usurpazioni nel demanio boschivo di Cervinara, prospettava alla locale Prefettura la necessità che il Comune interessato procedesse alla rivendicazione delle zone fino a quell’epoca usurpate ed alla delimitazione con termini lapidei del demanio stesso. 

IL SINDACO ON. CLEMENTE

Inoltre, nei riguardi dei danni di una certa entità verificatisi, si faceva rilevare che essi erano stati perpetrati durante il periodo di emergenza e che dipendevano dalla persuasione di quei naturali che nessun procedimento sarebbe stato adottato a carico degli esecutori nei cui confronti erano stati accertati verbali di contravvenzione. Tale persuasione risultava da giudicati dell’autorità giudiziaria, che, per la mancata conterminazione del demanio boschivo, aveva mandati assolti molti denunziati.

Nell’aprile 1945 il Comando gruppo forestale di Avellino comunicava alla locale Prefettura il persistere degli abusi nel demanio boschivo di Cervinara, malgrado i numerosi accertamenti contravvenzionali elevati da quella stazione forestale, e faceva rilevare il persistere della mancata collaborazione di quei guardia boschi comunali. A seguito di detto interessamento e della successiva collaborazione dei guardia boschi comunali, nell’anno 1945 il numero degli accertamenti contravvenzionali fu più elevato.

I FORESTALI

Nell’ottobre 1945 il Comando gruppo forestale di Avellino nel comunicare alla locale Prefettura l’accentuarsi dei danni verificatisi nel demanio comunale di Cervinara, nonostante l’aumentato ed elevato numero degli accertamenti contravvenzionali, invocava adeguati provvedimenti.

Nel febbraio 1946 il Comando gruppo forestale di Avellino prospettava, nuovamente, alla locale Prefettura la necessità della delimitazione con termini lapidei della proprietà boschiva comunale di Cervinara, della reintegra degli appezzamenti usurpati e del miglioramento del servizio di custodia dei guardia boschi comunali. A seguito della circolare n. 743/16039 dell'8 marzo 1946 del Ministero dell’interno circa la tutela del patrimonio forestale la Questura di Avellino chiedeva nel luglio successivo di prospettare le necessità del Gruppo forestale per impartire disposizioni ai dipendenti organi di Polizia, per le eventuali azioni di tutela del patrimonio boschivo della provincia.

Il Gruppo forestale nello stesso mese di luglio segnalava alla Questura i danni ingenti che si verificavano nei comuni di Cervinara, Quindici e Volturara Irpina, e prospettava la necessità che gli organi di Polizia affiancassero l’azione di sorveglianza svolta dalle Guardie forestali e Guardia boschi comunali.

La Questura di Avellino nel novembre 1946 si rivolgeva al locale Comando gruppo dei Carabinieri, inviando per conoscenza la lettera alla Prefettura ed al Comando gruppo forestale, e nel far presente i danni arrecati nei demani boschivi comunali e la esiguità del personale forestale, pregava di disporre che gli organi di polizia di Cervinara, Lauro e Volturara Irpinia, previo accordo, aderissero alle richieste dei comandi forestali.

Il Gruppo forestale di Avellino nel dicembre 1946, nel comunicare ai Comandi forestali dipendenti quanto disposto dalla locale Questura, forniva istruzioni onde fossero presi accordi con le locali stazioni dei Carabinieri per la necessaria collaborazione per assicurare la tutela del patrimonio boschivo, ogni qualvolta se ne fosse ravvisata l’opportunità, e richiamava in particolare l’attenzione delle stazioni forestali di Cervinara, Lauro e Volturara Irpina.

Praticamente però il concorso delle altre forze di Polizia non si è mai avuto. Ai danni arrecati alle sezioni cedue castanili mediante tagli furtivi di polloni, potrà ovviarsi con una riceppatura, operazione che viene già eseguita in occasione delle normali utilizzazioni delle sezioni che vengono annualmente assegnate e sottoposte a taglio. Per quanto riguarda le usurpazioni occorre che il Comune provveda alla reintegra delle zone usurpate e alla delimitazione con termini lapidei di tutto il demanio comunale. 

Il Ministro dell'agricoltura e foreste 

On. Antonio Segni

9.9.1947 - "Risposte scritte ad interrogazioni" degli Onorevoli Vinciguerra e Preziosi | Tutela del patrimonio morale e demaniale nel Comune di Cervinara.


https://www.loschiaffo321.com/2021/03/mediocritas-introduzione-oro-verde-del.html

https://www.loschiaffo321.com/2021/03/mediocritas-lattacco-oro-verde-del.html

https://www.loschiaffo321.com/2021/03/mediocritas-i-dieci-schiaffi-del.html


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domenica 21 maggio 2023

ECO-BRIGANTI contro EKO-IMBECILL* | AMBIENTE

ECO-BRIGANTI

Alcuni ambientalisti della zona, sensibili alle problematiche che stanno devastando la Penisola nelle ultime ore, hanno analizzato anche la situazione in Emilia Romagna. Purtroppo, al momento, si registrano una quindicina di morti e ben 36mila sfollati. Una tragedia che non deve essere "coperta" dal fantomatico cambiamento climatico. In effetti in Italia abbiamo due nobel per la fisica del calibro di Carlo Rubbia e Tonino Zichichi, nonché uno dei maggiori esperti mondiali di clima, ossia Franco Prodi, fratello di Romano, che distruggono le tesi degli ekoimbecilli affermando che la CO2 c'entra pochissimo col clima che cambia. Ecco alcune dichiarazioni apparse in rete, a testimonianza di un momento abbastanza vivace all'interno del mondo schierato a difesa della Natura

«Riflessioni. Per gli eventi in Emilia-Romagna, inutile che seguite le mode climatiche dettate da giornalisti e dal sistema. Le spiegazioni sono semplici e sono legate ai modelli imposti dalla società. L'ambientalismo di facciata, quello che ci impone come ad esempio a capo dei parchi e enti gente 'nominata', quello dei radicalchic delle auto elettriche alla Tesla è solo Giardinaggio...». 

L’unico modo per contrastare questi modelli insostenibili è cambiare questo sistema e reinventare una società in cui il consumo eccessivo elitario a spese di altri cittadini o dell’ambiente non sia tollerato. Stampatevi questa frase di Chico Mendes: “L’ ambientalismo senza la lotta di classe è giardinaggio”. Il nuovo ambientalismo sarà solo quello di lotta, io lo chiamo il nuovo brigantaggio...».

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Mediocritas è il titolo della rubrica che Lo Schiaffo 321 dedica alla Montagna e a tutto quello che le gira intorno. Un lavoro ambientalista e caudinista, senza se e senza ma, che punta a difendere l'Oro Verde della Valle Caudina e del Partenio. Il termine mediocritas in latino significa stare in una posizione intermedia tra l'ottimo e il pessimo, tra il massimo e il minimo ed esalta il rifiuto di ogni tipo di eccesso, invitando a rispettare il "giusto mezzo". 

martedì 16 marzo 2021

MEDIOCRITAS - I dieci schiaffi del Ministro Scelba | ORO VERDE DEL PARTENIO

La risposta al duro attacco sferrato da Vinciguerra e Preziosi, il 9 settembre 1947 all'interno dell'Assemblea Costituente, ricevette la celere doppia risposta dei Ministri interrogati. Gli onorevoli Scelba e Segni smontarono, completamente, le accuse della Sinistra che incassò il colpo, sia a Roma, sia a Cervinara. Lo Schiaffo 321 pubblica il secondo articolo della rubrica Mediocritas, spazio nato a difesa dell'Oro verde del Partenio.


Chissà che faccia fecero le spie sovietiche e americane quando dovettero tradurre questi documenti, definiti caldi per l'ordine pubblico ed importantissimi per segnare l'inizio della Guerra Fredda. Da Nuova York a Montesarchio, da Stalingrado ad Avellino, passando per Cervinara o Airola. Dappertutto era scoppiata una vera e propria guerriglia democratica, che toccava tutta la società. Famiglie schierate e compatte, altre spaccate e rancorose, ma tutti con una tessera in tasca e una bandiera tra le mani. La maggioranza non era silenziosa, anzi le piazze traboccavano di cittadini, spesso divisi da semplici marciapiedi, in realtà più alti ed incisivi del Muro di Berlino

FORTINO DICCI'

In quest'ottica dobbiamo inquadrare le dieci risposte del Ministro Scelba. L'Italia aveva i piedi sullo scacchiere mediterraneo della Guerra Fredda e fin nei piccoli centri si rifletteva la netta divisione tra Scudocrociati della Democrazia Cristiana, da una parte e Socialisti, Comunisti e Socialdemocratici in contrapposizione. L'emblematica ricostruzione si può leggere nel capolavoro di Giovannino Guareschi, Don Camillo e Peppone
Le storie di battaglie tra stili ostili erano ambientate nella Bassa padana emiliana e potevano tranquillamente essere adattate alla Valle Caudina dell'epoca. Il grande Guareschi, l'autore italiano più tradotto all'estero in assoluto, magari a Cervinara avrebbe dovuto cambiare l'ossatura della trama, visti i personaggi politici di spessore che caratterizzavano la calda Piazza Trescine e i suoi infuocati balconi, usati per i comizi. Dai quei pulpiti laici si snocciolava una politica strutturata capillarmente. Non a caso le accuse lanciate dagli onorevoli "rossi" erano partite, senza ombra di dubbio, dalla Cervinara del Barone.  

ANTICOMUNISMO 

La risposta del Ministro degli Interni giunse in un delicato scenario interno. Alle porte c'era un'ulteriore  guerra civile e l'eco degli spari di Portella della Ginestra era ancora nell'aria. Il primo maggio 1947 fu un giorno molto difficile da gestire come Ministro degli interni. Gli spari contro la folla di contadini con le bandiere rosse fecero contare undici morti, tanti feriti e il de profundis dell'Unità antifascista.

Scelba rafforzò la Polizia, espellendo da essa elementi considerati, dal suo punto di vista, di dubbia fedeltà, conseguenti ad arruolamenti provvisori avvenuti sul finire della guerra, come la cosiddetta polizia ausiliaria, di cui fece parte un numero di ex partigiani, per la maggior parte provenienti dalle Brigate Garibaldi. Il Ministro riteneva che essendo composte da un'alta percentuale di comunisti avrebbero potuto agire dall'interno delle forze dell'ordine per attuare la rivoluzione comunista in Italia, come riportano le cronache del tempo. 

PROPAGANDA USA

L'Oro Verde del Partenio si trovò, finalmente, al centro del dibattito politico nazionale, seppur usato come mero attacco politico strumentale alla miniguerra fredda Cervinarese. Oltre alla coppia Preziosi . Vinciguerra fu il Barone Rosso di Cervinara, l'avvocato Carlo Mario Emanuele Vittorio De Bellis, a subire, (in)direttamente, il rigetto totale dell'interrogazione. O'Bàron resterà nella storia politica Caudina per la serie di ricorsi e le mille tarantelle contro presunti brogli e affari loschi Scudocrociati, tuttavia mai dimostrati.

Buona lettura.


SCELBA RISPONDE

1°) Danni ingenti al demanio del comune di Cervinara furono causati da parte di abusivi occupatori due anni or sono, e precisamente nel 1945, durante la gestione della precedente amministrazione comunale. Il sindaco del tempo nominò anche un Comitato di sorveglianza che presentò una relazione scritta inviata alle autorità prefettizia e forestale. La nuova amministrazione ebbe cura di porre rimedio alla situazione, richiamando i sorveglianti ad un maggiore senso di responsabilità, e provvedendo alla nomina di un ufficiale forestale. Le usurpazioni di fatto cessarono.

2°) Nessuna usurpazione di proprietà comunale boschiva risulta consentita dall'Amministrazione comunale.

3°) I tributi locali non sono stati ritoccati dall' attuale Amministrazione, né la situazione finanziaria del Comune ha posto gli impiegati in condizioni di non percepire puntualmente i loro stipendi.

4°) Sono pervenute effettivamente a questo Ministero accuse a carico degli attuali amministratori del comune di Cervinara e del sindaco in particolare, ma questo Ministero, presa visione della decisione della Giunta provinciale amministrativa in sede giurisdizionale, con la quale veniva respinto il ricorso avverso la eleggibilità a consigliere di detto sindaco, non ha trovato luogo all'adozione di provvedimenti al riguardo.

5°) L'attuale sindaco di Cervinara risulta denunziato alla Commissione provinciale per le sanzioni contro il fascismo, che lo sospese, in un primo tempo, dal diritto elettorale. Ma la Commissione centrale ha riformato la decisione di primo grado in senso completamente favorevole al prevenuto.

ANDREOTTI E SCELBA

6°) Una recente ispezione, eseguita sul posto dal vice prefetto ispettore della Prefettura di Avellino, non ha posto in luce atti arbitrari perpetrati dall'attuale Amministrazione.

7°) Della casa comunale è stato ceduto un vano (e non tre vani) per il fitto mensile di lire 1000, non risultando all'Amministrazione che vi fossero altre precedenti richieste concorrenti.

8°) Non vi è stata riunione primaverile del Consiglio comunale, perché nella seduta del 27 febbraio 1947 erano stati esauriti tutti gli argomenti all'ordine del giorno, che è stato approvato ad unanimità, né si sono successivamente presentati altri affari che dovessero essere trattati dal suddetto organo, cui restava da esaminare soltanto il conto consuntivo, peraltro non presentato tempestivamente dal Tesoriere. Comunque, una nuova riunione del Consiglio fu indetta per il 25 luglio 1947.

9°) L'attuale Amministrazione comunale di Cervinara,  ha proceduto, a sole due nuove nomine, di dipendenti: un ex carabiniere, reduce, al posto vacante di guardia municipale ed un altro ex combattente a comandante provvisorio delle guardie, con lo specifico incarico della vigilanza forestale con nomina revocabile ad nutum, in attesa della riforma del regolamento organico che prevede l'istituzione di tale posto. Le relative deliberazioni sono state regolarmente rese esecutive dall'autorità di vigilanza, e per il posto vacante del vigile urbano è stata bandito i1 regolare concorso.

10°) A carico del sindaco risultano presentate due denunzie all'autorità giudiziaria ma, allo stato degli atti, non risulta alcun elemento processuale da cui derivi incompatibilità per la permanenza in carica di detto sindaco.

Il Ministro dell'interno On. Mario Scelba.

9.9.1947 - "Risposte scritte ad interrogazioni" degli Onorevoli Vinciguerra e Preziosi | Tutela del patrimonio morale e demaniale nel Comune di Cervinara.




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lunedì 15 marzo 2021

MEDIOCRITAS - L'attacco | ORO VERDE DEL PARTENIO

 



Il primo documento dell'inchiesta Mediocritas, approfondimento storico sull'Oro Verde del Partenio, è un allegato alla duecentododicesima seduta dell'Assemblea Costituente del 9 settembre 1947. All'interno della sezione "Risposte scritte ad interrogazioni" troviamo, a pagina 838, quella firmata dagli Onorevoli Vinciguerra e Preziosi dall'eloquente titolo: 

Tutela del patrimonio morale e demaniale nel Comune di Cervinara.

L'attacco era diretto a Pasquale Clemente, la punta di diamante della Democrazia Cristiana locale. Il Sindaco notaio, durante il primo mandato, dovette affrontare questo caso spigoloso, talmente delicato da finire tra le mani dell'Onorevole Mario Scelba, allora Ministro degli Interni e dell'Onorevole Antonio Segni, Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. 

Don Pasquale Clemente, indossò per la prima volta, in Piazza Trescine, la Fascia Tricolore nel 1946. Il futuro Senatore della Repubblica, Presidente del Consorzio Idrico dell’Alto Calore e Consigliere della Provincia di Avellino, subì un duro attacco da due deputati irpini, eletti anche loro il 2 giugno 1946 per partecipare all'Assemblea Costituente. 

2 GIUGNO 1946

Quel giorno andò in scena il ritorno alla cabina elettorale per scegliere (sic!) se restare con la Monarchia o tuffarsi nell'avventura Repubblicana. Le elettrici e gli elettori votarono nella XXXIV circoscrizione, Avellino e Salerno, anche i componenti dell'Assemblea che doveva redigere la nuova carta costituzionale. Un documento condizionato, sfacciatamente, dalle fortissime pressioni degli Alleati vincitori. A Yalta si divisero l'Europa, prima della fine del conflitto bellico e "poco" prima di dar vita ad una guerra tra ex Alleati, definita fredda per l'assenza di scontri frontali tra le due superpotenze. 

Uno scenario internazionale che si rifletteva anche nei piccoli centri, passando dalle Federazioni Provinciali fino ad arrivare a Roma. L'Unità antifascista, semmai esistita, era già finita. La guerriglia democratica tra Rossi, filosovietici, e Scudocrociati, filoangloamericani, poteva aver luogo. 

Lo Schiaffo 321 pubblica l'attacco che scatenò una delle tante le scaramucce tra il Don Camillo ed il Peppone del Lato manco.

Costantino Preziosi ed Ireneo Vinciguerra, militavano rispettivamente con il Partito Democratico del lavoro e con il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria. Sferrarono un colpo, a quattro mani, portando avanti le istanze nate in seno alla focosa ala socialista riformista locale. La profonda spaccatura tra socialisti e democristiani, o meglio tra O' Barone Rosso Carlo De Bellis e don Pasquale Clemente, non nasce da questa interrogazione parlamentare. Le diatribe tra opposte fazioni furono costanti e questo atto rappresenta solo uno dei tanti "ricorsi" lanciati dalla Sinistra, tutti caduti nel vuoto. 

Buona lettura.



Vinciguerra, Preziosi. 

Ai Ministri dell’Interno e dell’Agricoltura e foreste.

«Per conoscere quali provvedimenti intendono adottare a tutela del patrimonio morale e demaniale nel comune di Cervinara, in provincia di Avellino, dolorosamente manomesso, ed a tutela dell’ordine pubblico, gravemente minacciato, per il che essi sin d’ora declinano ogni responsabilità.

E ciò in considerazione: che il comune di Cervinara, paese di oltre 10 mila abitanti della Valle Caudina, capoluogo di mandamento, ha un patrimonio boschivo di circa 300 ettari di terreno, ceduo castagnale, da cui ricavava i maggiori fondi per la integrazione del suo bilancio; che, frattanto, la nuova Amministrazione comunale, allo scopo di propiziarsi la clientela elettorale, nonché per altri inconfessabili fini, ha consentito la usurpazione delle sezioni boschive da parte di affiliati al suo partito, compresi stretti parenti del sindaco, i quali tutti, già ricchi proprietari e commercianti, hanno proceduto al taglio e trafugamento degli alberi ed hanno occupato il terreno, con un danno accertato di oltre trecento milioni; che, per ciò solo, è venuto meno al comune il più cospicuo cespite di entrata, necessaria per fronteggiare i pubblici servizi e il pagamento degli stipendi agli impiegati;


 CERVINARA

  • che, d’altronde, non sono floride le condizioni economiche del comune, abbisognevole di inderogabili e urgenti opere pubbliche. malgrado l'esoso e partigiano inasprimento dei tributi;
  • che l’abusivo procedere del sindaco e della civica Amministrazione di Cervinara fu debitamente varie volte denunziato al prefetto di Avellino, nonché ai Ministri dell'interno e dell'agricoltura e foreste, con atti persino notificati, a garanzia dell'effettivo recapito, a mezzo di ufficiale giudiziario, ma nessun provvedimento è intervenuto: che il sindaco, già antemarcia, Marcia su Roma, squadrista, componente della Squadra d'azione Gabriele d'Annunzio, sciarpa Littorio, segretario e commissario dei Fasci, complicato in delitto fascista nel 1924, al tempo dell'eccidio di Matteotti, e assolto per l'amnistia fascista, di cui al Regio Decreto, 31 luglio 1925, n. 1277, intimo del famigerato Augusto Turati, suo ospite a Cervinara, rimasto inalterato fascista dal 1922 al 1943, sospeso per tre anni dall'elettorato attivo e passivo dalla Commissione provinciale di Avellino, poscia assolto da quella centrale di Roma per interferenze politiche, si abbandona ad illegalità ed arbitri, favorendo accoliti e parenti, pervaso dei vecchi metodi di corruttela politica;

 AUGUSTO TURATI
  • che, giusta deliberazioni adottate dalla Giunta comunale, il pubblico denaro viene sperperato in spese non giustificate da documenti di appoggio o quanto meno le somme pagate sono sproporzionate alle asserite prestazioni;
  • che sono stati concessi in fitto dei vani di casa del Comune alla sezione di un partito per puro favoritismo, con un canone di lire 1000 il mese, sebbene vi fossero altre richieste, compresa quella dei reduci, e si fosse chiesto al sindaco e al prefetto di Avellino di indire una pubblica gara, con la prospettiva certa e sicura di raggiungere il canone mensile di circa lire 5000; 
  • che il Consiglio comunale, onde sfuggire all'esame di gravi problemi, compreso quello delle usurpazioni innanzi accennato, ha omesso di riunirsi in sessione ordinaria e per cui è stata chiesta la decadenza di tutti i consiglieri, a norma degli articoli 124 e 289 del testo unico della legge  comunale e provinciale 4 febbraio 1915, n. 148; 
  • che sono stati assunti a pubblici impieghi affiliati del sindaco, sforniti dei requisiti voluti dalla legge, in spregio. anche e soprattutto alle tassative norme tutelatrici della benemerita classe dei reduci e combattenti, non esclusi gli invalidi e mutilati di guerra, i quali tutti a Cervinara sono in pieno fermento e agitazione e reclamano giustizia; che il sindaco è sottoposto a due procedimenti penali, il primo pel delitto di estorsione, il secondo per il reato di indebito rifiuto di atti del proprio ufficio, e non c'è speranza di ravvedimento, dati di lui precedenti morali e penali.

 MANIFESTI

Gli interroganti chiedono dl conoscere: altresì, se: accertati i fatti di cui innanzi, gli onorevoli Ministri non credano, in omaggio ai principi di libertà e di democrazia, che non possa rimanere al suo posto l'attuale sindaco e l'Amministrazione comunale di Cervinara, nonché gli agenti comunali e quelli forestali di Cervinara».

9.9.1947 - "Risposte scritte ad interrogazioni" degli Onorevoli Vinciguerra e Preziosi | Tutela del patrimonio morale e demaniale nel Comune di Cervinara.




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domenica 10 aprile 2022

MEDIOCRITAS - ANTINCENDIO dossier di Legambiente e la Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale | AMBIENTE


Lo Schiaffo 321 rispolvera la rubrica MediocritaS e punta l'attenzione sul dossier curato da Legambiente e SISEF, la Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale. Per combattere un fenomeno così devastante serve la formazione del cittadino. Riflettere sull'ultimo lavoro dei Cigni gialloverdi è un momento doveroso di analisi e confronto per unire le forze contro gli incendi.

Buona lettura.


L’Italia brucia. Da alcune settimane, diversi incendi si stanno allargando raggiungendo estensioni raramente osservate in Sardegna, Sicilia e Calabria (Regioni che primeggiano nelle graduatorie di Legambiente sugli Ecoreati) ma anche in Abruzzo, dove gli incendi hanno percorso i boschi delle province di L’Aquila e Pescara. Il 25 luglio, nonostante l’impiego di numerosi mezzi aerei e personale antincendio, l’incendio di Montiferru in Sardegna presentava una superficie di 10.000 ettari in espansione (macchia 34%, pascoli 33%, boschi 12%, aree agricole 22%).

L’incendio di Pescara che ha interessato la Riserva Dannunziana ha investito strade e case e spinto le persone a fuggire sulla spiaggia, una dinamica che spesso è risultata fatale (incendio di Peschici nel 2007, o in Grecia nel 2018). Questi eventi vengono definiti “estremi”, in quanto superano la capacità di controllo, con una intensità superiore ai 10.000 kW/m ed una velocità di propagazione oltre i 3 km/h, e sono caratterizzati da elevati impatti e rischi.

Come è potuto accadere? 

Quali sono le cause? 

Cosa si può fare per governare questo tipo di incendi?

Leggendo i commentatori e la stampa, c’è chi si concentra sulle cause di innesco, chi sulla mancata prevenzione e scarsa applicazione della legge quadro sugli incendi boschivi 353/2000, chi sulla assenza di gestione dei territori agro-silvo-pastorali sempre più infiammabili, chi sui cambiamenti climatici a scala globale. Hanno tutti un po’ di ragione! Tuttavia, per comprendere, e quindi governare il fenomeno incendi, non serve concentrarsi sulla singola causa.

Gli incendi sono infatti un “fenomeno complesso” che nasce dalla interazione tra eventi con una dimensione spazio-temporale estremamente diversa: dalla contingenza di una vettura che prende fuoco a bordo strada, ai cambiamenti decennali dell’uso del suolo a scala di paesaggio, al riscaldamento globale in atto dalla fine dell’800. La complessità dei processi in gioco rende molto difficile trovare soluzioni semplici e facili da comunicare. Per non affrontare questa complessità, si finisce col puntare l’indice e parlare solo di dolo, o di inefficienza dei sistemi di sorveglianza anche se l’emergenza criminale, soprattutto in alcune Regioni, e l’azione di incendiari è una parte fondamentale della causa degli incendi boschivi. Secondo i dati del Rapporto Ecomafia 2021 di Legambiente, nel 2020 sono stati percorsi 62.623 ettari (+ 18% rispetto all’anno precedente) con 4.233 reati accertati (in crescita del 8,1% rispetto al 2019) con 552 persone denunciate per reati di incendio doloso e colposo (+ 25,2% rispetto al 2019) e solo 18 persone arrestate.

Ricondurre il fenomeno alla sola criminalità o agli atti di incendiari o di piromani, non deve essere una semplificazione del problema che è molto più ampio e investe tutta la filiera della prevenzione in cui il governo del territorio, la gestione del nostro patrimonio verde e la prevenzione devono essere tenuti assieme per capire il fenomeno e trovare le soluzioni per governare il fenomeno degli incendi estremi in un contesto di cambiamento climatico.

Da tempo Legambiente e SISEF (Società italiana di scienze ed ecologia forestale) promuovono la cultura della prevenzione e una strategia di governo integrato degli incendi basata sui seguenti punti.

  1. Governo Integrato degli Incendi: Il governo degli incendi boschivi in Italia necessità della integrazione/coordinamento, a livello regionale e nazionale, fra i settori dedicati alla previsione, prevenzione, informazione, addestramento, lotta, indagine e ricostituzione post - incendio. L’elevata separazione delle competenze (ripartite fra servizi e agenzie foreste e protezione civile regionali, corpi forestali delle regioni e province autonome, carabinieri forestali, protezione civile nazionale, volontariato, vigili del fuoco, enti parco e comunità montane) ha portato ad una marcata frammentazione del governo incendi e difficoltà di coordinamento. Si osserva la mancata integrazione fra la pianificazione dell’emergenza e delle attività di lotta agli incendi con la pianificazione territoriale in ambito agro-silvo-pastorale e di conservazione dell’ambiente. E’ necessaria una verifica dell’applicazione della legge quadro sugli incendi boschivi (L. 353/2000) con una approfondita analisi della filiera istituzionale che la governa anche alla luce della riforma che ha accorpato il Corpo Forestale dello Stato ai Carabinieri e trasferito competenze ai Vigili del Fuoco. Riteniamo necessario, ad esempio, un ruolo attivo della DG Foreste del MIPAAF (che nel 2000 non c’era) per sostenere l’integrazione della prevenzione e mitigazione degli incendi con le altre fasi del governo incendi (previsione, lotta) istituendo un tavolo inter-istituzionale che promuova il coordinamento fra i settori amministrativi e tecnico-scientifici, regionali e nazionali, che si occupano di incendi.
  2. Piani forestali di indirizzo territoriale: riteniamo che nel secondo livello di pianificazione forestale introdotto dal TUF “Piani forestali di indirizzo territoriale” (Art.6 c.3, D.lgs.34/2017) possa essere integrata la pianificazione forestale per la prevenzione degli incendi boschivi. Infatti, i “Piani AIB regionali” (Art.3 L.353/2000) o i “Piani di gestione forestale” (Art.6 c.6, D.lgs.34/2017) hanno una scala non adeguata. I Piani forestali di indirizzo territoriale sono il giusto strumento per definire le aree esposte al pericolo incendi (con un livello di analisi e dettaglio adeguato ad un piano territoriale e in accordo con quanto definito dai Piani AIB regionali) e individuare le aree dove integrare misure di selvicoltura preventiva con altre misure forestali (es. produzione di legno, protezione diretta), le misure per l’attività pastorale e agricola, e quelle per la tutela della biodiversità nel Parchi Nazionali, Riserve regionali e siti della Rete Natura 2000. In fase di discussione del tavolo Filiera foresta legno, intendiamo portare un contributo per la definizione di linee guida per integrare la pianificazione della prevenzione incendi nei piani territoriali.
  3. Integrazione con la politica agricola: riteniamo che per un più efficace governo degli incendi sia fondamentale una integrazione della politica forestale con quella agricola (primo passo del tavolo di cui al punto 1). Molti incendi derivano dall’uso illegale e inesperto del fuoco per fini agro-silvo-pastorali e l’abbandono dell’agricoltura e della pastorizia determinano un aumento del pericolo di incendi per accumulo del combustibile. L’agricoltura, tuttavia, deve essere considerata parte della soluzione: campi coltivati, orti, vigneti, aree pascolate possono ridurre l’infiammabilità a scala di paesaggio. Gli strumenti della Politica Agricola Comune come il Piano di Sviluppo Rurale (PSR), devono integrare le misure per l’agricoltura, la pastorizia ed per il settore forestale considerando anche i dettami della pianificazione per la previsione, prevenzione e lotta agli incendi boschivi (vedi punto precedente). Incentivare le misure in aree strategiche (es. attorno agli insediamenti rurali, lungo i percorsi preferenziali dei grandi incendi) deve essere considerata una opportunità nel governo degli incendi con ricadute sulla sicurezza ed efficacia della lotta attiva. In particolare, serve la regolamentazione dell’uso del fuoco per fini agro-silvo-pastorali in tutte le regioni. Queste pratiche sono di origine antica. Tuttavia, oggi vengono condotte senza regole ed applicate in un contesto diverso dal passato, con maggiore copertura, biomassa e zone di interfaccia urbano-foresta. Il risultato è un aumento degli incendi colposi nella maggior parte delle Regioni che generano conflitti e aggravano il lavoro dei sistemi antincendio regionali soprattutto negli anni più critici (es. 2007 e 2017). La tecnica del fuoco prescritto attuata da tecnici specializzati in aree definite da piani di gestione pastorale porterebbe a ridurre drasticamente gli incendi di origine agro-pastorale. Questo è quello che accade ad esempio sul versante francese delle Alpi Marittime: dalla fine degli anni ’80 l’Office National des Forêts pianifica il fuoco prescritto per fini pastorali in inverno, di concerto con consorzi pastorali per la gestione dei pascoli. Questo modello gestionale ha portato ad una drastica riduzione degli incendi di origine pastorale in quell’area, perché i pastori non hanno più motivo di usare il fuoco in estate e di nascosto.
  4. DDL sul Fuoco prescritto I programmi di fuoco prescritto avviati in diverse regioni hanno dato buoni frutti, soprattutto per l’aumento delle capacità tecniche e organizzative dei sistemi AIB regionali. La scala degli interventi, finora pianificati e realizzati su superfici limitate rispetto alle esigenze di prevenzione, non consente di verificare la loro efficacia se non in singoli casi studio. Riteniamo che i programmi di fuoco prescritto esistenti e nuovi vadano promossi investendo nella formazione di tecnici progettisti e operatori, includendo il fuoco prescritto nei Piani AIB regionali (Art. 3, L.353/2000), nei Piani dei Parchi e RNS (Art.8, 353/2000), e nei Piani Forestali di Indirizzo Territoriale (Art.6, c.3, D.lgs.34/2017), finanziando interventi nelle aree suscettibili agli incendi con le misure del PSR. Tuttavia, data l’elevata diversità dei sistemi AIB regionali, riteniamo che una modifica alla 353/2000 (come prevista dal DDL 576/2018) non sia la soluzione adeguata in quanto introdurrebbe norme difficilmente adattabili alle diverse realtà regionali (es. le competenze sul fuoco prescritto vengono stabilite a livello regionale). Una revisione della 353/2000 potrebbe dare una definizione di fuoco prescritto tale da assimilare questa tecnica alle “cure colturali ed opere antincendio”, e demandare alle regioni la disciplina della materia. Infatti, sono le regioni che dopo aver compreso come integrare il fuoco prescritto all’interno dei loro sistemi AIB devono legiferare per regolamentare la materia e stabilire le procedure e le competenze (es. chi fa la progettazione, chi dirige le operazioni etc.).
  1. Pascolo prescritto strumento di prevenzione utile negli ambienti mediterranei e in particolare in Sardegna dove la risorsa del pascolo può avere molteplici usi anche come strumento di riduzione del carico di combustibile quindi di selvicoltura preventiva sancito anche nell’art. 3 della L. 47/75 (oggi abrogata e sostituita dalla L. 353/2000). Il pascolamento con specie domestiche è stato finalmente riconosciuto come tecnica per prevenire il propagarsi degli incendi o evitare che una volta innescati diventino disastrosi. Tutte le specie pascolanti, bovini, ovini e caprini possono essere utilmente impiegate. Il pascolo può aumentare l’efficacia di taluni trattamenti, quali il decespugliamento, contribuendo a mantenere basso il volume dei cespugli. Il pascolo prescritto, in particolare delle capre, che si alimentano preferenzialmente di parti legnose o alte delle piante, ha il potenziale per essere uno strumento di gestione ecologicamente ed economicamente sostenibile per la riduzione locale dei carichi di combustibili ed è certamente un metodo efficace a quasi zero emissioni e senza alcun impatto negativo di tipo visuale (al contrario del fuoco prescritto).
  2.  Responsabilizzazione e coinvolgimento dei cittadini: il governo degli incendi non deve essere solo responsabilità delle istituzioni e dei tecnici del settore. I cittadini possono essere parte attiva, in primo luogo coinvolgendo il volontariato non solo nella lotta ma anche nella prevenzione. I “contratti di responsabilità” sperimentati nel Parco dell’Aspromonte (vedi Piano AIB Parco 2013-2017, par. 7.1.2.6) e in altre aree protette sono un possibile strumento per coinvolgere il volontariato, ma anche proprietari di fondi, agricoltori e pastori, nel governo di territori particolarmente esposti agli incendi durante i periodi di massima pericolosità. Inoltre, i proprietari di fondi devono essere responsabilizzati nella gestione della vegetazione nei loro terreni, adottando i principi dell’autoprotezione2 dagli incendi, attraverso un servizio di supporto ai cittadini previsto istituzionalmente e incentivato nelle norme urbanistiche e di pianificazione attuativa degli insediamenti. Infine, i cittadini devono essere preparati a riconoscere il pericolo incendi (comunicato attraverso i bollettini regionali, nazionali ed europei) e imparare a rispondere con comportamenti adeguati nelle situazioni di emergenza riparandosi in luoghi predisposti con interventi forestali preventivi. Legambiente e SISEF sono impegnati in attività di comunicazione e sensibilizzazione dei cittadini su questi temi (es. Focus Incendi).
  3. Statistiche e catasto incendi: l’analisi delle statistiche sugli incendi è essenziale per la comprensione ed il governo del fenomeno. E’ necessario supportare i comuni nell’aggiornamento del catasto incendi ai sensi della Legge Quadro 353/2000. C’è la necessità di migliorare il sistema di raccolta, analisi e condivisione dei dati sugli incendi in Italia attraverso investimenti tecnologici e semplificazioni normative. Esistono modelli3 già disponibili per altri pericoli naturali che potrebbero essere utilizzati. Inoltre, c’è la necessità di sviluppare un sistema di raccolta sistematica di dati economici, sia rispetto ai costi di prevenzione e lotta sostenuti da Stato (inclusi i dati sugli infortuni), Regioni (compresi gli interventi legati alle Misure forestali nei Piani di Sviluppo Rurale) ed enti locali, sia rispetto alla quantificazione economica dei danni. Il tutto per meglio valutare il rapporto costi/benefici e dimensionare in maniera corretta gli investimenti, e fornire valori di riferimento per i sistemi di contabilità nazionale in campo ambientale.
  4. Pianificazione e progettazione del ripristino ecologico e funzionale: la ricostituzione postincendio è una fase delicata del governo incendi. Spesso viene affrontata in modo emotivo ed emergenziale, investendo risorse senza un piano di interventi e soluzioni tecniche adeguate caso per caso. Non sempre è necessario ricostituire in modo attivo le foreste dopo un incendio. La vegetazione forestale il più delle volte si ricostituisce da sola. Dobbiamo investire le risorse per il post-incendio in modo strategico, in situazioni che forniscono servizi ecosistemici fondamentali e in aree prioritarie. Per passare da un approccio che rincorre l’emergenza, ad una strategia di intervento post-incendio è necessario definire in fase di pianificazione territoriale, ancora prima che si verifichino gli incendi, le aree a priorità di intervento e le soluzioni tecniche più adeguate (es. come limitare attacchi parassitari, come avviare dinamiche di ricostituzione verso paesaggi meno infiammabili) e alle relative tempistiche per mantenere i servizi fondamentali. La pianificazione pre-incendio degli interventi di ricostituzione consentirebbe di realizzare interventi tempestivi (in anticipo rispetto alla prima stagione vegetativa post-incendio) contemplando eventuali procedure di deroga all’Art.10, c.1 della 353/2000.
  5. Pianificazione urbanistica e incendi: i piani urbanistici dettano le linee per l’espansione dei centri abitati, in coerenza con le normative e i vincoli regionali e nazionali, ma non tengono in considerazione il rischio legato agli incendi boschivi. Per questa ragione appare auspicabile che nei prossimi anni la pianificazione urbanistica venga informata dai piani forestali di indirizzo territoriale (vedi punto due) che identificano le aree esposte al pericolo incendi4 (probabilità di propagazione di grandi incendi). La stessa attenzione deve essere indirizzata alla rete stradale che svolge un ruolo fondamentale nel garantire la sicurezza della logistica dei mezzi di soccorso in caso di incendi di elevata intensità (si ricorda quanto accaduto in Portogallo nel 2017, con un numero elevato di morti a ridosso di un’arteria stradale).


Il contesto generale impone un ripensamento delle strategie di gestione degli incendi, spostando l’attenzione, gli sforzi e gli impegni sempre più verso la prevenzione, che deve necessariamente integrare gli obiettivi a breve termine con quelli a medio-lungo termine per rispondere alle sfide climatiche e alla necessità di accrescere il nostro patrimonio foreste soprattutto nelle aree urbane. 

Accanto alla prevenzione Legambiente e SISEF, ma anche tutta la comunità scientifica, ritengono strategica la ricerca sull’adattamento ai cambiamenti climatici, inteso come aggiustamento dei sistemi naturali e antropici agli eventi climatici attuali o attesi, con l’obiettivo di minimizzare i danni e massimizzarne i potenziali benefici. Fare ricerca sull’adattamento richiede il superamento della settorialità e della gestione a breve termine, promuovendo l’integrazione fra discipline e individuando soluzioni e prospettive a medio-lungo termine e sostenibili.

Questo si traduce, per esempio, nell’utilizzo di dati, strumenti modellistici e approcci innovativi che consentano di analizzare il rischio di un’area considerandone tutte le componenti e integrandole con la valutazione della coerenza fra le politiche che insistono su quel territorio. Il fine è quello di individuare e attuare misure specifiche, però strettamente connesse con gli obiettivi di sviluppo sostenibile, in grado di rafforzare la resilienza degli ecosistemi e delle comunità al rischio di incendi boschivi in un contesto di cambiamenti climatici.

Nel nostro Paese non si parla mai di boschi (che coprono ormai il 40% del territorio) e non si parla di incendi, se non quando i boschi sono diventati cenere. Dobbiamo invece raccontare di boschi e disturbi in modo efficace (si pensi al caso della tempesta Vaia del 2018, nel Nord-Est) e, dunque, di incendi anche quando questi non sono accesi. Prevenzione, infatti, vuol dire educazione per ogni fascia d’età, formazione, coinvolgimento responsabile delle comunità, per evitare che la 'distrazione' diventi 'disastrosa', per sbarrare il passo all’incuria che sempre più domina i nostri paesaggi e alla criminalità organizzata, al teppismo, alla vendetta e alla devianza sociale che si maschera da psicopatologia incendiaria. Lo strumento principale di prevenzione e di lotta agli incendi è la creazione di un legame tra le popolazioni locali ed il bene bosco. Per creare questo legame non servono ulteriori sistemi vincolistici al contrario servono investimenti veri, ricerca, strumenti e tecnologie, semplificazione di procedure e competenze all’interno di una strategia complessiva definita in condivisione con le popolazioni locali ed i portatori di interesse.

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immagini tratte dalla rete

note

(1) Analisi fornite dal geoLAB – Laboratory of Forest Geomatics, Università di Firenze: https://geolabforest.com/
(2) Con autoprotezione (in inglese “firewise approach”, es. https://www.firesmartcanada.ca/) si intende il sistema di misure preventive che permettono ad un comune cittadino, in possesso di un'area suscettibile al passaggio del fuoco, di tutelarsi e prepararsi ad un potenziale evento che si dovesse sviluppare a ridosso o entro i confini della sua proprietà.
(4) Un esempio sono i Piani Comunali di Protezione Civile che recepiscono l’analisi del rischio valanghe e del dissesto idrogeologico. Questi piani potrebbero recepire il concetto di interfaccia urbano-rurale esposta agli incendi
(fonti)