venerdì 20 maggio 2022

AMERICANS 1943-45, Napoli a stelle e strisce | documentario

AMERICANS 1943-45, 
Napoli a stelle e strisce 

Napoli tra il 1943 e il 1945 divenne un vaso di Pandora aperto all'improvviso. "Divenne una specie di Saigon mediterranea" dirà lo scrittore Raffaele la Capria ricordando quegli anni. 

Mercato nero, tifo petecchiale, le "signorine", le navi Liberty e la farina di piselli, soldati comprati e venduti, gli sciuscià sono solo alcune delle tante storie che vanno dall'ottobre del 1943 al dicembre del 1945 quando Napoli era governata dagli Alleati e il suo porto era il più importante del mondo superando di gran lunga persino quello di Nuova York. Di Mario Leombruno e Aldo Zappalà.

mercoledì 18 maggio 2022

Il Libro Perduto del Dio Enki - Prima Tavoletta - Parte Prima

Il Libro Perduto del Dio Enki

Prima Tavoletta - Parte Prima
Zecharia Sitchin è stato uno scrittore azero naturalizzato statunitense. 

È stato autore di molti libri sulla cosiddetta archeologia misteriosa o pseudoarcheologia, e sostenitore della "teoria degli antichi astronauti" come spiegazione dell'origine dell'uomo. Le speculazioni di Sitchin, basate sulla sua personale interpretazione dei testi sumeri, vengono considerate pseudoscienza e pseudostoria dalla comunità scientifica, rifiutate da scienziati, storici e accademici.

Inoltre le teorie e i libri di Sitchin sono stati fortemente criticati per ragioni quali la mancanza di conoscenze o studi specifici sull'archeologia mesopotamica e sulla storia del Vicino Oriente antico, congiunta ad una metodologia difettosa nello studio dei testi antichi sumerici, traduzioni errate di tali testi e affermazioni astronomiche e scientifiche che non corrispondono alla realtà.

Egli attribuisce la creazione dell'antica cultura dei Sumeri ad una presunta razza aliena, detta Elohim (in ebraico) o Anunnaki (in sumero), proveniente dal pianeta Nibiru nei testi Sumeri e in quelli Babilonesi Marduk, un ipotetico pianeta del sistema solare dal periodo di rivoluzione di circa 3600 anni presente nella mitologia babilonese. L'esistenza di corpi celesti oltre Nettuno, di grandi dimensioni è comunque tuttora oggetto di dibattito, specialmente dopo la scoperta di Sedna.

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CATERINA CASELLI - Insieme a te non ci sto più (1968)

Caterina Caselli - Insieme a te non ci sto più 

Artista: Caterina Caselli 

Brano: Insieme a te non ci sto più

Anno: 1968

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Le avventure di Tintin - Tintin in Tibet Parte 1

Le avventure di TinTin episodio 19

Tintin in Tibet Parte 1

 

Céline: Il profeta dell’Apocalisse del Novecento. Intervista ad Andrea Lombardi



Luigi Ferdinando Céline è uno dei maggiori scrittori del Novecento, portatore di due rivoluzioni letterarie che hanno sconvolto per sempre i canoni della letteratura Occidentale con capolavori come Viaggio al termine della notte e la trilogia Allemande. 

Ma è anche l’autore proscritto e imperdonabile dei pamphlet, il personaggio enigmatico e affascinante delle interviste, il protagonista e il personaggio dei ritratti più effervescenti di chi ha potuto conoscere questa bomba innescata di rancore. Per conoscere tutti i luoghi oscuri e i volti di questo fenomeno letterario abbiamo intervistato Andrea Lombardi che ha curato per Bietti le raccolte “Il profeta dell’Apocalisse” ed “Io sono l’ultimo francese” che raccontano un Doctor Destouches unico, inedito ed originalissimo.


L'intervista

d- Apocalittico, moralista, anarchico, sopravvissuto. Chi fu realmente Luigi-Ferdinando Céline e che ritratto emerge dagli scritti di queste antologie?

r- Uno dei più grandi romanzieri del ‘900 e un doppio rivoluzionario del linguaggio scritto: per la rivoluzione dell’Argot e per la scrittura emozionale. Il suo è stato un lavoro infaticabile sulla parola: l’ha resa tridimensionale pur nella bidimensionalità dell’inchiostro sulla superficie della carta. E poi, per le sue interviste, quelle dall’autoesilio di Meudon in un “Profeta dell’Apocalisse”.

d- Tra le testimonianze di scrittori del calibro di Rebatet e Junger, quali la hanno colpita di più e quali mostrano di più il vero volto del “Profeta dell’Apocalisse”?

r-Sicuramente quella di Marcello Ayme.

d- Nell’introduzione ai saggi parla delle nuove scoperte relative agli inediti celiniani. Può spiegarci meglio la portata di questa scoperta, soprattutto in relazione alla pubblicazione prossima per Gallimard di Guerre?

r- Proprio in questi giorni è stato pubblicato in Francia il primo di questi manoscritti Guerre. La maggior parte della critica è concorde nel valutare che questo romanzo, pur ritrovato nella sua prima stesura – e sappiamo quante volte Céline riscriveva e correggeva i suoi manoscritti – rappresenti un’opera di grande importanza, al di là del “caso letterario” e come sia superiore a molti dei migliori romanzi contemporanei. E dal momento che stiamo parlando di una bozza scritta circa 90 anni fa, questo è l’ennesima rivincita del genio di Céline

Il quale era un  autodidatta come scrittore, di giorno svolgeva la professione di medico e di notte scriveva forsennata mente nel suo appartamento di rue Lepic, a Parigi. Arrivò al successo con Viaggio al termine della notte. Così lo ricorda la figlia Colette (1920-2011) in un’intervista inedita in Italia da noi riportata, grazie a Davide Alliot, in Luigi-Ferdinando Céline – Un profeta dell’Apocalisse.

d- Cosa ne pensa della pulizia etica che ha colpito autori come Celine per motivi ideologici?

r- Negli anni presenti esiste in effetti una dittatura del chiacchiericcio politicamente corretto e dell’opinione virale di chi non ha la più pallida idea dell’argomento in discussione. Almeno, negli anni passati gli storici dell’arte o i critici letterari di sinistra censuravano od omettevano in tutto o in parte Marinetti, D’Annunzio o Céline, ma se li erano letti tutti.

d- Vittorio Sgarbi nel suo contributo dice che Céline gli ha insegnato chi sono gli esseri umani. Qual è il contenuto della sua lezione ?

r- Che essi sono un portafoglio pieno di viscere con dentro un sogno, come scrisse in Voyage.

https://www.ilgiornaleoff.it/2022/05/11/celine-il-profeta-dellapocalisse-del-novecento-intervista-ad-andrea-lombardi/


martedì 17 maggio 2022

PROCESSO A ERICH PRIEBKE - dichiarazioni spontanee (1997)

PROCESSO A ERICH PRIEBKE - dichiarazioni spontanee 

Roma, 14 aprile 1997. L'imputato Erich Priebke rilascia dichiarazioni spontanee nel corso dell'udienza (la qualità audio migliora al minuto 01:15). 

l sito internet: https://spazio70.com/

La pagina Facebook: https://www.facebook.com/gliannisettanta

L'account Instagram: https://www.instagram.com/spazio.70/

Twitter: https://twitter.com/Nazionalpop70

Il  gruppo Telegram (molto importante): https://t.me/spazio_70

 

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MATTEO BRANDI LEGGE SELVAGGIA LUCARELLI - La regina della vacuità | CULTURA

MATTEO BRANDI LEGGE SELVAGGIA LUCARELLI - La regina della vacuità

La prosa di Selvaggia Lucarelli, poetessa della Dolce Stil Bava, si diffonde come un cortometraggio beleniano e sale in alto a ballare con stelle sconosciute...
 

La gente è lontana dai partiti politici o i partiti politici allontano la gente | POLITICA


La gente è lontana dai partiti politici o i partiti politici allontano la gente? In Valle Caudina, come nel resto d'Italia, c'è un evidente distacco delle nuove generazioni dalle sedi dei partiti politici parlamentari ed extra-parlamentari. Insomma, aprire i battenti delle sezioni territoriali e le porte dei circoli ad iscritti, simpatizzanti e militanti era una lotta quotidiana per mantenere alta la bandiera del partito di provenienza.

Con il tempo le opposte fazioni partitiche hanno lasciato lo spazio alle grandi e caotiche coalizioni che hanno mescolato le carte, gli ideali e le sezioni. A destra negli anni Novanta c'erano Circoli Territoriali di Alleanza Nazionale sparsi ovunque, con annesso spazio interno e autonomo per Azione Giovani, l'ex Fronte della Gioventù confluito nel 1996 nella nuova struttura giovanile unitaria, divisa in correnti ed identitaria. 

La Fiamma e la Fiaccola Tricolore erano attive a Rotondi, Cervinara, San Martino Valle Caudina, Roccabascerana, Montesarchio, Airola e Sant'Agata de' Goti. A sinistra, invece, c'era una rete coordinata dal Partito Comunista Italiano con la Kapitale a San Martino Valle Caudina (anni 80), ma presente su tutto il territorio seppur con cifre sempre più irrisorie. La massa, però, era sotto la sfera Cattolica, tra associazioni, parrocchie e Balena Bianca. 

Oggi il Popolo Caudino, invece, è impegnato nel mondo del volontariato, dalla difesa degli animali alla valorizzazione dell'ambiente, dalla Protezione Civile alle associazioni culturali, ricreative e in parte anche impegnate nel sociale. In forte crescita l'attivismo nelle "liste" civiche che stanno, gradualmente, sostituendo i partiti politici. O almeno cercano di ricoprire un ruolo ormai slegato dalle strutture organizzate divise in federazioni, nuclei giovanili e circoli territoriali. 

Ad ogni appuntamento elettorale nascono aggregazioni per gestire i rispettivi Comuni, il più delle volte caratterizzate dall'opposizione, netta, sterile e spesso miope. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Per dire la Vostra, contattateci all'indirizzo di posta elettronica caudiumpatrianostra@gmail.com oppure tramite Twitter @SchiaffoLo



lunedì 16 maggio 2022

Posizione #5 - CANDELA ALLA CERVINARESE | Kamasutra Caudino


La Candela alla Cervinarese vi farà provare emozioni indescrivibili in questa simpatica rubrica giunta alla quinta puntata. L'obiettivo è quello di puntare l'attenzione sull'educazione sessuale all'interno dell'Unione dei Comuni Caudini. Con un pizzico di goliardia e tanto erotismo vi consigliamo la prossima posizione del Kamasutra Caudino. Una posizione molto erotica, rude ed insolita: la Candela alla Cervinarese!

Si consiglia la visione ad un pubblico maturo e goliardico

CANDELA ALLA CERVINARESE

Ti ricordi quando, nelle ore di ginnastica, l’insegnante ti proponeva di «fare la candela», per tonificare la schiena e gli addominali? La Candela Cervinarese fa riferimento a quella stessa posizione, ma in una situazione molto più erotica. L'Uomo afferra le gambe all'aria della Donna come se fossero le corna di un cervo da domare.

Nella posizione della Candela alla Cervinarese la Donna è distesa supina con le gambe in verticale. Il Maschio, inginocchiato sul letto o per terra, le solleva il bacino e la penetra accarezzandole la parte inferiore delle cosce, zona particolarmente erogena.

Per stare più comoda la Donna può mettere un cuscino fatto con gusci di castagne sotto la testa ed eventualmente anche sotto la schiena, per non sforzare troppo i lombari. La posizione della Candela alla Cervinarese è infatti una posizione piuttosto acrobatica per la femmina Caudina: richiede quindi una buona forma fisica e quindi dei muscoli addominali ben allenati! 

Se la Donna, invece, non è molto allenata può comunque chiedere al maschietto di farsi aiutare. Le virili mani Cervinaresi possono tener sollevato il bacino del gentil sesso e dare il via ad una prova di tutto rispetto, molto appagante per entrambi. Naturalmente se sei un/una Cervinarese Doc questa posizione sarà un gioco da mucchusi!

Il vantaggio della posizione della Candela alla Cervinarese è che il Maschio Caudino ha le mani libere per accarezzare non solo le cosce, ma anche il clitoride dell'amante Caudina. Lei se si sente a suo agio potrebbe masturbarsi mentre il maschio la penetra, rendendo il gioco ancora più eccitante. Inoltre durante l’azione potete scambiarvi sguardi e parole dolci o infuocate come... 

"Stamm ncop'o'pont'e'pisci'mpont" oppure "Addù nun sbatt' o'sole 'par'o'cium'e'Cardit" o meglio ancora "Sei arrapante e m'fai sangh' come o'Pont'o'Camp chin 'e ggent a' sera aropp 'a partit quand' venc' l'Audax"...

Per aggiungere una nota piccante e sensuale alla situazione potete ascoltare insieme  qualche canzone spinta di Gigione e/o Jo Donatello. In questo modo potrete approfittare di ogni sensazione senza preoccuparvi di quello che succede intorno a voi. Potete anche creare un’atmosfera romantica decorando la stanza con capocuolli appesi a a mo' di simboli fallici di buon auspicio. Il tutto al lume di candele biologiche comprate al Partenio Ecofestival nel 2011. Mettete due coppe di spumante ghiacciato in bella vista su un vassoio a portata di mano, anche se una buona bottiglia di vino 'ngnostro rosso può essere gradevole ed opportuna se accompagnata da una tipica salsiccia di polmone piccante, quella fatta da tagli di maiale di seconda e terza selezione, comprendenti peperoncino di Joffredo, scarti di natura interna come fegato, frattaglie, rognone e orecchie di Piazza Trescine, le quali vengono adottate secondo un processo di lavorazione ed essiccazione. Altro che Viagra!

Posizione #1 - SCESA R'ARPAJA | Kamasutra Caudino

Posizione #2 - APPONTA BONEA | Kamasutra Caudino

Posizione #3 - CARRIOLA D'AIROLA | Kamasutra Caudino

Posizione #4 - FORCA DI FORCHIA | Kamasutra Caudino

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Delirio orgiastico, spensieratezza, estasi e liberazione dei sensi: ASSTEAS! | PERLE

ASSTEAS

Il conto alla rovescia è iniziato.

Tra due mesi il nostro Ambasciatore all'Estero tornerà in Patria Caudina. Noi de Lo Schiaffo 321 seguiremo, passo passo, il ritorno del Cratere di Assteas dalla lunga trasferta in Germania, previsto per il 15 luglio. Certo, l'occasione della mostra speciale Il Sannio ed i Sanniti, a dedicata alla storia dei popoli Caudini, Irpini, Carricini e Pentri, a Monaco di Baviera rappresenta un momento molto importante per lo sviluppo culturale, turistico ed archeologico della Nuova Caudium.

Onestamente, preferiamo aver Europa, Pan e Dionisio a casa, ossia in Valle Caudina. Magari, vengono le turiste ed i turisti da tutta Europa per Europa ed il corteo bacchico. Tra l'altro, proprio in questi giorni è stato rivalutato il lato oscuro del vaso di Assteas. Lo scrivono i responsabili della comunicazione del Museo Archeologico del Sannio Caudino:

"Quando parliamo del cratere di Europa Assteas, non dobbiamo dimenticarci che presenta un secondo mito che si trova sul lato opposto del vaso. Interessante al pari del mito di Europa: quello del corteo bacchico. 

Dioniso, contrariamente a quanto si pensa, non è solo il dio del vino. Egli rappresenta il delirio orgiastico, la spensieratezza, l'estasi e la liberazione dei sensi. È rappresentato nudo, al centro, mentre stringe nella mano destra il tirso, un bastone di ferula sormontato da una pigna e nella sinistra due uova (simbolo della rinascita ed elemento onnipresente nelle religioni misteriche). 

riti dionisiaci

Le Menadi e i Satiri compongono il tiaso (corteo) e seguono il dio muovendosi in un ritmico passo di danza. Ognuno di loro porta con sé un oggetto che servirà al rito baccanale, per lo più strumenti musicali o recipienti portatori. 

Oltre a Dioniso, si riconoscono Sileno, il vecchio satiro ritratto sul registro superiore mentre agita un tamburino, e Pan, il satiro alla destra di Dioniso che stringe un tirso  nella mano destra e una phiale (antico vaso rituale greco) nella sinistra. 

Probabilmente fu il committente, un nobile Caudino, a decidere i temi del meraviglioso cratere, e il ceramografo Assteas fece di tutto per accontentarlo, rappresentando nel dettaglio due miti spettacolari come se fossero scene di un film o di un libro".

Lato oscuro

Mettere in secondo piano il corteo bacchico? Casualità? 

I culti pagani in Valle Caudina, ogni tanto, riemergono dai meandri del passato. In ogni caso emerge un'immagine molto più articolata dell'inestimabile tesoro Caudino, legato al politeismo locale. Definito dal dottor Vincenzo Zuccaro, l'Ambasciatore Caudino di Arte e Cultura Italiana, Assteas continua ad affascinare. 

Che gli Dei possano vegliare sul viaggio del 15 luglio, data del ritorno in Valle Caudina del vaso più bello al Mondo!

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immagini tratte dalla rete.

PIPPO FRANCO - Chi chi chi, co co co (1983)

Pippo Franco - Chi chi chi, co co co 

Artista: Pippo Franco

Brano: Chi chi chi, co co co  

Anno: 1983

La caccia al cervo | CULTURA

Le origini del nome Cervinara sono avvolte nel mistero, figlio del lontano passato, ma tra le ipotesi più concrete e suggestive c'è quella legata al cervo, animale sacro che avrebbe popolato in gran numero il Massiccio del Partenio. La cinghia di trasmissione culturale Caudina questa volta "gira" alle lettrici ed ai lettori un articolo interessante pubblicato da Asciatascia, un sentiero "digitale" lungo il quale si narrano storie tratte dal regno animale.

Buona lettura!

La caccia al cervo

La caccia è un’attività che ha radici preistoriche, compagna dell’uomo fin dagli albori della specie. In passato essa ha rappresentato una fonte primaria di sostentamento per l’uomo durante la condizione di cacciatore-raccoglitore; l’avvento dell’agricoltura e dell’allevamento non ha comunque inficiato la sua importanza, in quanto fonte di proteine aggiuntive e materiali utili, quali ossa, pellicce o penne. Con il passare del tempo questa pratica ha acquistato anche un significato sociale, svolta professionalmente o a scopo ricreativo, prerogativa delle classi sociali più elevate. In gran parte dell’Europa medievale aristocrazia e clero godevano del diritto esclusivo di cacciare (e a volte pescare) in zone esclusive del territorio feudale. Ne è un esempio la vicina riserva degli Astroni, che per lunghi anni è stata riserva di caccia reale.

Tra gli animali usati dall’uomo per l’addestramento alla caccia i cani sono stati i più importanti e diffusi. Col tempo, affinandone le predisposizioni naturali, sono stati selezionati cani con caratteristiche specifiche per i differenti tipi di caccia condotti dall’uomo. L’utilizzo dei cani è fattore quasi indispensabile in svariati tipi di caccia. Tra i più celebri si ricorda la caccia al cervo. Occorre fare una precisazione poiché quando si parla di caccia al cervo ci si riferisce in realtà alla famiglia Cervidae, di cui fanno parte anche caprioli e daini, e non esclusivamente alla specie Cervus elaphus, comunemente chiamato cervo nobile.

La pratica della caccia al cervo risale al Paleolitico, a partire dal quale veniva cacciato per la sua carne e per i suoi palchi. Complice di ciò anche la presenza particolarmente numerosa della specie, diffusa in tutte le foreste d’Europa fin dalla preistoria. Il cervo figura anche come uno dei soggetti ricorrenti nella pittura rupestre.

Fino al XIV secolo nella caccia al cervo si adoperava l’arco, poiché era l’unica arma da tiro in circolazione. Non era facile abbattere un animale di tali dimensioni, ma gli archi, realizzati con legno di tasso o nocciolo, erano dotati di una lunga gittata ed erano dunque molto potenti; il successo del loro uso dipendeva, oltre che dalla precisione del tiro, dall’abilità dei tiratori e dalle caratteristiche tecniche che determinavano il livello di penetrazione della freccia. Generalmente obiettivo dell’arciere era ferire il cervo in modo da poter essere più facilmente inseguito; braccato ed estenuato, l’animale era raggiunto dai cacciatori che lo finivano.

Le battute di maggior successo erano quelle che si svolgevano durante la stagione degli amori quando era possibile trovare i cervi grazie al loro bramito ed era anche più facile avvicinarli rispetto ad altri periodi dell’anno.

Il cervo non è un corridore resistente ma un buon velocista per cui si ricorreva alla caccia denominata alla corsa o all’inseguimento, una caccia a cavallo, destinata dunque solo ai cavalieri. Una muta di cani era sguinzagliata contro la preda con il compito di estenuarla, mentre la cavalleria seguiva la scena e prendeva parte all’uccisione con l’ausilio di frecce o lance. La caccia alla corsa fu l’esercizio venatorio dei re e dell’alta aristocrazia. I cronisti medievali testimoniano che il tutto si articolava in otto fasi:

  1. la cerca, affidata ad un cercatore di piste incaricato di scovare il punto esatto della boscaglia nel quale il cervo si trova;
  2. l’assemblea dei cacciatori, che valutava le informazioni fornite dal battitore ed elaborava la strategia da seguirsi per la caccia;
  3. la posta, durante la quale i cani venivano portati il più vicino possibile alla preda;
  4. la mossa, quando il cercatore di tracce trovava il segno fresco della preda per i cani;
  5. la corsa, quando il branco dei cani inseguiva il cervo per fiaccarlo;
  6. il latrato, quando il cervo, ormai troppo debole per correre, si gira ed affronta i cani quale extrema ratio, a questo punto il branco viene richiamato dopodiché uno dei cacciatori, smonta e finisce l’animale;
  7. lo smembramento;
  8. la curée, quando i cani vengono ricompensati del loro apporto alla caccia con pezzi freschi della carcassa, affinché ricordassero il sapore del premio.

In lingua inglese il vocabolo bay, latrato, indica anche la condizione di chi è spalle al muro; ancora oggi è in uso il costrutto to bring a deer to bay, ridurre agli estremi un cervo.

Si poteva adoperare anche un’altra tipologia di caccia al cervo, più lenta, che prevedeva di avvicinarsi il più possibile all’animale stando in sella al cavallo (la cui presenza, come quella degli altri quadrupedi, non spaventava il cervo) e di scoccargli poi contro le frecce.

Durante il XIV secolo in Europa si incominciò ad utilizzare la balestra. La maggior forza di penetrazione e l’uso di munizioni più corte, con cui si aveva una mira facilitata, rendeva il suo uso più vantaggioso dell’arco. Per un tiro di successo non c’era bisogno di tanta forza fisica né di particolari capacità, questo faceva sì che la balestra potesse avere un bacino di utenza maggiore. Per quanto riguarda la tecnica di caccia, la balestra, pur portando dei miglioramenti, non comportò significativi cambiamenti. Era sempre necessario avvicinarsi alla preda, colpirla con le frecce delle balestre e cercare gli esemplari feriti con i cani per poi abbatterli con le armi a mano.

Nel XIV secolo sorgono numerose riserve di caccia, che avevano il duplice vantaggio di aumentare la popolazione di selvaggina e rendere più agevole l’esercizio della caccia. L’allevamento degli animali nelle riserve, inoltre, consentiva di organizzare battute di caccia in ogni stagione dell’anno a seconda delle necessità. La riserva non era semplicemente uno spazio recintato, ma un ambiente accuratamente gestito: venivano fornite le risorse per la sopravvivenza degli animali, soprattutto nei periodi invernali, e venivano predisposte delle camere per il pernottamento del sovrano e dei suoi ospiti. 

La caccia era per il signore l’occasione di dispiegare abilità, coraggio, magnificenza, e con il banchetto finale, ospitalità e generosità; quindi quest’attività si traduceva in una manifestazione della potenza del signore.

Nonostante il XV secolo vide l’avvento delle prime armi da fuoco, la balestra costituì ancora a lungo l’arma preferita per la caccia al cervo; i fucili infatti erano molto più costosi e meno agevoli da portare, in particolare bisognava prestare attenzione che la polvere da sparo non si bagnasse, risultando poi inutilizzabile. Il perfezionamento di queste armi incentivò negli anni successivi il loro utilizzo anche in campo venatorio.

C’è da dire che la caccia al cervo prescindeva dal semplice diletto ed era arricchita di significati sociali e addirittura religiosi. Il cervo era il simbolo del Cristo e molto presente nella mitologia cristiana. Di fronte al problema della risonanza negativa delle corna, elemento simbolico connotante il diabolico, la Chiesa adottò una soluzione principalmente terminologica: le fonti ecclesiastiche scelsero di chiamare “rami” le corna del cervo e “corna” le zanne del cinghiale, visto effettivamente come simbolo del demonio.

In Italia, al giorno d’oggi, la caccia al cervo è esclusivamente selettiva (tranne che in Friuli Venezia Giulia) e consentita solo nelle due forme alla cerca e all’aspetto; entrambe le tipologie prevedono l’azione del solo cacciatore, che nel primo caso si apposta in attesa della preda, nel secondo si muove nelle zone da essa frequentate. È vietato l’uso dei cani da seguita. L’unico caso in cui viene impiegato un ausiliare, costituito dal cane da traccia o da sangue, è durante le operazioni di recupero dell’animale selvatico ferito.

Nota

Lo Schiaffo 321 è radicalmente contro la caccia al cervo, 2022

Bibliografia

Archeologia medievale. Problemi di storia dell’alimentazione nell’Italia medievale, VIII. All’insegna del giglio-CLUSF, 1981

Guido Alfani, Matteo Di Tullio, Luca Mocarelli. Storia economica e ambiente italiano. Franco Angeli, 2012

Terra e uomini nel Mezzogiorno normanno svevo, atti delle settime giornata normanno sveve, Università degli Studi di Bari, edizioni Dedalo, Bari 1985

tratto da: https://www.asciacatascia.it/2017/11/06/la-caccia-al-cervo/

Immagini

in copertina: Caccia al cervo (Jan van der Straet, Venationes ferarum, avium, piscium, pugnae bestiariorum et mutuae bestiarum […], Anversa, Philippe Galle, 1602).

Paolo Uccello Caccia notturna (Oxford, Ashmolean Museum, 1470 ca.)

Frans Snijders e Jan Wildens, caccia al cervo (Royal Museums of Fine Arts of Belgium – foto di Sailko, wikipedia).

Caccia al cervo con l’arco (Jan van der Straet, Venationes ferarum, avium, piscium, pugnae bestiariorum et mutuae bestiarum […], Anversa, Philippe Galle, 1602).

Le basi NATO in Italia (2014) - documentario

Le basi NATO in Italia 

Il nostro paese all'interno di un accordo segreto con gli Stati Uniti d'America che risale alla guerra fredda e che sarebbe stato rinnovato nel 2001, ospita un numero imprecisato di ordigni nucleari. Il nome in codice del progetto di difesa nucleare è "Stone Axe"(Ascia di Pietra). Nel rapporto "Us Nuclear Weapon in Europe" redatto nel 2005 dall'analista statunitense Hans Kristensen del Natural Resources Defence Council di Washinghton, si parla di 90 testate allocate in Italia. (Mega Dimensione Zero)

 

domenica 15 maggio 2022

Mo Vi Mento #goliardia

Mo Vi Mento #goliardia

 

La spia che ha fatto crollare l'Unione delle Repubbliche Sovietiche Socialiste | documentario

La spia che ha fatto crollare l'Urss

Vetrov cresce con gli ideali dell'URSS ed entra nel KGB. Sentendosi non valorizzato, tradisce il sistema, passando documenti top secret ai francesi. Vladimiro Ippolitovich Vetrov era una spia del KGB di alto rango durante la Guerra Fredda che decise di rilasciare segretamente informazioni preziose alla Francia e alla NATO sul programma clandestino dell'Unione Sovietica volto a rubare la tecnologia dall'Occidente.

LEGGI LO SCHIAFFO 321!

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