domenica 19 febbraio 2023

Marinetti sulla luna: futurismo e gastronomia | CUCINA FUTURISTA

Marinetti sulla luna: futurismo e gastronomia

Tutti conosciamo la stravaganza di Filippo Tommaso Marinetti e di tutto il movimento futurista. Stravaganza che però significava anche lungimiranza con un pizzico di profetico.

Famose ed esilaranti le parole del Manifesto della Cucina Futurista, in cui si dichiara guerra alla pastasciutta, in quanto causa di sonnolenza e “[…]antivirile perché lo stomaco appesantito ed ingombro non è mai favorevole all’entusiasmo fisico per la donna e alla possibilità di possederla dirittamente”.

Ma goliardia a parte, è anche da notare come il cibo per i futuristi fosse strettamente legato all’identità nazionale e allo spirito di un popolo: “[…]noi affermiamo questa verità: si pensa si sogna e si agisce secondo quel che si beve e si mangia…”, dal cibo dipende la forza di un popolo, e i futuristi credono che “[…]nella probabile conflagrazione futura vincerà il popolo più agile, più scattante […] adatto ad una vita sempre più aerea e veloce”. 

Beh, in fondo non si può dargli del tutto torto.

È anche vero che il soffermarsi su composizioni di forme, uso di strumenti da cucina, additivi e principi puramente chimici appaiono meno assurdi ai nostri occhi che a quelli della gente dell’epoca. Se Marinetti potesse assistere alla preparazione di un dolce in una casa del 2016, stenderebbe immediatamente un’Ode allo Sbattitore Elettrico, un Sonetto sulla Polvere Lievitante e, perché no, su uno sformatino minimalista servito in un ristorante chic qualunque, senza contare che Marinetti era già stato definito come un precursore della Nouvelle Cousine.

Ma l’avanguardismo futurista non è poi così lontano da noi: pensiamo soltanto alla gastronomia molecolare, che ha fatto della cucina una vera e propria branca della scienza, in cui i piatti sono frutto di trasformazioni e reazioni chimiche, ma senza l’aggiunta di sostanze e additivi, revisionando i metodi di cottura tradizionali: 

degli esempi sono l’uovo coagulato dall’alcol etilico o il gelato istantaneo prodotto con azoto liquido. Leggiamo dal Manifesto della Cucina Molecolare Italiana: “La cucina molecolare italiana sarà attenta ai valori nutrizionali e al benessere di chi mangia. La cucina molecolare italiana realizzerà i suoi scopi creando nuove testure di ingredienti scelti in base ai criteri di questo manifesto, studiando le proprietà fisiche e chimiche degli ingredienti e progettando nuove architetture microscopiche.” Se non è Futurismo questo!

Ma cosa renderebbe più orgogliosi gli esponenti del Futurismo italiano se non i cibi confezionati per le missioni spaziali proprio da un’azienda italiana? Nello specifico, parliamo di Sudalimenta, azienda famigliare barese fondata da Nicola Tiberino a fine ‘800 e oggi fornitrice all’avanguardia di pasti per astronauti. Inizialmente di questo aspetto se ne occupavano gli ingegneri aerospaziali, producendo alimenti disidratati o in pillole.

La famiglia Tiberino invece, primo e unico caso in tutto il mondo, ha cominciato a confezionare antipasti, primi, secondi dolci della cucina mediterranea. I pasti sono sottoposti a un trattamento termico che garantisce la lunga conservazione senza bisogno di additivi e conservanti, confezionati poi in plastica termica.

Ma d’altronde, a discapito di chi nel nostro Paese riesce a guardare un po’ oltre, fa un progetto e lo realizza, siamo abbastanza abituati a farci scappare il primo posto del podio quando si parla di progresso. Purtroppo a seguito della burocratizzazione del settore ora regolato da bandi di concorso, la Sudalimenta non più stata interpellata dal 2014. Pur godendo di un primato e pur avendo rappresentato l’avanguardia italiana nel settore scientifico, l’azienda non ha ancora ricevuto alcun riconoscimento ufficiale dallo Stato.

Scritto da Elisabetta Sarzia

Quelle espresse in questo articolo sono le opinioni dell’autore, che non corrispondono necessariamente a quelle de "Lo Schiaffo 321". Immagini tratte dalla rete. Fonte: laspadadidamocle.com

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