mercoledì 27 marzo 2024

EROTICA FUTURISTA: «La Donna Futurista» | CULTURA

EROTICA FUTURISTA: «La Donna Futurista»

Va bene Marinetti, però a ben guardare l’assalto più deciso alla morale corrente lo sferra Valentina de Saint Point (Anna-Gianna-Valentina-Marianna Desglans de Cessat-Vercell, nipote di Lamartine) con il suo Manifesto della Donna futurista (Milano, Direzione del Movimento Futurista, 1912).

Valentina de Saint Point

Valentina bellissima vive fra Parigi e il Cairo facendo ammattire gli intellettuali e gli artisti d’Europa e d’Africa, modella e amante di Mucha e Rodin non si fa mancare niente, divorzia da un uomo che disprezza, seduce Marinetti e Ricciotto Canudo, sosterrà con ogni mezzo – come Nelson Morpurgo – gli indipendentisti della mezza luna contro l’imperialismo europeo. Il suo manifesto lo legge in anteprima il 3 giugno 1912 alla Galerie Georgio Giroux di Bruxelles, durante la mostra «Les peintres futuristes italiens», in risposta al  “disprezzo della donna” professato da Marinetti nel primo Manifesto del Futurismo:

Catalogo della mostra

“E’ assurdo dividere l’umanità in donne e uomini; essa è composta soltanto di femminilità e di mascolinità… Un individuo esclusivamente virile non è altro che un bruto; un individuo esclusivamente femminile non è altro che una femmina… Ciò che manca di più alle donne come agli uomini è la virilità… Donne, per troppo tempo sviate fra le morali e i pregiudizi, ritornate al vostro istinto sublime: alla violenza e alla crudeltà” (Manifesto della donna futurista, 1912).

E sia pure che all’epoca ne era l’amante, ma era sacrosanto che il disprezzo di Marinetti si rivolgesse alle donne tanto quanto agli uomini, per la loro morale ipocrita e l’atteggiamento codardo in amore come in qualsiasi manifestazione della vita.

In perfetta sintonia con questo pensiero, l’anno successivo Valentina rincara la dose con un altro scandaloso Manifesto futurista della Lussuria (Milano, Direzione del Movimento Futurista, 1913), che reca come sottotitolo: «Risposta ai giornalisti disonesti che mutilano la frasi per render ridicola l’Idea; alle donne che pensano quello che ho osato dire; a coloro pei quali la Lussuria non è ancora altro che peccato; a tutti coloro che nella Lussuria raggiungono solo il Vizio, come nell’Orgoglio raggiungono solo la Vanità»:

“Distruggiamo i sinistri stracci romantici, margherite sfogliate, duetti sotto la luna, tenerezze pesanti, falsi pudori ipocriti. Che gli esseri, avvicinati da un’attrazione fisica, invece di parlare esclusivamente della fragilità dei loro cuori, osino esprimere i loro desideri, le preferenze dei loro corpi, e presentire le possibilità di gioia o di delusione della loro futura unione carnale… Bisogna fare della lussuria ciò che un essere raffinato e intelligente fa di se stesso e della propria vita; bisogna fare della lussuria un’opera d’arte” (Manifesto futurista della Lussuria, 1913).

E pensare che ancora oggi c’è chi discute sul futurismo che non è femminismo, sull’erotismo brutale in assenza di orpelli e sfumature, di amore alto e amore basso, come non fossero così simili e vicini orgasmo e fedeltà, contemplazione e furia, come non risiedesse proprio in queste contraddizioni – nel corpo e nel sesso – la ragione che fonda le famiglie e le comunità, la possibilità di ogni convivenza e relazione umana. (Arengario.it)



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