domenica 25 aprile 2021

CONTROFESTA MSI - 25 Aprile 1992 | NAPOLI CAPITALE MORALE!



Questo è un Paese che non sarà una grande potenza politica, che non sarà una grande potenza militare, forse questa è una benedizione di Dio, ma che è un Paese di grande cultura, di grande storia, è un Paese di immense energie morali, civili, religiose e materiali. Si tratta di saperle mettere assieme e si tratta di fondare delle istituzioni che facciano sì che lo sforzo di ognuno vada a vantaggio di tutti. Che Dio protegga l’Italia, viva l’Italia, viva la Repubblica".

SCRITTE CONTRO KOSSIGA

L'ultima Picconata dell'ultimo Presidente della Prima Repubblica. Francesco Cossiga abbandona la carica, polemicamente, poco prima della fine del proprio mandato. Anticipò di un soffio l'uragano abilmente pilotato dall'alto, conosciuto come Tangentopoli, capace di spazzare via solo una parte della classe politica italiana. Una potatura di rami secchi da dare in pasto alle masse inermi. Una guerra tra poteri transnazionali, nascosti dietro le firme dell'Armistizio di Cassibile.

FLORIANI E FINI

In realtà Mani Pulite venne architettata ad arte per colpire una frangia sacrificale del sistema, lasciando impuniti tanti altri mascalzoni ed il sistema (marcio) stesso. 

Quel 25 aprile vide Napoli Capitale dell'Italia onesta, che però non cantava Oo-ne-stà-Oo-ne-stà oppure Bell* ciao nelle piazze. No, care lettrici e cari lettori. Era il Boia Chi Molla l'eco che rimbombava tra i vicoli ed i quartieri di una metropoli stanca, simbolo del Sud dimenticato, ma pronto a sorridere. La base militante delle Federazioni campane era presente e compatta, soprattutto in quella data dai mille significati. Il Movimento Sociale Italiano era l'unica colonna nazionalpopolare in un frangente politico difficile, ma cavalcato con stile dalla Fiamma Tricolore del dopo Almirante. L'MSI era visto come unica opposizione alla Partitocrazia, l'ultimo grido di giustizia Nazionale, premiato con percentuali elettorali importanti. 

FINI SALUTA

CHI SI RICORDA DEL 25 APRILE?

La Repubblica, giornale nato il 14 gennaio 1976, come progetto politico e non come semplice organo di informazione, fu la voce, insieme a L'Espresso, RaiTre, Cuore, Samarcanda e ai Chiambretti vari, della sinistra post-comunista, a lutto per l'incredibile crollo dell'Urss nei primissimi anni Novanta. Il quotidiano di Eugenio Scalfari vedeva rinascere e divampare un'incontenibile rabbia missina dopo lo spappolamento, parziale, della Democrazia Cristiana e del Partito Socialista Italiano, senza dimenticare il resto del Pentapartito, ossia Partito Repubblicano Italiano, Partito Social Democratico e Partito Liberale, quest'ultimo defilatosi dall'alleanza partitica, famosa per la stabile instabilità dei tanti, troppi politicanti di mestiere, spesso lustrascarpe del padrone di turno, italiota, straniero o mezzo e mezzo che sia.

 IL MSI DI FINI

Ha ancora un senso la festa della Liberazione? Fino a qualche anno fa questa sarebbe sembrata una domanda provocatoria. Oggi l' Italia nata dalla Resistenza deve fare i conti con il tentativo ripetuto di annullare il significato storico e politico di quella lotta - frignava La Repubblica il 26.04.92. 

«Da destra si traccia un insidioso parallelo tra antifascismo e comunismo: caduto quest'ultimo - è il ragionamento - non avrebbe più senso neppure il primo. E' davvero questo il sentire comune della nazione, è davvero ridotta a una serie di rituali la festa fondamentale della Repubblica italiana? Questo è quello che si tenta di sostenere da destra». 

TRICOLORI IN STRADA

LA CONTROFESTA

All'epoca solo l'associazione nazionale dei partigiani e qualche Centro Sociale Autogestito e Occupato come il Leoncavallo di Milano si fecero notare con qualche festicciola. Sempre La Repubblica riuscì a catturare con la penna il diffuso malcontento di un mondo fatto a pezzi dalla storia. Il Comunismo Internazionale iniziava a mostrare le falle di un regime basato sull'eliminazione radicale della proprietà privata e l'azzeramento totale degli aneliti di libertà umana, visti come controrivoluzionari dai guru bolscevichi. Il Partito Comunista Italiano aveva ancora le mani lorde di sangue dalla fine della prima parte della spietata guerra civile (43/45). La seconda ondata di odio, violenza antifascista e coperture di rito, è durata fino a metà degli anni Ottanta. Una lunga scia di sangue fratricida che condanniamo fermamente.

MISSINI


«Fine, stop: l'Italia ufficiale sembra fermarsi qui - chiosava la Rep. Nessuno dei leader politici ha festeggiato pubblicamente la ricorrenza. E in questo deserto di iniziative è invece risaltata la "controfesta" del Msi a Napoli, la città delle quattro giornate che le sono valse la medaglia d' oro della Resistenza. Come ha spiegato il segretario Gianfranco Fini, alla presenza di migliaia di militanti e di una festaggiatissima neo onorevole Alessandra Mussolini: 


«scegliendo la data del 25 aprile per questa manifestazione, il Msi non ha voluto provocare nessuno, se non il doveroso rispetto che si deve alla storia».

«Oggi - ha aggiunto tra il crescente entusiasmo dei Missini di tutta la Campania - celebriamo un altro 25 aprile, quello che segna la fine della prima Repubblica, che con il voto del 5 e 6 aprile ha vergato il suo epitaffio».




Il voto di qualche settimana prima aveva innescato l'effetto domino per la classe politica italiana nata dalla movimentata Assemblea Costituente del 1948. Democristiani, socialisti e comunisti, da poco scissi in Partito Democratico della Sinistra e Rifondazione Comunista, entrarono in una crisi irreversibile. Cresceva la Lega Nord antistatalista e l'MSI in contrapposizione caricò di toni trionfalistici l'omaggio al cippo di Capua. Un chiaro messaggio a Bossi e Berlusconi sui futuri assetti che avrebbero potuto vedere un Sud con un Movimento Sociale Italiano finalmente pronto a gestire la cosa pubblica con etica e sacrificio.  

SATIRA DI SINISTRA


FESTA ARKIVIATA

E' dunque da archiviare la festa della Liberazione, così come sostenne l'allora Camerata Fini? 

Da sinistra c'era chi la pensava come il segretario missino. Il neo senatore Gianfranco Miglio, ideologo antifascista della Lega nord raggelò i vertici della Sinistra post Falce & martello. "Tutte le ricorrenze - ragiona sulle colonne del giornale diretto da Scalfari - hanno una nemesi storica, un significato che col passare del tempo si trasforma o scompare". E a questa legge naturale non poteva sfuggire il 25 aprile, afferma convinto Miglio. 
GIOVANI MISSINI


"Per noi che vivemmo quelle esperienze - confessa il senatore - forse potrebbe ricordarci qualche cosa, ma per i giovani non credo proprio". 

Soprattutto dopo che il sistema politico nato da quelle esperienze, è la convinzione del professor Miglio, "non ha dato una prova esaltante di efficienza e di serietà". 

MSI - FDG A NAPOLI


MSI: comizio in occasione dell'Anniversario del 25 Aprile

Lo Schiaffo 321 ha recuperato la registrazione audio su Radio Radicale di quel famoso comizio, il primo passo emblematico di una nuova stagione politica. "MSI: comizio in occasione dell'Anniversario del 25 Aprile", venne registrato a Napoli sabato 25 aprile 1992 ed è riportato di seguito diviso in due parti. All'evento, organizzato dal Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale, parteciparono anche i Caudini dal Cuore Nero appoggiati dagli irriducibili amanti del Bibigass Tricolore.

Sono intervenuti i Camerati: 

Massimo Abbatangelo (MSI), La Russa (MSI), Antonio Parlato (MSI), Francesco Servello (MSI), Alfredo Pazzaglia (MSI), Francesco Pontone (MSI), Giuseppe Tatarella (MSI), Amedeo La Boccetta (MSI), Cesco Baghini (MSI) e Gianfranco Fini (MSI).

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immagini tratte dalla rete

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