lunedì 12 aprile 2021

FASCISTS’ CRIMINAL CAMP | Racconto di Roberto Mieville (1947) - STORIALTERNATIVA Introduzione

FASCISTS’ CRIMINAL CAMP

PAROLE CHIARE, TANTO PER INTENDERCI SUBITO

Questo è un racconto dedicato ai fratelli dì tutte le prigionie, onoratamente sopportate e in particolare agli Ufficiali, Sottufficiali e Soldati del Prisoner of War Camp di Hereford, Texas USA.

Chi ha scritto questo racconto, ricorda i camerati assassinati dal detentore nei Campi d'Africa e d'America nella lunga prigionia e rivolge alle mamme l'abbraccio affettuoso di tutti i camerati che li hanno conosciuti e li onorano.

La posizione assunta in prigionia di guerra di fronte agli avvenimenti dell'8 settembre e del Regno del Sud è stata netta e precisa e dichiaratamente per la Repubblica Sociale Italiana. I fratelli reduci dai terribili Campi di Russia, India, Kenia, Rodesia, Algeria, Sahara e Marocco, scrivano la loro storia affinché rimanga documentato che la brutalità e la bestialità non era patrimonio esclusivo dei detentori tedeschi.

Forse, anzi sicuramente, qualcuno, ravviserà in questo racconto gli estremi per una accusa di “fascismo” o di “apologia del fascismo”, ma gli atti e gli intendimenti sono stati quali e tali come sono raccontati, ed è evidente che nessun rimpianto c'è per quello che è stato detto fatto e pensato che se del caso verrebbe nuovamente e con lo stesso spirito detto fatto e pensato. Vada questo racconto e dica a tutti: Onore e Viva l'Italia!


Da qualche ora il cannoneggiare si è smorzato. Perdura lontano il crepitio delle mitragliatrici. E' appena il crepuscolo ma, nella gola è già Completamente buio Si vede il picco di Djeradojou incendiato da una lama di sole che si infila diritta dalle montagne del Gebel Zoghoun. Aerei incrociano senza sosta il cielo, indisturbati.

Una colonna di autoambulanze percorre il tratto bianco della pista di Bou Ficha. Nei capisaldi e nelle buche c'è silenzio. Qualcuno ha contato le munizioni rimaste. Sono le ultime, ormai. Poco fa è passato per la linea l'addio della Patria alla Prima Armata che cade sul posto. 

E' l'undici maggio e ancora alta è la bandiera.


Stando così fermi, con gli occhi fissi nel buio e con un braccio appoggiato sull'arma, gli uomini corrono con il pensiero alla casa lontana e alle piste sperdute e ai capelli biondi agli occhi grigi della ragazza. Qualcuno si vede passare negli occhi, in rapida successione, tutta la sua guerra africana e un groppo gli sale alla gola. Lo stendardo reggimentale sventolava vittorioso a Tobruk sul Pilastrino espugnato, un anno prima! 

Una raffica vicina spezza il silenzio. Una granata esplode. E la volta del cielo divenuta scura è corsa da razzi multicolori. Altre mitragliatrici rispondono e in breve tutto il fronte è di nuovo in fiamme. Per il sentiero vien su un plotone di rincalzo. Sono altri bersaglieri. Una voce nel buio, chiede: 

-8° o 9° Una voce risponde

 - 8°. Poi: - Vecchia Ariete?. - Vecchia Ariete! V battaglione!. - Anch'io! XII battaglione... Halfaya... -ricordi?. - Halfaya? Se ricordo?... Ero con Cova, io... - Cova... - è sepolto laggiù...a Capuzzo. Qualche attimo di silenzio, poi un sospiro: - E ora, finiti!

Una pattuglia esce dal caposaldo e scivola nella notte verso il nemico. Il plotone di rincalzo sì è sistemato alla bene e meglio. 

Dice un ufficiale:- Quaranta cartucce! Mirate bene...E un bersagliere: Quaranta cartucce? Ne ho avute di meno, due anni fa, a Sidi Rezegh...L'ufficiale: - Meno di quaranta? bersagliere- Sicuro. Meno di quaranta. Quasi trenta ne ho avute...E mezza galletta...e neanche un sorso d'acqua per tre, giorni. Neanche il famoso litro di Neghelli, tenente...Ma ce l'abbiamo fatta, tenente...Dicono che qui è finita...Si vedrà. Conosco bene Montgomery, io.  Un altro bersagliere: - Finita? Per l'8° non è mai finita!

Il Tenente vien chiamato al comando del caposaldo. La Pattuglia si deve essere scontrata con elementi nemici perché le raffiche sono divenute più intense. Quando, ritorna, il Tenente dice che devono stare pronti a uscire per un assalto.

- Oh!... mamma!... 

La voce dell'Ufficiale disteso sulla terra nuda e malamente ricoperto con un telo lacero, si perde in un sussurro indistinto. La benda che gli fascia il capo è divenuta nuovamente rossa di un sangue che si spande poco a poco e che la pensare allo sbocciare di una rosa. Un Bersagliere tiene nelle sue la mano, del Tenente e gli dice di star tranquillo. 


"Forse cambia, Tenente! L'azione è andata bene. Non è grave la ferita... Non dovete pensare agli uomini...”.

Il cielo sopra di loro è ancora buio, ma già verso oriente comincia a schiarirsi. Non romba più, il cannone. E anche le mitragliatrici tacciono. Nelle buche gli uomini hanno cominciato a distruggere le armi: non ci sono più munizioni. Corre voce che il Generale stia trattando la resa con "Monthy”. ”Monthy” lo chiamano così anche i soldati italiani. Tante battaglie contro di lui e la sua armata. La "guerra dei gentiluomini" sta per finire. Ha proprio detto così "Monthy" alla radio. Più giù degli uomini hanno allineato una decina di nuove croci. Sono i bersaglieri caduti nella notte. Per il tenente non ci sono più speranze. Diranno di lui, i Bersaglieri: 

-E' caduto bene...da Bersagliere...l'ultima notte.

Sui margini di un sentiero il Comandante del caposaldo parla, con un soldato. 

Dice: Conserva tu quelle carte...Le darai a sua madre...Le racconterai tutto...Dirai che abbiamo messo la croce...Ma forse non dirai niente…Non ci arrenderemo...Nessuno dirà niente...Forse domani avremo ricomposto in cielo il nostro bel Battaglione...

Il soldato getta la sigaretta e siede accanto al suo, capitano che non parla più ma che tiene lo sguardo fisso a Nord.

Dice il soldato: - Là ci aspettano... Ma forse è meglio se resteremo qui, capitano... Potremo rimpiangere di essere tornati, un giorno...

Cala la sera del 12 maggio 1943: è tregua d'armi, mia l'ultima battaglia è già stata combattuta. Il pennone è spezzato, la bandiera bruciata. Cominciava la fine, allora.

Scritto da Roberto Mieville 

Roma, 1947

Le immagini sono opere di Gambetti Dino, litografo, xilografo, pittore e ceramista.

1946 c. - Ai P.O.W. del Campo di Hereford, Edizioni d’Arte Goffi - Genova (cartella) LITOGRAFIE

Nessun commento:

Posta un commento