giovedì 11 febbraio 2021

11 febbraio 1929 firma dei Patti Lateranensi | STORIALTERNATIVA

Storia/ 11 febbraio 1929 
firma dei Patti Lateranensi
Lo Schiaffo 321 pubblica un interessante articolo per riflettere sull'11 febbraio 1929, data storica per lo Stato Vaticano e per l'Italia, allora Regno d'Italia. La religione Cattolica è ancora la religione di Stato e da allora nello Status Civitatis Vaticanæ vige un regime di monarchia assoluta teocratica ierocratica elettiva di tipo patrimoniale, con a capo il Sommo pontefice della Chiesa cattolica.
 
Il Vaticano nacque il 7 giugno 1929 con i famosi Patti Lateranensi, firmati l'11 febbraio di novantadue anni fa tra Benito Mussolini e il cardinale segretario di Stato Pietro Gasparri, rispettivamente i rappresentanti del Regno d'Italia e della Santa Sede, che ha come lingua ufficiale il latino. 
Insomma, la storia contemporanea può essere di vitale importanza per capire le dinamiche dei nostri giorni e riflettere, discutere e ragionare senza dogmi preconfezionati. 

Buona lettura. 


11 febbraio 1929 firma dei Patti Lateranensi

Il 1848 è lo spartiacque tra l’aspirazione indipendentistica e unitaria dell’Italia e il mantenimento dello Stato Pontificio. In tale data si situa il germe della questione romana. Scriveva Alfredo Oriani:

L’unità, l’indipendenza e le libertà della nazione derivano da Roma italiana. Roma pontificia è l’Italia federale diffranta in minimi Stati, serva dello straniero.

Trasparivano accenni a tentativi conciliativi da Cavour a Nitti. Contro liberalismo e anarcosocialismo sorgeva una forza giovane e fresca, il movimento fascista. I deputati liberali riconobbero subito nel fascismo un avversario implacabile e la sinistra giunse a saccheggi, occupazione di fabbriche e cantieri, aggressioni a pubblici uffici e chiese, caccia a forze dell’ordine, reduci e fascisti. 

la massoneria rifiutata

La massoneria corteggiava Mussolini per restare a galla dopo l’eclissi liberale. Il Duce la rifiutò con la stessa energia del 26/29 aprile 1913 al congresso nazionale socialista di Ancona, quando da direttore de “l’Avanti” fece approvare un suo ordine del giorno sull’incompatibilità per i socialisti di appartenere alla massoneria. La stessa energia con cui tramite il Gran Consiglio del Fascismo invitò i fascisti che erano massoni a scegliere di appartenere al P.N.F. o alla massoneria, imponendo poi a ogni associazione, massoneria compresa, di comunicare alla Pubblica Sicurezza statuto e elenco di cariche e soci, segnandone così la fine. Mussolini, che aveva posto come pregiudiziale agli accordi l’esclusione di ogni ingerenza straniera nei rapporti tra Santa Sede e Italia, procrastinò la riforma in attesa di basi più larghe che apparvero il 6/8/1926 coi colloqui segreti tra il Consigliere di Stato Domenico Barone, incaricato dal Duce e l’avvocato Francesco Pacelli, fratello del futuro Pio XII, fiduciario del Vaticano.

 il vaticano

Barone informò Mussolini che Pio XI apprezzava il riavvicinamento alla Chiesa, consapevole della responsabilità che il Duce si assumeva di fronte all’Italia, alla sua storia e a certi elementi di essa quali massoni e liberali. Da rilevare l’incrollabile fiducia del Cardinale Segretario di Stato Pietro Gasparri nel Duce:”Capii che con lui potevo intendermi” e “C’è un uomo solo che può sciogliere la questione romana, Benito Mussolini”. Già nel 1922 il Duce 

escluse di fare una Chiesa nazionale al servizio della Nazione. La forza, il prestigio, il fascino millenario del Cattolicesimo stanno nel fatto che non è religione di una data nazione e razza, ma di tutti i popoli e di tutte le razze.

Anche se trattato e concordato sono atti politici, sono pure canoni di pace religiosa. Avvennero in tempo fascista non per servire il fascismo, ma perché nel fascismo ci furono uomini liberi da pregiudizi, pronti a servire storia e tradizione italiana.

Papa Pio XI

Il 30 agosto 1926 Barone riferì a Mussolini i desiderata di Pio XI cioè il nucleo del trattato e della convenzione finanziaria: assegnare un territorio alla Santa Sede, riconoscere una posizione sovrana, liquidare forfettariamente le annualità maturate, tenendo conto del mutato valore della moneta, e previste dalla legge delle guarentigie (legge di garanzia a risarcimento dello Stato italiano verso la Santa Sede e non riconosciuta dal Vaticano), impianto nella Santa Sede di stazione ferroviaria, radiotelegrafica e di un hangar, riconoscimento da parte di altre potenze. 

Il Duce trovò accordo sulle parole: l’Italia non cedeva territori perché nel 1870 si era volontariamente fermata al portone di bronzo e la Santa Sede manteneva i suoi territori vaticani (44 ettari). Corresse così: non si poteva parlare di consegna o di cessione di territori perché l’Italia non li aveva mai posseduti. Quindi solo riconosceva. Alla Camera affermò: 

Col trattato dell’11 febbraio 1929 nessun territorio passa al Vaticano all’infuori di quello che già possedeva. Non si abbassa il tricolore perché lì non fu mai issato.”

Il TRATTATO sistemava le relazioni tra Stato e Chiesa: chiudeva la questione romana, sanciva il Regno d’Italia con capitale Roma e creava lo Stato della Città del Vaticano.
Il CONCORDATO sistemava l’aspetto giuridico dell’organizzazione cattolica nello Stato
italiano, un accordo che non si esauriva in un solo atto, ma imponeva osservanza continuativa fino ad altro eventuale accordo. Lo Stato ottiene soddisfazione perché la organizzazione religiosa riconosce la sovranità politica dello Stato e vi si sottopone. 

La Chiesa ottiene soddisfazione perché tale sottoposizione risulta da un atto di volontà bilaterale e in cambio riceve per le sue istituzioni un trattamento di particolare favore. 

la firma del cardinal gasparri 

Circa le critiche di chi paventava chiusura di templi non cristiani o toponomastica stradale depurata dei nemici della Chiesa o clericalizzazione di Roma, il Duce rispose che la sacralità di Roma è dovuta alla città culla del Cristianesimo e sede vescovile del Sommo Pontefice, ma anche sede del Milite Ignoto e dell’ara dei Caduti della Rivoluzione Fascista. Stato concordatario non significa Stato confessionale.

Mussolini spiegò inoltre che l’invocazione alla Santissima Trinità a preambolo delle formule
pattizie non è straordinaria perché tra potenze laiche vari patti recano quella formula, a esempio tra Sultano e Zar nel 1712 e tra Leone XIII e il luterano re d’Olanda. Quindi nessun prestigio italiano violato. A noi importa ciò che fu fatto e rimane nella storia: 11 febbraio 1929 firma dei Patti Lateranensi, 14 maggio 1929 ratifica alla Camera, 25 maggio 1929 ratifica al Senato.



la bandiera del vaticano


Il migliore elogio a Mussolini fu quello di Pio XI il 9 febbraio 1929: “Ci voleva un uomo che la
Provvidenza ci ha fatto incontrare, che non avesse le preoccupazioni della scuola liberale.”
Ecco il successo diplomatico dell’Italia del Duce, opera di impegno epocale: accordare e
risolvere umano e metafisico oltre ogni temporalità.

Scritto da Mario Varesi

*tratto da Emme Rossa 
Anno VIII - n° 22 – gennaio 2021
Foglio digitale a carattere storico e culturale interno della ”AssociAzione Reduci 1^ legione cc.nn. “M” d’AssAlto tAgliAMento

In copertina Mussolini a cavallo, dettaglio dell'affresco di Guido Nincheri nella Chiesa della Madonna della Difesa, Montreal, Canada. Immagini tratte dalla rete. 

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