domenica 28 febbraio 2021

MEA CULPA | Louis-Ferdinand Céline (1936)


Nel settembre del 1936 Louis-Ferdinand Céline si recò in Russia per spendere sul posto i diritti d’autore incassati dall’edizione russa del Voyage. Rientrato in patria il 25 settembre, deluso, lo scrittore descrisse la sua esperienza russa nel libretto “Mea Culpa“. 

L’opera scatenò le proteste degli intellettuali di sinistra che di lì in poi cominciarono a bollarlo come fascista.

Nel libro Céline riesce, in pochissime pagine, con il suo inconfondibile stile pungente, sarcastico, visionario e “colorito”, a denunciare lo stato di cose esistente in U.R.S.S., situazione decisamente diversa da quanto propagandato all’estero dai soviet e dagli intellettuali di sinistra. Ma nel libro la critica, o meglio, lo smascheramento della società sovietica fa soltanto da sottofondo alla critica dell’uomo, il solo e unico vero colpevole delle proprie miserie. Non è un caso infatti che, indipendentemente dal regime politico sotto cui si trovi a vivere, la massa sia sempre sfruttata dai governanti di turno. È una situazione che si protrae dalla preistoria e che non vedrà mai una via d’uscita. La traduzione e l’introduzione sono di Giovanni Raboni.

CITAZIONI

Quel che seduce nel Comunismo, il supervantaggio per dirla tutta, è che un giorno di questi ci smaschera l’Uomo, finalmente! […] Che ci fa sognare per il gusto di sognare… Impossibile sapere fino a che punto riesce a imbrogliarci il fesso… È il mistero dei misteri. Sta sempre ben in guardia, imboscato con ogni cura, dietro il suo grande alibi. “Lo sfruttamento da parte del più forte”. Una licenza in piena regola… Martire dell’aborrito sistema! Un Gesù Cristo fatto e sputato!… (p.19)

I padroni, che schiattino! All’istante! Putridi rifiuti! Tutti insieme o uno alla volta! Ma subito! (p. 20)

[…]un po’ farfugliano a destra a sinistra, un po’ a destra, ma in fondo a quella loro anima puttana sono tutti ferocemente conservatori, dosatori di fini arguzie; farciti da scoppiare di secondi fini. (p. 22)



Farsi vedere dalla parte del popolo, coi tempi che corrono, è come pescare un’assicurazione-regalo. se uno si sente appena un po’ ebreo, diventa un’assicurazione a vita. […] C’è qualche differenza, io non ne vedo, fra le Case della Cultura e l’Accademia di Francia? Stesso narcisismo, stessa piccineria, stessa impotenza, chiacchiere a non finire, stesso vuoto. Luoghi comuni appena appena diversi, tutto lì. Ci si conforma, si viene, la si smena da una parte come dall’altra, tal e quale. (p.23)

Minatore! la miniera è tua! Infilati! Niente scioperi, mai più! Niente lamentele! Se guadagni in tutto 15 franchi al giorno saranno 15 franchi tutti tuoi! (p. 24)

Tutti i pezzi di merda sono gran predicatori! Più sono bacati e più parlano! E adulatori poi! Ciascuno per sé!… Il programma del comunismo? hanno un bel negarlo: materialista da cima a fondo! Rivendicazioni di un bruto a beneficio dei bruti!… Mangiare! Guardatelo in faccia il grosso Marx, com’è gonfio! (p. 25)


Più nessun minorato sociale, nessuno che guadagni meno degli altri, che non possa ballare. (p.26)

Bisogna essere un “intellettuale” tutto preso dall’arte, impacchettato da secoli, imboscato, […] delirante d’Irrealtà, per dar vita, non c’è da sbagliarsi, a questa solfa fenomenale! (p. 27)

Eppure, che stia in piedi o a quattro zampe, sdraiato o a testa in giù, l’Uomo non ha mai avuto, in cielo e in terra, che un solo tiranno: se stesso!… […]


Crede a tutto quel che gli si dice visto che lo lusinga! Pensate, due razze così ben distinte! Padroni? Operai? Artificiale al cento per cento! Questione di fortuna e di eredità! […]

La politica ha imputridito l’Uomo negli ultimi tre secoli ancora più a fondo che in tutta la Preistoria. (p. 28)

Il Comunismo materialista è Materia prima di tutto e quando si ha a che fare con la materia non è mai il migliore che trionfa, è sempre il più cinico, il più astuto, il più brutale. Guardate un po’ in URSS come si è subito ringalluzzita la grana! […]

Da quando non ci sono più fedi, i capi esaltano tutti i suoi difetti, i suoi sadismi, ormai lo tengono in pugno solo con i suoi vizi: la vanità, l’ambizione, la guerra, la Morte per farla breve. Un trucco davvero squisito! Si son ripresi tutto al decuplo! Lo fanno crepare di miseria, e anche di amor proprio! Vanità innanzitutto![…]


La superiorità pratica delle grandi religioni cristiane è che non indoravano la pillola, loro. (p. 29)

La gran pretesa della felicità, ecco l’enorme impostura! Quella che complica tutta la vita! Che rende la gente così velenosa, canaglia, indigeribile. Niente felicità nell’esistenza, solo infelicità più o meno grosse, più o meno tardive, evidenti, segrete, differite, striscianti… […]

E così lo vediamo oggi, stravolto, saturo, ubriaco d’alcol, di petrolio, diffidente, pretenzioso, universo col potere in secondi! […]

Il mondo intero si ritrova critico, vale a dire orribilmente mediocre. Critica collettiva, torva, leccaculesca, ottusa, schiava al cento per cento.


Abbassare l’Uomo alla materia è la legge segreta, nuova, implacabile… (pp. 30-31)

Tutto quanto aiuta a fuorviare la massa abbrutita è benvenuto. Quando i trucchi non bastano più, quando il sistema salta in aria, allora mano al manganello! alla mitragliatrice! a tutta la confetteria!… (p. 32)

Chi dice “bai” viene impiccato!… (p. 34)

A noi dunque le inverosimili scemenze! Accorrano in nostro aiuto i supposti cataclismi! I nemici rocamboleschi! Bisogna riempire i teatrini! Purché nessuno rovesci la baracca! Le coalizioni feroci! I complotti supercarogneschi! I processi apocalittici! (p.34)


È protetto, Prolevic, si può ben dirlo, come nessun altro, dietro centomila fili spinati, il cocco del nuovo sistema! […]

È lui, Prolevic, a mantenere (con la propria miseria) la polizia più abbondante, più sospettosa, più carogna, più sadica del pianeta. Ah! mica lo lasciano solo! La vigilanza è impeccabile! (p. 35)

Da noi potrebbe divertirsi, Prolevic! C’è ancora qualche piccolo svago, qualche graziosa scappatella clandestina, del piacere insomma! Persino lo sfruttato al seicento per cento ha ancora le sue distrazioni!… […]


[L’uomo] È scimmia. È corrotto… È fannullone nell’anima… Non gli piace che la roba cara! o, in mancanza, quella che gli sembra tale! Venera la forza. Disprezza il debole. È spaccone, è fatuo! Sostiene sempre il farabutto. […] Soffre, si mutila, sanguina, crepa e non impara niente. (p. 36)

Laggiù, l’Uomo […] lavora come alla naia, alla naia per tutta la vita… […] Soltanto l’avvenire è suo! […] Sei solo, Popolo! Più nessuno che ti opprima! Come mai, allora, si ricomincia con le porcate?… […] Perché il bell’ingegnere guadagna 7000 rubli al mese? Parlo di laggiù in Russia, e la donna delle pulizie solo 50? Magia! Magia! (pp. 37-38)

Vivono appena al dieci per cento di un bilancio normale. Tutta la Russia vive al dieci per cento del bilancio normale, tranne la Polizia, la Propaganda, l’Esercito…


Tutto questo è ancora l’ingiustizia rimessa sotto un altro nome, ancora più terribile dell’antica […], bardata d’una miriade di poliziotti estremamente esperti in sevizie. […]

I Russi, a chiacchiere, son secondi a nessuno! Ma resta la confessione non possibile, la pillola non ingoiabile: che l’Uomo è la peggiore delle genie… che è lui stesso a fabbricarsi la propria tortura in qualsiasi condizione[…]

Bisognerebbe far fuori gli adulatori, sono loro il grande oppio del popolo… (p. 38)

Anche per questo, una Rivoluzione bisogna giudicarla vent’anni dopo. […]

Ma i Soviet cadono nel vizio, loro, negli artifici ballistici. Conoscono troppo bene tutti i trucchi. Si perdono nella propaganda. Cercano di farcire la merda, di servirla al caramello. È questa l’infezione del sistema.


Ah! L’hanno ben sostituito, il padrone! Le sue violenze, le sue scempiaggini, le sue furbizie, tutte le sue puttanerie pubblicitarie! […]

I nuovi sfruttatori sono già lì sul podio!… Guardateli, i nuovi apostoli… Tutti pancia e a cantare!… (p. 39)

Di soppiatto han preparato nuove scene… Neo-capoccia, neo-Cremlino, neo-sgualdrine, neo-Lenin, neo-Gesù! […]

L’anima, adesso, è la “tessera”… Perduta! Più niente!… Le conoscono bene, loro, tutte le manie, tutte le debolezze del perfido Prolèt… Che si sfianchi! Che sfili! Che soffra! Che faccia il duro! La spia! È la sua natura!… Non può farci niente!… Il proletario? In cella! Leggi il mio giornale! Leggi i miei sproloqui, precisamente quelli! […] E soprattutto non t’allontanare d’un passo, carogna! O ti taglio la testa! […](p. 40)

fonte: Stefano Fiorucci 

foto tratte dalla rete

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