mercoledì 19 ottobre 2022

«In tanti sul carro del vincitore. Vedremo chi ci resterà». Orticalab intervista Edmondo Cirielli di Fratelli d'Italia | POLITICA

«La Linea Meloni è chiara. Via questo reddito di cittadinanza, sì all’autonomia differenziata per commissariare Regioni incapaci come la nostra. Fd’I guiderà il nuovo Centrodestra in Irpinia e in Campania. Al riparo dai trasformisti»

L’onorevole Edmondo Cirielli, rieletto alla Camera dei deputati nelle vesti di capolista della Fiamma nel collegio Campania 2, chiarisce le priorità del futuro governo per il Mezzogiorno: «A condannare il Sud non è stata la Lega ma la riforma del Titolo quinto voluta dalla Sinistra». Poi indica la linea sui territori: «In tanti sul carro del vincitore. Vedremo chi ci resterà» 

Lo scorso 25 settembre Edmondo Cirielli è stato rieletto alla Camera dei Deputati nelle vesti di capolista per Fratelli d’Italia nel Collegio Campania 2. Storico riferimento della destra campana, ne ha attraversato l’intera vicenda di questi decenni, da Alleanza Nazionale al Popolo della Libertà fino, appunto, a Fratelli d’Italia. Uomo di fiducia di Giorgia Meloni è stato anche Presidente della Provincia di Salerno e consigliere regionale, mentre nella scorsa legislatura ha svolto la funzione di Questore presso la Camera dei Deputati. Senza dubbio alcuno, dunque, uno dei riferimenti più autorevoli della destra regionale, tra i papabili per un ministero o per un ruolo di sottogoverno. Con lui abbiamo provato a mettere ordine nell’agenda del futuro governo con particolare riferimento alla questione meridionale, quindi abbiamo provato a delineare la prospettiva di un Centrodestra che in Campania e in Irpinia resta, ad oggi, un’entità indefinita.

d- Onorevole, mentre a Roma proseguono frenetiche le trattative per la definizione della squadra di governo e per ricomporre lo strappo con Forza Italia, si moltiplicano riflessioni e commenti volti a sottolineare come nel corso della campagna elettorale il Mezzogiorno sia sostanzialmente sparito dal dibattito politico e ad individuare nel peso determinante della Lega sugli equilibri di maggioranza una minaccia per le ragioni del Sud. Ci rassicuri…

r- «Per Fratelli d’Italia la questione meridionale è una assoluta priorità nazionale. Da sempre. Non voglio cedere alla retorica ma tutta l’azione di governo del prossimo esecutivo sarà impostata sul principio secondo cui l’Italia cresce solo se cresce il Mezzogiorno. La nostra ambizione è quella di mettere in campo un piano Marshall per il Sud, strutturato su due binari fondamentali: infrastrutture e servizi. Noi rigettiamo l’idea di un Sud a traino del resto del Paese, prigioniero dell’assistenzialismo, perché crediamo in un Sud capace di vincere la sfida del lavoro e della competitività, un Sud dei diritti e dei doveri. Tornando alla sua domanda se c’è un elemento che manca nel dibattito riguarda le responsabilità di chi ha governato il Paese in questi anni. Le responsabilità del Partito Democratico e del Movimento Cinque Stelle, la forza che avrebbe dovuto rappresentare il cambiamento e che, invece, ha prodotto per il Sud solo il reddito di cittadinanza, una operazione di clientelismo di Stato senza precedenti».

d- Lei ha evocato il piano Marshall e il pensiero, inevitabilmente, corre al Pnrr.

r- «Diciamo parole di verità. Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza non si rintraccia alcuna visione di progresso e sviluppo per il Mezzogiorno, ma una serie, anche piuttosto limitata, di interventi a pioggia. In linea con quanto sostenuto in questi giorni dall’Unione Europea la nostra intenzione è quella di ridiscutere il Pnrr, i cui fondi, giova ricordare, sono tutti a debito. S’impone una rimodulazione degli obiettivi assecondando un approccio che privilegi investimenti funzionali allo sviluppo, ovvero ad obiettivi strategici di grande impatto. Ed il Mezzogiorno sarà, in tale prospettiva, la nostra priorità assoluta»

d- La Lega è già tornata alla carica sull’autonomia differenziata. Come può una destra moderna e di governo condividere quella visione di Paese?

«Anche qui suggerirei di guardare ai fatti. Non mi pare che in questi decenni la Lega abbia fatto disastri, tutt’al più li ha annunciati. I veri disastri li ha fatti il Partito Democratico, ovvero la Sinistra, con la modifica dell’articolo quinto della Costituzione che ha definito questo regionalismo ed in ragione del quale, per esempio, paghiamo il prezzo che paghiamo nella distribuzione dei fondi per la gestione della sanità. Con l’autonomia differenziata le regioni virtuose potranno gestire in autonomia servizi e funzioni mentre quelle incapaci dovranno cedere autonomia allo Stato centrale. Tanto per essere chiari dal nostro punto di vista è giusto e funzionale agli interessi dei cittadini toscani, lombardi o emiliano romagnoli che il governo della sanità resti nelle mani delle rispettive Regioni. Lo stesso principio, alla luce dei fatti, non vale per la Campania».

d- Non le sfuggiranno i danni che un decennio di commissariamento ha determinato sul sistema sanitario campano.

r- «Siamo d’accordo, ma quelli erano i commissariamenti targati Pd. Dieci anni di tagli indiscriminati, di operazioni ragionieristiche, di assunzioni bloccate. Non sfuggirà a nessuno che abbiamo avuto come commissari alla sanità due governatori, lo stesso Bassolino e in anni più recenti De Luca. Di che commissariamento parliamo? Per noi il commissariamento è politico, non di facciata. Laddove si registra il disastro, come in Campania, s’impone un cambio di rotta radicale, un’assunzione completa di responsabilità, non furbesche azioni di cosmesi volte a dare continuità al malgoverno per tutelare lo status quo sulle spalle dei territori e delle comunità»-

 

d- In Campania il Movimento Cinque Stelle ha superato il 34 per cento dei consensi. Che farete con il reddito di cittadinanza?

r- «Distingueremo in maniera netta l’assistenza sociale dalle politiche attive del lavoro. E non c’è dubbio che su questo secondo aspetto il reddito fino ad oggi non ha funzionato per nulla, ferma restando la necessità di rivedere i meccanismi di verifica e controllo. Il reddito di cittadinanza, così com’è, non funziona. Il sostegno alle fasce di popolazione più esposte sarà garantito ma la priorità è quella di intervenire sulle politiche attive del lavoro, la priorità è quella di creare occupazione, di investire sulla formazione»-

d- Veniamo alle prospettive di Fratelli d’Italia e del Centrodestra in Campania. Non c’è dubbio che a queste latitudini siamo all’anno zero…

r- «Chiusa la partita del governo si aprirà il cantiere del Centrodestra sui territori. Con queste politiche in Campania si è affermata una nuova classe dirigente, deputati e senatori che avranno la grande responsabilità di strutturare un progetto di governo per la prima regione del Mezzogiorno. Lega e Forza Italia sono già avviate lungo un percorso di riflessione e di riorganizzazione, per quel che concerne Fratelli d’Italia, sappiamo di avere la responsabilità di guidare questo processo anche in ragione dei tredici parlamentari. Sono molto ottimista, non solo perché il sistema di potere deluchiano si è già disarticolato ed è avviato all’implosione, ma perché sui territori, ad ogni latitudini, si rileva un diffuso vento di cambiamento, una crescente attenzione verso le nostre proposte. Sono certo che molto presto, già a partire dai prossimi appuntamenti elettorali, il Centrodestra trainato da Fratelli d’Italia crescerà enormemente nella capacità di rappresentanza e di governo negli enti locali».

d- Intanto De Luca governerà per altri tre anni. Lo stesso De Luca, come sa, che due anni e mezzo fa poté contare sul sostegno convinto di ampi settori del Centrodestra

r- «De Luca vinse perché seppe sfruttare magistralmente il clima di terrore determinato dalla pandemia, dopo aver definito il Covid un semplice raffreddore, dopo aver affermato che sarebbero morti solo quelli che sarebbero morti comunque. Il Centrodestra non seppe scegliere in tempo il proprio candidato, prigioniero per mesi dei veti di Salvini e di Mara Carfagna, all’epoca riferimento di Forza Italia. Stefano Caldoro fu sacrificato sull’altare dei litigi e delle contrapposizioni interne e alla fine ci presentammo con la sola ambizione di partecipare. In quel contesto, ci fu chi scelse di salire sul carro del vincitore. Ma oggi siamo in un’altra stagione politica, oggi i fallimenti di questo governatore incapace sono palesi ed innegabili. De Luca potrà tutt’al più continuare a fallire e a gestire per i prossimi tre anni, toccherà a noi ricostruire dalle macerie»-

d- Lei sa che in Irpinia, come nel resto della Campania, il Centrodestra ha potuto far leva sul sostegno di molti mondi riconducibili al fronte del governatore, vuoi di riferimenti provenienti dal Pd alla ricerca di un vendetta, vuoi di pezzi di apparato di estrazione civica, vuoi di consiglieri regionali e dirigenti di Italia Viva che in chiave anti Pd hanno deciso di tradire la causa del terzo polo per lanciare un chiaro segnale a Santa Lucia. Non teme il rischio che il percorso di costruzione del nuovo Centrodestra campano possa essere minato dal trasformismo di nuovi e vecchi cacicchi alla ricerca della sopravvivenza?

r- «Il rischio c’è. Il trasformismo è la malattia da cui il Sud non riesce a guarire da secoli. Ma è altrettanto vero che ci sono tante personalità, tanti riferimenti che hanno sostenuto De Luca e il suo progetto di governo in buona fede e che oggi, al cospetto del disastro, legittimante cercano una nuova prospettiva per i territori e per la Regione. Non tutti coloro che cambiano idea sono trasformisti. Sul carro del Centrodestra, in questa campagna elettorale, sono saliti in tanti. Solo il tempo ci dirà chi ha inteso compiere solo una scelta di opportunità elettorale e chi, invece, ha deciso di porre le proprie competenze, il proprio entusiasmo e il proprio impegno a servizio di un progetto di rinascita dei territori e della Campania. Noi vigileremo, senza cedere a scorciatoie, senza tradire i nostri valori e la nostra appartenenza»

d- Grazie Onorevole

r- «A Lei»

Intervista di Marco Staglianò

fonte: https://www.orticalab.it/La-Linea-Meloni-e-chiara-Via-questo

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