lunedì 17 ottobre 2022

René Guénon - La crisi del mondo moderno | Cap. 4 parte III - Scienza sacra e scienza profana



La crisi del mondo moderno
Cap. 4 - Scienza sacra e scienza profana

Secondo la concezione tradizionale, una qualsiasi scienza ha meno interesse in se stessa di quanto ne abbia come prolungamento o branca secondaria della dottrina, la cui parte essenziale è, come abbiamo visto, la metafisica pura. 

Infatti, se ogni scienza è sicuramente legittima, ammesso che occupi il posto che le compete realmente in ragione della sua natura, è facile tuttavia comprendere che, per chiunque possieda una conoscenza d’ordine superiore, le conoscenze inferiori perdono necessariamente molto del loro interesse, e addirittura ne hanno solo in funzione, se così si può dire, della conoscenza principiale e cioè nella misura in cui, da un lato, riflettono questa conoscenza in tale o tal altro dominio contingente, e dall’altro, sono suscettibili di condurre verso questa stessa conoscenza, la quale, nel caso in questione, non può mai essere perduta di vista né sacrificata a delle considerazioni più o meno accidentali.
Sono questi i due ruoli complementari che appartengono in proprio alle «scienze tradizionali»: da un lato, in quanto applicazioni della dottrina, esse permettono di collegare fra loro tutti gli ordini della realtà e di integrarli nell’unità della sintesi totale; dall’altro esse costituiscono, almeno per alcuni e in conformità con le attitudini di costoro, una preparazione per una più alta conoscenza, una sorta di avviamento verso quest’ultima, mentre, nella loro ripartizione gerarchica a seconda dei gradi dell’esistenza a cui si riferiscono, costituiscono come altrettanti scalini tramite i quali è possibile elevarsi fino alla pura intellettualità. 

È fin troppo evidente che le scienze moderne non possono svolgere, ad alcun titolo, né l’uno né l’altro di questi due ruoli; è per questo che esse sono, né possono essere altro, che «scienza profana», mentre le «scienze tradizionali», per il loro ricollegarsi ai principi metafisici, sono incorporate in maniera effettiva nella «scienza sacra».

La coesistenza dei due ruoli appena indicati non implica, peraltro, né contraddizione né circolo vizioso, contrariamente a ciò che potrebbero pensare coloro che considerano le cose solo superficialmente; ed è questo un punto sul quale occorre insistere ancora un po’. 

Si potrebbe dire che si tratta di due punti di vista, l’uno discendente e l’altro ascendente, di cui il primo corrisponde ad uno sviluppo della conoscenza, a partire dai principi per giungere a delle applicazioni più o meno lontane da questi, mentre il secondo corrisponde ad una acquisizione graduale di questa stessa conoscenza, procedendo dall’inferiore al superiore o, se si preferisce, dall’esteriore all’interiore. 

La questione non consiste dunque nel sapere se le scienze devono essere costituite dal basso in alto o dall’alto in basso, oppure, perché esse siano possibili, se si deve prendere come punto di partenza la conoscenza dei principi o invece quella del mondo sensibile; una questione siffatta, che può porsi solo dal punto di vista della filosofia «profana» e che in effetti sembra sia stata posta in tale ambito e in modo più o meno esplicito dall’antichità greca, è inesistente per la «scienza sacra», per la quale ogni cosa può solo partire dai principi universali; e ciò che la priva di ogni ragion d’essere è il ruolo primario dell’intuizione intellettuale, che è la più immediata di tutte le conoscenze, ed anche la più elevata, ed è assolutamente indipendente dall’esercizio di ogni facoltà di ordine sensibile o addirittura razionale.

Le scienze possono essere costituite validamente, in quanto «scienze sacre», solo da coloro che, per prima cosa, possiedono pienamente la conoscenza principiale, e che, per questo motivo, sono i soli qualificati per realizzare, conformemente alla più rigorosa ortodossia tradizionale, tutti gli adattamenti richiesti dalle circostanze di tempo e di luogo. 

Solo quando le scienze sono costituite in tal modo il loro insegnamento può seguire anche un ordine inverso: esse sono, in qualche modo, come delle «illustrazioni» della dottrina pura e possono renderla più facilmente accessibile a certuni; e per il fatto stesso che attengono al mondo della molteplicità, la diversità quasi indefinita dei loro punti di vista può confarsi alla non meno grande diversità delle attitudini individuali di coloro il cui orizzonte è ancora limitato a questo stesso mondo della molteplicità; le vie possibili per giungere alla conoscenza possono essere estremamente diverse al livello più basso, per poi unificarsi sempre più via via che si perviene a degli stadi più elevati. 


Comunque, nessuno di questi gradi preparatori è di una assoluta necessità, poiché essi sono solo dei mezzi contingenti e senza comune misura con lo scopo da raggiungere; anzi, può perfino accadere che certuni, fra quelli in cui prevale la tendenza contemplativa, si elevino alla vera intuizione intellettuale d’un sol colpo e senza l’ausilio di tali mezzi; ma quest’ultimo è solo un caso piuttosto eccezionale e, in genere, vi è come una sorta di convenienza nel procedere in senso ascendente. 

Per far comprendere ciò, ci si può anche servire dell’immagine tradizionale della «ruota cosmica»: la circonferenza, in realtà, esiste solo in virtù del centro, ma gli esseri che si trovano sulla circonferenza devono necessariamente partire da essa, o più esattamente dal punto della circonferenza in cui sono collocati, e seguire poi il raggio per poter giungere al centro. D’altronde, in virtù della corrispondenza che esiste fra tutti gli ordini della realtà, le verità di ordine inferiore possono essere considerate come un simbolo di quelle di ordine superiore, e quindi possono servire da «supporto» per giungere analogicamente alla conoscenza di quest'ultime; è questo che conferisce ad ogni scienza un senso superiore o «anagogico» , più profondo di quello che essa possiede di per sé, e che può darle il carattere di una vera «scienza sacra».

Ogni scienza, dicevamo, può rivestire un tale carattere, quale che sia il suo oggetto, alla sola condizione di essere costituita e considerata secondo lo spirito tradizionale; e in questo bisogna solo tener conto dei gradi d’importanza di queste scienze, in base al rango gerarchico delle diverse realtà alle quali si riferiscono; ma, ad un grado o ad un altro, il loro carattere e la loro funzione sono essenzialmente le stesse nella concezione tradizionale. 

Ciò che è vero qui per ogni scienza, lo è ugualmente per ogni arte, in quanto questa può avere un valore propriamente simbolico che la rende atta a fornire dei «supporti» per la meditazione, ed in quanto le sue regole, al pari delle leggi la cui conoscenza è oggetto delle scienze, sono dei riflessi e delle applicazioni dei principi fondamentali; ed in ogni civiltà normale, vi sono anche delle «arti tradizionali», sconosciute dagli Occidentali moderni al pari delle «scienze tradizionali». 

La verità è che non esiste in realtà un «dominio profano» che si opporrebbe in qualche modo al «dominio sacro»; esiste solo un «punto di vista profano», che per l’esattezza non è altro che il punto di vista dell’ignoranza. 

È per questo che la «scienza profana», quella dei moderni, può giustamente essere considerata come un «sapere ignorante», come abbiamo già detto in altre occasioni: sapere d’ordine inferiore che si tiene interamente al livello più basso della realtà, sapere che ignora tutto ciò che lo oltrepassa, che ignora ogni fine superiore a se stesso ed ogni principio che potrebbe assicurargli un posto legittimo, per quanto umile sia, fra i diversi ordini della conoscenza integrale; confinata irrimediabilmente nel dominio relativo e limitato in cui ha voluto proclamarsi indipendente, troncata da sé ogni comunicazione con la verità trascendente e con la conoscenza suprema, non è più che una scienza vana ed illusoria, che, a dire il vero, deriva da niente e conduce a niente.

Queste considerazioni permetteranno di comprendere tutto ciò che manca al mondo moderno in relazione alla scienza, e come questa stessa scienza di cui esso va tanto fiero non rappresenti che una semplice deviazione e quasi un rifiuto della scienza vera, che per noi si identifica interamente con ciò che abbiamo chiamato «scienza sacra» o «scienza tradizionale». La scienza moderna, derivando da una arbitraria limitazione della conoscenza ad un ambito particolare, che è il più infimo di tutti, quello della realtà materiale o sensibile, ha perduto, a causa di tale limitazione e delle conseguenze che da essa derivano immediatamente, ogni valore intellettuale; almeno se si dà all’intellettualità la pienezza del suo reale significato e se ci si rifiuta di condividere l’errore «razionalista», vale a dire se ci si rifiuta di assimilare l’intelligenza pura alla ragione, oppure, il che è lo stesso, se ci si rifiuta di negare l’intuizione intellettuale. 

In fondo, ciò che è alla base di questo errore, come alla base di una gran parte degli altri errori moderni, ciò che è la radice stessa di tutta la deviazione della scienza, così come la vediamo applicata, è quel che si può chiamare l’«individualismo», che è tutt’uno con lo stesso spirito antitradizionale, e le cui diverse manifestazioni, in tutti gli ambiti, costituiscono uno dei fattori più importanti del disordine della nostra epoca; ed è questo «individualismo» che esamineremo adesso.

Scritto da René Guénon

La crisi del mondo moderno

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