mercoledì 12 maggio 2021

TELESIO INTERLANDI – I nostri amici Inglesi (1935)

I NOSTRI AMICI INGLESI

Alla tradizionale amicizia inglese.

Questi brevi scritti – pubblicati recentemente sul «Tevere» – non sono piaciuti agli Inglesi. Si sa come sono questi Inglesi; essi amano molto il giuoco; ma il giuoco deve svolgersi secondo determinate e inviolabili regole, che è l’Inglese, naturalmente, a stabilire. Ma ci sono le regole; le regole inglesi.

Gli Inglesi giocano da circa due secoli al golf con la palla terrestre, secondo le regole appositamente da loro concretate.

Infatti, sono invecchiati giuocando all’imperialismo e sono rimasti dei fanciulli terribili. Guai a chi viola le loro regole! Non sono piaciuti ai nostri amici Inglesi, piaceranno agli Italiani, che non hanno grandi pretese.

«TEE»

Ci basterà aprire due o tre libri per apprendere a prezzo di quali vigliaccherie e crudeltà si è composto il superbo impero coloniale dei candidi Inglesi; su quali montagne di ossa umane riposa la gloria dei colonizzatori britannici; di che natura sia il rosso che imporpora l’Union jack

«RUNNING APPROACH»

Il «Sunday Express» di qualche giorno fa serviva ai suoi lettori le seguenti informazioni:

L’Italia mobilita per attaccare l’Abissinia. Essa ha ora sotto le armi un milione d’uomini. Questo è il più grande esercito che l’Europa abbia veduto dal tempo della guerra. Mussolini, con questa forza dietro di sé, diventa enfatico (in inglese: bombastic) nelle sue minacce, ma non è troppo sicuro di riuscire. Gli Italiani nei tempi moderni non hanno dimostrato molta abilità.

Nel 1895 subirono un durissimo colpo in Abissinia. Fecero una meschina prova a Tripoli nel 1911. la loro affermazione nella Guerra mondiale non fu molto grandiosa. È sempre possibile che un solo uomo muti il carattere di una intera nazione. Ma se Mussolini ha realmente fatto ciò, sarebbe il primo esempio nella storia. I nostri amici Inglesi si divertono a rifar la storia per sommi capi: 

due righe per guerra e una ingiuria per riga; sarebbe vietato a noi di fare altrettanto?




Gli Italiani, dunque, non hanno dimostrato molta abilità nei tempi moderni. Ne hanno dimostrato gli inglesi? A profusione. Nel 1860 – e precisamente il 18 dicembre – le truppe inglesi, per rappresaglia, dettero fuoco al Palazzo d’Estate, la magnifica residenza imperiale, a pochi chilometri da Pechino

Dunque, resta provato per testimonianza inglese, che in Cina gli Inglesi si comportarono veramente bene, con molta abilità, contrariamente a ciò ce hanno sempre fatto gli Italiani. Ma Mussolini avrebbe mutato il carattere di una intera nazione? – si domandano infine gli Inglesi i quali, se ci rimproverano la scarsa abilità passata, paventano un’abilità futura. 

Sì, è vero quel che afferma il già citato «Sunday Express»: se Mussolini ha mutato il carattere d’una intera nazione sarebbe il primo esempio nella storia. Infatti, quel caratterino della stirpe inglese, che per eufemismo si suol dire «perfido», non l’ha cambiato Dio, né lo cambierà il diavolo.

«STYMIE»

Sì, caro lettore, l’indignazione è di tutti; ma non basta. Indignatio – dice il latino – facit versus; ma gli Inglesi non sanno che farsene dei versi; agli Inglesi bisogna rendere pan per focaccia. 

«LINKS» 

La famosa flemma degli Inglesi sarebbe, dunque, una favola? Da qualche giorno i fogli del più grande impero del mondo si mostrano irascibili, nervosi, di cattivissimo umore; e tutto ciò perché un giornale italiano ha citato alcune pagine della brillante storia dell’impero. L’ultimo venuto a esibire la crisi dei suoi imperiali nervi, lo «Star» (una stella di piccola grandezza, quasi una stella del varietà) dice che noi gettiamo del fango sulla carta d’Europa. 

S’impara sempre qualche cosa: non sapevamo davvero che rievocare le migliori pagine della storia inglese equivalesse a infangare l’Europa; 

ma lo «Star» lo afferma. Se l’Inglese ha perduto la flemma, non ha perduto le qualità essenziali della stirpe. Riapre la storia alla pagina vergognosa della rapina a mano armata svoltasi a Copenaghen nel settembre del 1807, significa gettar fango sulla carta d’Europa? Può darsi, ma si tratta di fango «made in England». Certo che rimestare nella storia dell’impero inglese è veramente un compito stomachevole.

Non è la violenza che disgusta, è la crudeltà ammantata d’umanitarismo, mascherata d’ipocrisia. Un popolo forte può essere violento, non deve essere ipocrita. 

L’ipocrisia è quella che oggi spinge i nostri cari amici Inglesi a porsi come difensori della Società delle Nazioni e della pace, mentre è l’Africa come riserva di caccia che li commuove. Ripassiamo la storia della velenosa ipocrisia britannica, di tutti i tempi e di tutti i luoghi, e ne divulghiamo le pagine più gloriose. Gli Italiani hanno molto da imparare da questa rapida rievocazione dei sistemi inglesi; in primo luogo che – come per Cecil Rhodes il denaro era come il sangue degli altri – per l’Inglese d’oggi l’amicizia è la dabbenaggine altrui. 

«PUTTS» 

Qual è la differenza che passa fra la lingua inglese la lingua italiana? Non è necessario essere esperti in glottologia per ammettere che la prima differisce dalla seconda, soprattutto, per la concisione infatti: che cosa ha voluto dire il «Tevere» con la sua serie d’articoli dedicati agli amici Inglesi? Questo: che l’Inghilterra dovesse occuparsi dei fatti propri; né più e né meno. 

«SLICE» 

Perché, della cosiddetta maniera forte usata dai nostri amici Inglesi ai quattro punti cardinali del globo per costituirsi un impero, noi non siamo affatto disposti a scandalizzarsi. Noi ci promettiamo di pensare che la guerra non è un gioco di società e che gli Africani non si possono trattare come delle educande. Noi rileggiamo le pagine della storia coloniale inglese per confrontarle con le baggianate umanitaristiche e pietistiche che troviamo oggi sulla stampa del Regno Unito

Noi ci scandalizziamo dello scandalo che menano certi fogli londinesi a proposito delle misure che l’Italia prende in Africa, perché sono gli stessi fogli che hanno beatificato Roberts, Kirchener, Cecil Rhodes e compagnia. La levata di scudi pacifista e societaria della stampa inglese non è che un clamoroso eccesso d’ipocrisia, una crisi di pudicizia dopo una vita di tolleranza. La storia coloniale inglese è lì, coi suoi bilanci ormai chiusi e le somme tirate. 


«FLUFFING» 

Molti, troppi giornali britannici continuano ad abbaiare alle calcagna dell’Italia. I cani abbaiano, la carovana passa; questo è un proverbio arabo, ma noto in tutto il mondo e s’applica al nostro caso, anche se invece che di carovana si tratti di spedizione. Fra questi abbaiatori si distingue l’«Evening Standard» che dedica i suoi brevi guaiti alle qualità militari del popolo italiano. Il titolo d’un trafiletto pubblicato ieri l’altro dice tutto: «Not so Militant»; gli Italiani preferirebbero andarsene in Jugoslavia (sic), a piccole bande, piuttosto che imbarcarsi per l’Abissinia. 

«WRIST SHOT» 

Il più grande organo di stampa inglese torna a lagnarsi del «fango» che noi Italiani lanceremmo contro la candida Gran Bretagna. Poiché, fino ad ora, ci si è limitati a divulgare le più pittoresche pagine della storia inglese, quasi senza commento, concluderemo che questa storia è, per il «Times», fango; e che maneggiarla è cosa deplorevole. Non immaginavamo che l’Inghilterra fosse così poco orgogliosa della sua propria storia. Ma il «Times» aggiunge che questo lancio di fango, cioè di storia, servirebbe «a render popolare l’avventura africana». Ecco perché le puerili insinuazioni dell’autorevole e insincero foglio destano nell’animo degli Italiani appena un senso di lieve fastidio e chiariscono che 

la famosa perfidia di Albione non è che una volgarissima attitudine alla menzogna. 

«PUTTING GREEN»

Orbene, sia detto con tutto il rispetto dovuto ai lordi e ai maggiori, ai laburisti e ai conservatori, gli Italiani si infischiano di tutto ciò che si possa dire in Inghilterra, in buona e in mala fede, con autorità e senza, per ignoranza o per malvagità, per dispetto o per idiozia, circa i loro affari in Africa: e, infischiandosene, vanno decisi per la loro strada. 

Scritto da Telesio Interlandi


 I NOSTRI AMICI INGLESI CREMONESE EDITORE – 23 GIUGNO 1935

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