venerdì 14 maggio 2021

FASCISTS’ CRIMINAL CAMP | Racconto di Roberto Mieville (1947) - STORIALTERNATIVA Capitolo3


FASCISTS’ CRIMINAL CAMP

CAPITOLO 3

Era un mattino del settembre quarantatré. 

Sarebbe stato un mattino uguale era la convinzione di tutti gli altri: questa era la convinzione di tutti. Del resto quale avvenimento sarebbe stato tanto importante da alterare in un qualche modo la vita del campo? Lo stato di prigionia era una cosa abbastanza nuova, ma ognuno era ormai convinto che nulla avrebbe potuto alterarne la monotona tranquillità.

Era dunque un mattino come tutti gli altri. Una leggera cortina di vapori, ancora il campo. Le cose erano sfumate e indefinite. Qualche ombra passava veloce sui ballatoio antistanti alle baracche. Solo quando il sole riuscì a penetrare la nebbia; e a fugarla velocemente, l'animazione del campo prese un ritmo accelerato. Le baracche erano tutte ugualmente nere, tutte ugualmente squadrate, bene in fila e allineate.

I reticolati erano nuovi, ben lucidi e tesi e si intravedevano da ogni punto tagliare la fascia del cielo. Dopo il reticolato la terra non aveva limite e orizzonte e tutto si perdeva nella desolazione dei campi di cotone.


Il caldo era soffocante. Qualcuno aveva per le mani il “Commercial Appeal” che usciva a Memphis o un vecchio numero del “Life”. Nel campo di bocce facevano la pulitura. Gli M.P. alle torrette si annoiavano. Lo spaccio era affollato i soliti racconti di guerra e i particolari della traversata.

Quelli della P.A.8. cercavano di convincere un gruppo che aveva fatto il viaggio sulla “Queen Mary” dello schiavistico trattamento ricevuto durante il viaggio. Altri bevevano le Coca Cola a cinque cents e altri sorbivano gli “ice cream

Improvvisamente una fucilata ruppe l'aria e si ripercosse nel silenzio divenuto subitaneo Un'altra fucilata ancora poi un gridare confuso: 

Assassini! Assassini!

Corsa pazza di tutti verso i reticolati interni. Un soldato giaceva riverso a una decina di metri dall’Off Limits. L' M.P. alla torretta aveva sparato e ora, teneva il fucile puntato e gridava nella sua lingua comancha di non avvicinarsi.Arrivarono degli ufficiali americani: il ten. Woods e il capt. Anderson: fecero un cenno sentinella e un medico si poté avvicinare al ferito. 

Alte erano, sempre le grida: Assassini, e gli americani sorridevano e dicevano “Okay”. Portarono via il ferito e anche la sentinella ebbe il cambio.


Mentre gli uomini tornavano silenziosi alle baracche improvvisa corse una voce. Una voce terribile agghiacciante che fece tremare il cuore e sbiancare in viso.

-L'Italia ha deposto le armi.

Questa la prima notizia cruda, poi col passare, delle ore mentre folti gruppi commentavano soddisfatti l'avvenimento altre notizie penetrarono nel campo. Portate dagli M. P. e dal “Private,, del Post Office.

“Italy has surrendered its armed force unconditionnally”. Incondizionatamente! E l'Onore, Signore, Iddio?

Poi ancora coi calore della notte, la radio: La flotta italiana è in rotta per Malta ad arrendersi. 

Resa incondizionata all'insaputa dei tedeschi - Fuga di Vittorio Emanuele da Roma Fuga di Badoglio, fuga del Governo - Crollo! E per tutta la notte il messaggio di Eishenower trasmesso dalla C.B.S. “Unconditionally”!

Tutta la guerra combattuta, tutto quel sangue versato, quelle croci sperdute, tutta la giovinezza, tutto tradito e rinnegato! E la speranza grande nella promessa: “la guerra continua”!

E i signori Colonnelli a brindare con i Coca Cola a cinque cents, sulla disfatta! E tutti i signori Colonnelli a vantarsi: Massoneria! E quel Colonnello di Prato a scucire rapidamente dalla giubba il distintivo da squadrista! Nella chiesa del campo, qualcuno pregava per la Patria e piangeva della rovina grande. Era l'8 settembre 1943. Nell'ospedale del campo un prigioniero moriva. Le belle navi nel mare tranquillo andavano a Malta. E l'onore, signore Iddio?  “L'Onore militare non esiste” disse il Colonnello Bragantini


Era il 9 settembre, e nella notte molte cose erano corse per i cervelli. 

Molte cose. 

Tenente Biondo, tenente Licitra, capitano Ardigò, tenente colonnello Torta, ricordate le parole? L'Onore militare non esiste! Dove sei andato Giovane Fascista di Bir el Gobi, che rispondesti: 

- Ma signor Colonnello, per l'onore militare io vado a morire!

Ci si ricorda molto bene di certe lettere affisse allo spaccio e nella sala convegno dove “qualcuno” si vantava di aver boicottato la “nostra” guerra e dì essere stato da molto tempo in rapporto con gli americani! Una grande tristezza era scesa sul campo. Gli animi erano divisi e le fazioni avevano, preso a dominare. Per il Re. Contro il Re. Per la Repubblica. Per il Duce. 

Tanti scoprirono, di essere stati sempre antifascisti e pochi erano stati iscritti. Gli americani dall'alto delle torrette commiseravano tanta miseria.

Liste bianche e liste nere e liste rosse sul tavolo dell'Intelligence Officer! Era divenuta così anche l'Italia, del resto. Una Babele, il campo. E il “New York Times” riportava la frase dell'ammiraglio comandante la flotta inglese all'ammiraglio delle navi italiane arresesi. 

Signore, avrei preferito incontrarvi in battaglia. L'onore, signore Iddio!


Finiva ottobre quando nel campo fece la sua apparizione un certo capitano Marioni del corpo automobilistico. Disse masticando cheeving guum che Gazzera aveva inventato l’A.I.L.V.M. ossia l'Armata Italiana del Lavoro Volontario Militare. Poiché l'Italia in quel tempo aveva dichiarato la guerra alla Germania. L'Italia del Sud, il Regno aveva fatto questo. Noi eravamo già, precursori, per la Repubblica. Anche Gazzera che fino a pochi mesi prima aveva firmato le tessere del Fascio, correva al ripari. E il Maresciallo del tradimento vendette in quei giorni i prigionieri italiani al detentore. 

E anche fra i migliori cominciò la lotta. 

Kaman? per gli americani. Anti-kaman, contro gli americani.

Liste bianche. Liste nere. Liste rosse. E gli M. P. gongolavano. Nel dizionario Webster un nuovo verbo era stato coniato: To Badogliate. To Badogliate: tradire. Tradire in un modo particolare, speciale, il non plus ultra del tradire, insomma. 

E cominciarono a partire per le Italian Service Unit's, i nostri vecchi Camerati di guerra. Il venerabile vecchio languiva nell'angusta stanza dell'Ospedale del Monticello P.O.W. camp. Era, sempre, solo. Gli M.P. vegliavano alla sua porta. Era pazzo, dicevano i generali del campo. “E’ pazzo! Dice viva Mussolini!”. Infermiere Morbiducci potresti raccontare il pianto del venerabile vecchio. 

Il nostro Generale: Annibale Bergonzoli, Medaglia d'Oro!

Fu gettato pazzo a languire per tanto tempo nell'ospedale militare reparto psichiatrico di Nuova York, dalla cattiveria degli altri italiani. Perché Barba Elettrica era contro il tradimento. Una cella imbottita di caucciù e tante angherie contro Annibale Bergonzoli, che credeva ancora nella Patria e nell'Onore Militare. L'onore delle I.S.U.: lavanderia e patate e bombe sulle navi in partenza da Boston e divisa nemica: italiani sfruttati e Portati all'I Promise dalla fame dalle minacce di rappresaglia alle famiglie da parte della democrazia americana alleata al Governo Badoglio. Finiva l'anno 1943. Fu molto triste quel Natale, ma un nuovo tricolore era salito sul pennone spezzato a Enfidaville: per l'Onore!

Scritto da Roberto Mieville 

Roma, 1947

Le immagini sono opere di Gambetti Dino, litografo, xilografo, pittore e ceramista.

1946 c. - Ai P.O.W. del Campo di Hereford, Edizioni d’Arte Goffi - Genova (cartella) LITOGRAFIE

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