mercoledì 5 maggio 2021

DA CHE PARTE VA IL MONDO? | HMV#4 (1922)

HISTORIA MAGISTRA VITAE #4

Da che parte va il mondo?

      A questo punto dopo l'innegabile constatazione dell'orientamento a destra degli spiriti un quesito s'impone e ci piace di formularlo nei termini seguenti: si va a destra nel senso che vengono annullate tutte le esagerazioni estremistiche dell'immediato dopo-guerra o si va a destra nel senso di una revisione di valori assai più vasta e radicale? È il contenuto il mito la storia di due anni soltanto che è in gioco od è in gioco un secolo di storia quello che comincia dalla convocazione degli Stati Generali di Francia e finisce allo scoppio della guerra mondiale nell'agosto del 1914?

      L'orientamento a destra durerà un paio d'anni come è durato quello di sinistra o durerà ben più a lungo? Noi rispondiamo sì al secondo interrogativo. Se il secolo XIX fu il secolo delle rivoluzioni il secolo XX appare come il secolo delle restaurazioni. I due anni dell'immediato dopoguerra in cui l'orientamento di sinistra raggiunse il suo apice sono gli ultimi anelli della catena forgiata nel 1789 e che fu brevemente interrotta dalla Santa Alleanza nel 1815. 

Perché il conato della Santa Alleanza non riuscì a soffocare completamente il moto suscitato nei popoli europei da Napoleone? 

Perché il complesso delle ideologie ottantanovesche aveva allora degli elementi necessari e vitali per cui la fiamma spenta sulle pianure di Waterloo nel 1815 doveva risplendere nel 1848. I regimi di sinistra quali furono instaurati in tutta Europa tra il 1848 e il 1900 — a base di suffragio universale e di legislazione sociale — hanno dato quello che potevano dare. Il biennio 1919-1920 rappresenta l'ultimo filo della matassa democratica elaborata durante un secolo. Di repubbliche ne abbiamo un campionario; la democrazia ha realizzato tutti i suoi postulati; il socialismo ha realizzato il programma minimo ed ha rinunciato al massimo. È in questo momento che comincia il processo al secolo della democrazia. È in questo momento che i concetti e le categorie «democratiche» vengono sottoposte alla critica più spietata di demolizione. 

Così si appalesa che la giustizia democratica del suffragio universale è la più clamorosa delle ingiustizie; che il governo di tutti — ultima tuie dell'ideale democratico — conduce in realtà al governo di nessuno; che l'elevazione delle masse non è necessariamente una condizione sine qua non di progresso e che — soprattutto — non è affatto dimostrato che il secolo della democrazia debba preparare l'avvento al secolo del socialismo. Questo processo politico è affiancato da un processo filosofico: 

se è vero che la materia è rimasta per un secolo sugli altari, oggi è lo spirito che ne prende il posto. 

Conseguentemente vengono ripudiate tutte le manifestazioni peculiari dello spirito democratico: il facilonismo, l'improvvisazione, la mancanza di senso personale di responsabilità, l'esaltazione del numero e di quella misteriosa divinità che si chiama «popolo». Tutte le creazioni dello spirito — a cominciare da quelle religiose — vengono al primo piano, mentre nessuno osa più attardarsi nelle posizioni di quell'anticlericalismo, che fu per molti decenni, nel mondo occidentale, l'occupazione preferita della democrazia. 

Quando si dice che Dio ritorna s'intende affermare che i valori dello spirito ritornano. Nessuno crede più alla fatalità e alla scientificità del socialismo. Il secolo della democrazia muore nel 1919-1920. Muore colla guerra mondiale. Il secolo della democrazia s'incorona fra il 1914 e il 1918 collo spaventoso necessario e fatale trofeo di dieci milioni di morti. 

L'obbligo universale della coscrizione non era, dunque, nel bagaglio delle ideologie democratiche? 

La guerra mondiale ci appare così al tempo istesso come l'epopea sacra e la bancarotta confusionaria il capolavoro e il fallimento la vetta suprema e il precipizio senza fondo del secolo della democrazia. L'enorme importanza storica della guerra mondiale è in ciò: che la guerra democratica per eccellenza quella che doveva realizzare per le Nazioni e per le classi gli immortali principi — oh famosi quattordici punti di Wilson oh melanconico tramonto del Profeta — la guerra della democrazia, insomma, inizia il secolo dell'anti-democrazia. «Tutti» è l'aggettivo principe della democrazia: la parola che ha riempito di sé il secolo XIX. È tempo di dire: pochi ed eletti. 

La democrazia agonizza in tutti i paesi del mondo: in alcuni come in Russia è stata uccisa; in altri subisce un processo d'involuzione sempre più manifesto. Può darsi che nel secolo XIX il capitalismo avesse bisogno della democrazia: oggi può farne a meno. La guerra è stata «rivoluzionaria» nel senso che ha liquidato — tra fiumi di sangue — il secolo della democrazia, il secolo del numero delle maggioranze della quantità. Il processo di restaurazione a destra è già visibile nelle sue manifestazioni concrete. 

L'orgia dell'indisciplina è cessata, gli entusiasmi per i miti sociali e democratici sono finiti. 

La vita torna all'individuo. Una ripresa classica è in atto. L'egualitarismo democratico, anonimo e grigio, che aveva bandito ogni colore e appiattita ogni personalità, sta per morire. Nuove aristocrazie sorgono: ora che si è dimostrato come qualmente le masse non possano essere protagoniste della storia, ma strumento della storia. Dove arriverà questo orientamento di destra è impossibile oggi affermare: certo, molto lontano se dobbiamo giudicare dagli inizi e dal come sono precipitosamente crollati i cartacei castelli «demagogici» del dopo-guerra, mentre le nuove generazioni muovono all'assalto impetuoso dei vecchi fortilizi. La rivoluzione è in questa reazione. 

Rivoluzione di salvezza, perché evita all'Europa la fine miseranda che l'attendeva se la democrazia avesse continuato a imperversare. La democrazia nella fabbrica è durata quanto un brutto sogno. Che cosa sono diventati i «Betriebsrate» tedeschi o i consigli di fabbrica russi? Ora è l'altra democrazia, quella politica, che sta per finire, che deve finire. Questo secolo si annuncia per mille segni non come la continuazione, ma come l'antitesi del secolo scorso.

  Di questa antitesi sarà contesta ed esaltata nei prossimi decenni la vita europea...


Articolo pubblicato sulla rivista Gerarchia il 25 febbraio 1922

Nessun commento:

Posta un commento