martedì 19 ottobre 2021

AIROLA - Nube tossica e diossina in Valle Caudina | AMBIENTE


Le ultimissime analisi sul livello di diossine ad Airola sono al di sotto del valore di riferimento in base ai risultati emersi. Servono ulteriori controlli da parte degli addetti ai lavori, che continuano a monitorare l'area interessata dal mastodontico incendio. Secondo alcuni lettori de Lo Schiaffo 321 si sente ancora un odore acre causato dal fumo sprigionato dalla nube tossica e dallo stabilimento incenerito. Infatti, si registrano inquietanti, ma temporanei aumenti nella concentrazione del benzene e, per fortuna meno pronunciati, del toluene.

La nube tossica partita dalla Valle Caudina è arrivata fino a Napoli, dopo aver colpito mezza Campania, senza pietà. I tecnici dell'Arpac hanno dato il via anche ai prelievi di campioni di acqua e suolo per il monitoraggio di possibili effetti della ricaduta dei contaminanti prodotti dal processo di combustione nelle aree circostanti l’opificio incendiato.

diossina

Le diossine, dal punto di vista della nomenclatura chimica, sono una classe di composti organici eterociclici la cui struttura molecolare fondamentale consta di un anello di sei atomi, dei quali quattro atomi di carbonio e due di ossigeno: la diossina in senso stretto, differentemente stabile in due diversi isomeri posizionali, che hanno entrambi formula bruta C4H4O2.

Le diossine in senso lato, sono detti anche composti diossino-simili (dioxins and dioxin-like compounds). A causa della loro elevata tossicità, tali composti sono spesso studiati negli ambiti della tossicologia generale, tossicologia ambientale e chimica ambientale.

Le diossine, nel loro insieme sono molecole molto varie a cui appartengono composti cancerogeni. A esse vengono ascritti composti estremamente tossici per l'uomo e gli animali, arrivando a livelli di tossicità valutabili in ng/kg, sono tra i più potenti veleni conosciuti.

Viene classificata come sicuramente cancerogena e inserita nel gruppo 1, Cancerogeni per l'uomo dalla IARC, dal 1997 la TCDD. Anche secondo le norme giuridiche di molti paesi molte diossine sono ormai agenti cancerogeni riconosciuti.

Sono poco volatili per via del loro elevato peso molecolare, poco o nulla solubili in acqua (circa 10−4 ppm), ma sono più solubili nei grassi (circa 500 ppm), dove tendono ad accumularsi. Proprio per la loro tendenza ad accumularsi nei tessuti viventi, anche un'esposizione prolungata a livelli minimi può recare danni. Le diossine causano una forma persistente di acne, nota come cloracne; sugli animali hanno effetti cancerogeni e interferiscono con il normale sviluppo fisico.

È stato inoltre dimostrato che l'esposizione alla diossina può provocare l'endometriosi.

Mediamente il 90% dell'esposizione umana alla diossina, eccettuate situazioni di esposizione a fonti puntuali (impianti industriali, inceneritori ecc.), avviene attraverso gli alimenti (in particolare dal grasso di animali a loro volta esposti a diossina) e non direttamente per via aerea: il fenomeno del bioaccumulo fa sì che la diossina risalga la catena alimentare umana concentrandosi sempre più, a partire dai vegetali, passando agli animali erbivori, ai carnivori e infine all'uomo. 

L'emivita della TCDD nell'uomo varia da 5,8 a 11,3 anni (Olson 1994) principalmente in funzione di livello metabolico e percentuale di massa grassa; varia tra 10 e 30 giorni nei roditori (dati IARC). La tossicità, espressa come LD50 è sensibilmente specie specifica (esempio LD50 somministrazione per via orale nella cavia è di 500,0 ng/kg nel caso di TCDD).

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