domenica 18 ottobre 2020

Il 1848: lotte contadine ed azione politica in Valle Caudina - CAP.4


"Sopra giacigli di paglia, senza coperture, madre, figliuoli,

padre, tutti agglomerati, tutti ristretti pel freddo,

i vincoli della natura negligono, il pudore non curano,

si abbandonano a istinti pervertiti e,

prima di imparare a pregare, imparano a disperare...

Non temono che i tirannelli, i quali succhiano loro fin

il miserrimo frutto della mercede che all'operaio si deve".

(F. Petruccelli, in "Mondo Vecchio e Mondo Nuovo", n. 41, Napoli, 13 aprile 1848)

Il 1848: lotte contadine ed azione politica - Progetto "I Caudini" 

capitolo Quarto

Agli inizi del 1840 nella Valle Caudina, come in tutto il Regno delle Due Sicilie, le condizioni dei contadini in preda alla povertà ed alla fame erano molto tristi. La miseria, provocata anche dalle carestie, e il susseguirsi delle vicende politiche del 1848 crearono nel Regno una forte tensione sociale che favorì anche nei centri caudini lo sviluppo delle rivolte contadine. Il 10 febbraio 1848 fu promulgata la Costituzione che entrò in vigore il giorno successivo. 

Francesco Bozzelli

La Costituzione, che fu redatta dal pugliese Francesco Bozzelli, prevedeva un sistema bicamerale, la formazione della "Guardia Nazionale" e la libertà di stampa. Lo schieramento liberale, la borghesia, che aveva chiesto ed ottenuto la Costituzione, sebbene articolato in due correnti (moderati e radicali), durante i fatti del 1848 fece causa comune nei confronti dei contadini nell'ostacolare le rivendicazioni dei terreni. Dopo la Costituzione, infatti, il problema più grosso che i moderati ed i radicali dovettero affrontare fu quello dell'atteggiamento da adottare di fronte alle sommosse contadine, particolarmente dirette contro la proprietà privata. Nella sostanza l'atteggiamento dei moderati e dei radicali non fu diverso in quanto le due correnti si mostrarono entrambe "anticontadine" perché ferme e decise a difendere i propri interessi. 

In tutta la Valle Caudina gli inizi del 1848 (leggiamo nel saggio di Lucia Valenzi "Lotte contadine in Terra di Lavoro e nei due principati. 1848-1850") si registrarono moltissimi casi di "reato forestale", ossia violazione del demanio e della proprietà privata da parte dei contadini che soddisfacevano così bisogni elementari di sussistenza come quelli della legna da ardere. Per questi reati la legge forestale del 1826 puniva "chiunque avrebbe commesso guasto nei boschi con una pena eguale al danno e colla prigione". 


La bandiera del Regno delle Due Sicilie 
in chiave moderna

L'entusiasmo per la Costituzione promulgata fece sì che in tutte le piazze e nei ritrovi pubblici della Valle Caudina si tenessero discorsi di libertà, di uguaglianza e di ordine economico e sociale. I bracciali (termine rinvenuto anche dallo studio degli atti matrimoniali degli anni 1811-1821-1831 presso l'Archivio del Comune di Cervinara. Gli stessi bracciali costituirono la stragrande maggioranza della popolazione come risulta dai matrimoni registrati negli anni presi in esame), come i salariati e i contadini poveri si illusero che il nuovo regime potesse tutelare anche i loro diritti ed assicurare loro migliori condizioni di vita. 

Affamati di terra, guidati da elementi democratici, convinti di rivendicare ciò che loro appartiene, contadini e bracciali, piccoli proprietari, coltivatori diretti e, con loro, civili e "galantuomini" non possidenti della Valle Caudina, invasero le terre demaniali, occuparono le terre usurpate, invasero i boschi dei Comuni e degli ex feudatari nella illusione di poter finalmente avere la terra e vincere la miseria che li attanagliava da sempre. 

Contadino anticlericale

Questi momenti ed altri particolari sono descritti chiaramente nel saggio di Vincenzo Cioffi: "La società della Valle Caudina e il brigantaggio. 1848-1865" e nel saggio citato di Lucia Valenzi. Durante i momenti di tensione e di lotta vennero alla luce conflitti di diversa natura che andavano dal contrasto con le famiglie dei ricchi galantuomini, che da sempre avevano assunto un atteggiamento oppressivo ed umiliante nei confronti del mondo contadino e di tutti i subalterni, alla strumentalizzazione da parte di personaggi socialmente identificabili che utilizzavano le masse contadine per ottenere le libertà civili. 


Bandiera di stato e navale borbonica 
(3 aprile 1848 - 19 marzo 1849)

Così nella notte tra il 18 e il 19 febbraio 1848 a S. Martino Valle Caudina, vennero occupate e seminate a grano decine di moggia di bosco comunale. All'invasione dei terreni presero parte cittadini di San Giovanni, Squillani, Pannarano, ma soprattutto di Cervinara. Molto forte fu la presenza di donne (fino al quaranta per cento) e di ragazzi. Non fu soltanto la insoluta questione demaniale a tenere in uno stato di continua agitazione i contadini della Valle Caudina come dell'intero Mezzogiorno, ma soprattutto la spaventosa miseria in cui essi erano costretti a vivere. Ridotti al rango di plebe e soggetti alle angherie dei "signorotti" brutali, ignoranti, ambiziosi, vani, avidi, i contadini delle campagne meridionali, ancora a metà dell'Ottocento, vivono allo stato di bestie. E gravi ripercussioni aveva la miseria di questa gente sui loro sentimenti e sulla loro morale. 

«Il Parlamento decreta: Che da qui innanzi lo stemma della Sicilia sia il segno della Trinacria senza leggenda di sorta. Fatto e deliberato in Palermo li 28 marzo 1848».

L'euforia dei tempi nuovi e gli avvenimenti che si svolsero a Napoli nel febbraio del 1848 entusiasmarono molti giovani caudini che vivevano a Napoli per ragioni di studio o di lavoro. Questi giovani quando rientravano nei loro paesi di origine avvicinavano i maggiori esponenti democratici animati dal proposito di usufruire delle libertà che la Costituzione aveva concesso. A Moiano (leggiamo sempre nel saggio di V. Cioffi) venne arrestato il prete liberale Felice Barilla (membro del Gran Consiglio del Circolo Repubblicano di Montesarchio) per la sua azione "rivoluzionaria" e perché fu sequestrato un suo scritto dove si leggeva:

 "Bisogna far gustare al popolo, e primamente al popolo basso, il bene materiale della libertà...".

 Lo stesso Felice Barilla fece un discorso sulla Costituzione concessa, paragonandola alla S.S. Trinità "che uno in tre esistono e governano il creato, perché con la Costituzione governano il Re, il Popolo e le Camere". Bisogna considerare che già agli inizi del 1848, infatti, esisteva in Valle Caudina un forte partito repubblicano, di cui facevano parte, oltre i suddetti personaggi, i vari Paolo Palomba, Nicola Cassella, Gennaro Zincone, Antonio Barretti e Pasquale D'Amelio di Montesarchio, i fratelli Verna, i Del Balzo e Giuseppe Sbordone di Cervinara, i fratelli Imbriani, Luca e Francesco Cicciotti, Ferdinando Gabriele, Antonio Rossi e Pietro Izzo di Roccabascerana, Gaetano Pacca di Pannarano, Francesco Parente di Ceppaloni, Pasquale Donisi di Arpaise, l'arciprete Giovanni Soldi, il barone Francesco Del Balzo di S. Martino Valle Caudina, Giosuè e Gioacchino Francesca di Apollosa, Simone e Nicola Supino di Airola

In particolare il giudice Giuseppe Maria De Ferraris (già noto come agitatore politico per i fatti del 1821), fu annotato nei registri della Gran Corte Criminale di Principato Ultra per il suo dichiarato spirito sovversivo; nel 1848 fu protagonista di episodi simbolici e provocatori nella piazza principale di Montesarchio dove, con a seguito circa quattrocento persone, bruciò pubblicamente le effigi dei sovrani. Nello stesso periodo i repubblicani Serafino Abate di S. Martino Valle Caudina, Francesco Bove di Paolisi ed altri percorsero in carrozza tutti i centri caudini sventolando una bandiera tricolore e gridando: "Viva Pio IX, Viva la libertà". Si trattava di azioni che non nascevano dal nulla. 

Briganti tra i monti

L'intera Valle Caudina fu investita da episodi di ribellione contro il potere costituito che travalicarono la questione delle terre e si intrecciarono con quella più spiccatamente politica. Questo perché anche da noi non mancarono elementi liberali che compresero i bisogni e le aspirazioni della povera gente abbandonata allo sfruttamento della ricca borghesia terriera tenacemente unita nella difesa dei propri interessi. Infatti, alcuni liberali non appartenenti alla ricca borghesia terriera intuirono quale apporto avrebbe potuto dare alla causa liberale la forza di questo ceto e, nell'azione cospiratrice, furono sempre vicino ai contadini nella speranza di poterli avere con loro nella lotta decisiva per la conquista delle libertà democratiche.

Approfondimenti di storia locale sviluppati dalle studentesse e dagli studenti del Liceo Classico di Cervinara (Istituto d'Istruzione Superiore Statale "Luigi Einaudi") - Anno Scolastico 2000-2001 - coordinati dal dott. Enzo Cioffi del Dipartimento di discipline storiche dell'Università di Napoli "Federico II" nell'ambito del progetto "I Caudini" finanziato dal Fondo Sociale Europeo. Tratto da Senza Filtro

Hanno partecipato le seguenti Studentesse e studenti del Liceo-Ginnasio "Luigi Einaudi": 

Serena Abate, Mario Amatiello, Vita Bizzarro, Myriam Campese, Angela Casale, Mario Casale, Maria De Dona, Anna De Toma, Marianna Florimo, Antonella Fuccio, Livia Giordano, Manuela Marro, Elena Merola, Antonio Monetti, Tamara Miranda, Pasquale Mainolfi, Augusta Pirozzi, Esterina Perrotta, Daniela Tagliaferri  e Saveria Taddeo.


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