martedì 13 ottobre 2020

Il Brigantaggio all'inizio del 1800 in Valle Caudina - Progetto "I Caudini", capitolo Primo



Il Brigantaggio all'inizio dell'1800 - Progetto "I Caudini" 

capitolo Primo

Il fenomeno del Banditismo sociale affonda ataviche radici nel tempo e nei secoli XVII e XVIII trovò massima diffusione nelle zone del Mezzogiorno d'Italia. Le cause che ne determinarono la nascita e la diffusione sono da ricercare nel tessuto economico, sociale e culturale tenendo presente anche la struttura geografica dei luoghi. Tale fenomeno (come ci ha illustrato più volte il Dott. Cioffi, facendo riferimento al libro di Eric J. Hobsbawn "I banditi") si sviluppò soprattutto nelle zone rurali dove le popolazioni stentavano ad unirsi all'ordinamento socio-amministrativo del viceregno, dove l'economia, prevalentemente agricola e pastorizia, non era in grado di dare lavoro a tutti gli uomini validi che risultavano così in eccedenza. 

Caudino Brigante 

Fu naturale, dunque che questi uomini tendessero a crearsi i propri sbocchi alternativi come l'emigrazione stagionale, l'arruolamento dei soldati, le scorrerie ed infine il brigantaggio. Nell'universo sociale pre-industriale il bandito era una figura particolarmente frequente. Il nome che meglio lo definisce è quello di fuorilegge con cui bisogna intendere un movimento volontario di porsi al di fuori della legge e al di fuori di un ordine istituzionale considerato come oppressore. Già durante il 1500 le popolazioni di Principato Ultra, quindi anche la comunità caudina, erano (insieme alle calabresi) quelle che più stentavano ad inserirsi nell'ordinamento socio-amministrativo del viceregno. Esse ne facevano parte senza partecipare alla vita del resto del paese: la loro indomita fierezza le portava ad emarginarsi con frequenza dalla collettività ed a vivere nelle selve, in lotta con il mondo circostante da cui si sentivano respinte. 

Briganti in azione

Il brigantaggio, va poi sottolineato, preesisteva alla stessa dinastia borbonica ed al viceregno spagnolo (dalla lettura del libro di Francesco Barra, Storia del brigantaggio politico nell'Irpinia e nel Sannio durante il Decennio Napoleonico. 1806-1815), risalendo, nella sua forma endemica, alla fine del XIII secolo, quando le campagne meridionali furono sconvolte dalle selvagge lotte politiche e sociali che seguirono la conquista angioina. Infatti, come abbiamo potuto constatare attraverso la consultazione del materiale messoci a disposizione dai funzionari dell'Archivio di Stato di Benevento - rivista "Samnium" del 1975 (pag. 83) già 

"nel 1295 si ordinarono misure repressive contro i briganti scorrazzanti tra Cervinara, San Martino, Montesarchio, Airola, Arpaia e Forchia, cioè per tutta la Valle Caudina". 

Il distacco sociale e culturale, comunque, si realizzò intorno al 1400, quando le masse contadine si rivoltarono contro i soprusi perpetuati da parte del padrone di turno; tali movimenti di rivolta erano organizzati secondo codici guerreschi che si manifestavano attraverso ruberie di ogni sorta, rapimenti o richieste di riscatto. A favorire ulteriormente la diffusione del banditismo sociale fu, come già detto, la geografia dei luoghi. A questo proposito va sottolineato come i briganti prosperassero nelle zone isolate e inaccessibili come le montagne, le pianure prive di vie di comunicazione, le foreste e fossero attirati dalle strade commerciali e dalle arterie dove in epoca pre-industriale i viaggi erano lenti e scomodi. Tale era la situazione alla fine del secolo XVIII in Valle Caudina come in tutto il Mezzogiorno. 

Napoleone Bonaparte, «Imperatore dei francesi per volontà del popolo»

Il 1799 significò anche per la comunità Caudina la fine di un'epoca e l'inizio di una nuova e più dinamica fase storica. L'Ancien Règime, prima di essere definitivamente scardinato dalle riforme del "decennio napoleonico" fu in realtà scosso dai fatti del '99. La conseguenza più chiara fu la sconfitta umiliante della nobiltà locale. Quindi, paradossalmente, la vera rivoluzione fu fatta non dai giacobini, ma dalle masse rurali che in una situazione generale di confusione e di anarchia abbatterono tutte le barriere sociali e le tradizionali gerarchie. Ma, nonostante la vittoria ottenuta dallo scontro con i francesi ed i giacobini meridionali, le plebi videro deluse le proprie aspettative sociali. Di qui, consapevole della propria forza, il popolo rurale iniziò a manifestare il proprio malcontento con azioni feroci e violente soprattutto contro esponenti della borghesia terriera, visti come traditori del Re e della Fede, aggregandosi alle forze filoborboniche. Così nel 1804 (leggiamo sempre nel già citato libro di Francesco Barra) grosse comitive di briganti si formarono anche in Valle Caudina, in particolare a Cervinara e a San Martino Valle Caudina. Tutto il Principato Ultra fu in questo periodo caratterizzato da violenze, soprusi, estorsioni, odii tra famiglia e famiglia, lotte di classe, da un brigantaggio cronico. 

 Charles Antoine Manhès, feroce generale francese anti-Briganti

Quando, infatti, il 7 marzo 1806 giunse in Irpinia il primo "Preside" del regime napoleonico, il colonnello Giacomo Mazas, i problemi più gravi erano quelli dell'ordine pubblico e del brigantaggio. Le bande erano formate da criminali abituali, da evasi dalle galere, da contadini disperati ed affamati che non trovavano di meglio che darsi alla macchia, soprattutto dopo il gravoso servizio di leva obbligatorio imposto durante il regno di Gioacchino Murat

«Ottantamila Italiani degli Stati di Napoli, marciano comandati dal loro Re, e giurano di non dimandare riposo, se non dopo la liberazione d'Italia» (Gioacchino Murat, 1815)

Gioacchino Murat Napoleone re di Napoli e maresciallo dell'Impero 
con Napoleone Bonaparte.

Le già precarie condizioni economiche e sociali delle campagne meridionali vennero ulteriormente aggravate dal regime napoleonico, che per tante cose apparve come il regime dei proprietari. Requisizioni, perquisizioni, violenze, restrizioni alla libera circolazione dei lavoratori e le altre eccezionali misure di sicurezza si accentuarono sempre più fino a culminare col "proclama" del Generale Charles Antoine Manhès del 1811; proclama che suscitò polemiche nello stesso governo e provocò anche in Irpinia tantissimi orrori. Già nell'estate del 1806, infatti, si verificarono scontri aperti anche in Valle Caudina tra le masse rurali ed i proprietari. Pure da noi era tutto il mondo contadino che si scagliava contro i suoi antagonisti di classe e contro il nuovo regime con azioni che i francesi chiamarono "brigantaggio", accomunando così in un unico quadro legittimisti, sanfedisti, insorgenti, malviventi, disertori e banditi.

Approfondimenti di storia locale sviluppati dalle studentesse e dagli studenti del Liceo Classico di Cervinara (Istituto d'Istruzione Superiore Statale "Luigi Einaudi") - Anno Scolastico 2000-2001 - coordinati dal dott. Enzo Cioffi del Dipartimento di discipline storiche dell'Università di Napoli "Federico II" nell'ambito del progetto "I Caudini" finanziato dal Fondo Sociale Europeo. Tratto da Senza Filtro

Hanno partecipato le seguenti Studentesse e studenti del Liceo-Ginnasio "Luigi Einaudi": 

Serena Abate, Mario Amatiello, Vita Bizzarro, Myriam Campese, Angela Casale, Mario Casale, Maria De Dona, Anna De Toma, Marianna Florimo, Antonella Fuccio, Livia Giordano, Manuela Marro, Elena Merola, Antonio Monetti, Tamara Miranda, Pasquale Mainolfi, Augusta Pirozzi, Esterina Perrotta, Daniela Tagliaferri  e Saveria Taddeo.

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